venerdì 23 dicembre 2011

Ganymed part 01

Dopo questa escursione nei territori flatulenti, sinistri e "destri" della politica, torno ad attribuire al mio blog la sua funzione originaria di raccolta dei miei scritti, ricordando a tutti coloro che lo leggono che solo questo è e null'altro. Ringrazio ancora Stefano, Anonimo, Edera e tutti quelli che hanno contribuito a vario titolo al precedente dibattito. 
Come credo di aver già specificato non mi interesso di politica nè sono uno storico o un antropologo, sono uno che scrive. I fatti in questione mi appassionano perchè mi appassiona scoprire i meccanismi della vergogna e dell'ipocrisia, perchè sono pistoiese e quanto accaduto in questi giorni mi ha toccato da vicino, non fosse altro per la prossimità geografica. 
buona lettura! 


Ganymed 
Le Specialità della Magnetosfera
"watch that man! oh honey watch that man! Well he talks like a jerk, but he could eat you with a fork a spoon…" 
Apri gli occhi! - la commemorazione è stata compiuta , con le mani  ancora sporche di quella fuliggine rossastra, con quelle mani da San Giuseppe fiducioso e piene di calli, con le unghie intasate di nero, imprecisato cosmo, a lavarsi col Vim e il bruschino prima di andare a tavola, mentre il lavandino si riempiva di schiuma sporca - e le camicie odoravano di segatura - apri gli occhi! - l'odore di vinavil, l'odore di spirito, e Vim, la schiuma che l'acqua sciacquava faticosamente - il sorriso stanco del falegname, del restauratore, le sue mani callose - apri gli occhi! - sulla costante incoscienza - apri gli occhi! - sull'azzeramento di un'idea - apri gli occhi! - sulla buia allegria dei gatti in cantina, sulle loro pisciate pungenti d'ammoniaca - sulle loro schermaglie spietate e senza rancore - apri gli occhi! - sul pianeta che irride i semplici, i falegnami, le camicie di flanella finite sui gomiti, odorose di segatura e sudore - apri gli occhi! - su coloro che pur non avendo idee né professando alcunché, sono nel giusto e non sono seri, e non temono, non discutono a vanvera del mondo migliore poichè in essi è già compiuto. "ringrazia la tua buona stella se lui è uno di questi" - apri gli occhi! incollati di elettricità statica, sbarrati, spalancati, ma aprili di nuovo - apri questi cazzo di occhi, dico! - insisteva con la sua preghiera mantra l'amico acceso accanto a Ganymed, l'amico spento. (ON \ OFF) - insisteva a ripetere queste cose alla rinfusa - a ricordargli il babbo, gli odori che sentiva da piccino, i gatti che amava, e sottolineava in ogni cosa un senso da risvegliare - ma Ganymed restava spento, alimentato da un tubo infilato nella trachea, alimentato d'aria e pappa di proteine, nel suo respiro era regolare, come una pompa, un compressore, veniva gonfiato e sgonfiato, ed il suo cuore faceva circolare un sangue buio per le intercapedini di quel corpo spento - i grandi occhi azzurri si accendevano all'improvviso, svelando una pupilla fissa, nera, dilatata - insensibile alle variazioni di luce - apri gli occhi! fratello! e sai quante cose faremo - ma pensa quante ne abbiamo fatte, pensa a…
e s'incantava perchè se ti fermi ti perdi, pare che l'unico modo per non perdersi sia incamminarsi nell'ignoto senza fermarsi - sono ammesse le soste tecniche per orinare, osservare una pianta curiosa, intravvedere un muflone nella semioscurità, i rami secchi che si spezzano sotto le zampe - Apri gli occhi! ma non come prima. Aprili davvero! - nessuna risposta - sono io che chiedo a te, io, acceso a tu spento di aprire gli occhi e tu li apri senza vedere più nulla, mentre io che ho gli occhi aperti vedo, vedo solo un'uniforme caligine nera, una schiuma nera che l'acqua non porta via - un odore di segatura e sudore, un sorriso nel buio in alto dove l'immagine del ridordo sfuma nell'oblio, nell'indeterminato - Chiudi gli occhi! - così mi fanno piangere questi occhi azzurri come di bambolotto, fissi, ed il tuo torace che si gonfia e sgonfia con inquietante regolarità per via del compressore - chiudi gli occhi! - continua il tuo sogno, non starmi ad ascoltare, non ascoltare più questi parassiti, questi presuntuosi che si credono coscienti, che minimizzano, che vanno a spezzarsi le ginocchia nella cappella del reparto rianimazione, stringendo un santino nella mano, piangendo, accendendo candele, chiudi gli occhi - non sei più qui - sei sparpagliato nella memoria di chi ti conosceva, e sorridi, ma la tua faccia è talvolta nascosta da una sfumatura, è lì da dove comincia l'oblio - l'odore di legno,

Alcune semplici specialità della magnetosfera, l'orgoglio gravitazionale, la sorprendente (P) di potere, l'acido maionesico, e molto (o poco) altro di cui stupirsi.

Specialità della Magnetosfera
Le molte belle cose che si facevano da giovani sul socius iscrittore.

