martedì 13 dicembre 2011

Esoscheletro della Carcassa - 01

L'Esoscheletro della Carcassa

Versi Propiziatorii e Dediche

Grazie amici
di questa e quell'altra vita
Grazie per avermi
guidato sempre verso
la verità.
____
La condotta e il destino si eclissano.
Grazie Fratello mio
per i tuoi segni preziosi, per la pace
che mi doni.


Prologo

09/09/2004
Fuori non c'è più nulla, ogni contatto funziona come il tetris e i pochi contatti buoni sono saturi. Ho disintegrato il cellulare, ho disintegrato alcune persone, ho disintegrato me, il mio conto corrente e attendo istruzioni da Dio - il generalissimo suggerisce la ritirata, alcuni bruciano i campi, saccheggiano le loro stesse case - avere pazienza, avere un'altra concezione del tempo e dell'agire umano, in un'epoca di pessimo umore, suscettibile e lunatica - un'epoca viziata come te e me, vittime di qualche cancro comportamentale; votati alla stasi, costruttori di silenzio e vuoto, nipoti di scimmie urlatrici e alieni gelidi e muti.
Lo spirito sarebbe forte, ma la carne che si è infiltrata in questa vita, secondo le leggi di questo universo, lo rendono vile - che cazzata. È che non trovo una via d'uscita dai molti vischioni. E non sono più svogliato. È l'agire che mi sembra inutile, perchè come le dissi forse sarei rimasto con la mamma e il computer. E lei mi disse che bisognava essere un po' nazisti nella vita. Forse per tale motivo è andata a Berlino, ma speriamo che là non sbandieri troppo le sue necessità hitleriane, rischierebbe di attirarsi delle antipatie. Magari la vicinanza alle vestigia spettrali per cui nutre siffatta ammirazione potrebbe guarirla dalla viralità nazista, vaccinarla una volta per tutte.
Non sono o sono già al punto di non ritorno? Un sogno curioso, di confidenze corporali, quando cominci a pensare "avrei voluto" o "avrei potuto" è perchè non lo hai voluto e non lo hai fatto; non c'è il rewind, è accaduto, puoi solo salire lassù e tuffarti nel futuro, questo è il nostro universo, universo di tuffatori, stunt-men, cascatori, di chi si butta - universo in caduta e chi indugia comincia a creare fastidio, inceppa, rallenta, dà un cattivo esempio, sicuro! - Fratello mio, anche a te dicevano di buttarti - non lo hai mai fatto. Avevi chiare più cose di quel che sembrava, conoscevi l'inutilità di uno sforzo, eri così parco e modesto in questo… ma queste nostre vite letargiche e sognatrici, quante vite costano e consumano? Anime del Purgatorio coi loro cesti sfondati, abbiamo fuggito la competizione, le lotte sicuramente truccate dove vince una lucentezza sintetica sul naturale scintillìo del diamante - tu non hai nemmeno fatto finta, nemmeno per un attimo, di essere un abitante di questo mondo.


