martedì 2 ottobre 2012

La Cura




Volete disintossicarvi definitivamente da Facebook? Vi consiglio la visione di "The Social Network": la deprimente epopea del più giovane miliardario dei giorni nostri si srotola con tutte le icone della sfiga nerd che portano ad un successo planetario, fra intrighi, birrini, stato d'ipnosi davanti al monitor, monologhi interiori in linguaggio macchina, revanscismo nei confronti della donna amata che non ti ha riamato (anche perché oltre che bruttarello eri pure un bello stronzo fatto e finito che dopo un appuntamento la sputtani via blog con una serie di tristi acidate da nerd sulla coppa del reggiseno di costei... almeno nel film) Il film è ambientato quasi sempre in stanze con le finestre chiuse, che sono l'habitat ideale di chi si fa anche 72 ore di fila a scrivere codici con l'immancabile birretta o beverone da litro con cannuccia e merendina velenosa, pizzaccia spugnosa o altre schifezze della cucina povera statunitense. 
Sapere che i nostri dati personali più intimi, la nostre confessioni, i nostri dialoghi, i nostri gusti e i nostri punti deboli sono tutti nelle mani di questo tizio deprimente, oltre che inquietare mi rattrista. Anche per costui vale quello che avevo scritto tempo fa sui geni della nostra epoca: sono quasi tutti dei mentecatti alle soglie dell'autismo, macchine funzionali ed efficienti prive di ogni forma residua di coscienza, di etica (sarebbe chiedere troppo) - la loro componente "umana" è saziata da una provvigione inesauribile di "nerd stuff" come fumetti, giochi di ruolo, videogames e tutto il repertorio di stronzate ideate per chi non ha accesso ad una vita sessuale e affettiva soddisfacente, ma deve mantenere sempre sveglia ed efficiente la megamacchina di cui è il cervello. 
Prima di cancellare definitivamente il mio profilo facebook mi sono fatto mandare indietro tutto quello che avevo scritto, postato, pubblicato... ti arriva tutto, anche se è ovvio che una cancellazione effettiva di ogni traccia è di fatto impossibile, poiché non puoi cancellare le interazioni che hai avuto con altri, e i tuoi dialoghi restano lì nel profilo di quelli con cui hai dialogato.
Ti arrivano anche i file di log dove sono riportati con sconfortante precisione, IP, ora di accesso e di uscita da ogni sessione di Facebook. Questo è il meno: siamo tristemente avvezzi ad essere rintracciabili sempre e ovunque, quasi che nella nostra epoca balzana, si avverasse quella paura infantile per la quale se non si è presenti, forse si è morti o non si è mai esistiti. 
Il multimiliardario nerd, poi ti chiedi, cosa se ne fa dei multimiliardi? La sua vita è la stessa. I barbecue, le birrette, e le ore e ore passate in stanze dalle tapparelle abbassate  a scrivere codici, con qualche bravo squalo in più al proprio fianco che ne spolpa i tranci di cui è incapace di nutrirsi. 
Se avete ancora un profilo facebook vi consiglio di visitare la bacheca del suo fondatore, il signor  Zuckerberg: un'elogio alla piattezza, un canto monocorde di eventi che si accatastano senza gioia né dolore, all'americana "things happen", con quel pragmatismo che non legge e non vuol leggere fra le righe, per cui le cose sono puramente oggettive, senza alcuna valenza ulteriore. Si possono usare come simboli, come esempi, come altro da quel che sono, ma sempre per un fine pratico. 
Tutta la cultura americana di questi ultimi decenni pare impregnata di questa "coolness" - da Bret Easton Ellis a David Foster Wallace - descrizioni desolanti, sardoniche, iperreali di persone, luoghi, azioni che hanno come unico orizzonte una loro monetizzazione o la morte. Un mondo manicheo suddiviso fra chi ce la fa e i losers; un mondo che per come è strutturato si regge proprio sulla gran massa dei losers che vengono ogni giorni illusi di essere dei vincenti, perché non conta essere una stella di prima grandezza, uno può essere un grande anche a fare il rappresentante di viti del sei. 
E così siamo tutti vincenti anche se abbiamo perso tutti. Perché a tutti tocca una pallina di benessere fittizio, tutti diventiamo intenditori di vini industriali, tutti andiamo in ristoranti e locali che devono darci quella sensazione di lusso e privilegio che come la fama warholiana, concessa a piccole porzioni di quarti d'ora, spetta a tutti. E non potendo stare tutti in TV, ed essendo internet sicuramente più "figo" della TV, è stata inventata la droga definitiva. Facebook.
