martedì 13 dicembre 2011

Esoscheletro della Carcassa - 02

Costruire
un'ossessione
Costruire 
ossessivamente
Costruire
tramite un movimento
ossessivo, un automatismo…
Non ho sonno, non ho voglia, non so nulla: tutte idee da t-shirt, troppe ideine idealizzano l'incedere incerto, il passetto più lungo della gambina, la poltroncina, la chiarina, l'annina, l'ariannina, la franceschina, la cosina. Tutti power rangers.

I Diritti del Cittadino 1-2-X
totocalcio + filosofia= X³
1 - 2 - X sapeva contare. Le calabre scuole d'italia l'avevan risputato come un nocciolo di ciliegina sulla torta che spacca un dente o intacca un ponte; nelle numerose di numero 2 possibilità, caramba o camorra, scelse la prima per via d'un buonsenso dall'intestino pigro o dal destino tigro - mah! - andò al nord come i paperi, ma in fondo è la storia di molti, è la storia che uno a ventunanno è sempre un po' incoglionito e dietro ogni bravo figliuolo c'è sempre una mamma amorevole, sì sì - anorevole.

L'anorevole Coccige parla alla camera degl' imputati - lascia perdere la politica, sono beghe, è tutto un maña maña - W L'ITA - Votate l'anorevole Coccige.
IO NON SONO dunque esisto
Non sono e non so chi sono: posso assumere identità come sostanze, come una spia, ma non spio per un governo, spio per me solo, per riempire le numerose pagine bianche del mio calendario, del mio schedario, del mio diario - sono un contenitore d'identità differenziate e sarei già qualcosa, ma non sono nemmeno quelle, perchè queste esondano e si confondono con le altre di altri e con tutto il creato, io sfumo. Quello è il mio corpo, sono il vuoto del vaso vuoto - non sono anzì non È.

Una donna magra -
e non disse altro. L'inquisizione degli amici si rapprese subito, si fece solida, di solido silenzio, pesante!
Il capo comincio a girargli intorno e lui ebbe un capogiro come un avvoltoio che fa le lancette alla morte - si sedevano, si alzavano, allungavano le gambe, si versavano il vino nei bicchieri opachi dai troppi lavaggi senza brillantante - come un est europeo ai tempi della cortina di ferro - teso e snervato dalla sua stessa reticenza si sbottonò, un "insomma" di circostanza e guardando verso la valle, guardò la città spenta e ne immaginò o ricordò (tanto è uguale si disse) LE LUCI - take me out tonight…there's a light that never goes out
quindi si accese una sigaretta dalla parte del filtro e tirò una boccata di plastica bruciata e una bestemmia. Qualcuno rise, ma solo lui. - merda…con questo buio si sbaglia anche ad accendersi i cicconi - 
c'è l'oscuramento - rispose un altro, uno qualsiasi - visto che erano in Cinque, quella notte decisero per tale ragione (dovevano fare una macchinata, 5 è perfetto per le automobili da meno di 6 posti e da più di 4) di chiamarsi "Il Pentagono" e ognuno per sè, Dio per tutti, meno 5 - l'oscuramento sviluppava vista felina e quando un occhio si abitua al buio scorge molti dettagli, ma rischia gli abbagli - fosse pure una candela, ti stampa un lampo verde sulla retina - ho visto, ho visto…ma cosa hai visto? Lo vedi che non ci si vede? Sei cieco?

La Partenza
Il carabinierino calabrese di 21anno, si. Quello di prima, lui. Col suo bel giubbottone nero e la mitraglietta; succede che ero in giro con questa Giusi (lei lo scriveva con la "y" in fondo) e lei siccome era arrabbiata perchè avevano fatto un gran culo a un suo amico, inizia a infamare la benemerita mentre, mano mia sulla puppa sua e mano sua nella tasca di dietro del jeans mio (sul culo) passeggiavamo sui lungarni - ah! che spensieratezza; subito prevalse il mio istinto pacificatore e diplomatico - risolta la faccenda la infamai non poco e smisi di uscire con lei che tuttavia era un cassone, avvisaglia di futuri squallori, commessi sempre per devozione al piacere (con la P minuscola! quello chimico, tutto ciò che stimola la produzione di serotonina)…e, vorrai dire sclerotonina, nel tuo caso?

