martedì 13 dicembre 2011

L'Infinito e il suo doppio: il Finito

...(anzi, il ri-finito) 



l'infinito e il suo doppio - il finito

come un uomo ed una donna possono procreare, possono anche risvegliare demoni sopiti...e questo accade prima del concepimento e ancor prima dell'atto sessuale vero e proprio, in quella fase d'astratta conoscenza dell'uno e l'altra. In questa fase di progetto le due parti in causa evocano un'entità loro malgrado.
Un demone, un'anima embrionale che eventualmente andrà a popolare l'ovulo fecondato.
In alcuni casi le entità richiamate alla vita sono buone e prospere, in altri, scandendo tutte le sfumature intermedie, sono maligne e disidratanti. Secchezza di fauci e cani rabbiosi, anime di ladri come dicono gli apatici hindu. 
Sotto le coperte e nell'abbraccio nessun rifugio, l'entità non è visibile come noi intendiamo il vedere, è intra-visibile, sono quei gatti neri che passano nella coda dell'occhio, quei passerrotti che attraversano rapidi i cieli in una stanza dal soffitto non necessariamente viola. Sono ombre determinate spesso da un eccesso d'illuminazione e da un'incontrollata e lisergica apertura dei sensi al percetto globale.
Ieri egli stava in fondo alle scale osservandoci e per un lampo mi è parso di vederlo. Chiaramente il nostro cervello abituato a declassificare  certe incongruenze (tipiche del down ovvero della condizione di rientro nella normalità delle funzioni) ha rimosso subito questa apparizione.
Che io ho sentito (solo io) con grande sgomento, un messaggio sofferente, forse il mio caro e vecchio amico che cercava di mettermi in guardia sulla via che ho intrapreso e con discrezione ma decisione mi generava angoscia e nella notte s'introduceva nei miei sogni con immagini infernali per impedirmi di commettere ulteriori sciocchezze...

Ecco che la diavoleria così come m'era apparsa al momento diventa un messaggio fermo (seppur sfuggente per la complicanza nel comunicare fra le diverse dimensioni dell'essere) ma salutare. E lo sgomento cede il passo ad una serenità scesa dal cielo con una nuova consapevolezza. Egli mi mostra quale potrebbe essere il frutto di questo amore sgraziato e potente. Egli porta con se il cane che scenderebbe nell'embrione fecondato.
Oppure, più semplicemente m'invita a desistere e ad attendere in operoso ritiro perchè è giunto il tempo di pensare a me, ed a me soltanto.
Abbandonare la folle giostra di stupefacenti e compagni di sbronza, i miraggi del sesso alcolizzato e variamente addizionato.
Ritornare nella realtà ordinaria per elaborare questo incredibile ammasso di esperienze.
e necessariamente darsi alla macchia...imboscarsi, perchè i compagni non ti ritrovino.

E oggi proprio non ce la facevo sai, amore mio. Non ce la facevo a sostenere il mio ruolo di coglione, di panzone, di sponsor di modesti piaceri...non avevo l'umore e da un po' di tempo nemmeno i fondi sufficienti per occultare il mio corpo. Perchè, amore mio, solo da lì che io sappia è passato l'amore, solo da lì si è dato e ricevuto amore, solo dal suo puzzo (o dal suo odore) sono stati sincronizzati gli orologi biologici e solo dallo sfregamento della pelle è nata la telepatia come elettricità statica. Solo negli abbracci ho visto conforto, solo nei baci e nelle effusioni il piacere. Anche se tante volte questo contatto impacciato fra prigioni di carne è stato solo lo sbattere violento della tazza sulle sbarre della cella. E le anime detenute poco si sono dette con quella specie di baccano disperato. E hanno avuto un'ora d'aria o una punizione indifferentemente. 
Ogni altro trucco è stato sperimentato fin quasi all'estreme conseguenze, e chi si è mondato dal dopaggio intensivo nonostante anni e anni di ostentata amicizia è diventato un sozzo e per giunta un moralista. Tronfio della sua mezza vittoria e delle sue scelte del cazzo, struscia ovunque il suo scroto sporco e ha trovato pure una giovane complice che mi auguro non abbia mai a risvegliarsi da questo incubo di carne simmenthal sincopata.
Io, amore mio, sono dei peggiori, perchè ho rinunciato ad essere moralista per sbracare in una cassetta di letame, per dondolarmi rincoglionito da mamma e babbo fino a goa, e mi accontento di recuperare la traccia di un umanità metafisica nella festa del sabato per poi tornare in un ombra che mi inghiotte e pur rimanendogli a gola non mi sputa.
Ho una finta vita, un finto lavoro e mille ossessioni. Ho sensi di colpa e assenze micidiali e per certo irrimediabili. Ho baloccato e mi sono perso baloccandomi. Nessuna scelta che non fosse una porta spalancata su un panorama del cazzo.
Ho sciupato tempo, denaro, amicizie. Mi sono messo nelle beghe quando ancora un oasi c'era nel deserto della mente e del cuore.
Ma chi ha sofferto davvero? Mia madre...certo. Mio padre...sicuramente. Ma ancora di più il mio corpo che non conosce più le gioie dell'essere un corpo. E un livornese mi potrebbe dire "e devi chiavà!"
Con cosa? 
Fratello mio, ispirami se ci riesci...attraversa le molte nuvole e nebbie che mi avvolgono e mi ottenebrano, tanto che in questi giorni di maggio pieni di sole io quasi non vedo a un palmo dal naso. Mostrami una via d'uscita...
e te, amore mio, smettila di distruggermi.
smettila di amarmi perchè è un amore ammezzato l'amore per un'anima stanca e imprigionata. è un amore senza corpo, un amore senza base biologica.

Nessun commento:

Posta un commento