giovedì 15 dicembre 2011

Esoscheletro della Carcassa - 03




La Fine di una Cosa

Smarrito è il seme
e non si ritrova
in un angolo buio
la voce non lo chiama
e se cadendo lo raccogli
per caso lo riperdi
e da capo ancora uscendo
dalle mani in un momento
soffiando nelle dita
per fare un fischio
e con un gesto raggruppare
tutta la banda e portarla
dietro a fare non si sa bene cosa
ma dietro e avanti
e sottosopra in tanti
camminano sulle mani 
come sui piedi
e si arrampicano su specchi 
senza ventose
non lasciando ditate
senza impronte
senza peso nè sostanza
pur avendone ingollata
ed ora saltano
come saltavi te
ed eravamo felici
anche se a pile - 
Ma tutto finisce, no?
Ecco, ho finito.

Sei un gatto.
Non puoi usare l'intelligenza come una pistola puntata alla tempia! - suggerì il Bambeo - Sono un gatto - rispose lei - Era decisamente isterefatta, quel modo che hanno le donne di esplodere di nervi anche quando sono in bomba - bum!
Alla mia tempia…Non posso sempre sentirmi minacciato - lo interruppe - A te piacciono i gatti, sai che graffiano quando meno te lo aspetti, eppure ti piacciono… - BUH! - lei trasalì e soffiò.
I Punti da 1 a 5
sono vincenti, dovrete individuarli nella vostra serie fortunata, sono nella prima o nella Quinta Colonna, grazie… no, no, signora, questo è un 5 ma è nella colonna 4, non va bene…sì…sì, questo è OK - 1 in 1… vi prego… vorrei che si avvicinassero solo i possessori della serie vincente… NON VI ACCALCATE! 
NON SPINGETE! NON FATE RUMORE! NON FUMATE!
Abbiamo vinto? - No. - Dove andiamo? - Non so, dove ti pare… sennò poi dici che decido sempre io. È questo che mi merito? Uscire con una scombinata… Oh! - Oh, un cazzo… - finita la bomba, il nervo riaffiora, ben affilato.
Giocando un gioco del cazzo. E poi ce ne andiamo. Neanche Anna ama queste sagre paesane, questo bagno d'occhi sorridenti - ma perchè stiamo qua? perchè non partiamo? - Lei non può andarsene, io nemmeno. Passiamo la parte migliore dell'estate a deprimerci o facendo finta di star bene, almeno meglio di prima…prima era peggio - intanto il cronometrista insiste, non fa una pausa, l'unica pausa è definitiva pare - in ogni momento non ci è dato conoscere, solo supporre - anche lì un podio, anche lì vincenti, perdenti e ripescati - l'aldilà come l'aldiquà a scopo rieducativo - così il paradiso sembra un ospizio, l'inferno una prigione e il Purgatoryo un ospedale psichiatrico.
"Tu inizierai a ricordare le tue reincarnazioni" - e se avessi già vissuto, ma nel futuro? Sono stato un'ameba? Rinascerò nel Medioevo vessato da qualche vassallo o valvassore? … ? E se fossi stato 100venti persone o una città intera…? Vogliamo uno spirito elastico, un'anima liquida anzi gassosa - un respiro profondo che rianima interi villaggi.
Quand'anche un imbonitore de' più trucidi trasformi un bastone in serpe, questi non sarà mai un profeta per il suo popolo - Mosè non faceva pagare il biglietto - egiziani a parte. Ma li c'era un contenzioso… 
Questo però che c'entra… ero sicuro di essere Mosè - Non puoi esserlo, gli ebrei non credono alla reincarnazione…!!! Non hanno creduto loro a Gesù, il dio incarnato,  dovrei io credere a te…? E poi cos'è, che facevi anche pagare? Dai!…Mosè come Silvan… è ridicolo… - No, scusa è EBRAICO… BUSINESS FIRST - and the ass will follow…
È meraviglioso…io mi sentivo tutti voi! - e abbracciai una manciata di quei ragazzi e loro compresero - questa empatia mi mancherà - Ma sono scoordinato? e inginocchiarsi come James Brown di fronte al suo pubblico, pronto però a ricevere il manto rosso bordato di ermellino, la Kappa Reale - la Kappa Speciale, special key - per la tua kolazione da kampioni - più o meno sempre alle 8 del mattino -
Mi risvegliavo alle 9.00 in un mondo di macerie, aree industriali dismesse, capannoni abbandonati, grandi pozzanghere, falò di pancali, pietre, rovine di eternit, macerie di pensieri e parole, devastazione semantica - la stessa musica che tirava dentro e tirava fuori da lì. Ma da lì dove…? Il dottore non seppe dirmelo; sono caduto, nonostante le molte precauzioni, di faccia sulla merda, chissà se ridevo al momento, come quel ragazzone coi denti sbriciolati. E il sangue in bocca. Rideva. Che fatica riallacciarsi il cervello… una fatica involontaria, lui da bravo va a ricercarsi tutte le connessioni, tutte quelle che può rintracciare…vabbè! Vorrà dire che mi farò una sega pensando a te, a come potevamo risolverci prima… hai ragione, sono ambiguo e me le voglio così le storie…platoniche per tema d'appiccicarsi nel senso più colloso del termine, con le dita di chi mangia un pollo…
" A me mi garbava di più il pezzo dopo…"
" Eh?!…"
Pensavo (quindi non ascolto e/o posso attribuirti affermazioni non tue) pensavo…ma chi gliel'ha dato il mio nuovo numero supersegretò…?
"Pronto?…"
"O chi seiiii????…Chi è???Chie…?!?"
Sì, sì…un monte di versi, ma sapevo esattamente chi fosse…mi ascolti?
"…ragazzi, non andate via… ma davvero andate via ora?…restate ancora." - masticando i suoi stessi denti, detto fra i denti anzi, "…è 24h che sono sveglio; stamani sono stato sul monte Ararat… sono davvero stanco… mi dispiace…"
"…o…m'ha fatto tanto piacere che tu sia venuto…"
"anche a me…" e ci abbracciammo, perchè alla fine del discorso siamo tutti pelle e ossa, il materiale è lo stesso; egalitè, fraternitè e libertè toujours! (gauloises
Ero stato sul monte Ararat, a vedere l'alba, non a cercare l'arca, a raccogliere mirtilli e lamponi nell'impossibilità di trovare funghi commestibili, per inesperienza e basta…
Ho attraversato il bosco di notte e la paura è passata, subito… credo sia, ora come ora, il posto più sicuro del mondo, un bosco - con la pila illuminavo il sentiero, con la testa guardavo le stelle ogni tanto, all'alba un muflone ha danzato nel piano sottostante al crinale dove riposavo, e forse lui mi ha seguito tutta la notte; il sole è sorto all'improvviso come un colpo di pistola. Un'arancia.
Ho bevuto la tisana di psilocibe e ho sostato sul monte per un po'…