Come ognuno vede il Celeste Impero, avvolto come nel suo risvolto, come un involtino primavera, fritto e rifritto, detto e ridetto, le parole a forma di eco, le lettere che si espandono in primo piano, la grande TO sull'immagine della sveglia al quarzo che segna (impunita) le 12:30 mentre tre poveri stronzi giungono in vetta alla spicciolata, uno già urla a valle per risentirsi, come unico specchiarsi d'un cieco, usa la voce e l'eco - l'altro affannato con lo stecco da trekking e zainato, sbuffa e cova l'umiliazione d'esser l'ultimo in quest'escursione - il terzo invece che come ogni ultimo arrivò per primo, mangia un bel panino - GI sull'eco - rebus (frase 4,8) - e mentre la nostra mente sbatacchia sulla soluzione, il tuo corpo si avvicina - è sul mio braccio - sul mio braccio - svanisce ogni mal di testa, ogni pensiero atroce - svanisce ogni pergamena di prevedibili malestri, svanisce l'ombra, il cielo si apre per un raggio di sole - uno solo - esclusivo - questo è per voi, ragazzi - ed il rebus non ha soluzione - solo distrazione, concentrazione improvvisa di anime splendenti, grandi comete che rotolano negli spazi interminabili fra pelle e cielo, miracolose catene cromosomiche che s'intrecciano all'insaputa di un ego deficiente e ingombrante, mater e sister e rollercoaster - s'intrecciano in attesa di corpi, attivano cronometri subcoscienti misuranti su base 11 le distese del Tempo conosciuto e sconosciuto, come agrimensori della quarta dimensione a quattro ruote motrici, trainati da quattro pegasi + 1 - eliche doppie, nell'attesa presentazione al ritorno sul mio pianeta, un pianeta di cui non ho che una memoria disturbata come una trasmissione durante una tempesta elettrica, le sue pinete ritagliate con le forbici come disegni in quaderni di streghe, le libecciate che rigenerano l'ossigeno, le ortiche fedeli, la grande e la piccola mano in una sola mano, il minigolf che il Signore presuppose necessario affinché vi acquistassi adolescente e vestito di nero, nell'estate coloroica, le bottiglie di galestro, con cui svegliarsi col mal di testa - le barche che galleggiano sul mare d'aria, invisibile, dove immergersi, dove è impossibile annegare, dove scendere, risalire, volare e dove l'abisso è luminoso e la superficie impercettibile e immensa - un luogo dove la forza di gravità è volontaria, a discrezione di ogni abitante, un pianeta di cieli barocchi e nubi dorate e rosee e blu e nere e bianche scintillanti. La mia Terra è il Cielo.

L'inattesa proliferazione di pensieri e sistemi d'inondazione, l'edificazione di palafitte, di cunicoli atmosferici.

Ora uno stormo di rondini emigra confuso all'inizio di agosto - l'inferno combina sostanze e volti, come se stessero tutti aspettando di vedere in ciascuno il volto di un demone. Le pietre vengono smosse dal sussulto inorganico ma senziente del magma, le maree serpeggiano inesatte fra le tue braccia, e ci sono improvvisi arcobaleni a riunire l'humus al cosmos. 
Non ci sono baci nella finzione, non ci sono cartelli che indichino una meta da raggiungere, una città, un villaggio, un satellite invasato dall'orbita inesatta come cerchi disegnati dai bambini sulla spiaggia. Non ci sono veleni, medicine, speranze, incrostazioni, avvilimenti, rancori e comete sbattute al suolo come bottiglie di vino in frantumi all'apice dell'alcolismo. Non ci sono camere iperbariche per pop-star risucchiate nel loro ego plastificato nell'assoluto, e nemmeno carriere incorniciate male du cui sputare infastiditi la propria collera di incoscienti e sudati, imbarazzati campionatori di stronzate.

L'improvvisa proliferazione di larghe vedute e valori universali sottoposti ad un'acclamata (a furor di popolo!) castrazione chimica, la proliferazione del denaro e l'incoronazione di un despota, nell'accanirsi della forfora sul suo doppiopetto, forfora di calvo, inspiegabile superfetazione di follicoli disconnessi dal loro naturale circuito di crescita, manifestazione e stigma divino, segno di Caino sulla sua mezzobusteità, a ricordare saloni e grandi schiatte scolpite nel marmo e poste nei corridoi del palazzo reale, a ricordare questa manica di briganti che da millenni esercitano la sopraffazione mascherandola da filantropia. Improvvisa proliferazione di emuli e muli da soma, perchè nel loro soma sono muli, nati muli, muli senza rispetto, muli non muli, emuli di muli, omunculi, culi anche se vogliamo oltrechè muli. Portatori di valuta altrui in banche svizzere, portatori sani di metastasi borsistiche, avallatori ignari di ogni turpitudine a sfondo numerico. Contatori, amministratori, portaborse, prestanome, allenatori, sosia, doppioni, sicari e in generale pessimi mendicanti. A costoro non fa bene all'anima mendicare. 

L'inattesa proliferazione dei baci, della volontà di amplificazione, i segmenti di tempo e di luoghi che registrano la tua assenza e poco dopo il tramonto si riannodano ad una voce, la tua così bella. L'ardente svolgimento dell'attesa, l'agitazione delle molecole come in un gigantesco microonde, dove io, scongelo, cuocio, mi sciolgo, emetto vapore - piangeva vapore la locomotiva che trascinava il treno dei ragazzini verso il collegio, come nuvole roventi, i sussulti del vulcano sommerso, i primi vagiti di un'isola che spumeggiando riemerge dall'abisso alla superficie crespa, inesatta, omogenea e salata.
Attraverso le stelle dopo un viaggio di 26 anni luce, abbiamo ricevuto segnali d'incompiuta bellezza, e ci siamo detti desolati per tanta incompiutezza, quando era solo un invito a completarla, ma non abbiamo saputo discernere il viso di dio da quello di un alieno - non abbiamo saputo riconoscere i gemelli in quell'unico viso, due volti. Due volte, per ben due volte. Piccole mosse, Scintilla. - è stato fatto così per miliardi di anni. 

Nessun commento:

Posta un commento