L'esoscheletro della carcassa.
Lunedì

Mia madre è entrata illuminandomi, la stanza puzzava di chiuso, di cicconi, di canne, di vizietti oziosi da ventunesimo secoliversario di mon ami Jesù. Ieri sera ci siamo trovati alla Festa dell'Unità, motoso getsemani, e gli altri invasati avevano il cellulare spento o qualche improrogabile disimpegno. "Meglio così…" Jesù non è tipo da lasciarsi scoraggiare o da intraprendere crociate di convincimento; sposta i lunghi capelli castani prima che s'inzuppino nella birra, bionda, gusto cartone ondulato - le labbra come scotch da imballaggi assecondano secche la mobilissima mascella.
Certo c'è rimasto, lui, mi dicono quelli che ci son stati e l'hanno lasciato lì a tenere botta. Non succede nulla ora.
Si succedono le birre, amarognole e sgassate, fusti comprati quando Jesù si comprò il primo 486 e tutti facevano OOH! - e quanto di harddisk? 500 mega - OOH! - lo stupor semestrale di ogni informattato. 
"Certo… le cose invecchiano sempre più in fretta. O sono io che c'ho le mani di merda… ma le cose, cazzo, invecchiano troppo in fretta - invece di allungare la vita media, ci allungano gli anni - ora un anno, faccio per dire, dura almeno come 6 anni di 6 anni fa…"
"è l'inflazione…"
"No, è come per i cani, o i gatti - 100 anni al prezzo di 20 … un'offerta speciale"
"una promozione, sicuramente"
"…il tempo è un articolo difficile del resto, già…anche la storia del giorno da leoni meglio di 100 da pecore" e passavamo le serate così con l'aiuto di eccellenti ritrovati per la cosmesi dell'anima - per slancio talvolta ci sorprendemmo un po' fardone e se ci prendeva a ridere era buon segno - la lucidità di ammettere la pesantezza del trucco e la conseguente bruttezza, ci avrebbe messo all'angolo, in qualche lacrimevole cantina dove, solitari, celebravamo i caduti, e dove era buona cosa recarsi da soli - Piango con un certo stile; è un talento come correre, pitturare corpi, redigere documenti, infinocchiare il prossimo tuo come te stesso - ti deve venire bene, non puoi far finta, ti sgamano subito (alcuni) o se ne accorgono (altri).
La Cremina aveva semplificato le cose: arriva e mi sbaciucchia, è molto gentile, non è proforma; prendiamo il treno da Fetenze a Pistella, gorgheggiamo sul taluno e la talaltra, gossip buonista - " io gli voglio bene, ma…" - non c'è ipocrisia, e se ci fosse non ci sarebbe cattiveria - è l'unico filmetto che danno qui, la fermentazione delle relazioni in ambiente angusto - la famigerata "sindrome del sommergibilista" - vedi le stesse facce per un periodo di tempo un po' troppo allungato (gli anni dei gatti 7x) nello stesso luogo e inizi a notare dettagli, a interessarti di questioni delle quali non ti sarebbe mai fregato un cazzo, attraversi a passo svelto e li insospettisci, così ti fermi e parli di lei con lui, e di lui con lei etc… sperimentata ogni combinazione dadesca (6 persone, 6 facce, io, tu, egli\ella, noi, voi, loro) subentra l'insofferenza e il curandero della noia villaggesca, diventa senza che tu te ne accorga, il suo principale alimento -  t'incattivisci, nutri sospetti e loro ben pasciuti ti offrono crisi di persecuzione, attacchi di panico, bulimie, nevralgie, ulcere e welcome to Begoland. Improvvisamente si rompono amicizie, si creano fazioni, si fanno affermazioni che sicuramente fra 2 mesi (cioè un anno-gatto entropico) saremo lieti d'affogare lietamente in un lieto boccale battesimale per la rinata occasion di bisboccia bamboccia - quel brulichìo che diviene tarlo e poi taralluccio e vino - e fin qui, ci siamo…