Per natale il brigadiere tornò a casa sua per farsi di 'nduja, melenzane e parenti, tanti quanti i pesci del mar Rosso, un krill di parenti, fra cui cugino Alphio che non ci posso fare nulla, ma esattamente come lo immaginate: collettone, camicia attillata grinzosa (ancora spopolano alle pendici della Sila?) jeanzino con gli strappi finti, stivale pitonato e lampada totale. 150 euri di sottomarche e non per tirchieria - un frullato di cattivo gusto e grandifratelli, un cd di biagioantonacci preso sul serio, una venerazione indiscussa per GG d'Alessio - ma indiscutibile, indiscutibile tutto ciò che faceva perchè c'aveva 2 palle cosi, Alphio e 2 precedenti abbastanza grossi da permettergli di dire la sua restando a piede libero (e pitonato) nel labirinto di colloqui con psicologi e assistenti sociali - Si trovano ora in bagno, al ristorante, è Natale.
Alfio stende stende sullo specchio opportunamente staccato da sopra il lavandino; non s'imbarazza neanche un po' alla vista del cugino militare. Il brigadiere si avvicina, lo guarda (guarda male, eh!) poi quando tutta l'operazione di sgretolamento della roccetta e di divisione in righe è terminata, si guardano…Alfio sorride, poi lo guarda male anche lui - il brigadeiro allenta: "Vabbè Alfio…proprio perchè è vigilia…"
e dopo essersi scambiati un bacetto, stronfiarono e risero insieme delle uniche cose che avevano in comune, l'infanzia e la faccia di merda.
Ora c'è chi distingue fra terrestri e terroni, perchè non c'è nulla di così, così insopportabile di un terrone che fa il terrone - ed ora questo non è più nemmeno un fatto geografico, ma un modus vivendi, l'ossequio dei potenti di borbonica memoria, sempre vivo, l'ossequiosità che sa di mandarinato, il "per lei questo ed altro" Fottuta Italia! È tempo di credere - nazione bizantina e corrotta - Com'è come non è, il nostro benemerito stronzo, il 7 gennaio dell'anno che vi pare è a Roma dove conserva una fidanzatissima russa, raccattata sulla tangenziale ovest a Milano e ricattata per farle avere un permesso di soggiorno, bagno, angolo cottura e, soppalcata, camera da letto - un monolocale ammobiliato IKEA™ - oltre alla redenta moscovita, il nostro, nella città di Venditti, conserva anche un paio d'amicizie najone, lise e consunte, destinate a dissolversi più che a strapparsi.
Uno di loro è uno strappamutande torinese che lavora all'immigrazione, l'altro un pacifico leccaculo che pascola agli Interni - e talvolta bela… quando ride - 
Ma il nostro caro, caro, caro Biniere è a Roma per incontrare lui, l'Anorevole Coccige, che la sua prozia era del paese suo -

Karmabiniere
e appunto Alfio ce lo fece parlare con lo zio Calò, che qualche nepote ce lo avevano preso (quando ancora si poteva…?…così almeno ripeteva lo zio) al ministero, uno qualsiasi - ma più che altro, degli Interni; il brigadeiro mica voleva la luna! Non è un bizioso lui, a lui gli ci serviva la spintarella per la promozioncina e il trasferimento in una cittadina Tranquillopoli, dove avrebbe smaresciallato senza doversi trovare di fronte dei suoi pari e parimenti armati - s'immaginava già la quieta toskana con la sua bella moscovita, in una casina in campagna, ma non troppo in culo, eh! tra culo e coglioni - periferia residenziale, da una parte i casermoni dell'edilizia popolare e dall'altra i campi, qualche collinuccia e un poco più in giù, a loro insaputa, il fango.
Così si sarebbe risparmiato le miserabili bisbocce di spumante dolce e maritozzi a casa di uno dei 2 amici residuali e sfiniti, i dovuti complimenti alla cuoca e ai bimbi invadenti e scoreggioni - Vaneggiava di tutto ciò nella Sala da Spetto dell'anorevole, sfogliando come dal dentista un panorama di due mesi prima con la copertina bisunta - in copertina schwarznggr "Sono il Governatore Terminator!" - seni, membrane, culi fasciati, il papa, la nuova onda civic…etc…etc…

