mercoledì 30 maggio 2012

i Migliori

"Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade negre all'alba" … Allen Ginsberg scriveva questi versi memorabili in un'epoca di grandi sogni e deliri. Negli anni Ottanta \ Novanta Freak Antoni mente geniale del demenziale, li parafrasava sostenendo che aveva visto le menti migliori della sua generazione, poeti, artisti, musicisti diventare copy, pubblicitari, creatori di jingle e stacchetti. Cosa possiamo dire oggi? Direi che le menti migliori della mia di generazione sono diventate idiote e basta. Di un'idiozia trasversale che non conosce baratri di decadenza o vertici di perfezione, ma mediocre, sonnolenta, come quegli struzzi del doposbronza che affondano la testa nel cuscino pensando di sfuggire al mondo. Non mi è chiaro il motivo per cui si diventi forzati della leggerezza, che inevitabilmente vira in stronzata, in disimpegno militante, magari impercettibile perché si partecipa a grandi manifestazioni, ci si attiva politicamente in circolini e circoletti, anche se nella vita di tutti giorni si è uniformi, nei vizi, nei modi, nei tic a un qualsiasi babbaleo che ostenti e promulghi il disimpegno corazzato e l'aperitivismo a vita! Non mi è chiaro, per quanto anch'io ci abbia sguazzato, so solamente che da un certo punto in poi si frana goffamente, si smette di discendere "manganellianamente" per avviare a capitombolare, senza freno - più che decadenti i nostri nuovi maestri della trasgressione provincialotta, sono ruzzolanti. Cosa sarà? Il disincanto per inutili sforzi compiuti per cambiare il mondo sfumati nel nulla di fatto? Certo questo un po' demotiva. Lo ammetto. Oppure più credibilmente, l'eccessivo numero di doposbronza, dopo stronfio, dopo tutto? Sicuramente l'avvenuta identificazione col Grande Fratello: perché limitarsi a spiare le insipide vicissitudini di un pugno di poveri dementi? Noi possiamo essere i protagonisti indiscussi della nostra imbecillità. E viverla giorno per giorno in real time. Esserne i fautori, senza deleghe. In una cornice di imitazioni dove si fa "il verso" a "cose fighe" viste altrove. Una retro-illuminazione, un'illuminazione al contrario. Un rabbuiamento, che fa il pari con gli oscurantismi di cui quest'epoca è generosa latrice. Ma non quest'epoca, le epoche non sono entità senzienti che si svegliano col culo girato e producono guerre mondiali, oppure di buon umore e ci regalano Rinascimenti e boom economici: siamo noi che ne facciamo ricettacolo di minchiate. Abbiamo trasformato le "menti migliori" in autistici, ludopatici, forzati di un divertimento che è una autodistruzione triste, senza le scintille della beat generation, senza il gelo della tossicodipendenza, senza "eroinomadi", senza fantasia semplicemente. Solo prurigine e autocelebrazione di divi inesistenti.

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