Martedì
Giorno del cazzo per non dire infausto! Jesù è d'accordo, sulla sindrome dico… ma propone l'inserimento di ulteriori coordinate: il clima generale del pianeta, l'evidente esubero di folli e illuminati che circolano da queste parti. Ci sono secondo lui, le premesse per una rivoluzione (revelation \ revolution); la parola rivoluzione fa sempre un certo effetto, come quello che va a sparare al poligono, alle sagome di carta - è neve d'agosto - aspettarsela è nobile e visionario, ma poco realistico.
La Cremina mi diceva che si era semplificata la vita e non potevo che essere d'accordo - allontanare persone dannose senza stare troppo ad analizzare il perchè e il percome - "nessuna forzatura, analizzare quando ne ho voglia, quando me la sento…" - muoversi a sentita è, pare, la scoperta del millennio, magari sfugge, sull'onda dell'entusiasmo, che funziona così da quando homo erectus si scoprì sapiens e iniziò a scoprire altre acque calde del genere. 
Ma è martedì, bisogna stupirsi. Cremina alla fine esprime un concetto di oscillazione e libertà d'azione ammirevole, perchè conoscendola un poco sai che non sta tirando cazzate o acqua (calda?) al suo mulino - Non è una giustificazione, nè una confessione scritta o un atto di contrizione. È la verità. Low Price, ma la verità - scopro con orrore che ho trascorso gli ultimi e tutti gli anni della mia vita a giustificarmi. 
A dare spiegazioni per me e per gli altri - vorrei smettere, ma non c'è comunità o metadone per questa che io reputo una disfunzione comportamentale - il ceppone si paralizzò una sera di settembre dopo aver valutato schematicamente troppe variabili insignificanti - chiede isolamento, non collabora; non posso fornirgli automatismo e disinvoltura ora che intirizzisco come un baccalà. Situazione di conflitto. Di fronte a certi paradossi io ho sempre scelto di andare a letto. Solo l'attività onirica può elaborare questo materiale psichico, sbrogliare la matassa e lavorarla all'uncinetto.
Per dimenticare devo dare una forma, un senso alle cose....oddio! di nuovo giustificarle! Ma quali cose?
M'invaghisco…
La televisione stasera mi guarda diversamente, cambio più volte posizione sul letto, per offrirle il mio lato peggiore - fra me e lei c'è una storia particolare; grande narratrice della mia infanzia, nutrice e concubina distante, algida, perfetta - ma altre volte paranoica, volgare, stressante - uh! - la mamma m'illumina, lampeggia, suona, t'addorme e te resuscita. Sempre per finta, come le bimbe coi cicciobelli che chiudono le palpebre a piegarli. Sempre per finta - così quando il sesso mi terrorizza ecco che mi sparo tutto un servizio su Moana Pozzi, per quelle vaghe e subliminali estrapolazioni pornografiche. Continua a guardarmi e la spengo; stasera  sono rimasto solo, Jesù o qualunque altro sono irraggiungibili - Ho disintegrato il cellulare, nell'attesa spasmodica di un segno d'amore che non arriverà - subito dopo è giunta lei. Le mie donne si chiamano tutte invariabilmente Valentina, il più ingannevole e aggraziato nome congegnato dall'umanità per uno strumento di tortura così seducente.
"Tu c'hai dei problemi col sesso…" mi diceva oggi al telefono una tipa, con cui speravo di trovare una dignitosa via di fuga (o di figa? - ih!  ih! ih!) - l'altra sera una manovra perfetta che m'è valsa il plauso di Saul - "l'hai distrutta! Sei stato grandissimo!" - da un punto di vista tattico ha ragione, ma io tutta 'sta grandezza non ce la vedo. È la fase terminale della sindrome, un gioco di specchi, io faccio questo a te, tu lo rifai a me - con la noncuranza e la cattiveria funziona altrettanto bene - Stai leggendo? Tu che stai leggendo queste stronzate, sai che in questo momento qualche creatura ad energia solare, meno astratta e più carnale di te (e se sei arrivato\a fin qui a leggere sei proprio così), potrebbe scoparsela? … o scoparselo, ecco. Non sei geloso? Errore.
La gelosia è pur sempre un segno di vita, di appartenenza ad una vita, anche pretenziosamente… ma chi se ne frega? Non ho mai spaccato la faccia a nessuno, posso aver fatto di peggio - la fisicità mi è estranea - Ne ho parlato con Saul e a Jesù, la cosa li lascia interdetti, come se capissero fino a un certo punto, poi mi perdono o li semino io… indifferente all'atto pratico - buh - buh - buh!
- " Esigo, pretendo che facciate il culo al mondo!" e poi sono andato a vomitare e ho dormito convulsamente sul divano - senza il conforto di una compagnia di pelle - la tipa del telefono mi ha abbracciato molto l'altra sera, è bellina, ci ho scopato volentieri, quella miscela preziosa di dolcezza e animalità - ma non è cosa - Lei, la biondina, la pazza, tutte queste mi hanno fatto capire quanto lei fosse in realtà distante - l'utente chiamato è irraggiungibile - mi par d'essere un nietzsche neo-melodico - ah! ah! - eppure non desidero altro. Aspetto che mi passi e assolutamente non devo considerarla specialmente ora che è su un altro pianeta, abbandonate in fretta le gelide delizie e la pace di chi resta in pace che fanno da colonna sonora al mio mondo - dolcezza degli ultimi giorni, pathos, anche abbandono… solo un sogno a microonde dove scongelare le anime - astrazioni - le donne le odiano le astrazioni, non daranno figli a creature astratte, incapaci di interagire fisicamente con l'inferno, il purgatorio e,  a dio piacendo, il paradiso.

Mercoledì
Risveglio morbido senza emozioni notevoli - ho un cattivo odore di notte male impiegata, ci sono propositi avvilenti come smettere di fumare, diventare sano e(d) efficiente, diventare qualcuno che mi è estraneo - Anch'io vado a sentita come tutti - i volenterosi hanno abitudini diverse, c'invidiano. Potrei tagliar corto e dirvi come Kafka, che mi sono svegliato scarafaggio, ricoperto da un nero e lucente esoscheletro, sviluppatosi nottetempo a protezione di un anima nobile, materializzazione di qualche corazza interiore divenuta debole, insufficiente a proteggere, meglio allora rinnegare ogni comprensione, ogni via al cuore minarla e far saltare tutti i ponti, mostrandosi ripugnante bacherozzo… e no, invece, no… mi sono svegliato flaccido e occidentale (ma di provincia) come ogni mattina. 
La razionalità sta di nuovo pontificando e elargendo banconote del monopoli per valuta corrente. Dipendenza a mezze maniche, in mutande, la voce di Marzullo mi fa da sottofondo (prima del mercoledì ci sono i martedì notte). Ci siamo salutati a Vanesia; te ne andavi in Polonia e ti sono mancato come una sacca emorroidale. Occupo una posizione di spicco nei tuoi disinteressi, perciò ho pensato bene di farmene una malattia. In più hai il nome giusto, ed in entrambe le storie (anche in quella "original" con la tua omonima) vi sono questi brillanti architetti paesaggisti che ricorrono, e la Croazia. Che tant'è bella, tanto mi strazia.
Un baba, ma anche l'elettrauto, avrebbe espresso garbate riserve sulle karmiche ricorrenze in cui mi andavo imbattendo - infatti si ripetono schemi di abbandoni ( e riecco nietzsche neomelodico) o fuga pieni di analogie - nomi, persone, luoghi, paure - ho già usufruito dell'area di sosta privilegiata del mio compleanno, soldini, stronfio, caramelline d'oppio… mi rimane questa sconfinata realtà. Lawrence D'Arabia la chiamava "Incudine del Sole" ed era un tratto di deserto, a detta dei beduini, inattraversabile - lui però complice il montaggio, eroicamente e follemente lo attraversa - non ho molti punti in comune con Lawrence e, come ti dicevo nella mia ultima, non sono Daitarn 3.

