sabato 30 marzo 2013

(bis)pensiero stupendo






Mi sono disabituato alla TV, e pensare che ero un bel videodipendente… 
Così, quando la (intra)vedo a casa dei miei genitori, nella pausa pranzo, è veramente scioccante: innanzitutto ho perduto la consuetudine alla rutilante ipercinesia dei programmi televisivi ed in particolare degli spot pubblicitari, che devono in pochi secondi, concentrare in modo incisivo, un volume di informazioni ragguardevole. Talvolta, mi succede di non capire nemmeno quello che sto vedendo. 
Una volta si usciva storditi e barcollanti dal cinema dopo la visione di "Koyaanisqatsi", il favoloso film documentario per sole immagini di Godfrey Reggio del 1982, con le bellissime ma "stroboscopiche" musiche di Philip Glass. Il montaggio era talmente incalzante e puntualmente ancorato alla banda sonora, che alcuni svenivano, altri vomitavano. L'ho rivisto questa estate in un cineclub, e sembrava di vedere le diapositive del mare, rispetto a quanto oggi ci vien propinato (in termini di rutilanza visiva e non solo).
Non voglio avventurarmi nel classico dibattito cinema-TV e robe del genere: parlo di velocità dell'informazione, di montaggio ipercinetico delle immagini, di illusioni ottiche che, purtroppo per noi, van di pari passo con le illusioni informative che veicolano. Se noi valutassimo (avessimo il tempo di farlo) i tagli ed i cambi di inquadrature, di certa "TV verità" ci accorgeremmo che questa verità è stata sottoposta ad un notevole ed accurato lavoro di regia. 
Ci accorgeremmo che nelle inquadrature da "mal di stomaco" eccessivamente e artificiosamente movimentate per dare il senso del realismo, il soggetto è sempre ben visibile e offre sempre (se è una persona) il suo "profilo migliore", e non ci sfuggirebbe che è sicuramente ben truccato e pettinato a dovere.
E con questo abbiamo chiarito credo in via definitiva il segreto che si cela dietro molte trasmissioni, come quelle che inscenano scherzi a personaggi famosi. La verità sta al solito nel mezzo: alcuni scherzi, come nelle candid camera di Nanni Loy"Specchio Segreto", possono essere stati autentici, ma la maggior parte, sono sicuramente artefatti. Questo giochino "situazionista" di mescolare il vero al falso è divenuto un po' la panacea della TV contemporanea. Infotainment, docufiction e via bispensierando. Palese è l'intento di mescolare il vero e il falso; confortati filosoficamente dall'impossibilità di pervenire alla verità, si ripiega inesorabilmente sul proprio fallibile punto di vista: sarebbe già qualcosa. Attenersi (direi quasi, arrendersi) ai fatti. In effetti è impossibile essere totalmente oggettivi: qualsiasi racconto è già un'interpretazione parziale della realtà, e involontariamente faziosa (quando è involontaria). Siamo nel territorio delle buone intenzioni: talvolta si è parziali, s'inventa e si romanza in buona fede, per veicolare un messaggio che ci sta a cuore, per essere più divertenti nel riferire un aneddoto buffo si ricorre all'iperbole, si accentuano i toni. Ma si resta sempre nei paraggi della realtà.
Il più delle volte però non è così: si crea un polverone dove la velocità delle informazioni, l'alternarsi di serio e faceto, di iperbole satirica e severità della denuncia si sovrappongono e si amalgamano così bene, che l'unica scelta possibile per chi è dall'altra parte dello schermo è sospendere il giudizio e in questo vuoto, lasciarsi riempire dai "consigli per gli acquisti".

Si denunciano malcostumi italiani e poi s'indulge nel pecoreccio, si prendono in giro compassati uomini politici per la loro smaccata ignoranza (è ovvio che sono ignoranti, la loro unica competenza è del resto la tenacia con cui difendono seggiola e loro interessi o di chi per loro) e poi si fanno ridicoli balletti, e lo stesso presentatore è un tizio raccapricciante di cui non farò il nome ma di cui potete facilmente intuire l'identità, che non ha problemi a dire ad una signora in sala "ma che te ridi? ma non vedi quanto sei brutta?" E la signora, ride ancora di più. Certo: è una figurante, pubblico pagato. Deve stare al gioco. Ma non è questo che conta: il messaggio conta, ed è "mancare di rispetto" gratuitamente ed in modo puerile, attaccandosi a involontari inestetismi. Funziona: è lo stesso scoppio d'ilarità che suscita il bulletto alle medie quando prende in giro il secchione, il quattrocchi, il cicciobomba e compagnia cantante. Elevati standard televisivi.

A questa ridda schizofrenica da far sembrare il film più sperimentale degli anni 80 uno slide show, si vuol dare il nome di realtà. All'atteggiamento sprezzante e alla sfacciataggine dei vari presentatori antipatici, dei buffoni che fanno i giornalisti e giornalisti che fanno i buffoni, si vuol attribuire la nobiltà del diritto di cronaca che giustifica ogni cosa, ogni atrocità, ogni salamelecco, ogni sberleffo.

Per quel che mi riguarda, passato il mal di testa, l'unica cosa che vedo è della gentaglia presenzialista, disposta a tutto pur di non precipitare nell'anonimato che comunque l'inghiottirà; gentaglia che insulta il proprio pubblico, il pubblico che li legittima; gentaglia che con un cinismo impareggiabile passa dal tormentone radiofonico, all'inchiesta sullo scandalo dei favori sessuali in cambio di un lavoro o semplicemente di voti alti sul libretto universitario. Vedo il bispensiero orwelliano farsi azione, prassi quotidiana. 

Si addita la risibile negligenza del dipendente inps che in orario di lavoro fa la spesa nello spaccio interno, per tacere sulle gravi magagne o fare l'intervista piaciona alla star politica di turno. Dalle mie parti si direbbe "chissà da chi ha imparato"; si affianca l'inchiesta sul turismo sessuale dei pedofili, al pezzo leggero e un po' pruriginoso sulle coppie scambiste. Insomma, ridendo e scherzando, qua signore e signori si sta ridisegnando il sistema dei valori della nostra società: quello che vediamo non sono "reportage". La loro giustapposizione e regia delineano un modello culturale inedito, in cui l'indignazione è soltanto un modo per non affrontare il problema, e come in "1984" di Orwell ci sono i "due minuti d'odio" in cui s'insulta il feticcio di turno, per poi tornare a svolgere i nostri compiti diligentemente.
Un modello culturale che disprezza le regole, che irride gli onesti e celebra i manigoldi, ma ipocritamente punisce alcuni per quelle stesse malefatte per cui celebra altri: perché? Perché maldestri. L'unico vero reato in questa società di furbastri è farsi beccare. Tutto è concesso, basta che nessuno se ne accorga.

