giovedì 15 dicembre 2011

Esoscheletro della Carcassa - 04



chi cerca nell'Estremo il conforto estremo è spesso mangiato da un vuoto che nessun nichilismo consola, nessun dio raccatta, nessun uomo abbraccia. 

Le strade libere
dove marciano i morti
sono illuminate da fiochi lampioni
e parlano
raccontano di mani che le incisero
sul petto della terra
i graffi.
Le strade libere
che nel sole si mostrano
ed al nostro pellegrinaggio avaro di mete
ai passi svelti 
si concedono
con un amore così stanco
che la compassione
si arrende
e mostra le facce
di quei fantasmi
che ancora lì vagano
senza posa
come di domenica una folla festosa.

Sturm Abteilung
Il MONDO NON È MIO.
Il Male dove non è mai stato
o se preferisci il Male ovunque.
Mi chiamo Juan Hundred
ultimo della mia dinastia
penultimo della vostra.

Degenerato in ossequio all'amore
trasportato lungo un corridoio
di speranze, che camminano da sole
ed a me chiedono dove…
Non è questo il paese che ci merita
ma non è viaggiando
che troverai riparo,
l'ossuta stanza per la microscopica eredità
di cromosomi abbattuti
che cercano di propagarsi
di tracimare
dall'alveo immobile
della singolarità
nell'oceano delle molte solitudini
dove ancora io ti cerco
negata a me come fosti legata allora
Oh! Sperduta sorgente che più ricordo
e più ti secchi
e svanisci nei rivoli che scendono
dalle gote tagliate
non volevo piangerti tanto.
Solo un po' meno
che mi restasse di che non inaridire - 
Ma generosa è la desolazione adesso
che a tutto si offre
e che tutto assorbe e vuota.


Uno sfolgorante nulla e un nero salvagente cui appigliarsi
le mani sudano sulla gomma che sfugge
e squittisce nello sciabordìo luminoso
dell'Oceano Zero
senza linea di galleggiamento, in sospeso
senza abissi o un fondo dove colare a picco
o calare picche
nel giuoco di chi vince e di chi perde
nel pensare metafore e allegorie di una impasse
di una prigionia senza coercizioni o sbarre o
blindature, senza spie, nè poliziotti in borghese
appostati sotto casa
non una libertà condizionata
nè obbligo di firma - 
Il Novissimo Gabbio è l'infinito accecante
e sgombro.

Kuss mich als wers die letzte mal
cantavano i DAF, scena gay, fibrillazione di gente che è presa male e bene allo stesso tempo, agitazione e bocche, tutta roba effervescente, come due sudati fradici che si abbracciano e si desiderano, ma non ce la fanno.
E le loro braccia si cingono a vicenda le teste rapate e madide e ossute e le loro labbra secche, tremanti, crepitano, si socchiudono per un tentativo di bacio simile all'aborto di un arcangelo, lingue impastate, secchezza delle fauci, luci bianche come lampi, un angolo buio di una discoteca gay a Berlino quando c'era ancora il muro, quando si sognava quello che stava per accadere, crolli e baci, visioni di eroina, e i loro occhi umidi come di chi avesse appena pianto la più struggente delle dipartite da questo pianerottolo, le canottiere bianche, i pantaloni neri di latex con pacchi da dare indosso a froci, a nazisti ed anarcococoriti indifferentemente, gli uni ostendando nell'orgoglio nautilo delle conchiglie inguinali, gli altri nell'intimità da samurai incapaci d'amare una donna perchè troppo poco virile, e gli ultimi punkeggiando ma non ancora abbestia, strafatti di adolescenza ora si abbracciano ed è una presa di lotta libera, un wrestling e sono entrambi esausti, disgustati, nervosi e nessuno dei due vorrebbe essere lì (al loro posto). - all'apice e in calo pieno godono mentre ogni pulsione li abbandona, un'adorazione a cazzo morto, poco prima di un collasso o di un ictus, non più padroni dei propri corpi e delle proprie emozioni, l'uno in balìa del malore, l'altro dell'amore.
Baciami, come se fosse l'ultima volta - dicono i DAF e loro pensano e si conformano ignari, sofferenti, appassionati, desiderosi di un gelo e di una solitudine di razze aliene, di razze ariane, chimere colte con le brache in mano mentre montavano la pagliacciata delle teste di serpente posticcie, e nudi nel momento esatto in cui il trucco si svela e si può morire oppure dormire, aspettare che…
La mascelle scricchiolano come ruote di camion sulla ghiaia, il parcheggio è pieno di puttane e sembrano meduse al sole, tutto fibrilla e si svela, le sbronze si dileguano come una nebbia che si ritrae lasciando su tutto una luce scheletro, una lucidità rintronata ed esatta, una caramella dolciastra da succhiare senza saliva e si allontanano ora che sono usciti, poi ci ripensano e tornano ad avvinghiarsi, come 2 anelli di una catena: sono fatti, sono sudati, i loro corpi appartengono alla scena, le loro anime sono svuotate di emozione, solo l'amore come una brina pungente lentamente si deposita sulla loro pelle e le palpebre di plastica del bambolotto si aprono del tutto, per proiettare un quadretto nitido del parcheggio e la sagoma vibrante della loro macchina… Stump - Stump - si chiudono le portiere, accendono il riscaldamento, finalmente un po' d'acqua - ma è come se un pazzo per diletto accendesse un phon nel congelatore per osservare stolidamente la scena d'un superfluo contrasto - super-FLUO!… ma che cazzata - ah, già… e l'acqua è metallica, leggera, incapace di mischiarsi a quella sabbia che hanno in bocca, solo acidi che rigurgitano trascinati in superficie come una schiuma sporca - hai presente certi scarichi illegali al fiume? Quella schiuma sporca, spumosa, leggera, profumata, che galleggia su un rivolo di piscio argentato. Il calduccio si diffonde, i corpi si asciugano, la musica pulsante è ovattata e lontana, si addormentano e l'uno sogna l'altro finalmente eternamente RESUSCITATI - 

Città di cani
di ombre
di sigarette spente
sul cuore -
Villaggio tossico
con pupille sbarrate
o a spillo
con i tacchi troppo alti
per 
il lastricato scivoloso
La sorgente di ogni tua parola
è quel pozzo
al centro della piazza
pieno di sigarette morte
di canne finite
di sputi
esplorato da telecamere
invaso da mani sporche
trasportando il seno gonfio
vicino alle spalle
ed alla testa febbricitante
Lasciate ogni speranza
voi ch'entrate
diceva quello bravo,
ma chi ci è nato?

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