Beauty e Reika
"Allora, come va?"
"Insomma, piuttosto male…"
errore, mai rispondere la verità a un convenevole.
"Mettiti una maglia arancione!…anche te scusa, sempre vestito di nero e di rosso!"
eh…sicuramente dipenderà da un po' di stoffa colorata questo strazio.
"Stamani l'avevo…"
"Ma ora te la sei cambiata, vedi? - oppure altri colorini - questo…" e mi mostra una matassina di filo verde acqua - mi corregge - è verde Paolo Veronese, uno dei miei colori preferiti quando a 18 anni mi dilettavo di pitture espressioniste - il gatto mi guarda in fondo al corridoio, galleggio in una soluzione eterea di tosse e pensieri autofilettanti che s'incastrano all'omogeneo grigiore del mattino autunnale. Non piove. || pause
finchè il nastro non si strappa e due fotogrammi flickerano - fiori di cappero, cuori rossi e celesti dipinti in punti strategici della cittadina, muri che cadono a pezzi, macerie - la doccia dovrebbe risolvermi da questo trenino di paranoie sempre in galleria. Ci sono decomposizioni in corso, piccoli dolori, una calma dalla bocca impastata e non sono andato da nessuna parte ieri sera - eppure è lo stesso risveglio lontano da Dio, equidistante da dio e dall'uomo - la doccia mi rianima un po' e asciugatomi, indosso la mia tuta. Extra-vehicular activity.

Giovedì
La fissa degli astronauti ce l'ho sin da bambino; Jesù è seduto al tavolo del pub con la sua birra, perfettamente a suo agio, pare un general manager nel suo ufficio. Mi dirà qualcosa di buono e illuminante, in vece del Padre suo che tace.
Ultimamente, nell'agitazione, devo aver rotto le palle anche al padreterno - il senso di solitudine degli astronauti, uomini di scienza, distanti da Dio e da ogni sorta di suggestione mistica (temi per altro affrontati con grande profondità in "Contact") la calma dell'inspiegabile sospensione di stelle; la distanza dall'uomo e da Dio, pare preservi dalla follia, da quel tipo di pazzia mistica che nello spazio l'uomo sperimenta dopo appena 35 giorni di permanenza; il suo credo o non credo non contano.
Il cervello si squaglia senza troppi complimenti, fa tutto da sè, organo ipocrita che si finge consacrato al volo pindarico, le ali del pensiero etc… e poi appena lo si lascia volare, esso sbraca come un pisquanello, per nostalgia della gravità (in assenza di gravità, ma ti dico!) pfff...!
Jesù (lui, l'astronauta non ha mai ambito farlo, era già "cardinale in pectore") parla delle droghe e della coscienza: sono sostanze, dice, che possono espanderla come distruggerla. Ma io penso e dico che quando espandi, distruggi, necessariamente dissipi o frantumi un'unità originaria; il dilemma dello stratega. Mi ricordo che il generale Giap diceva che concentrando le forze perdi il territorio e viceversa espandendole perdi la forza d'impatto e il controllo sul territorio stesso. Per questo molti drogandosi si spersonalizzano e scompaiono alcuni - non hai aggiunto nuova coscienza, hai solo allungato il brodo e ora è solo acqua calda (la scoperta principale dell'umanità - non scherzo! - il bagnomaria è una delle più antiche pratiche alchemiche, che unisce, non a caso, i due elementi di segno opposto fuoco e acqua) - la testa in ebollizione evapora ed esce fumo dalle narici e dalla bocca - tossisco ed ho leggeri urti di vomito - Stamani l'ho vista per circa 1 secondo e 3 decimi, abbiamo parlato: 
"Ciao"
"Ciao"
ero in giro con il mio angelo custode, una bimba deliziosa che proviene da qualche lontana galassia ed è qui a fare il suo erasmus intergalattico; prima o poi mi farà vedere il suo disco volante! - siamo sorridenti, sotto l'ombrello, ho una camicia finto versace tutta coloroni - lei ha una maglia blu e pantaloni scuri, marroni o grigi - lo sguardo spiritato - "Peccato, era così bella…" al mio angelo piacevamo, oppure sono quelle pizzicottini sadici di cui ogni tanto le donne non possono fare a meno -" …però bene che ti abbia visto anche con me" . - Ma, ma, ma…