Una droga (apparentemente) innocua: una droga che dà dipendenza come le droghe "fisiche" (quelle che si poggiano sull'assunzione di una sostanza) e come quelle  ogni giorno è necessaria l'assunzione di una dose. Una dose di socialità "forzata": come nel mondo della tossicodipendenza, ognuno si crea il proprio personaggio. Ci sono i cinici e caustici che sferzano e incalzano, i saggi che moderano e concionano, i buffoni, i simpatici per forza, gli ottimisti, gli ipocriti, i ganzi e gli sfigati. Il tutto con quel senso d'impunità che ci da il parlare da dietro una tastiera. In fondo è molto simile al mondo reale, e del mondo reale è una espressione autentica, fedele, quasi un calco. Un' impronta. Perché, oltre che una droga (in quanto crea dipendenza) è uno strumento di marketing anzi LO STRUMENTO di marketing più perfetto che sia mai stato creato, in quanto nessuno ti forza a fornire informazioni su chi sei e cosa ti piace, ma sei tu che glielo dici e dettagliatamente, ogni giorno, ad ogni "mi piace" che dai. Siamo oltre la "privacy" che è un concetto che forse andrà a morire, anche perché un po' ridicolo oggigiorno, e i confini del nostro orticello in un'epoca di così massiva "connessione" sono sempre più labili. 
Dicono che l'unico computer sicuro è un computer spento: in effetti APRIRE LE PORTE  come in un dilemma orientale, comporta delle conseguenze in cui si equivalgono vantaggi e svantaggi, e l'unica componente che garantisce il successo o l'insuccesso della propria azione è il tempo, la scelta del momento giusto. Lo sa bene chi dopo aver preso un virus si arrocca fra proxy e firewall, salvo poi scocciarsi dopo un po' e allentare la guardia perché la navigazione non è più "fluida".
La nostra propensione naturale alla fluidità e all'armonia ci fanno commettere tante sciocchezze. 
Non demonizzo Facebook, ma lo vedo così per quel che è: uno strumento che si fa droga e viceversa, una droga che si fa strumento. La sua natura ambigua lo rende indolore: non creerà forse mai lo sfascio sociale che creano l'eroina, la coca, e le droghe sintetiche. Nessuno vorrà mai prendere troppo sul serio questa tesi anche se c'è chi già in ambiente scientifico lo ritiene una droga: come la TV a suo tempo non fu mai considerata una droga anche se la teledipendenza esiste, così come esistono la dipendenza dal gioco d'azzardo e lo shopping compulsivo. Allora diciamo che ci sono strumenti di per sé innocui che possono scatenare comportamenti potenzialmente dannosi per noi e per chi ci ama. 
Arroccarsi è inutile: dobbiamo però sempre trovare cinque minuti per chiedersi come le cose funzionano, come le usiamo e se le usiamo in modo costruttivo, creativo e soddisfacente. Quando uno strumento ci fa trascurare gli affetti, ci tiene sulla corda in attesa di un responso, ci rende inutilmente aggressivi e ci comincia a mangiare il tempo e la libertà allora forse è il caso di rivedere il nostro rapporto con questo strumento. 
Io da facebook mi sono cancellato: anche perché sinceramente mi stava annoiando. Mi annoiavano i santini (la gente non scrive più, condivide queste figurine con frasi, citazioni etc... è più comodo e non rischi del tuo scrivendo i tuoi sfondoni sgrammaticati) mi annoiava l'esternazione continua di meschinità quotidiane tipo "mi scappa da cagare", "oggi sono incazzato", "vado a comprare il pane", "ora sono a Belgrado"... ma chissene? Forse a Zucchemburgo gliene qualcosa, così se sei al cesso può piazzarti la pubblicità di una carta igienica, se sei incazzato può suggerirti un calmante, se hai fame un fast fuddo, se sei a Belgrado suggerirti un "mi piace" sulla fan page di Kusturica? Ma a me? A noi? A te stesso?
In questo io non vedo apertura e libertà, vedo un'ossessione di esserci per non sentirsi soli. La libertà di un blog è quella di esserci anche quando non c'è e non lo si vuol leggere, la libertà di chi vuole andare a leggerselo. La libertà dal feedback obbligatorio. Poi ti puoi sentire una voce nel deserto, ma non credo che di questo male, facebook sia la cura.