Più che sapere nel dettaglio di tante furberie e lasciarsi annichilire dalla incoercibile meschinità delle cose umane, dovremmo chiederci se anche noi al momento cruciale posti di fronte a un qualche grave dilemma o a una scelta etica drastica saremmo in grado di preservare la nostra dignità, facendo la scelta giusta, oppure, confortati nell'oceano del mal comune, ci daremo al conseguente mezzo gaudio.

Difficile dirlo: non sono solo le occasioni allettanti che incontrano animi pieni di cupidigia, ma spesso si tratta di ricatti, di onesti lavori che diventano piccoli privilegi da proteggere ad ogni costo. Alla fin della fiera, il mondo è sempre lo stesso, i criteri di lotta e selezione che lo animano adesso sono gli stessi di tempi più selvaggi, anche perché antropologicamente e da un punto di vista strettamente evolutivo, siamo gli stessi che vestiti di pelli e armati di clave, giravano per il mondo diecimila anni fa.
La vera comodità oggigiorno è che posto di fronte a un dilemma puoi scegliere entrambe le possibilità. Che puoi affermare mentre neghi, che puoi far le guerre e chiamarle operazioni di pace. L'importante è farlo velocemente, senza accorgersene.











giovedì 28 marzo 2013

Grazie






Il progetto di ristampa di "La Felicità Terribile + Zucchero Spinato" ha raggiunto le quote utili  per essere concretizzato. Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che hanno contribuito e avvisarli che riceveranno una mail da Produzioni dal Basso e a breve verranno contattati da Ass Cult Press \ Simone Molinaroli per la riscossione delle quote versate.
Al termine di questa operazione il libro andrà in stampa (tempo previsto per la stampa da i 5 giorni ad una settimana - questo non vuol dire che una volta versata la quota, il libro vi arriverà a casa fra una settimana o potrete ritirarlo fra una settimana, ci sono ovviamente da calcolare i tempi di spedizione e di consegna); ancora qualche indecisione sul formato ottimale; per questa prestigiosa riedizione, il libro conterrà un'introduzione scritta a più mani da alcuni cari amici scrittori \ poeti (si potrà dirlo? anche se non ancora consacrati nell'empireo di questa arte?) come Lola Malone e Lorenzo Giuggioli (già presenti nella prestigiosa antologia edita da Coniglio, Conatus) Simone Molinaroli e Davide Napolitano per Ass Cult Press, nella loro veste di editori, promotori del progetto, e il giornalista e scrittore Rocco Traisci, da alcuni anni voce del progetto musicale Freak Opera. 

Ma soprattutto amici di lunghissimo corso: parola scomoda da usare in Italia, sempre soffusa di aloni malevoli, clientelari, assistenziali. Avrei potuto far finta di essere legato a queste persone da rapporti squisitamente tecnici e di merito artistico-letterario. Non è così: anche se il legante della nostra amicizia, è però da sempre la passione che ognuno di noi ha, nei suoi modi, per la scrittura e ancor più per la lettura. 
E in alcuni casi (come nel caso di Lorenzo e Rocco) lo scrivere è stato la causa scatenante della nostra amicizia. Sembra che stia parlando di un virus: in effetti language is a virus, si diceva un tempo, e questo virus ha contagiato almeno i 71 benemeriti finaziatori del progetto in questione, amici vecchi e nuovi o semplicemente curiosi.
A costoro va il mio più sincero ringraziamento e l'invito, fin d'ora, a partecipare alla presentazione del libro.
enjoy!






martedì 26 marzo 2013

Cultura Egemone





L'avete notato anche voi: il bibitone.
Qualunque prodotto massmediatico proveniente dagli USA è contraddistinto da questo irrinunciabile ed ingombrante accessorio. Sto parlando del bicchiere, credo da un 1litro e mezzo e passa, che ovunque viene ostentato, dal film indipendente del Sundance a Jersey Shore, dal gonzo-pornazzo al documentario. Tutti gli americani che vedrete in queste più o meno fedeli ri-produzioni della realtà\reality, avranno sempre con se, l'equivalente di un boccale bavarese da oktoberfest in carta, con tappo e cannuccia in una delle due mani per un peso complessivo di oltre un chilogrammo (2, 2 libbre)
A me viene il tunnel carpale a guardarli: credo che il (come si direbbe dalle mie parti) "beverone" sia il surrogato odierno della sigaretta, cioè quell'oggetto che crea al contempo schermo e disinvoltura nelle relazioni pubbliche. La sigaretta, di cui conosciamo bene tutti i mali, dopo che gli stessi americani ce l'hanno imposta dagli anni 30 agli anni 80, e poi tolta, con la solita ipocrisia sfacciata e un po' ingenua che li contraddistingue, era sicuramente un articolo più leggero, che permetteva una gestualità sofisticata, elegante, sensuale. Sicuramente i giuochi con le volute di fumo, imponevano una certa grazia, anche se questo l'abbiamo visto solo nei film (immaginate per contro, l'omino di periferia stagionato male e incarognito dall'esistenza con la mezza cicca giallognola incassata nella dentatura dondolante e tartarica).
Però queste giovani star col bibitone fisso in mano, sono costrette a una gestualità da orango, muovendo in avanti i braccioni fittamente tatuati, in quei balli da frankenstein che si fanno sulla musica hip hop mentre una tizia sciroccata muove il culo a spazzola sul pube dello scimmiotto, con i pantaloni oversize dal cavallo ridicolmente basso. E intorno, una schiera di tizi anche loro col bibitone in mano, fanno "yu-hu!"
Anche le fanciulle, più aduse agli ingombri di pochette e borsette, si rifugiano dietro il bibitone che spesso oscura buona parte del loro torace, in una calcolata e maliziosa pudicizia succhiano la cannuccia, come assorte in un casto micropompino. 
Certo fa meno male della sigaretta: anche se non penso che bere a nastro milk-shake o long drinks alcolici supersize, birre,  o semplicemente litri e litri di coca faccia tanto meglio. Mi chiedo inoltre da individuo col metabolismo capriccioso qual io sono: ma un gli si abbòzza lo stomao? (così si direbbe dalle mie parti)
ovvero e traduco per i non toscani, non gli si riempie il ventre di liquidi, e non hanno quella sgradevole sensazione di sentirseli sciabordare dentro a ogni menomo movimento?
Sicuramente è così: ed eccoli infatti far la coda ai cessi, unico vero momento di socialità. 
Il tutto inframezzato da un frasario di battutacce a sfondo sessuale, talmente volgari e puerili, che da noi non farebbero ridere nemmeno un dodicenne. Et voilà mesdames et messieurs! questa è la nostra cultura egemone. Vai a dir male dei talebani…