L'inverno era fatto di carne e cocaina quando tsunami champagne travolse amici surfisti. Il tempo con la sua faccia da clessidra di artigli e l'onda di squali morti e la paranza di squali turbina e altro pescato da reti spezzate, tracimato a riva, l'arrabattarsi di testuggini nel deporre uova nella sabbia della clessidra - 
L'inverno era fatto di risvegli sbriciolati come biscotti troppo ammollati nel latte materno e caldo inferno da termoconvettori che gettavano un cono di calore elettrico in uno spazio gelido - 
L'inverno era fatto di desideri e molteplici masturbazioni su diapositive veloci di donne che non interessano troppo -
L'inverno di alcool puro e congestioni d'acqua, di secchezza delle fauci sotto un piumone a stirare le membra esauste dal gomitolo d'intestini e l'intrico dei pensieri - 
Tutto pensa e sfugge il decadimento costante - con accelerazioni improvvise, crash test, abbracci, tra pupazzi tristi e brindisi alla vita sempre più amari e coraggiosi - 

L'Amore su Base Biologica (II parte)
-SKORPIO-
Ero disteso accanto a lei, terrorizzato, con la bocca secca, paralizzato: volevo alzarmi per bere un po' d'acqua, ma temendo di svegliarla rimasi lì, piombato, ascoltando il suo respiro per capire quando si fosse addormentata profondamente - fingevo di dormire, ero solo dunque - Cercai di rilassarmi e m'immaginai per farlo che accanto a me, nel letto, ci fosse la mia mente, liberata dagli affanni del giorno ella dormiva ora profondamente, lasciando libero il mio corpo di vagare indeciso come un'anima in pena per la stanza, accendersi una sigaretta, muoversi senza fare il minimo rumore, andare verso il bagno per pisciare, gli intestini erano bloccati, la pancia gonfia e dura - avrà bevuto 3 litri d'acqua senza trovare sollievo - guardando quella persona vicino a lui, senza capire cosa fosse.
Era la sua mente certo, perchè stava lì? Perchè dormiva senza dare utili indicazioni per risolvere il male che lo attraversava? Era pur sempre il suo corpo, quell'altra persona agitata, che simulava il sonno, che cercava la pace e più la cercava più s'imbatteva nel disagio - il corpo non si comanda; ha una sua mente, il corpo, semplice ma reattiva - la paura insegnò allo scorpione la paralisi, la morte apparente - una forma di abbandono e rassegnazione, a pensarci bene - "potrei schiacciarti" disse, muovendo il dito sull'animale rinchiuso nella sua scatoletta - istantaneamente il pungiglione colpì sul polpastrello - fu come una scarica elettrica - sobbalzò. - "che hai fatto?…" disse lei svegliandosi - "Lo scorpione…nulla…dormi" - "ancora?!" - "si…ma non volevo…volevo solo accarezzarlo… faceva finta di essere morto… poi all'improvviso, ha reagito." - "Non ti sembra di esagerare?" - "ti ho detto che non volevo!" - "…" - "sei nervoso? cosa è successo stasera? sembravi così disponibile all'inizio, poi ti sei chiuso come un riccio…" - la voce di lei riemergeva dal sonno e si asciugava alla luce bassa della candela, seguendone i guizzi, tremula fiammella - quelle cose che dici e sai vere ma che non trovano una forma delineata, e lui tacque - "Tu non dici mai quello che pensi…"
E lui continuò a tacere - poi si guardarono senza rancore e senza comprendersi - occhi riflessi in altri occhi - la mente parlava - e lui si ricordò che la commessa…" mi ha detto che a volte ci sono dei regressi… tutto è davvero nuovo, anche le persone che conosci da molto, che rivivi delle esperienze, delle paure oltre che le gioie, dei primi tempi…" - 
"È molto bello… - ma - tu sai e ricordi chi sono."
"In effetti è una sensazione un po' strana come se tu fossi sdoppiato - una parte di me vive adesso e ricorda - l'altra vive questo momento come un ricordo, come i primi tempi che ti frequentavo, tutte le paure, le… paure…"
"Abbracciami… come allora… e dormi, nessuno vuole farti del male…"
"per ora…" pensò lui a voce alta…
"coglione…" che disse senza dare troppo peso alle sue parole.