La cura è praticare una lievità nuova che è quella del sapere assentarsi, del non esserci sempre, anche perchè sempre ci siamo, anche oltre la nostra dipartita qualcuno ci ricorderà volentieri se non stiamo sempre lì ad assillarlo con il nostro "profilo". Un'assenza che medichi la memoria nostra e di chi ci è vicino, che ci riabitui a ricordare e desiderare gli altri, anche perchè ci mancano e non perchè c'è un loro feticcio sempre lì a ricordarceli. Un nuovo esercizio di autonomia, di indipendenza e di libertà. 

Nota finale: facebook evidentemente è alla stanca e sta per esaurire la funzione per cui fu progettato. Infatti le sue azioni crollano. Non temete: c'è sempre twitter. E poi c'è Google che sta tirando fuori dal cilindro tanti bei conigli. Non temete, non siamo mai soli e fra una merendina e una birretta i Geni della nostra epoca sfornano sempre nuovi ed inutili passatempi.

9 commenti:

  1. Ecco vedi, se eri sul Facebook ti mettevo un mi piace.

    RispondiElimina
  2. questo si che è "twittare" :-)

    RispondiElimina
  3. credo comunque tu possa fare mi piace dalla barra in alto sotto il titolo.

    RispondiElimina
  4. Mi ero cancellata anch'io una volta da facebook, ma poi un giorno sono capitata sulla pagina di facebook quello del login e c'era ancora memorizzato il mio nome e password...appena cliccato...riecco la mia pagina come l'avevo lasciata...mi sono chiesta..ma cavoli da facebook non ci si può mica cancellare...tu come hai fatto?
    Ora sono di nuovo su fb ma sinceramente sono tante le volte che ho pensato di ri-cancellarmi ancora..
    Ciaooo
    Marta

    RispondiElimina
  5. http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account

    da questo link un po' nascosto si accede alla cancellazione definitiva che dura 2 settimane per darti tempo eventualmente di cambiare idea.
    Ti consiglio prima di scaricare tutti i tuoi archivi così ne hai una copia. Per effettuare il download della storia di Facebook bisogna andare nella pagina delle Impostazioni Account.Verso il fondo si dovrebbe notare una nuova opzione “Scarica le tue informazioni”, prima di “disattiva Account”.

    La disattivazione che trovi qui è temporanea, è per quello che quando ti sei riconessa ti ha riconosciuto. Il link sopra invece esegue (dovrebbe eseguire) una cancellazione definitiva. Si consiglia in alcuni siti di perderci un po' di tempo e prima di effettuare la cancellazione, cancellare manualmente tutti i dati sensibili dal profilo (scuole frequentate, lavoro, indirizzo, numeri di telefono, e-mail, foto caricate, etc...)

    ciao!

