lunedì 11 febbraio 2013

de naturarum res




photo courtesy by Cecilia Lattari, edited by Tibet


Haud igitur penitus pereunt quaecumque videntur,
quando alit ex alio reficit natura nec ullam
rem gigni patitur nisi morte adiuta aliena.
 (vv. 262-264)

Dunque ogni cosa visibile non perisce del tutto,
poiché una cosa dall'altra la natura ricrea,
e non lascia che alcuna ne nasca se non dalla morte di un'altra.


De Rerum Natura Tito Lucrezio caro



I

Sopravvissuto per errore
all' ex perimento
ghignò soavemente
come d'ordalia il graziato 
a casaccio,
dalla ferma involontà del
Diòta      sempi-
terno autistico,
onnidemente che mi
progetta il cavolo romano
e m'indulge sul saluto 
romano
e mi lascia istoriare
itleri e ricucci,
contempla in ogni perfezione
uno sberleffo così
truce e ottuso
a contrappesare
il lievito sano
i balsamici colori
ancorate a grigio piombo
le scorrevoli nubi
arrotolate alla
ciminiera fumenta
la distesa oceanica
scintillante di 
bottigliette
senza messaggio,
come a dirci
che tutto è bello
senza rimedio.


II

Tutto ciò che in noi
non è fragile
è l'anelito
impalpabile
l'invisibile corrente
che muove  i muscoli
e le stelle
e muscoli e stelle
sono configurazioni 
frugali
diversamente fragili
ancorché forti 
all'apparenza.

Quell'apparenza è lo 
spirito che le
anima,
l'impronta lieve
di un torrente
impetuoso e impercettibile 
su una roccia
apparentemente salda
è la forma levigata dei
sassi
il contorno eroso dai venti
il perfetto prisma di basalto
forgiato dal fuoco
primordiale
è la sfericità delle gocce
e dei pianeti
la concavità del cratere
e quando a noi
tale forza si manifesta
chiara, è solo 
un ricordo, è già 
passata -
la meteora ha impattato
dissolvendosi,
la gravità ha formato le 
sfericità della goccia e del pianeta
il fuoco che plasmò il 
basalto s'è spento, 
il vento che erose la roccia s'è placato,
e l'acqua che levigò il sasso
evaporata - 
il nostro è un mondo di 
ricordi, di forme già 
impresse, di parole
già scritte - 
solo voci e respiri
ci confortano d'un
presente che è vivo
che è immantinente
mutante


III

La Natura
procede per soglie
come ignoti termostati
scattano
in transizioni,
e fluttuano le
stagioni
innescate dall'esaurirsi
dell'une sullo sbocciare
dell'altre

Così l'estate soffocata dalla
sua stessa abbondanza
cede il passo all'autunno
che impigrisce
e sonnecchia 
nell'inverno.

Noi siamo stanchi, in quei giorni
letargici e poi come 
nei risvegli, scatta
un piccolo diaframma,
s'apre nitida una palpebra
sull'esterno ancora
umido e silente
e dalla terra spuntano i 
bucaneve e i crochi
e tutto inizia a tingersi di
viola,
ricomincia da capo.

La Natura ha un intima
coscienza della misura,
del giusto 
anche se talvolta
ci pare spietata
essa soltanto ripara a
uno squilibrio
ed in questo è 
implacabile e meravigliosa.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. (santapazienza non compare il link commenta, solo rispondi)

      Molto bello. Anche per noi pseudointellettuali razzisti culturali :) (che fanno le faccine!)

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