lunedì 23 luglio 2012

A Ritroso




Huysmans nel suo celebre "A Ritroso" descrive un meccanismo implacabile che oggi vediamo applicato su scala industriale e con finalità tutt'altro che eversive: il protagonista, l'esteta Des Esseintes a un certo punto conduce in un elegantissimo bordello parigino un ragazzo di strada per fargli provare tutti i piacere più raffinati:

“Allora non sei tu che consumi, stasera” disse a Des Esseintes Madama Laura. E vedendo il minorenne sparire rapito dalla bella Ebrea:
“Dov'hai pescato quel marmocchio?”
“Per via, mia cara.”
La vecchia lo guardò: “Pure non hai l'aria d'aver bevuto” mormorò. Ci ripensò sopra e aggiunse con un sorriso materno: “Ci sono. Ah, porco! Ti ci vuole l'erba tenera per te!”
Des Esseintes alzò le spalle:
“Non ci sei; oh, non ci sei proprio! Il vero è semplicemente che m'industrio a fare di questo ragazzo un assassino. Segui il filo del mio ragionamento. Il marmocchio non ha ancora visto donne ed è nell'età che il sangue bolle. Potrebbe come ogni altro correr dietro alle ragazzine del suo rione, restare onesto pur divertendosi; avere insomma come ogni altro la porzioncina di monotona felicità riservata ai poveri. Conducendolo qui in mezzo a un lusso di cui non aveva neppure il sospetto e che gli si imprimerà per forza nella mente; offrendogli ogni quindicina una bazza come questa, prenderà l'abitudine a questi svaghi senza avere il modo di pagarseli. Mettiamo a farla lunga ci vogliano tre mesi perché non possa più farne a meno - che si sazi non c'è rischio, a stecchetto come lo tengo. - Ebbene: in capo ai tre mesi, io serro i cordoni della borsa; ed allora lui ruberà pur di mettere casa qui; non ci sarà mala azione da cui arretri, pur di sdraiarsi su questo divano, sotto la luce di questo gaz!
E se tutto va bene, chi sa che non faccia la pelle, a chi capitasse a sproposito mentre è dietro a scassinargli il tiretto. Allora il mio scopo sarà raggiunto: avrò fatto del mio meglio per mettere in circolazione un mariolo in più, per dare un nemico di più a questa società che ci scoccia.”

Dicevo, con finalità contrarie a quelle dell'esteta Des Essentes, che aspira a creare nemici di una società che lo annoia, è la società stessa ( o la parte che in essa è votata al profitto ad ogni costo) che abitua noi come quel marmocchio di strada a svaghi e piaceri artificiosi, con un inganno abilissimo: ovvero mostrando la dipendenza come libertà, identificando con una faccia tosta senza limiti le sigarette, l'alcool e infine le droghe con la ribellione, quando invece queste sono esattamente l'opposto, strumenti di dipendenza, scientemente usati nel corso della storia umana per indottrinare, inquisire, fiaccare rivoluzioni culturali (si pensi al ruolo dell'eroina nella devastazione di movimenti hippies e rivoluzionari fra gli anni 60 e 70), distruggere popoli (si pensi all'introduzione dell'alcool presso aborigeni australiani e nativi americani).

Impressionante la lucidità con cui Huysmans più di un secolo fa descrive i meccanismi che ancora oggi sono applicati sui giovani per indurli prima ad una identificazione \ fascinazione per un determinato gruppo \ tribù fittizi legati ad un certo marketing musica \ moda - fashion is fascism, you know… - (hip hop, techno, goa, house, rock, punk, emo, metal etc…) per poi consolidare l'immagine fittizia associandola al consumo di determinate sostanze che danno l'imprimatur di appartenenza (il "vero" fricchettone e il "vero" rasta si fumano le canne, il "vero" technuso si bomba di metamfetamina, il "vero" goano si mangia i cartoni etc… quelli che hanno quello "stile" ma non fanno uso delle prescritte medicine, sono quantomeno dei wannabe da guardare con compassione quando non con sospetto - quello deve essere uno sbirro in borghese - ) fino ad arrivare ad una tale dipendenza da sostanze che così sono inscindibilmente legate alla convivialità, al gruppo di amici, agli affetti e persino all'amore, da rendere ardua quando non totalmente impossibile una via di uscita. O meglio si, se ne esce, ma a prezzo di perdere tutto: amici, credibilità, reputazione. E comunque con costi sociali altissimi.