lunedì 25 marzo 2013

messimpiega





Come ogni comunicatore professionista, mi sono posto il problema della motivazione aziendale ovvero come sfangare il lunedì e ripartire con i ritmi richiesti, specialmente al rientro da un prolungato periodo di malattia in cui ci si è adagiati nelle mollezze e nei piccoli piaceri del "quotidiano convalescente" quali Settimana Enigmistica, prolungate session di Big Bang Theory, la visione di tutto Paranormal Activity (1,2,3,4) letture corroboranti (Massimo Fini), coccolato e vezzeggiato dalla propria fidanzata. 
Restio alle corse sui carboni ardenti e al canto d'inni mercantili immotivatamente entusiastici, ho scritto questo mantra di automotivazione, che vorrei condividere con voi. Perfetto per quei lunedì implacabili che rappresentano il culmine doloroso ma anche la liberazione dalla domenicopatia virulenta che ci ha finora impestati.




devo concentrarmi il lunedì rientrando in questo meccano di scadenze e prototipi, telefoni ed entusiasti intatti dagli anni ottanti (plurale) cupidigi e topogigi, questa nube di flussi di lavoro impiegatizi, dove tutto è urgente, nessuno ha colpa, nessuno sa, tutti sbagliano perché fanno, tutti sembrano fare senza sbagliare, e segnano le ore trascorse assorti, come aerei nemici abbattuti sulla carlinga dei loro giorni volati.

devo concentrarmi per non addormentarmi di faccia su questa tastiera, come bimbo nelle minestre, o saltare le finestre e ritrovarmi autoferrotramviato dal regionale che imperversa costì, e devo concentrarmi per giungere alla macchinetta del caffè ed esperire l'amara inefficacia dell'eccitante incapsulato colà, concentrato, e non far le facce brutte ai colleghi, perché il caffè è amaro, né scoppiare a ridere in faccia a nessuno, né lamentarmi troppo perchè che diritto hai te di lamentarti c'è chi sta peggio e c'hai pure ragione!

devo concentrarmi, quando mi sembra di essere ogni volta come un tossico in fondo a un buco, dal quale risalire con cospicue dosi di lavoro, che nel rivelarmi i lumi, riaffiorando, ancor di più scavano la mia fossa, così da ricader sempre più in basso. devo concentrarmi per non diventare un work-addicted, e devo concentrarmi per non diventare un vagabondo o un imboscato. 

devo concentrarmi anche solo e semplicemente per mantenermi saldo, in equilibrio precario, come saltimbanco incompetente, per non cedere troppo ai nervosismi che vengono indotti meccanicamente e al contempo per non esser troppo blando, per non addormentarmi nelle attese pneumaticamente vuote che punteggiano la frenesia, per non schiattare d'ansia nella rincorsa all'ultimo minuto.

la mediocrità richiede un impegno ed una maestria che non sono da pochi, non riuscirebbero mai a vivere così madonna o il dolce gabbano, in un ambiente disinfettato d'ogni capriccio e numero, sterilizzato dai lussi sfrenati, di quotidiano e costante impegno, di famiglie e colleghi, di rispetto e sgambetto, di silenzi e scaricabarili, di dolcetti e scherzetti, d'affetti e misfatti, di piccole mosse e piccoli sogni e piccoli giorni, incasellati nel bianco grigio asettico openspace, spazio aperto per distanze e resistenze, per rese e risse, per telefoni e schermi, poche battute, qualche risata (preregistrata) dissolvenza incriccata.

la mediocrità richiede pace, richiede distacco dalle passioni sconcertanti, dai vizi che debordano, una sigaretta te la farebbe fumare, ma una sola! e poi? dopo ti ritrovi infognato da cap'a dodici  ma anche venti, un pacchetto, e nei fineset anche uno e mezzo o due. la mediocrità richiede d'essere saldi, se ti sfasci ti rifasci, se sporchi ripulisci, se ti scavi la  fossa poi te la riempi. é quilibrio! 

mica cazzi. i cazzi son così svalutati in quest'epoca in cui siamo tutti come quei lupastri spelacchiuti col radiotrasmettitore al collo, protoscimmie con l'AI-FON, afflitte da una tecnologia magica e inspiegabile come un dogma, e solo in pochi di noi hanno fatto l'ITI e anche loro mica ci capiscono granché. Tutt'al più ti cambiano una presa, ti cambiano un fusibile, t'aggiustano l'amplificatore. E chi ce l'ha più lo stereo?

devo concentrarmi, via! dio bonino! basta parlottarmi nell'orecchio me a me stesso e senza capire mezzo sordo fare "eh?!" basta seghe e basta saghe: ci sono delle responsabilità da agitare come spauracchi, c'è da adeguarsi in questa tolleranza indifferenza bonaria e binaria. Che non ti spinge e non ti giudica, "perché un vero amico anche bugiardo è" ma garbata suggerisce se richiesto, e come nu liete turriente lemme lemme negli anni ti smussa, ti acciottola rotondo e ti giace sul fondo.



domenica 24 marzo 2013

Radiocronaca Silenziosa





Buona domenica a tutti (se la domenica può esser buona con il suo embrione di lunedì scontroso e i desolati dopo pranzo alla ricerca di qualcosa da fare per non limitarsi alla mera digestione).
Pur facendomi gran violenza, e convalescente da un'influenza con raffreddore otturante e implacabile, mi decido a scrivervi ancora, anche per non lasciare troppo a lungo come ultimo post, l'avvilente querelle fra me e Scardigli
A una settimana dalla chiusura della campagna di crowdfunding mi sembrava deprimente e poco interessante; i "flame" come tutti i fuochi di paglia, bruciano senza lasciar calore, né braci vive. Perciò voltiamo pagina, decisamente.
Ho pensato, per non impegnare troppo me stesso, nè voi che mi leggete magari afflitti dai postumi di un sabato sera di inutilissime ma improcrastinabili gozzoviglie, oppure come me funestati fin dalla più tenera età, dalla domenicopatia cronica, di riproporvi, dopo le foto del reading del 16 marzo, i testi letti in quell'occasione da Cecilia, Simone, Davide e il sottoscritto.
E ricordarvi che questi e ben altro troverete nel libro che ci apprestiamo a ristampare. Per intanto godetevi, se vi accontentate, questa silente radiocronaca di un piccolo prezioso, improvvisato ma sentito reading di una settimana fa.