"Bisogna rinunciare ad una libertà che non esiste per ammettere una dipendenza che non sentiamo" L.Tolstoj "Guerra e Pace"
E mentre lei ingollava, io riempivo gli spazi rimasti vuoti come in un gioco di enigmistica - quanta carne esposta su quel letto come in una macelleria - viva carne, unica differenza - e comunque sangue e un sapore di morte, senza che nessuno fosse in pericolo - la vivisezione abbia inizio - nel riempire gli spazi ottieni la figura che immaginavi e già vedevi, e così mi fermo - lascio in sospeso e galleggia come nello spazio, l'asteroide della paura, quello che potrebbe colpire la Terra e riportarci alla preistoria - la fine della storia è auspicabile - oblio ed era glaciale sono già iniziati e contano il tempo spezzando orologi e bruciando (non s'avesse a morire di freddo subito!) le pagine di cronaca, i diari, le biografie anche auto; falò di scimmie per la loro essenza - l'ode a Satana in cima alla pila \ pira - and your love becomes a funeral pyre! - la conosci? chi non la conosce - nessuno potrebbe dire baby light my fire senza essere deriso - il caldo e il freddo ed in mezzo l'attesa - domani l'attesa si conclude in un modo o in un altro - nessun segnale com'era prevedibile, e forse tutta la nottata di passione e paura nei giorni si è ingiallita, mostrando uno squallido volto d'ittero che inneggia al fegato più che al cuore spezzato, o allo stomaco-cervello in cassaforte, e a te che stai lontana, e ogni tanto mi ribolle, vorrei dire: grazie! grazie davvero per avermi fatto sentire una merda, per aver umiliato la mia eccitazione come lubricità senile e cupidigia, per aver ricreato la colpa dell'erezione e del desiderio - o forse grazie per avermi mostrato quel limite fra violenza e dolcezza, fra penetrazione e stupro - quel confine che non c'è ma che puoi oltrepassare molto facilmente - Un viso così di schiaffi, di baci - gli animali si rivestono e ricominciano a parlare. Gli mancava solo la parola - il Verbo che riordina tutto questo casino e scava nelle macerie alla ricerca dei superstiti sopravvissuti sottoterra - gelido tropico, palmizi innevati, atolli iceberg di un'afosa antartide, sabbia e neve suonano uguale, come una veste che si strappa, di cotone grezzo, d'unghie che graffiano lenzuola inteccherite dal sudicio, oppure troppe volte lavate - inamidate - il morbido corpo senza rifugio, si tocca al sicuro nel buio e si pulisce il cazzo con lo scottex per non macchiare le lenzuola, le mutande, il pavimento, la terra… di nessuno.

Questo transitorio stato di grazia fra due creature appena sbocciate? Oppure il sereno accompagnarsi di due esseri maturi, fino all'ultimo rifugio? Il compenetrarsi di carni e grida e sussurri di piacere? La complicità di telepati? La compatibilità ematica? Gli odori? La reciproca bramosia? L'esclusività?