Il G. è rimasto solo alla fine. "Sono un morto che cammina. La fica me lo conferma, ogni giorno con la sua voce allegra, calda e spensierata che mi atterisce… Me lo ha detto la fica, proprio lei, l'organo genitale o…
Sei un morto che cammina - disse la fica. 
e tutto ciò che viveva, prima lo bisbigliò passaparola fra muschi, fiori, insetti e tutto il creato infine lo ripetè: una sola voce.

Mi manchi tanto
ma oggi sono orribile
e impensabile
come quei numeri
astronomici
che si accumulano
in cespugli di polvere
sotto i letti,
attraverso lo spazio ci divide
una virgola mobile
la E della calcolatrice
che esaurisce la capacità di calcolo
un cappuccio in testa
le piccole macerie ai bordi della strada
e il cielo che scende
come sudore freddo - 
Cani che abbaiano dietro un 
muro altissimo,
prigionieri dell'amore
i nostri cuori blindati,
circondati da pattuglie antisommossa
in una città bella e arida
passano - 

Raggiungeranno la costa
nella notte. Grazie.

DESOLAZIONE CON AIUOLE

attraverso queste 2 piccole finestre
potete ammirare lo showroom
degli spartitraffico, delle rotatorie, degli asfalti
più o meno granulosi - 
e chiamarlo deserto
con le sue macchinine brum-brum
le carovane meccaniche
dalle mete ricorrenti
giocano a dejà-vu con i semafori
che sincronizzano verdi pedoni
a curve strette e veloci di bolidi morbidi
e ti passano vicino
sfiorandoti a 90km/h - 
dalle finestrine tu vedi la fiera
il motorshow, i culi e le tette e l'avventura
tu vedi Sandokan
che piega a 250
dalle finestrine con le loro tettoie di pelliccia
per gli scrosci di lacrime autunnali - 
i diavoli vomitano acqua.