Attenzione: le quote disponibili sono poche, ma affrettatevi se volete contribuire! mancano solo pochi giorni. Basta cliccare qui accanto su SOSTIENI!

enjoy!

le letture di Simone


Benvenuti alla fiera dell'urto di vomito,
dove i manifesti  son schizzi d'amore e le lotte dei Galli e le scommesse, per sciccheria, si  fanno in  francese avec un sanglant chemisier de Gautier le blanc chemisier, maintenant rouge
Rien vas plus- il giuoco è fatto, la beccata nella pupilla avversa, le creste macinate nell'agone
e l'imbonitore fava, dietro al bancone de' panforti e de' sanguinacci. Attraverso torroni, croccanti, brigidini e cilinghe infestati di sudore, le braccia pelose d'avventori donne, uomini e bambini, unti dalla purpurea benedizione d'una Processione, altalenante trofeo di Vergine in ciclo
Vergine in lagrime, sangue & arena. Sorretta da Chierici edonisti impasticcati la miracolosa preme il dolce calcagno sulla testa recisa d'un Toro scatenato e poi scannato in sua grazia, ed il suo occhio bufalino e opaco vede e riflette:
- omuncole in sciarpina rosa e piumino totale, gonnella in gabardina macchiata di bistro di mammà e cioccolatone negro strafondente, richiama il colore dei denti dei quattro Carabinieri in alta uniforme e bassa lega, pennacchio al cielo, fuoco d'artifizio retrostante... fa cilecca....moccolo gutturale del fuochista indigeno in tuta d'olio bono e olio di macchina, l'ascella pezzata Esso e la mascella spezzata, -la ginnasta giovina sul tortino a tamburo esegue le grand-jetè: le madri piangono- al pianoforte a pila la Sig.ra Gori con le dita smaltate e i ricignoli tinti di rosso, alita bunker, dirige con piglio emostatico, ferreo indossa occhiali con catenella d'oro zecchino D'oro, gli amanti delle madri palpano culi stupefatti di figlie tredicenni, là , dove duole il brufol grosso-
- giovin signori in scuter e piattoni aerodinamici sfoggiano gelatine kevlar, colli sudici, e fauci spalancate sull'oblio cenobitico di hamburger di soia e lucertole vive, dispensati da un harekrsna: offeso per l'aggiunta animale al suo prodotto esterno lordo, lamenta un odio non corrisposto, non provato, mai spentosi. Inutilmente gorgheggia litanie rivolto a colei che mostra la carie del sorriso, come un ventre sensuale costellato di punti neri che chiama NEI  e stelle implose, nane bianche al largo da ogni troiaggine sottocintura, sotto il fiocco del top stretto al grasso seno come nuove costole, per nuove genesi  di un terzo sesso, il suo, maremma malaria! dalle cliniche di Casablanca al pronto soccorso mobile in Piazza: la Misericordia indossa giacche arancioni catarifrangenti su fieri ragazzoni briai, intenti a porgere impacchi ghiacciati ai rissosi del Biliardo, intellettuali della geometria di ogni tappeto verde coi polpastrelli intrisi di tre a mattoni e due di picche, esperimentatori di Grappe nardini ed estere doppio-malto esterrefatte turiste circumpolari decompongono e ricompongono la logica del Caratteristico e del Pittoresco, in un idioma piallante pieno di g e di k, ricostruiscono il paesaggio secondo i criteri Kantiani della cartolina, mandata a gli amici per fargli dire, invidiosi:- "GKGK  KGGGKK GKGHGKKGGGHGKKKGHKKKK!!!"
Acrobati e trapezzisti eroinomani, agguantano al braccio, piroettando la Soubrette di tutti gli Sballi, e i balli lisci fra damigiane di vuoto festeggiano alticci, la nascita della Tragedia e della figlia del Maresciallo, Itaglia, portata in trionfo dal vincitore universale del torneo di briscola a cui tutto il mondo deve svariati cognacchini e caffè- -dalle sbarre di scantinati mugolano significativamente autoclave non invitati intanto crolla una palazzina in periferia, sventrata dai gas del suicida: trionfò la sera scorsa, nella pugna dei Borlotti rifatti salvia, ovo e scalogna di quella NERA, degli orti sempre più verdi di ogni vicino frontiera avversa di persiane sbatacchiate e persone abbacchiate sui coiti vertiginosi dei giòvani trsgrssivi a capello sciolto sotto la pioggia che rovina la festa e muta in fango i giardini fioriti. -Cani Idrofobi nel buio delle logge del Comune ringhiano ad assenti testimoni di Geova; loro gli vendono Watchtower e quelli si convertono, asportandosi chirurgicamente, con un morso al cuore l'odio dal loro petto. Un morso al petto come quello che sentì Ruggero nel vedere, cristallizzate chiazze di sperma altrui, sulle calze ad uncinetto della su' fia GiovannaD'Arco, le sue lacrime non spensero il rogo, nemmeno la confessione al prete spippato ne' la penitenza sussurrata dietro una colonna fra la navata centrale, il pulpito e la tranvata finale:  essa ebbe a inginocchiarsi sulla grata dei Matti, nascosti nelle cripte-cottolengo del Duomo, frutti dell'abominio di rapporti consanguinei fra mariti e mogli per bene, mugolava ancora le Glorie quando venne sorpresa. La lingua del matto, rigata di ruggine, ancora attaccata alla grata traboccava a scassadenti- la processione entra in chiesa lo sdegno pervade 4 dei 12 portatori sani di madonne, fra cui Ruggero
tutti fratelli senza saperlo,
il volto di porcellana della Vergine, riflette la luce delle candele alieno ad ogni peccato e ad ogni giustizia, ri-piange prima di sbriciolarsi al suolo- il prete spippato bestemmia 
le grida della peccatrice si confondono a Romagna Mia, il cantante, offeso
alza la voce.