    RispondiElimina
  6. A parte il tacere pietosamente sulla definizione di giochi di ruolo, videogames e fumetti come semplice "nerd stuff" o stronzate, visto che sono conclamate forme di espressione spesso con un enorme spessore, non penso di essere molto d'accordo nemmeno col resto del discorso, o forse il discorso l'ho capito male io.
    Sapere della vita privata di Zuckenberg non mi influenza sul giudizio riguardo ai suoi prodotti. Soprattutto, non mi influenza se quello che conosco della sua persona è un film su di lui e la sua bacheca... non mi interessano le sue abitudini, cosa mangia o che, mi interessa come posso utilizzare lo strumento che ha creato. E quello che mi sembra sfugga sempre in questi discorsi è che si parla di strumenti, non di droghe o abitudini. Ho frequentato a lungo in forum in cui vigeva, per lunghe e poco interessanti ragioni, un clima di guerra più o meno fredda con un altro che parlava dello stesso argomento. Un mio amico perdeva il sonno a battere e ribattere troll su un altro forum ancora. Se dovessi seguire il tuo ragionamento, direi che allora i forum sono una droga, non facebook. Ma lo sono anche i blog, allora, e se adesso lo sono meno è perché sono letti e scritti meno. Lo sono anche gli annunci su Genius, che è cartaceo.
    Se devo trovare una differenza nei social network, che è intrinseca a loro e a mio dire fastidiosa, è il doversi esprimere per frasi stringate. Per il resto, questa differenza tra facebook e qualcos'altro io non la noto.
    Mi spiace se i tuoi contatti ti tartassano la bacheca dicendo "mi scappa da cagare"... lo fanno anche alcuni dei miei, ma ce ne sono altri che mi postano articoli interessanti che non avrei altrimenti trovato, mostrano disegni/corti o opere che hanno realizzato che non è sempre detto conoscerei, mi danno l'occasione di discutere di argomenti sensati con gente che non ho ancora conosciuto dal vivo(anche con te, visto che ho trovato questo tuo post guardando il profilo facebook della Cecilia)... io non sono un difensore a spada tratta dei social network, figuriamoci, ma credo (poi il tempo mi darà ragione o no, eh) che persone mature in genere usino questi mezzi in modo maturo. E a volte sbagliano pure, proprio come farebbero in real life.
    La coolness di cui parli, con cui Ellis per me non ha nulla da spartire, esiste ma non la combatti disinstallando facebook. Esiste combattendo l'immaginario che la supporta con un immaginario che la combatta... perchè è dentro è fuori i social network, è nella vita reale come in quella virtuale.
    Anche perché, a dirla tutta, anche il succo dell'ultima parte del discorso a me è sembrata: "mi son rotto le palle e ho disinstallato facebook". Al che, mi chiedo io "e chissene?"
    Magari di questo e della mia risposta gliene frega sempre solo a Zucchebergo ;)

    RispondiElimina
  7. Ciao Hanuman

    la tua circostanziata critica, mi impone alcune precisazioni. Comprendo che tu in quanto fumettista ti senta colto nel vivo dalle mie affermazioni sui fumetti: non vedo però perchè tu debba tacere "pietosamente". Un'affermazione molto "cool" questa.
    Quando descrivo nerd semiautistici che si rifugiano in un pianeta di surrogati, non mi sembra di descrivere nulla di particolarmente irreale. Io con i fumetti ci sono vissuto, prima dell'avvento delle "Fumetterie": Eternauta, Comic Art, Frigidaire su tutti... da bambino invece sognavo con gli eroi marvel, con Topolino; sono stato un onnivoro di fumetti. Me ne sono nutrito, gli albi che conservo con affetto, sono consumati dalle letture...già perchè pensa un po': me li sono pure letti, non li ho comprati come feticci in buste di plastica tipo mutandina usata di liceale giapponese; non ho mai praticato quella plaga che si chiama "collezionismo", il piacere ottuso di possedere una cosa, con il terrore che questa si consumi. Si. E' vero sarò all'antica: ma a me i film piace vederli, i dischi consumarli con la puntina, i libri leggerli così come i fumetti. Si, è vero, nella foga sarò stato un po' tranchant, ma sono fiducioso di trovarmi sempre fra persone di spirito. Credo che Zucchembergo non avrà particolare interesse alla mia dipartita dalla Gran Bacheca, nè altrettanto interesse al tuo restare: valgono le leggi dei grandi numeri. Un algoritmo ti piazzerà la pubblicità di ottimi videogames e fumetti mentre guarderai su FB un corto interessante. E tutti saranno felici e contenti, tu, il pubblicitario, l'inserzionista, io che non ci sono più e viva gesù. Non prendiamoci troppo sul serio, dai: la coolness non si combatte certo disinstallando facebook ma nemmeno standoci a giornata in attesa di un "feedback".