Senza di te non esisto 
i legami atomici si dileguano
e mi sparpaglio
come nebbia
per cercarti, avvolgerti
e farti perdere la strada

mi piel es tu sombra
Un abbraccio in maniche corte 
e quei baci di zia che sfiorano le gote
accaldate - 
i misteri dell'idraulica e del sentimento
s'intrecciano nell'unica trama
per la fine del romanzo rosa
dov'essi pur amandosi
non possono.

Non vogliono, mi sembra.
Perciò d'agosto, sotto la pensilina
di una stazione smantellata
nuda al sole del tocco
arriva un treno di villeggianti lampeggianti
e nell'allegro viavai di valigie
veniamo prima divisi
poi sciolti e
mescolati a mille altri occhi - 



Ero scheletro fra le altre cose, ma sedendo e mirando interminati spazi e sovrumani silenzi e pallosissima quiete di la da quello, io nel pensier milingo e il naufragar m'è dolce in quest'amaro - schiocco di labbra e di frusta, il tuo bacio è come un schkiock! che ti brucia con la speed, ha l'effetto di uno choc - 24000 baci, 24000 colpi di frusta e la carne fu verbo e iniziarono a fiorire le ossa, la gabbia toracica e l'invidia per i pensieri di un'ametista - 
Non ci sono primati che non ci siamo arrogati, anche carrarmando ci s'ispira all'efficiente, caro scarafaggio che scorazza le sue mollezze interne con animo blindo. 
Euro scheletro di din-din dindarelli concluso ai propri confini e limiti militi e miti - se dal vecchio continente Tavor e i suoi nibelunghi, smarrito l'oro del Reno, a delfini in pectore senza cuore bruciano uomini-libro col kerosene o si vous preferez con la ketamina - e si scioglie come gomma puzzando un fil di fumo nero, un bel dì vedremo, queste ossa fuse in uno scudo crociato, baluardo ostendersi contro i bolscemi e i cazzifascisti - alla Casta Diva fare schermo e cambiare canale di continuo, zappando cum pulsione; e se l'aratro traccia il microsolco è il fucile che lo difende. Sicuramente un buon LP "Nel blu d'istinto di blu" per incapaci d'intendere e di volare - il migliore di Maria Dallas, dove Jacqueline di spresidentò e poco dopo convolò a Ristotile Onanism - Poor Mary - persa la fede nuziale e il MI cantiere, affondò su Parigi le labbra immobili di quel lieder che noi abbiamo imparato a conoscere come Silenzio - Nessuno e nonostante la fama, affollò i teatri per quell'orchestra muta da lago puccini. A Torre dell'Ago intanto sfrocciano i robusti e i mingherlini omo sapienz - con essi s'attardano le sbianche notti - saffofoni e trombette di menelicche per il carnevalestro Bar Biturico, e pigliate 'na pastiglia, sient'amme… è buona? - Spacca! - Spettaholo - 
Neuroscheletro della Carcassa, i miei sogni che marciano e marciscono sottovuoto spinto, pornografie di vacanze e sabati pomeriggio in camerine d'adolescenti che s'esplorano le nature e scoprono quello che tutti scoprono, l'ignudo, smarriscono (smaltiscono?) la vergogna d'Adamo e di Eva cacciati dall'Eden, si scoprono: il verbo s'è fatto carne e s'inturgidisce laddove al  contrario si bagna, si scioglie - accogliente e penetrante parola d'amore che non è concesso pronunziare da soli o al telefono - 
- Cavaliere, snudi la sciabola, En garde! - ma ella già ferita, di un taglio che non sanguina se non di Luna in Luna, come immortale stava di fronte e di spalle e di fianco, e impalpabile si moveva senza mover piede, ed i fendenti la trapassavano come i raggi di sole i vetri della cattedrale - senza l'esile piombo che gli arma e ne compone il mosaico multicolore.
Il fantasma così fuggiva senza sforzo la forza bruta, la materia fissile muscolo-nucleare del samuraio disadatto o reso cieco di rabbia.
Esoscheletro chi proteggi? l'uomo da sè stesso o dagli altri? O sei solo il contenitore di provvisorie identità colate dall'Altissimo Subcosciente Universale; Dio, Padre, non basti a contenere questa vita tumultuosa seppur infinito sei angusto concetto, ed essa si va travasando come vino di calice in calice, nei figli dell'uomo + una donna.
Anche tu un paio di millenni fa adottasti questo escamotage per cessare di essere e tentare di esistere - un povero cristo, che aspetta resurrezioni, reincarnazioni, clonazioni - passaggi e guadi nel largo rio della momentanea coscienza - il sogno dell'ametista.
"L'amore che strappa le rose e i capelli"
Neuroscheletro di una carcassa, il fondotinta steso a stuccare le malattie cutanee, gli affioramenti di nervi, i fili scoperti, l'emersione improvvisa di cadaveri annegati nell'oblio opportuno che divulga l'anonimato indistinto dei trapassi - quella breve veglia di feti cresciuti per strada, a saltare la corda ombelicale, a giocare a campana il mercoledì delle ceneri, suonando a morto ai citofoni dei condomini per poi scappare ridendo - la gioia che ci attraversa la strada all'improvviso e non hai il tempo di frenare,  e arrotoli i gatti in amore con le tue mani, le stesse mani che stringono altre mani in presentazioni proforma e che schiacciano zanzare in un piccolo omicidio impunito - le vite piccole e numerose non conoscono giustizia.
Vite d'insetti con le loro fragili corazze, un fardello da trascinare sugli organi molli che non protegge - e di questi scarabei resterà solo la vuota armatura, i loro pensieri e giochi, le gesta piccole e i minuscoli intestini, i gangli, la polpa… tutto questo sarà divorato, si dissolverà…