Il sole sorge ad ovest

Il sole mi sorge alle spalle freddo, come un occhio che spia, giallo e ammalato, nudo e ibernato, un trancio di nasello-findus regolare come un Menhir cede i suoi 90°  alla lingua del gatto- La persecuzione comica comincia dal silenzio, la mente si sbrina e ronza come un motore di frigorifero- l'atmosfera mi raccoglie e mi sferra il suo odore, i suoni si allungano, una fionda lancia il suo grido, colpisce il vetro che, come una televisione vecchia, spara il bianco e arrossa gli occhi - e  piangono.
Eccoli, sotto il tendone della festa dell'unità seduti davanti a me. In terra molto fango e poca voglia di scherzare. La loro tristezza mi si strofina addosso, mi tenta.....La vita segue un suo programma; scadenze, occasioni, caos, mani tagliate, parvenze d'India, richieste terribili richieste inaccettabili, guastatori, commercianti boriosi e giovani, i concerti  come marce funebri si susseguono a un metro dal fango a mille miglia dal futuro.
Ritratti telefonici di vita e creazioni, ritratti telefonici d'amore e di odio echi, scatti, ronzii, parole perse...musica?
...un avviso di chiamata inoltrato a spregio...parole perse, perse ed inconcludenti, mutilazioni e teppisti ovunque - fuochi, giovani alberi strappati per gioco, musi di adolescenti retrocessi e bifolchi, vecchiaia, fallimenti, lì dove si sono radunati tutti i monumenti ai caduti viventi, statue, pose, marche, giusto e sbagliato in offerta 2 al prezzo di uno, una risposta elusiva a tutto, una democrazia, una marea di sbirri, un linguaggio,un linguaggio convenzionale:
quello che puoi dire a lui, quello che puoi dire a quell'altro, quello che puoi dirti, quello che tace e non si riconosce allo specchio, quello che ci si aspettava...
Una lotta impari, una fortezza che teme le strade e i lontani ricordi, una corsa sguaiata, un cuore raffermo all'apparenza, il pensiero, la conoscenza, lo stile, l'ignoranza, la brutalità iscritta nel nostro incarnato
tutto ci fa male...
Tutto ci viene addosso come uno psicopatico.
Il sole sorge ad ovest.


EMANCIPAZIONE PETROLIFERA (B)

Turisti e futuristi boccheggiano a Venezia, mentre olimpionici fiorentini neorinascimentali, nazisti & baristi a inculata gemono 6000 lire per un cibino artificiale da microscopio elettronico dietro il loro volto marmoreo di smog e anglobarbarico - volgarità del Basso Impero, tutte le tronche con la "e" in fondo - do yu wante e sendwicce? - gli stolti pagano invocano benedizioni - la gotta ha comprato tutte le loro azioni & articolazioni mentre sacrificavano buoi ogni giorno al loro dio\stomaco - Stomachevole divinità - Venezia e Firenze ci provano con tutti i loro puzzi & dialetti a cacciare lo straniero - migliaia di persone che divorziano simultaneamente, anatomia e distacco, vivisezione di cuori\latrina - palazzoni oberati dal silenzio e dall'odio per gli animali, circondati da pestilenziali autodromi, zecche di monete ottenute dalla rottamazione agevolata e involontaria della tua auto, ebbro e sanguinante conio, un volto di carne e di profilo inciso e incassato nelle lamiere più bello della Nike di Samotracia un livido unico dalla bazza ai capelli che si staccano come fiori dalla mota - neri steli - centrifuga di miserie e bambini proibiti; è facile odiare la musica e gli animali se si vive così - è automatico - l'ambulanza è scolpita in fondo all'ingorgo e raffinati restauratori approntano le loro spatole per staccare l'affresco umano e già morto dalla sua nicchia di acciaio a buon mercato - più che una bara ci vorrebbe una busta, magari di quelle col pluriball oppure un tubo da disegni - il brigadiere intanto scrocca una malboro al morto, allontana i curiosi - odore di pasticceria - buio arancione - i turisti falcano a gambe gnude e ritorte come olivi albini le zone a traffico limitato, le aree pedonali, i mausolei, i ladri ricchi & poveri, i loro dimenticabili successi, un giocoliere, un cartomante, alcuni militari in libera uscita, sdentati e cellophanatisi i capellini corti vanno alla deriva convinti di divertirsi alle spalle del presidente della repubblica che riducchia da una foto ed elargisce uniformi demodè; il parlamento finge di votare, piove LSD su Roma ed i tifosi si bruciano come bonzi - le guerre sono faxate a bassa risoluzione, quadrettini e pixel che accentuano l'irrealtà - l'immaginario informativo esce 140 parole al minuto da bocche umane e liquide animate su sfondi a tinte piatte, gli occhi disegnati il naso finto, puppe & fagioli rifatti - un decennio di avanzi saltati in padella col burro d'arachidi e altri troiai americani, un decennio di fotocopie col toner finito all'infinito, un decennio di calchi di idee bloccate di novità inventate, un decennio conveniente: tutti gli altri decenni al prezzo di uno, una trincea chiamata eclettismo accoglie tutti dal dubbioso sincero allo squalo tigre e l'uomotigre non lotta contro il male ma lottizza molto, un decennio come un polpettone dopo la massacrante settimana gastronomica del novecento, quella che ha montato turbo intercooler ai ciuchi col barroccio senza anestesia, che ha deodorato col propano i proletari e i contadini, che ha trasmesso loro ideali per cui battersi coi baci perugina e casine d'acqua e zucchero di cento piani dove ogni scoreggia è una festa paesana e l'odio nel midollo spinale conta ogni globulo rosso annerito e minaccia "Verrà il giorno...." ed il giorno venne - un eclisse tumultuosa esplose il bubbone di sole frantumando i mille cerotti novecenteschi, le purulenze inondate di sangue fresco crepitavano travolte come dal magma - l'etna esplodeva fiori ceneri e neve - le simmetrie si rivoltarono come gatti feriti ed i cani da esposizione sbranarono braccia con orologione, le unghie limate ed il trofeo di latta in mano - le cinte murarie strabuzzarono sugna con volti di conoscenti e nemici a candirla, berretti di carabinieri per aria come granella, le cispe negli occhi a presa rapida accecarono piloti d'auto blu e il senatore, il primo ministro ed i lacchè finirono decapitati in fuga da una pala d'elicottero del regio esercito - un residuato di Fort Lauderdale in realtà, di quando i caccia venivano inghiottiti dal triangolo delle bermude e le bermude erano pantaloncini alla moda per twist sul panfilo con la gambina ramata e tutto ciò era decisamente sessuale, prosaico e maschilista ed i colori erano meno grigi e l'oceano per le nostre crociere era un suggestivo mestruo industriale blu, dipinto di blu con il colorante apposito e nocivo - negli anni sessanta era tutto più roseo, anche i prosciutti cotti - le sigarette facevano elegante, la benzina aveva più piombo d'una cannoniera e Moschè Daian era un eroe - anche kennedy - ora sì che abbiamo un bel daffare a levarci questa cingomma dalla suola, tutta spiaccicata com'è, impastata di terzi mondi e occhioni lacrimosi - è un bel dire siamo in troppi, e le astronavi per emigrare non ci sono finchè lo spettro di Einstein ci fa le linguacce e ci scherza "la velocità della luce non si raggiunge, non si supera...."....ma la velocità del buio? Ve lo siete mai chiesti? La materia nera....il petrolio....