Senza arrivare a scomodare san patrignano e i vari business di recupero giovani, questo meccanismo è lo stesso che opera per le sigarette o per l'alcool. Esistono oltre all'affettività tutta una serie di meccanismi accessori per far apparire le più ottuse dipendenze, sofisticati piaceri della vita: il più subdolo fra questi è quello dell'intenditore. L'alcolizzato che vorrà mantenere una qualche rispettabilità sociale troverà alibi nel dichiararsi un moderato consumatore perchè intenditore di vini e altre bevande alcoliche, delle quali saprà decantare, dopo aver seguito l'opportuno e costoso corso per sommelier magari con rilascio di attestato, le proprietà organolettiche, gli aromi, e tutto il repertorio di minchiate che industrialmente sono aggiunte alla brodaglia d'uva fermentata e imbottigliata figa.

Generalmente questi poveri fessi resteranno totalmente disorientati all'assaggio di un vino del contadino, o "biologico"  che sa solo e semplicemente di vino. Spesso lo troveranno disgustoso o insignificante o poco alcolico, perché mancherà loro tutta la serie di aromi studiati dagli enologi del marketing. 

Lo stesso meccanismo si applica anche alla droga, ed ecco comparire gli intenditori di fumo, che sanno valutare da profumo, consistenza, umidità etc… la provenienza, la freschezza, la qualità del prodotto e persino, in maniera del tutto aleatoria, i quantitativi di principio attivo da dati sensoriali sicuramente ingannevoli ma accettati convenzionalmente per buoni. Ecco gli intenditori di cocaina che all'assaggio sanno valutarne la purezza, la qualità, il taglio, che sanno quanto e come scaldare il piatto per la sua lavorazione prima dell'assunzione. Tutti rituali assolutamente vuoti e artificiosi come quando negli anni '80 era quasi un reato accendere un chillom con l'accendino a gas e uno doveva aver sempre dietro gli svedesi o meglio ancora cercare un legnetto per l'appizzo. Tutte cazzate che cambiano con la moda ed i gusti e le necessità del momento. 

Detto questo non starei nemmeno a scomodare questioni d'ordine morale che per altro sono parimenti responsabili della devastazione della vita di molti, perché attraverso l'imposizione e la paura hanno trasformato la salute e la cura di sé in atti di privazione e penitenze, togliendogli ogni attrattiva e depistandone le potenzialità psichedeliche (psichedelia intesa nel suo senso originale di espansione della coscienza): questo almeno nella nostra bella teocrazia cattolica dove la cura di se stessi è diventata il rifugio dai peccati, la fuga dalle tentazioni del "maligno", perdendo ogni connotazione vitale, infantile, creativa (e quindi potenzialmente sovversiva) - diventando invece distanza, irrigidimento, ottusità, chiusura. 

E a parte la morale cattolica, io trovo assolutamente IMMORALE finanziare per mio piacere o per colmare un deficit di serotonina, prodotti che comportano l'esercizio della violenza e della crudeltà su altri esseri viventi, umani ed animali. Come si fa a dirsi alternativi e a sentirsi tali se fumando o assumendo sostanze illegali si vanno a finanziare la MAFIA e le organizzazioni criminali che vivono e prosperano nella prepotenza, sfruttando in modo violento persone e territori, per le quali la droga è il CORE BUSINESS?  (tutta la droga anche quella "leggera") Cosa mi ci rappresentano questi alternativi da ballo e cannone alle manifestazioni contro la Mafia? Alle commemorazioni di Impastatato, o di Falcone e Borsellino? O sono tutti coltivatori diretti? Forse se non vivessimo in una teocrazia cattolica burocratizzata, borbonica e corrotta avremmo da tempo liberalizzato e quindi tolto dalle mani della criminalità organizzata, le sostanze. Vero è che siamo del tutto incapaci di trovargli una collocazione nelle nostra società al di fuori dell'uso mirato alla distruzione (di sovversivi, emarginati, eccessivi, diversi, devianti etc..) così come siamo incapaci di collocare qualsiasi comportamento non conforme. Cose queste che riescono bene solo a quelli che fino a pochi anni fa venivano definiti "primitivi" - è universalmente noto che fra gli indiani d'America i "matti" avevano ruolo di "persone sacre" di cui tutta la comunità si faceva carico, ma non come un peso, bensì come un dono! - e sempre fra gli stessi i riti del peyote a cadenza regolare, canalizzavano nella comunità tutta un'esperienza altrimenti devastante, trasformandola in un occasione di contatto con gli antenati, di visione del futuro, in un'esperienza di reinterpretazione e rivelazione della realtà. Altro che sballo e fuga della realtà! Perché fuggire da qualcosa di bello? Per questa gente la vita era forse dura, scomoda, rischiosa ma non certo qualcosa da cui sfuggire!  