Pomeriggio infinito: e i sogni obliqui della notte che hanno sezionato le mie vite precedenti, ora stanno appallottolati e grinzosi in un angolo del letto, come magliette sudate che la pioggia non asciuga. Ora tutto è fradicio, la polvere si fa melma di ore, le formiche si rifugiano sottoterra, uccelli impermeabili fra le fronde - la mente non ha definizioni utili per il rebus del silenzio che si frantuma in mille gocce - Ogni masturbazione e sigaretta sono superflue o superfluide, colano via in rivoli e spirali di piccole foglie e microcarcasse di insetti…

"il tuo sgomento vede il pallor dell'alba sul mio volto" Turandot   

Un Uomo di Cuoio

Nel bar lo chiamavano Mocassino, gli zanzariformi avventori che succhiavano sangue di cristo da 50 centesimi a francesino - proprio di quello aspro, vinaccio da briscola, da gota ruvida e paonazza.
Massimo era diventato un mocassino da quando lavorava in conceria: aveva appreso l'arte di trattare le pelli e di cognome faceva Pelloni perchè il cognome non è come la sorpresa sbagliata ed insulsa d'un uovo di pasqua, il cognome è contemporaneamente il tuo retaggio, il tuo destino, la tua possibilità d'infrangere la maledizione che t'accompagna, come un'ombra.
E d'ombra Massimo ne aveva assaj: gli anziani del bar sedevano in estate con le maniche arricciate fuori, sotto il portico e quando il sole girava e veniva a colpirli, essi erano trasparenti quasi, la loro pelle mostrava capillari e vene grosse con precisione, e passata una certa età, non fosse stato per i vestiti, essi cessavano di avere l'ombra - questo mistero intrigava Massimo, ma era un uomo pragmatico e non se ne curava troppo; si disse che la gente invecchiando s'alleggerisce, sa che i giochi son fatti, si dà pace e perde la giovinesca opacità - Tuttavia la presenza bimestrale di un Rappresentante  che veniva per suoi affari in città, stuzzicò la sua fantasia. Il rappresentante specificava di essere un compratore più che un venditore e aveva la faccia anonima e spigolosa come le scarpe squadrate di comune ineleganza che indossava.
Massimo gli disse: "Belle scarpe!" perchè lui più che il disegno, guardava al materiale, e il cuoio di quelle scarpe era buono ad un primo esame. Lui rispose: "Sì, sono delle buone scarpe, soprattutto comode per chi come me sta sempre in giro - e Massimo - Me ne intendo io di pelle, lavoro in conceria, lei di cosa si occupa? - Io? Sono qui per affari, gli articoli che tratto sono simili a quelli che tratta lei, sa? Soprattutto prodotti tipici e vendiamo molto, soprattutto in Giappone, da un paio di anni anche in Cina …" - " Eh…Eh… - Eh…Eh… - e s'intesero subito, come a dire, non è che siamo sempre noi a comprare da loro - 


