martedì 4 dicembre 2012

Il Diritto e lo Storto





Lo storturamento si aggiorna quotidianamente di misfatti, di canzonature della semplicità: s'addobba, come un funesto albero di natali oscuri, di artifici, che dei sogni e delle belle galoppate del pensiero son tagliole, e mai trampolini. 
Riguardavo con commozione incombente Sacco e Vanzetti, con i bellissimi Cucciolla e Volonté, per caso riproposto su un rai qualcosa del digitale terragno, riascoltavo le parole di Vanzetti \ Volonté, la sua primordiale e limpida richiesta di giustizia, che è nel senso (di giustizia, come parte integrante della natura umana), che è sentire e significato, il giusto significato che si deve dare ai gesti, alle parole, alle richieste. Il governatore lo irride con quel garbo raggelante, quella coolness che tutti amano un po' storditi ancora (e soprattutto oggi) - come tu, Vanzetti, anarchico, chiedi un atto di clemenza a quelle stesse istituzioni borghesi che vuoi annientare? - è la risposta asciutta di Vanzetti \ Volontè che svela il sofismo: io non chiedevo un atto di clemenza ma di giustizia (Sacco e Vanzetti non erano colpevoli del reato che gli fu imputato) e con questo non fa altro che dimostrare nuovamente come le vostre istituzioni siano basate sulla violenza e la prevaricazione.

Nel pomeriggio tornando dal lavoro, ascolto alla radio la voce sepolcrale del bancario che ci governa, affermare la volontà assoluta e incontrovertibile di realizzare la Torino Lione, indifferente a qualsiasi mozione "dal basso" degli abitanti della Val di Susa che non la vogliono, indifferente al buon senso di tecnici e analisti "non allineati" che sconsigliano la realizzazione di tale "opera" perché mostruosamente costosa e di scarsa utilità. 
La nostra tv di stato abominevole ibrido fra una TV di quartiere (nello squallore di grafiche, scenografie, luci e "mood" ) e un'agenzia stampa di regime addetta alla propaganda, tace il dibattito non solo nostrano, ma anche quello d'oltralpe dove si è tutt'altro che convinti, foss'anche per la cifra smodata dell'opera, se realizzarla o meno. Si preferisce mostrare i facinorosi, mostrare gli scontri, proiettare l'infamante stigma della violenza, su chi la violenza la subisce. Come insegnano gli Zerozeroalfa e la nuova destra ( o "alto centro" come da un po' questi citrulloni si autodefiniscono) "nel dubbio mena" e così di qua e di là dall'alpi si menano a tutto spiano i manifestanti.
Tanto c'è sempre qualche bleccoblocco, qualche figuro imbacuccato col passamontagna di dubbia provenienza, che tira il sasso e nasconde la mano, che attizza gli animi più esasperati, che fomenta le teste calde, i giovani, gli stupidotti e i fanatici, per poi sparire dietro le quinte, o semplicemente a rimettersi la divisa. Non è complottismo, ma un plot e basta, neanche tanto originale, che nei secoli fedele si ripete, uguale a se stesso. Per finire, si spruzzano con gas urticanti, si ammorbano di lacrimogeni, e poi giù manganellate. I mastini si tengono in buon allenamento tutto l'anno allo stadio, con quelle parodie di sommossa che son divenute le partite di calcio.
Il nonno della mia ragazza ci raccontava una cosa incredibile a pensarci oggi: una volta il calcio era solo uno sport, i calciatori lavoravano, solo nel fine-settimana giocavano e quando vincevano, vincevano un mazzo di fiori. 