Venerdì
Succoso e biondo è il giorno e il suo tramonto pieno di colori. Legato al letto, mi sono lasciato legato al letto e sono uscito, alla ricerca dell'amore, in qualsiasi forma utilizzabile: istantaneo, eterno, dinamicamente indotto, avanzato e freddo, appena sfornato - quelle cose che piacciono comunque e che gratificano. 
Ho sceso le scale pesantemente lasciando cadere il peso su ogni scalino, sobbalzando come un camion su qualche impervia strada andina. 
Dal portone proveniva una luce accecante da resurrezione, da gloria in cielo e in terra, anche per gli uomini un po' più svogliati.
Davanti a me si parava, non la bottega del gioielliere e del fotografo, non la pizzeria e i bugnati grigi del palazzo di fronte, nessuna auto parcheggiata, nessun palazzo o negozio - il deserto, un oceano di terra arida e polverosa fino al cielo azzurro e brillante.
Nessuna minestra d'occhi e sguardi di turbe indaffarate, nessun mercato di mani e saluti, nessun passeggino o bus elettrico. Pensai: "Oh-oh!" - e ripensai "…ora è un problema. Già era difficile prima trovarlo, ora è impossibile" - seppur consapevole della mia impossibilità di trovare l'amore nel deserto, il deserto mi pacificò l'anima e m'invitò a passeggiare - passeggiai 40 minuti - ebbi sete e per me produsse il miraggio di un chiosco in un'oasi alberata e ombrosa - " Ciao Doriana, mi dai un succo di… di… anzi, no. Un caffè e una bottiglietta d'acqua gassata" - mi sedetti e sparì di nuovo tutto - il caffè e l'acqua, no, erano ancora lì - finii di consumare e sparirono la tazzina e la bottiglia, mi alzai in piedi, sparirono la seggiola e il tavolinetto - 
Ripresi il cammino e mi venne voglia di parlare con qualcuno; il deserto prontamente fece comparire alle mie spalle, te - mi misi a ridere: - " Che ci fai qua?"
"Faccio il miraggio, e ne approfitto per fare qualche foto… accompagnami." - ma mentre tu fotografavi cose che non c'erano o che io non vedevo, mi passò la voglia di parlare. Ci allontanammo sempre di più, finchè non sparisti nel tremolante orizzonte.

Sabato 
0,6 mg. di MDMA
quasi tutti gli psichedelici diventano mistici, chiamano Dio a soccorrerli - una coscienza solitaria resterebbe soffocata da poderose rivelazioni, oppure non si potrebbe più riagglutinare nella sua forma nota e abituale.
L'esoscheletro è plurimaterico - dio, pelle, self-control, look, logos - la parola che suggerisce, che depista, che indica un vago dirigersi e digerirsi, fra i crampi e la diarrea amfetaminica, postula il giorno dopo con precisione, AUMENTA e AUREOLA il cranio sfibrato dai grattacapi di piccole dita e placa con la consapevolezza di un monodestino - miracola l'ozioso restare del dopocaffè e lo intinge in un pomeriggio schiumoso, fino a sbriciolarsi in segno e senso, e il segno in grafema e fonema divorziano, e il senso nell'articolarsi di un verso di bestiola urtata da qualche fantasma della libertà o da un'epifania schizoide, le ombre dei cavalli imbizzarriti e battuti spietatamente che fecero impazzire Friedrich, l'abbaglio e del ciuco il raglio e il deraglio di un trenino di paranoie come nell'infrasettimana a infradito, l'accurato ciabattare, il disinvolto dondolio con la birra in una mano e le parole in bocca e, non si dovrebbe parlare a bocca piena! L'educazione è imprescindibile, il flusso anche e me ne scuso, vestito a festa e nella miglior forma concessami dalle vicissitudini attuali, con voi tutti, me compreso.
Mi sono ritrovato democratico e tollerante per necessità - la tolleranza un po' narcotica della piazzetta dove ci riappiccichiamo il sorriso, e il lieve prendersi in giro, girando in tondo come alle giostre; il flipper di persone amabili o detestabili con sufficienza bonaria - l'esoscheletro estivo in lino e pastiglia ricamato di risate che spensierano e affiatano; se le vette ci sono precluse e ostili e gli abissi inospitali e terribili, almeno le pianure o i deserti che miraggiano, almeno nella piccola piazza non negare il saluto seppur stanco, e il sorriso anche se prescritto. Nel bene che vogliamo è il bene che c'è mancato, mancato per un pelo.
In questo tiepido vivere, l'orma di fuochi sacri, la brace su cui grigliare piccoli pezzi di cadaveri o correre scalzi, senza scottarsi, senza esitazioni - Perchè credere?
Riserviamo la fede a scommesse impossibili e perdute ed il resto affidiamolo alla liturgia, ai salmi mandati a memoria e già noti, quel miracolo scontato del percetto che logora ma certifica con burocratica schiettezza l'appartenenza alla vita e ne regolamenta il fil di sabbia nella sua clessidra non capovolgibile.
Ho smesso di credere appena ho scorto lo schema e il suo rigore. L'elasticità con cui rimbalzo al suo interno, vittima complice delle leggi di questo universo, qui ed ora.
E ora? Finita l'ultima serie di rimpalli, attendo un colpo, un nuovo rimpallo - no. Una volontà diversa cresce in me adesso.