No, eppure queste condizioni come molte altre sottendono o sovrintendono all'Amore - l'amore su base biologica, quello che a cose fatte chiameremo Destino. Vi è poi una forza più grande che è la Paura i cui stretti vincoli, la quasi totale non necessità del nostro vivere, è incapace di rompere - essa infine copre il volto con una patina tranquilla e trasforma le creature in ombre sfuggenti - Reprime le voci che chiedono d'uscire, paralizza l'anima incapace di disporre del corpo affidatole - le due entità si scindono dunque e vivono mondi separati sempre più distanti - perchè la paura questo è principalmente, distanza e nella distanza, lontano e inaccessibile rifugio; in questo rifugio si crea un mondo ideale, astratto, irreale - non è la viva immaginazione che interviene a modificare la realtà anche a sproposito - è quel fantasticare monotono che non trova approdi nè affetti, la migrazione di un albatro in un pianeta d'oceani -  "mare dove l'onda non arriva" (c.michelstaedter) - la fuga senza meta - non è il nomade, ma il fuggiasco che dove si ferma incontra solo nuovi pericoli o ne presagisce di nuovi - e nel suo penoso presagio la stessa sua ombra si proietta a rendere la visione parziale ed ancor più inquietante - 
Qui scatterebbe la molla a muoversi, ma l'indecisione e un dubbio che corrode ogni fede, fermano tutto - questa fermezza decade in scrupoli di varia natura e tutto sommato vivi - e non ti manca nulla - vivi, ma sei profondamente infelice - ingannato e avvilito, stanco. Le amarezze e i traumi si sono accumulati, le speranze anche, rivelandosi promesse transitorie, effimere, ripari di fortuna.
La tua anima intanto galleggia nel suo mondo di sogni, sempre più astratto e inconsistente, perchè la realtà non lo nutre - illusioni figlie e nipoti di illusioni, l'impoverito codice genetico delle fantasia si stronca e si sparpaglia nel sonno profondo, tante piccole gemme colorate nell'abisso nero senza profondità nè dimensioni - nell'economia universale si fanno le cose quando è necessario farle e lotteremo quando ci sarà da lottare - quando la causa sarà l'effetto - e non accetto le loro formule di gioia o potenza o serenità, e questo forse mi permette di non scomparire nel letto o di vedermi dormire nello scorporarsi dei molti sogni di cui costello la mia esistenza, che non tocca ma nemmeno vuole essere toccata - 

Capire quando non è banda - 

C'è una scheggia d'odio vecchio in ogni fragola che ti metto in bocca, come un piccolo chiodo rugginoso. Potresti fare più attenzione, ecco. Non vorrei servirti certe delizie - ma offrirti del pane appena sfornato e del vino fresco in un giorno d'estate, anzi in una notte di luglio. 
Nel fresco d'una cantina: vediamo fuori le sagome degli olivi appena accennate, finchè la luce è accesa - Poi spengiamo la luce e la Luna si riflette nel verde e argento delle foglie, sfiora azzurra e bianca il prato e i fusti nodosi.
C'era quella luce quasi ogni notte felice.
E c'è stata ancora, anche quando la felicità s'era spenta, la scheggia d'amore in una vecchia patata. Come un'unica goccia che disseta e sazia senza toglierti la sete e la fame di lei. 
Totale disintegrazione dell'appagamento e del desiderio - l'uno nell'altro a rincorrersi, a riempirsi o completarsi - mordere la patata cruda e vizza, la muffa e le nere caverne dei bachi - vincere la repulsione, armato di fame, corazzato e tagliente di nervi e  di denti, di morsi, secchi, rapidi - ma senza sputare… inghiottire tutta la polpa amara, allegante, farinosa e succosa - ecco perchè cago fragole uncinate - 

I passi sono leggeri sulla neve, di anime che camminano sulle nuvole, i movimenti dilatati di chi sbarca sulla Luna, i salti di cuori alleggeriti staccatisi dall'abbraccio della Terra - è buffo come volano i sub negli abissi con tutta quella pressione addosso - come il troppo sia sosia al nulla -  e forse è così davvero, manca una scienza a spiegarcelo, una scienza romantica che indaga le impressioni che il raziocinio confonde con le illusioni - anche nei miraggi si specchia il vero - anche la verità è un miraggio, proiezione di un cosmo oltre il nostro orizzonte e in una direzione che non conosciamo essa è.

Quid Faciant Leges
Ubi Sola Pecunia
Regnat
Ergo Iudicium Nihil
Est Nisi Publica Merces
Atque Eques In Causa
Qui Sedet, Empta Probat 

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