le letture di Cecilia

FIORORRORE

...e quando nacqui, nacqui solo - sono nato a cent'all'ora - e nacqui acquoso e acquogeno e genuflesso nell'imperizia al camminamento agitante di schiena sdraion braccini gambini lucine pallini - pini - la pineta nevralgica mostra regolarità e filarità umane disumane rituali serie - conteggio di caduti da trombe d'aria di scale quaranta e gradevoli carrarmati di cuoio ai piedi delle persone tristi - la tristezza -  è un vestito ogni giorno diverso pulito ma della stessa stoffa - quello zero davanti alla virgola a cui segue uno zero dopo l'altro per millemilioni di volte fino ad 1 che non ricordo... e io che volevo ricordarmi di tutti - la memoria è triste - una calza a rete smagliata su una ragazzona brillata di birra, in un pub seriale, il ricordo della sua bellezza adolescenziata pazza galleggia nella broda nerorlandese da guinnes dei primati ed altre scimmie devolute in coccaina e cacca nera \ come un poltergeist, anzi uno zeitgeist...e sembrano tutte marche d'orologio - collezionare orologi di plastica, autodromi e incidenti in stato di trestrezza, l'ebbro lebbroso e le broncopolmoniti nitide nel polmone d'acciaio che ci fa da mamma quando di sabato suona la campanella della ricreazione, e di domenica la campana, ma a morto - è facile nascere contromano sulla A1 se sei mazinga oppure un microorganismo - di quelli nuovi a energia solare ecocompatibili - è compatibile? Compatiamolo allora, senza indugio - i sotterfugi sono posti sotto le cantine, camere iperbariche della verità anch'essa sepolta, sepolta viva...la fodera della bara tutta strappata, mentre lì accanto i figliocci s'ingozzano di cinzani e bottiglioni di vino grosso...quello che digerito sa di cipolla cromata - e se apri la bocca si vede una luce - l'alluce incarnito, la maleodorante infraditorietà dei piedi calzino di spugna, ben piantati a terra - un metro e x più su, una testa, un testamento, si, mento, bazza e menzogna rasata e ferita, per poterti dire le cose vere, quelle costruite in canteenager e poi dopo fare i rabbiosi, finchè qualcuno puntandoci uno spillino non ci farà cacare sotto - la vigliaccademia che frequenziamo ci da carta bianca per pulirsi il culo viso bianco, occhi sbarrati sul mondo come zeri in pagella, lucidi, improcrastinabili come intestini crassi e subito dopo colon e lì merda - la fermentazione, germinare di fiori quando primavera è prima e vera e verità a colori, gioiosa incontenibile in contanti e incontinente, senza pannoloni che frenino il flusso danzante, il roteare di sottane larghe, il fremere di cosce braccia e braci vive sotto i piedi del tarantolato che ride, ride, ride e vegeta come un fiore....un fior fior d'orrore un
FIORORRORE
e non è un rumore, non è bianco ma può esserlo, è solo un fiore come milioni di altri e atri e bui e incisi nella notte col coltello del pane a seghetto, ancora e ancora più in basso, fiororrore di gambo ciccia cazzo e petali di fica e peli a triangolo, come soste d'emergenza sulla tangenziale del buco senza fondo...e il buco del culo non è meglio di questo continuare a impollinarsi per procreare un buon 90% di esseri inutili destinati a soffrire - e lo chiamano amore - è umore, pessimo umore umore nero, come un occhio - pestami troia!
massacrami e massacramami, amami massa sacra! massacrami...ho una pelle soltanto da salvare il resto è defezione, imboscamenti dell'essere, deficienza sensibile, abdicazione prima dell'incoronazione e basta - il benevolo cucinarsi l'un l'altro di cannibali delicati che non digeriscono la cruditè, il pinzimonio d'ossi, il carpaccio di corpi nudi e umiliati a fettine sottili, filangè e julienne in una stanza di 4x4 ruote motrici di fati affettati con l'affettatrice regolata a un micron - un miliardo di sezioni longitudinali messe una sopra l'altra maniacalmente a ricomporre un cadavere che ostenta beota un sorriso e gli occhi tondi a mezz'asta del briaèlla...una bandiera facile da bruciare o da avvolgersi sui genitali quando un popolo di sottosegretari sente la vergogna insostenibile una gogna agognata lo sputtanamento da sputtanare, una complessità più vuota dell'ultimo bicchiere prima di rigettare, quell'alone rosato appiccicato al vetro puzza già di vomito, puzza...e sul volto una costellazione di maccheroncini masticati in furia e quelle insopprimibili pelli di pomodoro, aggiungere pancetta a dadini...l'amatriciana della gioia galleggia indigerita in quattro litri d'alcool puro...bisognerebbe avere una miccia nell'ombelico allora, andare a casa di un saccente qualsiasi, e esplodere…


DIVIDETEVI

DIVIDETEVI per ruolo, capacità, moda, obiettivi raggiunti per successo, attitudine, credibilità, professionalità, per ricchezza, disillusione, serietà ed ironia fate satira a voi stessi
per constatare la solitudine di molti come voi solo come voi soli come voi - perchè la pelle, lo sguardo, l'abito, la presenza, la stanchezza ed il brio sono l'unico dato certo - tutto il resto sono discorsi che si fanno in autostrada guardando avanti - guardandoci riflessi nel parabrezza - telefonate - Non c'è nulla che valga qualcosa eppure qualcosa non è nulla - parlare e scrivere ai vinti, incontrare il destino e frazionarlo in percentuali, farne statistica, decoro prezioso ed enigma sulla scatola del meccanismo insondabile - parlarvi ora, ma anche domani, e non capire mai avendo di ieri un' idea vaga mescolata al sonno, bloccato nei movimenti, inteccherito, blocco di pietra, calzini di cemento - urlare sottovoce - dire cazzo ogni tanto per fare il disinvolto - il cervello è un camposanto - case popolari per gnomi morti - 
- ciccia - non trovo la conclusione che vi aspettate -