Sunday
La tua stima, scusami, me la ficco nel culo - eliminare la traccia di una persona, eliminare le prove di un errore, eliminare l'errore come si getta via un disegno sbagliato - una palla di carta.

Sunday-monday 5 ott. 2004
Giorni di persecuzione, scampato ad una intossicazione letale senza gratitudine, un pensiero svalutato incornicia questi visini di troie, l'inganno della cosmesi e dei lineamenti dolci - la necessaria rivelazione, un'istantanea cazzona e squallida dove prima spippavo gli occhi e mi volevano piccolo e capriccioso bimbo, adesso solo piccolo, nullità, bravometto - col cazzo - i lupi e le pecore mi hanno adottato, agnello dai denti affilati, vorace e presuntuoso - e quante altre combinazioni prevede lo schema dei giorni oziosi?
Il sonno della ragione genera mostri, ma quanto è utile vegliare? Se la mia esistenza vigile e composta non produce che merda, se io non sono poco più di un organismo - il troppo stroppia - ho stroppiato e mal voluto non è mai troppo - è stroppo - non apprezziamo ciò che ci è dato, qualunque cosa sia - non siamo umili, non siamo felici; cosa ci corrode? L'attesa è una ruggine dell'anima, l'attesa è il cancro dello spirito, la sua insensata proliferazione. 
Questo è un mondo di matematici per economisti.

Del mio cupo immaginare,
lo stento della veglia e
l'ancora più incomodo sonno
che ripiegata la testa
sulla spalla o sotto l'ala
il cigno, al quieto galleggiare
sembra giunto - 
mentre ostile e anonimo
il colpevole s'aggira
nelle stanze buie
con la faccia stanca
di quella forzata concentrazione
da animale,
senza riso nè lacrime
che taglino le gote gonfie -
solo piccole sfere di sudore
sul paonazzo pianeta del viso
e un rifiatare di stalla
bovino e nitrato d'argento
che nel lampo della luce
appena accesa
mutano in silenzio liquoroso
gli oggetti ancora saturi di oscurità - 
invisibili al tatto come 
lo erano alla vista
le braccia immote di me
e del lampadario
le mani, le sue, pensiero stupendo
occhi bianchi
teso e atteso, allegorie
dell'inaccaduto, del perorabile innesto di ridotte in salita nell'indeciso incedere del bolide; nerospecchio e fanali scudiscio sulle chiappe degli occhi, strizzati - ancora di più, di più ancora di più, l'appeso che in camera da letto dondola nella penombra a 25 watt di un lume da comodino e volgendo la bocca socchiusa nella polaroid di un grido, dondola le mani e i piedi alla sconsacrata gravitazione - dal centro della Terra giunge rassegnata incitazione a riprendere il cammino, scendere dall'infingardo stato di sospensione per attendere l'onesto volo che termina il conto degli anni, alla rovescia e con un mobile zero collocato in un punto imprecisato e ignoto dell'avvenire, le pagine strappate del calendario dietro a cui disegnavo omìni - d'indole nichelata nell'avversa moda. Il gusto si è spento nel saltare il salvavita subito dopo aver acceso l'alta lampada che gli faceva da collare - e la paura si fece uniforme, piena, onnipotente - 

it's time to leave the capsule if you dare

la zitta esplosione di supernove
e il traumatico rientro di un
nudo astronauta

Qui sono solo le macerie dei sogni e i ruderi di ideali giocattolo nei quali versai amore; era di carta e faceva pum e bang con la bocca puerile, la pistola a fulminanti mentre Mamma Wena a tratti amata e a tratti ingiuriata dai minuscoli pugni, tenuta insieme con lo scotch, mummia mulatta e iridescente, stava in piedi nell'angolo, vicino alla porta del terrazzo.