***

Se vuoi ti faccio vedere… - e si spostò di fianco. Una cicatrice di circa 30cm. sulla coscia apparve nella luce radente, sembrando incredibilmente profonda. Cosa ti è successo? - Un incidente - Ah! - E come? - Ero in bicicletta, sono stata abbagliata… mi sono risvegliata in un posto incredibile, pieno di luce - ero sospesa per aria come l'assistente di un mago e guardavo l'osso scheggiato che fuoriusciva dalla gamba, ma non sanguinavo - la gamba era tutta storta, allora il mago fece pressione sull'osso ed è rientrato nella coscia, poi ha raddrizzato tutto, mi ha sorriso, si è rivolto al pubblico con le braccia aperte per raccogliere l'applauso… mentre io balzavo accanto a lui con un elegante passo di danza… eh? - È andata proprio così? - Si.
Osservai più attentamente la cicatrice ed in quella luce rada di camera d'albergo sembrava un canyon, nel quale fui risucchiato - era buio, e cercavo a tentoni la peretta della luce - trovai l'accendino. Lo accesi. Un volto sorridente comparve al bordo del letto - Non ti spaventare! - Non ti spaventare! - sussurrava con fermezza - Chi cazzo sei? - Sono il mago. Ricordi i tuoi giochi di carte? I solitari con cui indagavi la tua fortuna? - ma non osavo rispondere. - Quei giochi non significavano nulla, guarda… le carte non rivelano il futuro. Sei te che scegli di vincere o perdere. Le carte fanno solo quello che gli dici di fare. È la morte del destino che ci ha lasciati tutti orfani, piccoli e ci ha caricati di enormi responsabilità - Accendi la luce adesso! - Il mio corpo si mosse sotto le coperte e ne emerse di colpo come un sommergibile disperato - mi schiacciai alla parete - Andiamo a bere un brodino? - Seguii il mago in cucina. Mise il pentolino sul gas. Il pentolino era vuoto - Dal fuoco… nasce l'acqua, dall'acqua e dal fuoco, la carne, e da essi il sale… se vuoi puoi aggiungere tu la minestrina… - magari, potresti apparecchiare? - Sospendete l'interrogatorio. La voce proveniva da un altoparlante nascosto - In una stanza segreta il commissario Lazarsfeld ed il suo assistente, si alzarono in piedi - l'assistente spense il registratore, le grosse bobine si arrestarono lentamente - È inutile… - il commissario si grattava la testa, poi le labbra, il mento, la punta del naso… - Così non ne caviamo fuori nulla, non sembra in grado di rispondere, è solo disorientato - richiama il mago - Scusami, devo lasciarti un attimo… ci pensi tu alla minestra? Grazie! - il mago andò nella stanza segreta: Commissario perchè ha interrotto l'interrogatorio? - Perchè è innocente - Ne è sicuro? - Sicurissimo… nessuna reazione, nessuna empatia, solo stordimento… ne dispongo subito la liberazione. - Come crede - richiamo anche l'infiltrata? - …


L'uscita senza labbra 
come parlare
senza ascoltare
improvvisamente
in un'altra lingua
comprensione 
di bestie
e di stranieri,
occhi di fame
di piscio
di risate
di scopare
non se ne parla
tutto basilare
frontiera della comunicazione
il verbo s'è sfatto in carne
ed era già mezza nera
nonostante i surgelatori
e le mobili trasparenti
agonizzava questo quadro
di terra e semi
sui davanzali d'inverno
secco anche d'estate
brusio di molte macchine
che si spengono
la marcia di gatti sterilizzati
che con voci di bambini
miagola l'amore
che insiste come
una riga di comando
in un terminale obsoleto
verde
solo festanti giornalisti
che molto dicono
e conoscono solo la loro
presunzione
e il gusto per la schermaglia fasulla - 
qualcuno suggerisce di resistere
confortante esalazione
di un cervello disattivato



Questo motoso medioevo
che mi lamenta
come una madre
a cui hanno ucciso
il figlio
è diventato un breve pomeriggio+
invernale
d'un tratto l'oro
è diventato buio
e la terra si è spenta
pestata sotto i piedi
come una cicca.
Appiccicata ai tuoi resti
masticando finchè non sa
più di nulla
e poi appiccicata alla tua lapide.