In serata abbiamo visto un film francese di qualche tempo fa, piuttosto recente credo, Home: un film estremamente francese per quel gusto per le piccole bizzarrie e i mutamenti repentini d'umore che tanto piacciono ai cuginetti. Una famiglia allegra e sgangherata vive sul margine d'una autostrada mai resa operativa e l'hanno colonizzata con una poltrona, una piscinetta per bambini, palloni, pattini, la usano come pista da hockey e per correre in bici. La maledizione incombente sembra scongiurata ed esorcizzata dall'uso fantasioso che fanno della riga nera che attraversa la vasta campagna. Ma un giorno l'autostrada viene aperta al traffico, e la famiglia si rinchiude letteralmente in casa, murandocisi dentro, per sfuggire al rumore, ai gas mefitici, e soprattutto si mura in se stessa, ognuno s'isola nelle proprie paranoie. Sembra impossibile lottare o anche solo fuggire. Non vi racconto il finale che magari ve lo volete vedere e vi rovino la sorpresa (oddio, proprio sorprendente non è...a me ha ricordato un po' "Il fascino discreto della Borghesia")

Il film ha procurato una serie di sogni ansiogeni sia a me che alla mia ragazza, anche per le note incestuose francamente disturbanti e l'eccesso di bizzarrie e "francesate" che costellano un'opera che richiedeva tutt'altro rigore e sobrietà per essere davvero efficace. Parlavamo di storture e artifici, anche in presenza di un'idea semplice e adamantina, i nostri autori contemporanei più bravi (come sicuramente è in questo caso la Meier) si cacano sotto, e intorbidano, depistano, si autocensurano, spostano l'attenzione su particolari insulsi. L'abitudine alla nebulosità sconfigge il desiderio di verità, di ricerca della verità che muove le "grandi opere" (quelle vere, cioè l'opere d'arte e di ingegno).
Strani vezzi in questa epoca che mi accoglie: la spiritualità anziché affrancarsi dall'idolatria e saziarsi delle meraviglie del naturale,  sprofonda nella new age e nella ciarlataneria, che crea artifizi e astrusità attraverso un'opera furba di travisamento delle mitologie e delle tradizioni antiche dei popoli della Terra. Quando l'avvento di una "spiritualità atea", sfrondata di mitologie e santoni? Coestesa alla natura e che nella natura trovi nutrimento, rispettandola anziché venerandola in vuote salmodie e orazioni ?
Temo che la mia vita non vedrà mai l'avvento di questa maturità nell'uomo. 

Siamo scossi da rabbie e paure indomabili, inspiegate: ci rifugiamo volentieri in ideologie totalitarie e culti ottundenti, ed iniziamo ad amare i nostri sequestratori; è così difficile essere semplicemente se stessi, è così difficile dire a qualcuno che non si è né atei né  credenti, semplicemente il problema non si pone, perché siamo parte di un grande organismo che ci concede la libertà persino di mancargli di rispetto senza grosse conseguenze (almeno nell'immediato) 
Lo storturamento va avanti di buon passo e utilizza a proprio vantaggio le proteste organizzate ad arte da e contro l'ordine mondiale, per autorizzare nuove e più severe restrizioni, austerity, privazioni e devastazioni del diritto civile così come del nostro ambiente, da cui non abbiamo evidentemente imparato nulla pur avendo copiato ed analizzato e forse, almeno meccanicamente, compreso. 
Eppure è da lì, dalla natura che nascono i concetti di adattabilità, di selezione (scelta e quindi diritto di) di riciclo e riuso, di rigenerazione, di spiritualità, di meraviglia. Le arti e le tecniche nascono dall'osservazione della natura, dal disegno dei suoi elementi per capirne la morfologia, la funzione, lo scopo. 
La stortura subentra a questo strumentalizzandolo, finalizzando la meraviglia per la bellezza che ovunque ci si manifesta, all'ottundimento delle coscienze, alla coercizione, distorcendo il concetto di selezione naturale nell'ignominia eugenetica, nel culto di fantomatiche "razze di eletti". 
Per questa ragione essere lucidi e vigili, e abbandonare sempre di più ciò che è sovrastrutturale ci è necessario come l'aria.
La vera sfida è far questo restando "umani" (nel senso più nobile del termine) restando tolleranti verso il prossimo, e consapevoli del fatto, come diceva Gandhi che "ogni persona che incontri è migliore di te in qualcosa. Da questo impara"  per evitare l'insidia più odiosa, quella della presunzione di chi si sente "eticamente superiore". 
Non basta aver scelto giusto per essere giusti. 

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