VERITAS scrivi sul tuo scudo trasparente, di umore mutevole oggi e domani il tempo, dopo quella sigla breve e assurda, la voce del colonnello così calma e baritonale è lo scrigno perfetto, incrostato di gemme, municipio nei giorni di celebrazione e ci stiamo raccontando un mondo particolarmente inventato, ben congegnato, che comprende, si siede, abbassa il capo e comprende, in attesa di pugnalare alle spalle - o - oh…
c'è un attimo di esitazione, come entrando in un posto nuovo da soli, senza un anfitrione, uno che t'introduca - il territorio, vedi, non sempre è un campo recintato; è quel posto a te caro dove ci passano in mille e te li saluti cortesemente, ma che fanno? passano di qui? - ma da là facevano prima - abbassa il capo e annuisce - si… certo… - non è persuaso fino in fondo, qualcosa gli stona, una stecca di colori, un abbinamento non troppo ben riuscito - ma il fatto si chiude lì - sono già passati quelli che dovevano passare senza troppi complimenti e salamelecchi - 
L'ospite, è chiaro, è uno che viene invitato, il ladro no, a meno che non abbia magistralmente interpretato la parte del gentleman o sono interpretazioni difficili? No, non sono interpretazioni… è tutto vero…oh…è tutto vero - non è un filmino.
Appoggiata sotto lo scudo è la spada; risparmiamoci endovenosi riferimenti a stamberghe sdentate e voci monocordi, parlo di un'arma nobilissima che trapassa la pelle con la sua punta acuminata e ti tocca là, dove non ci siamo mai toccati nè ci potremmo toccare - un ferro preciso, sottile, che spinge ed entra - non te ne accorgi neanche, è un attimo - è cambiato tutto, ora; un'altra volta - le cose e così le idee e così le persone che girano qui intorno… no, non è cambiato nulla, sei te che hai cambiato posto e continuerai a farlo perchè non ti piace dove sei - sembra - dico - sembra che mi ci abbiano messo… una specie di esperimento - non è come essere ubriaco questo… non è l'illusione del frenino inibitorio momentaneamente vacante… è tutto vero, tutto così com'è ora.

Interludio
Quando devi stare troppo attento a quello che dici, allora non sei più libero - non per mancanza di tatto il male s'insinua nelle parole, egli preferisce il silenzio e l'intirizzita danza dei viandanti solitari, l'omissione, la repressione, il corpo che stringe e contiene la nevrosi, negando con falso pudore l'incarnazione dell'anima.
02 dicembre 2004

Quando devi stare attento a ciò che dici, la tua libertà è finita e con lei la stagione dell'intelligenza che nacque gemella all'intuito, che giungeva veloce alla soluzione dell'enigma, che era vista e visione e che vedeva nel groviglio la reversibilità di un nodo semplice, senza seguirne il filo, per non perdersi nel labirinto come i killer di Bullman, solitario e cornuto semidio stronfiatore, dalle narici larghe come un uovo; occhi rossi di lacrime secche, piangono polvere, il breve sonno delle parole in libertà ci lascia appisolare a bordocampo con un sorriso odontotecnico tirato in viso e sul tavolo ondeggiano bicchieri e bottiglie di vino mondiale - il brusio di canzoni schitarrate nella stanza vicina, l'amichevole resa al compromesso che
(interrotto)
…la trasgressione contiene sempre il trasgredito, così come la legge è riconosciuta e confermata dall'illegalità - la libertà è altrove - la guerra chiamata pace è combattuta nei sogni degli schiavi. 
È l'amore dei servi
spiato dai padroni
che alludono e ammiccano
poi ti danno 100 euro
nascosti in una mano
amichevolmente tesa
e un sorriso di smalto 
bianco
Non restò loro che 
spogliarsi nella vergogna
mascherata da nudo
ambulatoriale;
brividi e piccola tosse
nella sobrietà più assoluta
nel calo
nella stanza svuotata
dal saccheggio della sbronza
nudi e vermi
compiacenti, goffi
come svegliati da una sveglia
alle sette e un quarto
per andare a lavorare
un giorno che pioveva
e c'era casino dappertutto
in macchina, in treno, sull'autobus…
e guardavano il letto
caldo
e il tempo è scaduto 
in quel momento - 


La migliore difesa è girare disarmati, perchè se ti armi e non sei bravo a maneggiare la tua arma potresti soccombere. 

È buio amore mio
e potresti essere un 
cuscino sotto le coperte;
quanta paura e cattiveria
di piccolo taglio
circola intorno - 
quello sguardo irritato
di un passante
e gli amici perduti al gioco
del silenzio
o facendo la roulette russa
col silenziatore per non
disturbare un vicino che
gentilmente ci disprezza - !