Quando sei nata
era un giorno triste di luglio
vagavo nello stesso ospedale
dove tu hai iniziato a strillare
io piangevo il mare distante
oppure attendevo col gatto
da solo in casa
gli allarmanti bollettini
sulla salute del nonno - 
Quando sei nata te,
in quell'anno di merda
conobbi il primo amore
e aveva il tuo stesso nome
e un sacco di problemi - 
ecco l'amore e la malattia 
che in me non divorziano
ma come una coppia
di Matusalemmi pieni d'odio
si tengono a braccetto
e si sostengono per il puro piacere
di sentire l'altro improvvisamente debole
gravare sul braccio
e continuare una passeggiata
senza soste
fino a che il respiro s'accorcia
e sulla panchina s'attende
un soccorso - o in alternativa
la morte.


Il vostro rispetto non è necessario
il vostro tempo è trascorso
il vostro amore è spazzatura
le vostre scelte non mi riguardano
le vostre passioni sono insignificanti
le vostre idee transitorie

Soprattutto sono stanco di dovervi dare prova di cose di cui non dareste mai prova, nè vi passa per l'anticamera del cervello di farlo. Questo pianeta di lottatori e di falso coraggio mi è venuto a noia - non c'è coraggio nelle zanzare che entrano nell'orecchio.


Pianeta di zanzare
e puttane
dove la luce è un mendicante
che puzza di tutte le sue strade 
senza meta.
Mezzogiorno di vomito
di pistoleri col cazzo mencio
che si pisciano in bocca
l'impossibiltà di un'erezione
o di un colpo di pistola.
Vena sulla tempia
meccanica, che freme d'orologeria
nervosa, d'arterie cortocircuitate
di individui che rutteggiano
all'indigesto cenacolo
dove il boss indica il traditore
ma gli paga la cena
tanto poi s'impiccherà dalla vergogna.

Pianeta di merda
di accumulo di scorie
in rotta di collisione con Saturno
posizioni
inadeguate misure
di pagamenti non corrisposti
di equilibristi con la tendinite
e lungo la strada
detriti, cartacce, merda di cane
cicche, mutande di sigarette
frammenti
di roba inutilizzabile
mai usata
solo consumata
le briciole del pane, nostro Signore
il vino pisciato sull'erba grigia
Dio dammi la forza!
La forza per non so cosa…
per scendere?
ecco l'inferno che calpesto.


La mia mente si nutre di merda
di tutto quello che le altre menti
espellono
graziosi culi parlanti
che pensano e dicono, dicono - 
- Ho tanto bisogno di te,
delle tue malattie - 
ho preso la cattiva abitudine di tacere
non riuscendo a fingere
attraverso in silenzio le giornate
e le persone
come un raggio X
senza alcuno scopo indagatorio
poichè tutto è chiaro
e freddo
solo la fame di rifiuti
la scodella macchiata
dove servire il brodo
in una corsia silenziosa
d'ospedale
solo la fame di male,
la sua assenza simile ad una maledizione
la fame di falsità
la sua assenza senza verità
come di un angelo senza demone,
o un corpo senz'ombra
e senza volume - 
La benedizione che rincuora 
è solo per i dannati.


La morte da piccola
pettinava le sue locuste
in giardino
vicino alla rete
che divide questo da
l'altro mondo

La morte è arrivata
con una station wagon
carica di valigie nere
dopo un trasloco
e uno sfratto.

Non ha documenti
lo sguardo impaurito
la tradisce.



Sono fioco
questa notte
mi faccio luce da me
è fosforescenza:
Troppo tempo davanti alle televisioni
sono fosforescente
attendo un sonno elettrostatico
di capelli nei giorni ventosi
che svolazzi
su i miei acquitrini
come una zanzara.

2 commenti:

  1. Anche io ho sempre saputo che il bosco è il posto più sicuro al mondo.

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  2. l'ho attraversato di notte senza provare il minimo timore.

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