E allora? Scomoderei solo l'economia spicciola della vita quotidiana e valuterei molto alla buona se il gioco valga la candela, quando la libertà da ogni dipendenza, è libertà dalla schiavitù da abitudini deleterie, costose, artificiose, inutili che alla lunga perdono la loro aura magica e misteriosa per diventare il leit motiv di una quotidianità penosa, fatta di risvegli drammatici in preda all'astinenza, di sogni più simili all'anestesia totale che ai voli pindarici dell'immaginazione, dal momento che la prima a morire è proprio l'immaginazione, che illudendoci di foraggiare abbiamo invece avvelenato e reso sterile. 

L'unico modo concepibile di consumare stupefacenti è coltivarseli, oppure se si conoscono le proprietà di talune erbe, bacche, radici o funghi, raccoglierli e prepararli a proprio uso e consumo, e soprattutto NON LUCRARCI!  Perché in molti, nonostante si travestano da colorati fricchettoni o si riempiano di piercing e tatuaggi minacciosi, sono solamente dei business-men, come quelli col cravattone, altrettanto avidi e nocivi per la società. Individui gretti che alimentano il meccanismo dei falsi bisogni, quelli indotti che vengono fatti credere indispensabili come bere, mangiare, dormire e sognare e rinnovano Il falso mito del Ribelle, un mito astuto costruito a tavolino agli albori del Cinema, quando si gettavano le basi del condizionamento di massa e del culto della personalità. Un mito volto proprio a coinvolgere quei "bastian contrari" da sempre riottosi all'uniformarsi, creando contemporaneamente una dipendenza e una carenza da colmare. La malavita organizzata ha prosperato su questo da sempre, pilotando ad arte abbondanze e carestie. Il divieto inoltre imposto dalle leggi borghesi di colmare quella carenza, viene vissuto come mancanza di libertà. Perciò se tu fai di tutto per soddisfarla, diventi automaticamente un ribelle e un paladino della libertà. Un BIG JIM Morrison. Anche se non scrivi liriche fulminanti… 

Mentre l'unica libertà è semplicemente non avere dipendenze. 

Nel frattempo è morto un altro amico mio, e siamo a cinque nell'arco di pochi anni: altri ancora se la sono vista brutta fra galera, incidenti, malattie fisiche e mentali. E chi si è salvato? Solo pochissimi si sono, come si suol dire, "rifatti una vita": sono fortunati, volenterosi, persone brillanti, illuminati, spesso la combinazione di tutte queste cose. Gli altri sono nella "risacca". Fantasmi, tossicodipendenti, alcolizzati che non sanno di esserlo, cocainomani che pensano di essere molto ganzi, dinamici e creativi: a loro pensava Romero quando creò lo "zombi" - estremo esempio di un esistenza ad orologeria spesa in code in macchina e centri commerciali, o qualsiasi altro luogo d'intruppamento, rincorrendo un benessere artificiale, dominati dalla compulsività a consumare e consumarsi. Scampati, non-vivi più che non-morti, mantenuti in vita fra ricadute, SERT, metadone e comunità di recupero. Vi sembra una vita sgargiante? Il mito di trainspotting? Un colossale inganno e la posta in palio è la Morte oppure una routine parimenti angosciante di quella della schiavitù del lavoro (del "travaglio") - un oceano di dolore sulla cui battigia rotolano gli scarti di un sogno oppiaceo chiedendo macchinalmente con voce monocorde "ce l'hai un euro per la miscela?". Gli scarti dei paradisi artificiali, gli esoscheletri abbandonati di cicale spente dall'inverno nucleare. Che grandissima presa di culo.

giovedì 19 luglio 2012

Alla guerra, alla storia, alla gloria.