da Mineralanimal

L'anima mia rettifica o signore - ed ogni commercialista dei conti in nero, coiti neri e l'anima evasa dal fisco e dal fisico di buccia equilibrata va a bodhisatvare namyokike renghekiokike effigi di richard gere col dalai lama - ogni donnetta esausta di ricattolicesimi, ogni ometto sfuso in pennichelle dell'unica moralità che conosco, ogni meschino traditore, hollywoodianamente crea colonna sonora da great escape & freedom for le sue scappatelle & pompini albanesi nice-price - 
la svendita delle pollerie meno in vista, oltre cortina, per chi non ha mai fatto una settimana bianca, o non si è mai fatto per una settimana in bianco, oltre cortine di ferro e d'ampezzo, da un pezzo svaluta la bocca di biondine estratte da cubicoli di foratoni grigi a est di Tirana, al rango di stazioni di pompaggio per piccole perdite bianche nei satolli cisternoni\lavoratori & padri di famiglia - tenghe famiglia - ora t'allatto io, biondina -come mucche bipedi destinate al macello dell' INPS come mucche-uomo cowboy and far west....
west is always far, per fortuna! e qua da noi dove billy the dick distende le sue fettone fetenti di texano rancido & merdonald duck c'impesta ancora con discrezione di friggitrici al petrolio & quackeri qua-qua-qua si vende bene la melensaggine del plusvalore costruito su sigarette & cioccolocauste del piano marshall - la quinta armata avanza! - la copro di stagnola, la metto in frigo e dopo un po'...puzza - puzza del sorrisone mascellone ultrawhite & backteeth coins...a doppia fila i denti dello squalo bianco di wall street - il muro di Berlino, la Mosca al naso, l'armata rossa...- a doppia fila, davanti quadrati rassicuranti e umanoidi, dietro triangolari marci e taglianti...lo squalo pigro di qua invece, imita maldestro, va al cinema solo per natale a vedersi coloroni e ottovolanti, vanzine e svastiche di culi iperpressurizzati, e ridendo mostra l'acuminato canino da latte...come tutti i capponi europei anche lui al mattatoio - cara, vecchia europa, cara vecchia barchetta di carta da un dollaro fuori corso che galleggi in un oceano di sangue...lentamente e per capillarità verrai tirata sotto...con tutti i tuoi vecchiacci abitanti parassiti deboli croste abbandonate di cicale che cantano altrove "que serà serà, forever will be will be" ora si che possiamo autotrapiantarci questo vecchio cervello placcato d'alzheimer dei padri della democrazia e, come loro, credere nel progresso e fare MUUUU

le letture di Davide

Magellano

Magellano, pilota di bombardiere atomico, emette do gravi col diaframma del cielo vuoto stanotte - il mondo che esplora, deprivato dei sensi da un satellite che lo sposta da un conto in svizzera ad uno in costarica, non ha nessun interesse per lui, anche perché di notte, di solito è buio - le piccole luci accennano alle costipate urne dell'umanità, dove i piccoli signori fanno festicciole, con mortadella a dadoni festeggiano business da topi in fuga col gruviera - blip blip - eh sì - it's my job - Magellano solca il cielo buio alla scoperta di niente, in un mondo già tutto scoperto come il culo stuprato gemente & gelido - Oggi piove veleno - ho visto addensarsi una nube rossastra ed ho avuto paura che piovesse veleno - guardare il alto non per cercare dio, ma per difendersi da un piedone schiaccione - da un buio che non promette che il suo perpetrarsi in varie forme: quella culturale, sociale, economica...da quando il sol dell'avvenire ha cominciato a friggere come una bomba H, s'è preferito tutti night clubbing "Das Kapital" con luciferine e suadenti simulacri d'opulence le strass a velo sulla merda della vita, la gran bigiotteria dell'organigramma mondiale yankofono superpagata in sostituzione d'un desiderio mai realizzato, mai da realizzare - l'orrido puffo che é il tu' bimbino in corpo o mamma, e que' vostri nidi in pressofusione - il lusso e il silenzio dei pensatori vanno a braccetto dal buzzone coi baffi e blaterano con falsa umiltà il remake maldestro del "so di non sapere" davanti a milioni di teletonni legati a un divano a puzzare di pesce marcio che non sanno nemmeno se socrate è un calciatore o ...uno di quelli lì...strani, com'enno? poetici, artisti? Gli artisti scoprono tutti di essere in una fase di grande tensione spirituale, i grandi valori, la marca da bollo sulla loro anima sottile, come un passaporto falso pieno di timbri contraffatti; la vita è altrove - lo sguardo la scansa - il silenzio è un crimine - contestare non va più di moda, criticare è un rompimento di palle, la complessità è un trucco da prestigiatore, decoro, ornamento & delitto appiccicato col bi-adesivo sull'istinto predatore: sbombola tutta questa applique e col caldo si stacca, mostra l'abbozzo di homunculus che qui si produce - un maestro d'ascia dell'arte informale l'ha prodotto per ordine del governo, il lavoro prosegue con ditate di colore e pastellacci all'asilo dove il vittimino beota viene impiallacciato di socialità forzata, e come fra i lupi c'è alfa che gli caca sul petto ogni giorno - selezione naturale - l'uomo lupo...sieh! - poi c'è la scuola, laddove  tu, o per caso io.....non fussimo roulettati in qualche terzo mondo, allora si che si sgobba, a spaccare pietre, spompinare turisti oppure cucire palloni, tessere tappeti - un po' come con la maestra quando ti fa fare il disegnino o le stronzate col pongo, solo che ti c'incatena al banco e quando hai finito ti da altro pongo, altri disegnini, ad libitum - c'è il premio però! Un ricatto di zuccherini e cinghiate, cartoni animati e cancrena per i piccoli schiavi - nell'attuale mitologia son loro l'Atlante che regge il mondo - lui era vecchiotto ormai...il baston della vecchiaia è incicciato di sanguino infantile - e non c'è stupore nel quore di Magellano - perchè queste sono opinioni personali - ammazzare cristo ogni giorno negli Stati Uniti d'Ammerda non turba quei citrulli in mountain bike col camicino bianco che vengono qua a predicozzare, a non capire un cazzo nemmeno del rinascimento, a ciarlare di dio. Mi fanno un po' pena questi fessi americanoni - è come se fossero nati e cresciuti in autogrill - gli abbindoli bene con ogni scoreggia...
...domani hanno detto che ieri pioverà veleno - le consultazioni per il nuovo presidente vengono presentate a puntate come una telenovela dove ogni virgola, ogni umore, ogni cravatta e neologismo antipatico affondano nel bottino l'intero concetto di politica, di democrazia, di intelligenza...ma io li guardo come Magellano guarda il buio, mi soffermo sul vetro e li lascio dietro lo schermo come appestati a scannarsi in un incontro truccato di catch...a differenza di Magellano non ho un satellite che mi teleguida - vorrei solo accendere una sirena assordante d'allarme, talmente assordante che sembri rumore bianco e far sanguinare tutti i cervelli, gridare " si salvi chi può!" agli animali spauriti, generare panico nelle cavie - fastidio che innervosisca e se non sarà per un ideale, sarà per nervi che scatterà la rivolta totale - nervi puri! nervi veri! non quelli delle cotolette panate nel traffico della mattina a rincorrere spiccioli...Nervi! Una specie di rutto salvifico sul ciglio d'una congestione letale - al quale seguiranno mille anni di gabinetto, polpacci paralizzati, stimmate e piaghe da decubito sul culo, la testa staccata bercia accanto allo scatizzolamerda; cerco di raccattarla ma non trovo la maniglia - da fuori mi urlano: abbassa! abbassa! ma il pispolo del volume s'è incantato e questa merda di cassettina dei secs pistol non sorte nemmeno a furia di calci nelle bocche e calcagnate negli orecchi - abbassa! abbassa! - ma come? non sentite che è uno stereino del cazzo con una cassa che gracchia ed implode ad ogni basso? il repertorio è vario - oh io la musìa mi garba tutta da baglioni all'evi meta - ma vai in merda idiota! - l'unìa 'osa è la musìa da discotèa che un mi garba col tunzi-tunzi ma e la ballo uguale perchè cè fiah - copriti di cemento e buttati in un gran canyon di sterco! - vai 'olla progressione! - io voglio regressive! 



