mercoledì 5 dicembre 2012

L'incapacità d'intendere e di volare




"Perché sono finiti i viaggi sulla Luna?" 
"Forse perché si è persa un po' d'immaginazione."

intervista agli AIR apparsa su Vanity Fair del 22-02-2012 pg.231

La nostra civiltà scivola verso l'autismo, un'idiota stanca del suo passato, stufa del suo futuro che ha perduto ogni orizzonte e, con esso, la tensione a progettare. Contempla maniacalmente le sue immaginarie doppie punte, cammina (poco e in tondo) guardandosi i piedi, talmente in paranoia di apparire goffa da diventarlo; ipocondriaca trascorre i brevi momenti di veglia e relativo buon umore in villaggi vacanza di concentramento, dove sottoporsi a penosi lavacri del colon, massaggi sadomaso, insopportabili balletti di gruppo; ingoia pillole per dimagrire, per non farsi travolgere dall'ansia, vive nel terrore di improbabili malattie; è ottenebrata dalle sue metastasi, il suo stesso corpo le si rivolta contro, salvo coccolarlo con merendine, cioccolatini, droghe, sonniferi; è narcisista, isolazionista, si guarda la faccia (solo quella) allo specchio, perché il corpo è sempre troppo grasso o troppo magro. L'osservazione maniacale della pelle rivela imperfezioni, pori dilatati, bollicine, brufoli, cicatrici, peli che sfuggono al photoshop che ci vorrebbe levigati come da una calza di nylon davanti all'obiettivo. Allo stesso tempo è sguaiata (quando al sicuro dietro uno schermo) volgare, litigiosa, provocatoria: eccoli lì pronti a saltare tutti i leoni della rete, tanto aggressivi in internet quanto vigliacchi nella vita reale. 
Il solipsismo e la micragna sono la cifra stilistica d'oggidì: house music, rap, esaltazione per tutto quanto è sboccato da un lato e assolutamente incapace di proferir parola dall'altra: in entrambi i casi, sia il silenzio che il turpiloquio, rivelano paura, vuoto, mancanza di orizzonti. Se non sei un hipster o un nerd, sei un hipopparo, o un invasato della newage, o un neofascista. Per te è già pronta una piccola scatola, un packaging, un'etichetta, una piccola bara dove riporre quanto di vitale ancora ti sopravvive. 
Esistono miriadi di strumenti per annullare la voglia di progettare, migliaia di ostacoli, di macchinette, di devices perditempo, di socialnetwork fasulli, dove tutto viene analizzato, incasellato, compreso e infine annientato dalla febbre dell'instantaneo e dal viral marketing.
Quando hai da sincronizzare troppe macchinette, dar conto ai tuoi 5000 contatti su svariati social, dire la tua, rispondere, far contenti tutti, e questo oltre a lavorare o cercare un lavoro, rubare o tirar la carretta, depilarti, deodorarti, nutrirti, mantenerti in forma per poi sformarti in aperitivi, cenini, festini, after, chillout, riprenderti, ripartire, rigovernartela, dormire... e tutto questo in solo 24ore, dove trovare un tempo incantato per sognare Mondi Lontanissimi, progettare imprese marziane, sognare come da piccolo di essere un astronauta?

Esiste, non nel mondo della fantasia e della narrativa, ma nella realtà, chi cerca di fare questo: persone come il professor Robert Zubrin, fondatore di Mars Society, ideatore del nuovo rivoluzionario progetto di missione umana su Marte "Mars Direct ", che (solo per dirne una) ha abbattuto i costi da i previsti 500 miliardi di dollari a 55, rendendo l'impresa accessibile economicamente e realizzabile con tecnologie esistenti. Mi sembra interessante sottolineare un passaggio del loro statuto:

"È passato (si spera) il tempo in cui le società umane utilizzavano le guerre per incrementare con la forza il progresso tecnologico. Dal momento che il mondo si muove verso l'unità, è necessario procedere insieme non in una reciproca passività ma in una comune attività, operando per affrontare una grande sfida, come quella da noi proposta. La colonizzazione di Marte costituirà tale sfida. Inoltre, un'esplorazione di Marte condotta unitariamente da equipaggi internazionali costituirà un esempio di come la stessa azione comune sulla Terra potrà operare positivamente in altre avventure. Dobbiamo andare per le nuove generazioni. Lo spirito dei giovani richiede avventura. Un programma di conquista di Marte invoglierebbe i giovani a partecipare alla colonizzazione di un nuovo mondo. Se il programma di Marte spingesse solo qualche percentuale in più dei giovani ad avvicinarsi all'educazione scientifica, il risultato sarebbe di decine di milioni in più di scienziati, ingegneri, inventori, ricercatori nel campo della medicina. Queste persone apporterebbero innovazioni che creerebbero nuove industrie, nuove cure mediche, aumento del reddito, ed altri molteplici benefici per il mondo. Questi benefici fornirebbero complessivamente un ritorno economico enormemente superiore alle spese iniziali del programma per Marte."


L'alternativa è la stagnazione culturale che rende credibile il grottesco scenario descritto nel film Idiocracy, dove un'umanità instupidita, incapace di parlare se non per luoghi comuni, battute volgari e scemenze, trascorre le sue giornate sommersa nei suoi stessi rifiuti di cui non sa come disfarsi, vessata da una tecnologia sofisticata ma decadente perché priva di manutenzione (sono tutti talmente stupidi che nessuno è in grado di riparare nulla), mangiando schifezze, dominata da multinazionali i cui marchi sgargianti e chiassosi invadono persino gli scranni del Congresso degli Stati Uniti,  in una Terra inaridita perché alle piante si danno bevande energetiche tipo gatorade anziché acqua, convinti che sia giusto far così perché si pensa per slogan "ma la bevanda energetica ha gli elettroliti!" e "cosa gli vuoi dare? l'acqua? quella del cesso?"
Certo, una commedia grottesca, ma un brivido mi è corso sulla schiena quando l'ho vista perchè mi è sembrato, fra le tante proiezioni più o meno sballate e fantasiose della science fiction, una di quelle più credibili e in parte avveratasi.

Mi si potrà obiettare che anziché esplorare spazi esterni si può e si deve esplorare spazi interni, attraverso la meditazione, il raccoglimento, la ricerca interiore, la riscoperta della concentrazione dedicandosi a discipline artistiche e artigianali, attraverso la lettura, la scrittura, il disegno. Ma io credo che sia in agguato quel solipsismo che rende sterili queste ricerche se nella realtà fattuale non ci diamo (come civiltà ma anche come singoli individui) uno scopo. Un agire verso l'esterno, che dia sostanza a quelle scatole vuote che sono diventate le parole "condivisione" e "piacere".

La ricerca interiore richiede come diceva la dottoressa Arroway in Contact, spirito d'avventura. Consiglio vivamente la visione di questo film. Enjoy!

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