Cruda 
e insapore
macellazione
di marionette
quiete metallica
di reti stese
e pietre 
perplesse
nell'unica espressione
concessa loro
come Clint senza il cappello
da quando restaron
di sasso, calma
e gesso, futuro con scasso
agile incerto,
manomesso e mai aperto
regalo scondito di
agitatori d'ali
di pipistrello,
di forconi, di cannucce
e manganello, di gladi 
e gladioli, di ricami
ridicoli, di sponde
e saliscendi,
di anse e trasalimenti,
di nuovo dotato
di antenne cromate
e telescopiche come
la radio del nonno - 
di nuovo attraversato e 
a tratti sorpreso
dalle inquietudini 
zuccherine
che gonfiano le formiche balia.
Voglio essere stato.
Qualcosa, non tutto.
Non come ripara 
lo sventurato
sorpreso da 
un nubifragio, non
specchio né domanda
letta a rovescio -
Non permanere dell'aria
né grottesca incisione
sulla corteccia
cerebrale dell'albero 
della vita interdetta
e sgraziata moltitudine
di io inevasi,
proroghe d'esistenza
sulla superficie spiegazzata
dei cieli
al numero inesatto
al nume decaduto
alle pietre che
piangono, alla 
Luna invasata
che frettolosa attraversa
la notte di burro
come una lama calda e bianca
alle sorgenti di ogni 
tramonto su cui
stendi lamine d'oro
alle bende e i balsami
che conservano faraoni
eviscerati, ai gatti
che vigilano i sepolcri
ed ai gufi che ti
guardano negli occhi
quando la disperazione si
impasta all'estasi
e scopando nei tempi
e modi del calore
restano attaccate
ai getti di seme
che disegnano ideogrammi
indecifrabili sul tuo
ventre - alle ore ed i
minuti ed i secondi
fino alle frazioni
impercettibili che
fanno sembrare il tempo
immobile - al 
calore ed all'estrazione del dolore, come
diamanti da una terra rossa di
schiavi e derelitti
una terra grassa e
spietata su cui nessuna
bandiera sventola
dove nessuno è capace di carezze
dove la pace è una
faccia inespressiva e
il silenzio che gonfia
le sue labbra 
serrate. 

"Alla guerra, alla storia, alla gloria"

domenica 1 luglio 2012

Universo Panperso




L'emarginazione è prima di tutto qualcosa di sgradevole alla vista, qualcosa che diresti brutto oggettivamente perchè sgraziato, fuori tempo, qualcosa che non torna, un errore di calcolo, uno squilibrio, un inciampo, la fine di una serata di ubriachi che tornano a casa soli e contenti di esserlo perchè inammissibili, rutteggianti, in preda a spasmi intestinali. È la fine della compassione fasulla, dell'amicizia perchè si sta male, degli abbracci dovuti… è quasi una benedizione ed una presa di coscienza. Può risultare rilassante, venata di considerazioni sedative, rivoletti di eroina, tregua insperata nella lotta quotidiana per un organismo efficiente finalmente bolso, indifferente e inconsapevole. Una presa di coscienza che è inconsapevole, per le ragioni inappuntabili della sopravvivenza, e poi quei sogni di baci e umani sodalizi così remoti e per fortuna inaccessibili ora in questo momento di … Volevo dire: di me con me. Non significa nulla. L'amore per se stessi è un inganno, come l'immagine riflessa di Narciso. In quel riflesso sempre si contempla un altro che manca.

