martedì 20 dicembre 2011

Un articolo di Stefano Bartolini

Ringrazio Stefano per l'autorizzazione concessami a pubblicare questo suo interessante articolo per "Il Nuovo Corriere" - dal momento che mi si contesta vaghezza, sono ben lieto di dare parola ad uno che di mestiere fa lo storico ed ha tutti i titoli richiesti per confermare e puntualizzare le mie divagazioni. Ed in ogni caso certi approfondimenti sono interessanti e necessari, specialmente quando si tenderebbe sulla scorta di un voler essere imparziali ad ogni costo a mettere sullo stesso piano crimini e aberrazioni diverse. Dicendo "ma anche loro lo fanno" non si dimostra nè il contrario (che i casapaundi sono veramente cambiati ed hanno rinnegato la violenza che contraddistingue il dna stesso dell'estrema destra) nè si giustifica il mal comune mezzo gaudio, o si negozia. Sulla violenza non si chiude nè un occhio, nè tutti e due e fa vomitare quale ne sia la provenienza. Come dicevamo tempo fa, non esiste un male minore nel male assoluto.... buona lettura!


foto di Stefano Bartolini ©2011 


Il Nuovo corriere, edizione fiorentina, 15 dicembre 2011

“Banalità del male” diceva la Arendt, “uomini comuni” fece eco Browning tempo dopo. Entrambi erano accomunati da un’idea. Di fronte ai crimini fascisti la spiegazione non poteva essere una fuga nell’incomprensibile, imputando la responsabilità degli orrori all’azione di un male assoluto o a un manipolo di folli. Entrambi ci ricordavano l’importanza di analizzare quei fenomeni per quello che erano, azioni pensate e compiute da persone, da individui normali ed anche banali.
Considerazioni che ritrovano oggi tutta la loro tragica attualità. Liquidato troppo in fretta come regime da operetta e senza consenso, a lungo considerato estraneo alla violenza radicale e al razzismo, il fascismo manifesta una persistenza e diffusione negli interstizi della cultura politica italiana. Anzi, intenzionati a non far assolutamente passare il passato, nella storia della Repubblica le organizzazioni neofasciste si sono riadattate e sviluppate, hanno elaborato strategie e si sono dotate di forme comunicative nuove e sistemazioni ideologiche che aggiungono nuovi miti ai vecchi. Né è scaturito quello che chiamano “il mosaico”. Una miriade di sigle e organizzazioni sparpagliate nella società, frammentate sotto il profilo organizzativo ma unite dall’ideologia e che concorrono assieme alla trama di un unico disegno.
Recuperando fin dagli anni ’60 le formulazioni della Nouvelle Droite francese, i “nipoti del Duce” si sono progressivamente impadroniti di moduli organizzativi e di azione sviluppati altrove (come le occupazioni delle case e i raduni musicali) cambiandogli di significato. Hanno sviluppato nuove simbologie e miti (le saghe fantasy). Hanno appreso dalla sociologia il valore dell’identità come strumento politico, senza mai rifuggire dalla violenza, teorizzata, esaltata e praticata. Soprattutto, hanno imparato a criptare le loro idee, sfumandole in discorsi sulla letteratura, la poesia, la tradizione (concetto che arriva da Evola).
Dotatisi di un armamentario capace di penetrare nelle società pluraliste occidentali, hanno continuato a  porre l’accento sulle stesse ideologie di purezza della razza, corporativismo, comunità escludente e nazionalista. 
In mezzo a tutto questo si muoveva Casseri. Non sapremo mai qual’é stata la molla definitiva che ha fatto scattare la mano omicida, ma sappiamo contro chi si è rivolta. Anche Casseri era un uomo comune, ma con idee nette. Scriveva, argomentava, dibatteva, analizzava. Partecipava all’attività dei gruppi del mosaico. Certo sapeva di quel che parlava. Sono aspetti dentro ai cui meandri andrebbero ricercate le acque da cui scaturiscono gesti come quello di Breivik , sempre più frequenti in Europa.
Come nota Baumann per l’ex-Jugoslavia, l’impulso ad attaccare il “vicino diverso” nei momenti di crisi economica e sociale è forte, ed è percepito dalle persone normali come una risposta praticabile se opportunamente spinte. Sono rischi attualissimi e contro i quali le nostre società devono ancora sviluppare i necessari anticorpi.

Stefano Bartolini

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