sabato 9 febbraio 2013

L'handicap del pisciatoio dadaista




Un po' alibi e un po' verità: Duchamp doveva essere davvero un uomo generoso per offrire, da genio pieno di talento qual era, un così ampio riparo a chi non eccelleva per capacità artistiche. 
Tutti da allora sono potuti diventare "artisti": l'arte è diventata un'azione prodigiosa e non troppo impegnativa (scordatevi le infinite  lungaggini plurisecolari delle fabbriche delle cattedrali, o le meticolose performance pittoriche per affrescare gli sterminati soffitti delle stesse). L'arte dopo Duchamp diventa "ready made": come un'affermazione, un incantesimo, che può trasformare in opera d'arte qualsiasi cosa. Anche un pisciatoio, appunto (c'è anche lo scolabottiglie, ma fece meno scalpore) 
Faccenda provocatoria: c'erano in ballo un paio di guerre mondiali, l'ascesa dei totalitarismi, la crisi economica e la pittura col cavalletto pareva essere poco d'aiuto. Anche gli artisti volevano entrare nel mondo, diventare essere umani, combattere ed affannarsi con la realtà. Basta arcadie, sospironi e sogni ad occhi aperti: tutti potevano essere artisti e gli artisti volevano essere come tutti.
Mischia al centro. 

Ma questi sono i miei vaneggiamenti che non hanno pretese di validità né imprimatur culturali che li sostengano: anch'io ci son stato volentieri a guazzo nell'alibi-verità, perchè è sicuramente un impegno gravoso coltivare un talento.

Bando alle ciance: un nuovo video (tipo slide-show) per promuovere la ristampa del famigerato libercolo "La Felicità Terribile" - abbiamo oggi da proporvi il nuovo clip di 20.000 tombawatt (post precedente)  e questo inedito sempre registrato a Perugia nel 2000, "Handicap del pisciatoio dadaista" 

E ringrazio di cuore chi ha fin'ora contribuito al progetto; non resterà deluso.

Nel frattempo sono anche letterariamente ospitato nel blog della mia amata Cecilia, "Casa Edera", dove per restare in tema d'immagini e parole, un mio breve scritto è stato impiegato a commento di alcuni scatti meravigliosi da lei fatti oggi, nel bosco vicino casa.

Di seguito il testo di Handicap per chi volesse meglio seguire la lettura.



Il mondo, non
        si è fermato mai 
             un momento...
...ed in molti sono morti nel suo deserto: senti come cantano con la gola spaccata dalla tosse e dal sole, col respiro di cuoio di scarpa vecchia, la gomma appiccicata al molare di un teschio, la sua saliva evaporata coi baci- ...io aspetto e mi fermo;
Mi bevo una birra immaginaria, quella che ha a che fare con chitarre e spinelli, ed ho una mano senza dita, e braccia cave come l'osso del piccione.
Giovanne D'Arco scorticate hanno sfilato su passerelle di spugna ruvida, e in platea sono quasi tutti tuoi sosia scontrosi- hanno tutti la tua faccia dei giorni peggiori- hanno mocassini che tu non indosseresti nemmeno con la minaccia della fortuna, tutte quelle dee bendate che fanno un pompino gratis al solito mencio.
Non muoveremo un dito per la morte della democrazia, ma moriremo di paura come polli d'allevamento-
Anche noi abbiamo un gran voglia di essere merce, marcia merce, di svendersi ai saldi del fallimento dell'occidente, di essere un regalo-pacco di Natale, una cosa che vedi e fai:
"...grazie..."  e la  accatasti dove non si vede.......è questa mancanza, che ci fa vivere nel deserto rigoglioso:  è l'handicap del pisciatoio dadaista,
un po' alibi,
un po' verità.



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