27/09/2010

Ho visto un ragazzo nero 
d'incomparabile tristezza e
bellezza. Non aveva nulla di
reale ma era reale.
Diciamo che prima non era
triste. Lo è diventato sul finire
del concerto di questo gruppo
americano, di New York
molto bravo, molto "camp"
e lui sedeva in un angolo
senza muovere un muscolo
solo gli occhi ribaltati indietro
in un segno d'uggia
millenaria, per la schiavitù
patita dai suoi antenati forse?
che da dolore è diventata
noia per questo mondo in 
bianco come le diete degli
ospedali - come a dire: 
che palle!
ancora loro, ancora noi.
Ora lui, a parte il colore
della pelle non aveva nulla
di diverso da un qualsiasi 
sfigato che era lì dentro
era assolutamente conforme
al desiderio di conoscere
ed essere ignorato
che SCHIZOFRENICAMENTE
si produce
non aveva attenuanti etniche
non aveva motivazioni
religiose, non rivendicava
retaggi - percepivo solo
una straordinaria bellezza
del tutto ignorata
da chiunque - Per un po' abbiamo 
ballato insieme e mi
è sembrato così piacevole e
spontaneo e inatteso.

Una vitalità che mi è estranea
di piloti, fotomodelle, pubblicità,
entusiasti, arti varie, volenterosi,
volontari, intraprendenti, ubriachi,
salutisti, milionari, convinti,
amanti, indifferenti
estraneo a costoro
alla vita come essi la 
riproducono
scorgo oltre la prudenza (la paura)
la meschinità di sopravvivermi
e la noia crescente di
interpretare il mio ruolo brillante
negli spazi che mi sono concessi
è poco e fragile
e s'imbatte sugli altri
inciampa,

UNIVERSO PANPERSO

Impossibilitato a leggere
partecipo a questa regata
con Corona, Lele Mora, Schifano
un pubblico di gatti clonati
ci assiste senza interesse
eccezion fatta per la prurigine
di una pallina che saetta 
irregolare il teleschermo
la voce lamentosa di mio padre
l'ostilità per tutti questi ex-amici
l'impossibilità fisiologica
costituzionale di avere e sostenere
idee aperte e liberali
l'attrazione-repulsione per il nazismo
gli pneumatici a buon mercato
su cui rotolare la storia
(bella storia…) in Terzo Mondo 3D
senz'occhialini, con la meningite
con la sciatteria e la presunzione
da ventenni del ventennio
l'impossibilità di comprendere un 
atto spontaneo e disinteressato
una telefonata pour parler, senza
richieste, scambi, motivi, calcoli
l'impossibilità di accettare l'ingratitudine
e la mia metamorfosi in ossessione
per fazzoletti sporchi 
lasciati per evidente disprezzo
nei miei confronti sulla mia scrivania
l'impossibiltà di comunicare
le visioni abbaglianti del mio passato
nell'attimo stesso del presente
in mezzo alla gente a cui sono estraneo
mi ricordo un tempo in cui
stavo nei bagni ad asciugare
la passera alla mia fidanzata.
Non puoi uccidere un fantasma
esso aleggerà nei secoli, per l'intera
durata dell'eternità sulla mia anima
sarà il mio karma, il mio dharma, la mia condanna
anche se rinascessi, lei sarà lì in qualche forma
a ricordarmi il mio ignoto compito ancestrale
da risolvere fino al nirvana
che sopraggiungerà quando e come
nella replicazione delle cellule
una sola cellula diventano due
così i destini verranno finalmente sciolti
e non dovrò più tollerare l'idea che esisti
che sei esistita e che esisterai
impossibilitato all'esorcismo
osservo divertito con crescente disprezzo
il disperato imputtanirsi di fidanzate ignorate
un précis de decomposition dell'amore, l'amore di Berlusconi
ecumenico, lussureggiante e falso,
l'amore vaginale, interno, solipsistico di Anna Oxa, e questa
cronaca differita di croci uncinate
che hanno smesso di selezionare e sezionare
e girare girandole in una bonaccia umida
gonfia di attese sconosciute.
È un mondo di nazisti, chiassosi, truffatori da tre soldi
come nei film di Totò, la pendola di Schopenhauer
ha cambiato colore
ed oscilla adesso fra tragedia e ridicolo.
- SIETE GROTTESCHI, TERRESTRI! -


"Il Nuovo Ludo"
in questo momento
è iniziato l'autunno
e  io sono in maglietta
ma vaffantasm'…

8/10/2010 ore 14.18 inizio autunno con vento
Ricordi?
Inzuppavi il cazzo nella grappa
e poi lo succhiavi delicatamente
ora passi rapida
sul velocipede
e fai un cenno con la mano
e non so se mi stai salutando
o semplicemente
curvando.

