sabato 6 ottobre 2012






Il mago Gufo con la faccia di David Bowie, sgargiante nel cielo notturno, con un'alabarda scintillante fra gli artigli, scambiata spesso per una Luna sgargiante nel cielo notturno, quelle svenevoli rimpatriate sul ciglio di una strada percorsa da rombanti motociclette, congresso di amanti anziani; tutta di paillette è l'insonnia - brilla, di ogni estraneità si fa manto, ogni singola incomprensione è un diamante.

L'invisibilità che mi avvolge è come un plaid steso sulle gambe ai riccastri sul ponte lido - trans atlantici che con la serietà dei balenieri si radono il mento ispido, la pelle di carta vetrata, gli occhi come secchi di acqua sporca; l'invisibilità è l'ingratitudine di chi ha smesso di viverci e dura fatica a riconoscere d'averci vissuto; gli è di peso, un'uggia la memoria per chi è uso all'oblio - l'invisibilità è l'invidia, è la cattiva coscienza di chi è invisibile, va detto, perché è un picco di lucidità fastidioso come il fischio di un microfono e l'urlo della sirena quando ti passa accanto, un cristallo che esplode al do di petto; un eccesso di nitore che sgrana l'immagine, la secca, la brucia sul fondo del tegame. 

L'invisibilità è la scelta sbagliata del sant'uomo, la ripicca disgustosa del marmocchio cresciuto e malavvezzo, l'unicità del figlio senza fratelli né sorelle, un gatto che si nasconde nell'iperspazio e l'iperspazio era sotto il letto, fra valigie di fotografie e quaderni polverosi - come inganni e miraggi si depositano queste prove a carico del vivente, s'accatastano per lo più inosservate, in disuso nell'urgenza del presente; come animali non dovremmo forse che portarci dietro il nostro corpo? Solo quello, il sacco che ci contiene vivi in ogni istante, che reca i segni di cadute e baci, graffi ed epoche, i peli bianchi, ed il sospetto che scionna dai torpori senili - odiare la giovinezza come si dovrebbe odiare ogni passato e schiattare beffardi, con un ghigno da antibudda inciso sotto al naso spento d'ogni sospir…

Invisibile alla vita adesso, il carcasso s'avvia verso qualche destino di carcassa e relitto, allo smantellamento, decomponendosi non senza grazia, mummificandosi, piano piano, un pezzo alla volta, sparirà - sparirà nel pertuso prima, per allontanarlo dai cuori dei viventi che l'ebbero a cuore; sparirà poi davvero, risucchiato da ogni parte, tirato da mille aghi, bevuto da mille cannucce, morsicato dal mille piccole bocche, assorbito dalle radici, dalla terra grassa, da dubitare che sia mai esistito - ma quest'occultamento interesserà poco all'ecumene - ancor più infame e vana sarà la sorte dei relitti di chi fu pienamente visibile. Diventerà prima leggenda, poi favola e poi favola storta, quindi frammento, atlantide platonica, scaglia di marmo su cui si scorge un tipo sbreccato, sassoscritto consumato dai misteri della fede e dalle mani dei fedeli, ritrattazione, dubbio, infine lapsus, impressione fugace, tic e nulla.

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