Non vedo più nulla ora
è uno di quei momentucci
confusi senza visioni
di cervello stanco e ansioso
così stanco che non dorme
e rimbalza nel solito punto

Inner City Life, Inner City Pressure
Non a questo prezzo! La libertà richiede un azione risoluta, cristallina, pone un interrogativo, esige una qualsiasi risposta - è roba da attaccanti, da arditi, da futuristi - non vive al margine, non ama l'ambiguità, la quiete, perchè è essenzialmente un MOVIMENTO - non è qualcosa che attende il benestare di un'autorità manifesta o occulta, non è compiacente - può e talvolta deve essere stronza, cinica ma mai e poi mai insistente, vessatoria… "IO VADO LI" - "NO, TE NON CI VAI" - " …e io ci vado lostesso - e per andare lì puoi anche uccidere, e sarai rapido, pulito, disinteressato, INNOCENTE. 
Ogni atto libero comporta una reazione uguale e contraria.
C'è una libertà mistica e passiva? È il silenzio. È nel silenzio che si prepara e si concepisce la libertà, ed il silenzio è doveroso, responsabile e legato a 1000 dipendenze - Certo, ne converrete, non si discute una buona evasione col secondino!
Ma la libertà non è solo liberarsi gli intestini con robusto stronfio! È una responsabilità che non siamo disposti ad accettare! Non a questo prezzo!
Bel rompimento di cazzo, la libertà!
Una mezza via nel cammino dove la diritta via era smarrita e tagliammo per il bosco a troncamacchia. 
Merda ibrida.
Torri medievali e grattacieli.
due luoghi distanti, una sola umanità verticale.
nel tempo  e nei luoghi distanti.

21-12-2004

Ho imboscato l'ansia fra le
piume bianche
Ho nascosto le scorie del
cervello nel boschetto alla
base del cazzo,
dove ho occultato
anche il cadavere squisito
dell'amore - per poi poterlo
riesumare
quando fa comodo - 
In mille borsine di plastica
è suddivisa la paranoia
di mia madre, anche un 
solo sacchetto mi toccherebbe
portarmelo dietro.

Lo Zoo di Pelusci
(2005)

Esplodimi
la pressione selvaggia che
sotto la corteccia
smaglia la pelle d'albero
che crescendo spezza la prima
forma senza prometterne una seconda
più ampia e adatta - la superfetazione, il cancro, l'obesità
a cui non si addicono schemi ricorrenti - ma che dobbiamo contenere
nello schema ricorrente dei giorni e della vita - la furia animalesca - l'istinto e la paura e il nervo scoperto da uno strappo in superficie che occhieggia l'abisso
e nutritomi di K rosa, gommoso, disarticolato e celentanizzato, mi muovevo per lo scenario apocalittico - Yeronimous Bosch\ankara, regista di bambini fulminati al lampo d'idrogeno / polvere di fall-out morale - esploso l'occidente, esploso l'oriente, sotto un sole primaverile sottozero ballando con la felpa fra bimbi/zombi, fra mostri/maestri di annichilimento della materia psichica quotidiana e conforme - non mi so come mi chiamo - ma non mi pongo il problema - il problema nascerà nella quiete dopo la tempesta, la tempesta ti vuole sveglio e mobilita l'istinto di sopravvivenza, verrà dopo nella quiete la sensazione aspra di smarrimento e confusione, verrà nella calma, nell'affetto, nella telepatia di un'amica, nel riposo il trauma prende forma anzi, distrugge ogni forma - materia ed energia? - che cazzo me ne frega - ma la paura di fronte a questi cataclismi è ingabbiata e stesa sul divano a guardare alla TV la devastazione, l'inadeguata coscienza e l'inaridimento, la desertificazione, l'inadeguato linguaggio - i suoni disarticolati come membra e macerie, il lucido crollo, l'implosione della mente utilizzabile - il male nato dal bene per curarne l'oziosa rassegnazione propone un'indifferenza al chaos e la dittatura del silenzio.
Non ci capisco più un cazzo, ragazzi - smarrimento alla Dante - nel mezzo del cammin, la diritta via è SEMPRE smarrita  - e l'inferno è certo
Dio stesso è diventato primitivo; Feroce? Giusto? Onesto e nervoso e paziente, confuso/contuso caduto a terra in carne ed ossa, mascherato da uomo, una specie di cyborg spirituale - Le ultime cene e la noia di mangiare da soli o in compagnia di noiosi. E di scrivere qualcosa che non si ha forza nè volontà nè potenza di scrivere -
Ah - che palle! Mungere parole da questo cervellino! e i fatti si fanno finti e ci s'imbottisce di propositi per implodere a 2 cm. (o 2 min.) dal divanoletto, da qui all'eternità - 
Se ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità, ditemi cosa resterà di noi fannulloni - e mi stupisco del disonore, ma come posso accettare una vita diversa da questo gabbione, come posso scappare senza chiave e senza conoscere l'arte dell'evasione - non sono vallanzasca / non sono. IO PENSO dunque NON SONO - 
GABBIONE! GABBIONE!
Voglio buttartelo tutto nel GABBIONE!
Riempi tutto, eh?
Fammelo bello pieno, leone!

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