L'appartenere con orgoglio a qualsiasi cosa è già fascismo.
Dovrebbe sgomentare la scoperta di appartenere e rispondere unanimemente ai richiami della propria specie. Altrochè orgoglio! La fine del sogno dell'identità, dell'individualità che tanto ci ha reso tronfi, dovrebbe di conseguenza rattristarci. No, l'illusione continua a incoraggiarci ad esistere (ad esistere in un certo modo, quello "orgoglioso") - Ci rotoliamo in questa fatuità, ci pensiamo unici (è vero solo biologicamente) ed invece esauritasi l'anagrafe e qualche capriccio, eccoci ricondotti ad un gregge litigioso d'animali che volevano essere Dei.

Fashion is Fascism

Immagini sfocate.

Vorrei essere tollerante come un animale
spietato e dedito all'amore senza riserve
gagliardo nel saltare di mobile in mobile, come un gatto
osservatore estremo delle microvariazioni ambientali
del volo delle mosche
e nel disimparare la scrittura, tacere le parole
che la bocca arida riserva serrata al disprezzo
e poi perdermi nei pensieri continui
come scommesse che si sanno perdute, nell'avambraccio
che si stende a mostrare vecchie bruciature
di adolescente tormentato
che reclamano adesso uno spirito indomito
che non trova asilo in queste carni molli
in questa resa incondizionata al laissez-faire - 

No, tesoro
non c'è abbraccio che mi 
colga impreparato al 
terrore, al rivelarsi
di una cellula violenta
che silenziosa
attende la sua duplicazione.
L'unico rifugio è una solitudine inetta
di uomo sconcertato
di ribelle sedato
da invisibili fustigazioni e ammonimenti astrali che
non lasciano ombra di dubbio nè assoluzione.
Vorrei raccontarvi la gioia
che certe mattine mi agita
come un souvenir, una palla di vetro piena d'acqua e briciole
di finta neve, come un natale compresso
e un lampo di memoria di questo cugino invidioso del mio regalo, che lo butta a terra
fingendosi maldestro e lì la mia rabbia di bambino e la mia tolleranza di bestia
che si concludono e in questa notte senza sesso
svaniscono come le parole biascicate di chi si addormenta.
Evidentemente sconto i miei peccati adesso.
È così ovvio che mi sento quasi felice talvolta.
E le altre volte?
Remissione.

Sono un monaco lussurioso
e infingardo che nulla chiede
a viva voce ma tutto
silenziosamente pretende - 
Sono una fica che le donne
alienano dal loro corpo sacro. 
Sono una lesbica scolpita nella peluria e nel grasso, senza risposte,
solo desideri fugaci di fantasma.
Solo pelle che si nasconde e distrattamente si masturba
con disperata timidezza, come farebbe uno psicopatico
a cui avessero tolto la volontà cieca di ferire.
Sono l'indulgenza borghese
che manomette il suo stesso meccanismo
di benevola afflizione (quando ama).
Sono il panico
travestito d'infarti e di alibi per una crudeltà giocosa.
Sono quello che gioisce quando fa male
e che un minuto dopo piange la sua vittima.