    RispondiElimina
  8. Tibet, non è per fare il "cool" che taccio sulla questione fumetti e non perché cerco di essere un fumettista (che è diverso dal poter dire di esserlo davvero).
    E' perché non riconoscere adesso il valore artistico di determinati media vuol dire più o meno affermare una cosa come: "per me i libri sono pallosi". Che per carità, son gusti, ma la prendi per un'uscita un po' così, che commenti con un: "ah, vabbè".
    Al momento, credo che fumetti, videogames, giochi di ruolo siano surrogati quanto lo può essere la letteratura o il cinema. Se ciò che mi permette di immaginare e di creare storie è un surrogato, faccio volentieri a cambio con quello che non lo è.
    Che poi io sinceramente son pure abbastanza clemente sul discorso "collezionista": non sono un collezionista ma amen per chi lo è... e chi lo è, ti assicuro che si legge i fumetti pure lui come me e te, solo che si compra una copia (quando va bene) in più della stessa cosa.
    Poi ok, era una battuta... è solo che dopo anni in cui si cerca di far capire l'importanza di certe cose che invece nella mentalità popolare passano come "cazzatielle", abbiamo tutti le antenne dritte e il grado di suscettibilità alto.
    Poi, son d'accordo col non prendersi sul serio, io non lo faccio mai. Ma occhio, c'è chi ti direbbe che è la prima regola dell'inside cool :-D

    RispondiElimina
  9. Certo: conosco la questione. Stavo per scrivere a mia discolpa un articolatissimo post sul mio amore per i fumetti e sull'importanza che essi hanno avuto nella mia crescita. La conosco, perchè nel corso della mia vita ho avuto modo di parlarne spesso con molti fumettisti (fra i quali ho avuto il raro piacere di conoscere Giuseppe Palumbo, persona squisita) e questo della "cultura alta" e "cultura bassa" è un distinguo fra i più irritanti e inutili.
    Su tutti, i fumettisti (almeno quelli che ho conosciuto io) sono fra i "creativi" sicuramente i più umani e simpatici. Nessuna spocchia da designer stiloso e modaiolo, niente stramberie calcolate da artista maudit: gran lavoratori, artigiani-artisti sapienti ed umili, sognatori incantati, talenti poliedrici perchè per fare il fumettista bisogna saper fare un sacco di cose tutte insieme: disegnare, saper scrivere o per lo meno rappresentare una storia, essere allo stesso tempo sceneggiatore, regista, mdp e direttore della fotografia. Io su certi fumetti particolarmente coinvolgenti, mi pareva anche di sentirci la musica, figurati… :-)

    Comunque torno a dirti: alla fine mi sembra che stiamo a farci le pulci su una visione che non è poi così dissimile. Sono d'accordo che è l'uso che facciamo di uno strumento a trasformarlo in droga, non lo strumento di per sé. Faccio l'esempio della TV e della teledipendenza per tale motivo. Sul "candore" puramente strumentale di facebook da questo punto di vista, se permetti ho qualche riserva, poichè non è un tubo catodico che spara immagini, ma un software, uno strumento "pensante" e pensato per attirare il maggior numero possibile di utenti. Direi che è innegabile questo, e che in questo FB funziona in maniera eccelsa. Non sono altrettanto sicuro come te della maturità delle persone: siamo molto più vulnerabili di quel che si vuol credere. In un momento di difficoltà o di noia si può trasformare un innocuo passatempo in una forma di dipendenza. Facebook è progettato per innescare questo meccanismo, anche perchè ti tiene per le palle: gioca sull'horror vacui, sulla paura della solitudine, dell'isolamento. 
Accetto, Hanuman, con piacere la tua puntualizzazione cortese e ritratto volentieri almeno per quel riguarda i fumetti: nell'artificio scrittorio si enfatizza e ci si lascia andare a espressioni talvolta iperboliche e spigolose che vogliono provocare e accendere il dibattito. Ma la cosa era molto ironica credimi. Massimo rispetto per tutte quelle persone che come te anzichè smarrirsi nella Gran Bacheca, ne fanno un uso moderato anche perchè sono impegnate sul fronte più bello, quello della creazione dei nostri sogni e incubi preferiti. ;-)

    RispondiElimina