Un manipolatore di cazzi morti nel ventre immacolato della vergine natura.
Un nido di morte che cova la sue uova cadavere per portare a termine una gestazione di morti, morti per davvero e morti perchè non si poteva fare altro che considerarli morti. 
Sono l'immensa fabbrica del rancore che non si perita più, ed è stufa di nascondersi.
Sono un animale che deve imparare la lezione di bestia dimenticata.
Sono uno che ha smesso di disegnare e di credere in qualsiasi cosa che puzzi d'arte.
Sono tua madre che ti raccomanda il posto sicuro.
Sono tuo padre che annuisce alla saggezza della consorte.
Sono i tuoi amici che ti dicono: "non troverai di meglio". Sono te!
Sono te, che ti dico che è vero! Sono il Budda che ti consola quarantenne, sono il cattolicesimo accantonato con facile e falsa determinazione. Sono l'ateo che conserva i sacramenti e chiede l'estrema unzione prima di crepare. Sono il suicida a cui benevoli parroci concederanno una messa. Sono il terrorista che non ha trovato le armi. Sono la pigra effige che ogni mattina ti guarda allo specchio. Sono tua sorella trombata da un manfano odioso. Sono tuo fratello che ti rinfaccia i suoi molti pompini spregiosi. Sono una donna violentata da piccina e il suo stupratore. Sono una caramella che caria i tuoi denti e un bacio dato in ubriachezza. Sono una tipa scopata in stato d'incoscienza. Sono ubriaco e come scomposto mi muovo nel tuo orizzonte di saggezza -  Sono un malanno, un colpo della strega, un inverno immeritato, una vagina apparsa su una roccia e una roccia ascoltata dietro la vagina.
Sono tuo figlio che ti picchia. Sono un miserabile che non conosce punizione adeguata ai suoi misfatti. Sono il tuo miglior amico morto mentre lo aspettavi con la bamba. Sono quello che ha perso qualche giorno… e sono stato in Cina per cercare di rendermene conto ma non ho capito un cazzo nulla. E poi ho smesso di fumare ma ogni tanto fumo ancora come un adolescente di nascosto. E poi ho smesso di fumare per ingrassare ancor di più come un animale senza tolleranza ma solo come un animale di vizi - come una compulsione, un fremito, una brezza improvvisa che chiama la polmonite.
Aggiungimi al tuo libro nero di pessimi amici, non di nemici, ma solo cattive amicizie, di quelle per cui venivamo messi in guardia, ma senza il brivido delle trasgressione. Solo una meschina declinazione dei tuoi giorni più di merda. Vai!

DE COMPOSITIONE
(il circo di mosca)

La lenta,
inesorabile
evoluzione
verso il compattatore
di rifiuti umano.
La generosa elezione del Verbo
che coincide con la sua
corruzione.
Verbum cara est. Già andata in
malora. Ab negata al virtus
e innegabilmente variegata
di caleidoscopico pus.

De pustibus non est disputandum…
La decomposizione non si discute. Si ha.
Qual piaga di decubito
da troppa fermezza.
Da giaciglio duro da incubo decubo.
Su cui dormire
resti d'altri  sonni.
La biologia pura del necessario
letargo che ci avanza. E noi
avanziamo… compatti!


"Il Club degli Insospettabili" (titolo italiano) - 1980
con Sylvester Stallone e Sophie Marceau
Siamo a Parigi, prima metà degli anni '80. Da un tombino nei pressi di un passaggio sopraelevato, una donna dal volto di rettile occhieggia alle ignare vittime. La sua pupilla è a fessura come quelle dei gatti, ma posta orizzontalmente. Con un balzo assale un'altra donna che scende dalle scale e succhia i suoi globi oculari. Il contagio è istantaneo, la vittima a sua volta aggredisce altri passanti. 
La donna rettile è magra e ben vestita con un completo nero di stoffa lucida tipo raso. Dall'altro lato della strada, da una bancarella, sotto un ombrellone rosso e bianco un'altra donna rettile aggredisce i passanti. È il caos: alcuni sia aggressori che vittime vengono travolti dalle auto che passano di lì, velocemente. Alcuni autisti si fermano e vengono aggrediti a loro volta. Una ragazza rettile (Sophie Marceau) si allontana nel trambusto e sale sopra una macchina sportiva decapottabile color caramello.
A casa, in un minuscolo ma elegante appartamento parigino, la attende quello che pare essere il suo ragazzo, un giovanissimo Sylvester Stallone: indossa una camicia da smoking senza maniche e una cravatta nera e argento sottile.
Sta parlando al telefono mentre sta stirando i pantaloni. Poi appoggia il telefono alla parete dove c'è una specie di rastrelliera piena di telefoni e un monitor TV.
Titolo italiano - "Il Club degli Insospettabili" cassetta VHS lasciata da Michele nel videoregistratore.