Songs for a Sketch

C'affrancammo dalla turpitudine millenaria con l'astuzia ed ai casellanti che non allungano il braccio per contratto, mostrammo falsi moncherini, polsi fasciati "Sa com'è...la tendinite..." e questi per forza che l'allungano il braccio per pigliare il cazzo di biglietto! Sarebbe stato bello giungere alla stasi, bloccare il casello, inveire contro quel foruncolo sconosciuto che mi chiede il pedaggio, dal momento che paghiamo (e salato!) questa malsana pista polistil gigante e che si arriva vivi alla meta per culo, potresti anche allungarlo quel braccino, no? ...e mi sovvien la troia e le morte stagioni e la presente e viva, una carina coi capelli corti che ti guarda mentre sei fermo al semaforo e telepaticamente ti dice "cosa cazzo ci faccio io qua?" - era vestita normalmente, quasi sciatta, scarpe pari di camoscino e jeans, trucco zero...tutte queste elucubrazioni si incriccano nella puttana dopo, vestita come una soubrette in extasy - trionfo di plastica, zatteroni bianchi lampanti e liquidi - un urlo in carta da regalo - un urlo impercettibile...mi chiedo solo dettagli tecnici: come si fa a prendere 20 cazzi ogni sera? come ci si sente? le farà male l'inguine? quale mattatoio sarà casa sua? avrà un bidet, una doccia?...io mi chiedo sempre se gli altri si lavano del resto...per un fatto di sicurezza, insomma...sapersi puliti non toglie i cancri, ma nessuno che io conosca ha poteri TAC o sguardi a risonanza magnetica...ma in compenso ci sono io, che radiografo taglie e numeri di scarpe a presentatrici aspiranti depresse lontanissime dalla prostituzione...guardano la loro rabbia come un criceto impuntatosi a raggiungere la fine della ruotina - lei guarda e non prova nulla; annota un alibi per la sua tristezza..s'ha a vedere chi è il più sensibile...questa consapevolezza mi ha stufato, infine! Finiscila d'incarognirti sul "conosci te stesso"; meglio fare amicizia con se stessi, litigarci, avere sadismo, noia, allupamenti improvvisi, generosità...ed ecco che lui a sorpresa ti da anche il culo! ognuno incula se stesso...l'unico atto che distingue l'uomo dalle altre bestie è la delega; noi tutti deleghiamo...facciamolo bene però, deleghiamo anche l'atto di vivere a qualcun'altro, senza le convinzioni da formiche che animano umberto tozzi..."gli altri siamo noi", manco per il cazzo! gli altri gli ho inventati io! diciamocelo forte...gli altri sono una mia invenzione!


Poesia Borghese

Vorrei avere un babbo finocchio _ che si alza all'una e mezzo _che scrive e piange e mi lascia i soldi per il cinema snuff la droga e le mostre- Mi andrebbe bene anche  un babbo camorrista che a diecianni m'insegna a sparare ad usare il coltello per rubare merende  sempre più golose- 
Avrei preferito, nella perturbazione che m'attraversa, non aver avuto un nonno genio e autodidatta bravo in ogni cimento, ma un nonno alcoolizzato e fallito in ogni campo, prova dell'esistenza di Dio e delle ragioni del Nazismo d'ogni tempo, anche quello di adesso, che ha in più la iattanza del rispetto e dei buoni sentimenti, giacché in un meschino confronto generazionale
io sarei stato il migliore, ad occhi altrui.
Mi sarebbe piaciuto un padre talmente ricco da apprezzare l'ozio ed il disamore per il denaro, avrei voluto il peggio per essere migliore, o meglio per essere uguale ad ora. Sentirmi meglio,
senza paragoni...
poi sogno che accade: una cena misteriosa, non divulgata, segreta fra Renato Zero e Aphex Twin...
loro complottano una sinfonia sulla loro sostanziale similitudine, " La Genocida".
Le persone uguali s'incontreranno al concerto, inizialmente perplessi del prossimo loro, ma, non riconoscendosi come diversi,
smerdati, s'ameranno.

WAR & LOVE

le letture di Andrea

Block notes di Cemento

la carne s'è fatta verbo.
durante la metamorfosi, ancora avvolta dal suo bozzolo di suoni vetrosi, la parola lampeggiava fra insegna al neon e pulsare sanguigno...e s'inaridiva perdendo aderenza col pensiero vivo. a quell'epoca governavo saldamente la barra di carne, ed egli era timone preciso nei fortunali dell'amplesso.
sono ancora vivo ma vegeto. sono un albero, un evergreen. sono un disco graffiato che gracchiando chiama a sè con un altoparlantino la folla dei simili...sono un rumorino, il vento fra i rami inutilmente protesi al lontanissimo sole, avversari sconfitti della forza di gravità, collaborazionisti di radici profonde e maligne che nutrono la loro insana propensione verso l'alto...
la libertà senza il controllo non esiste.
sono la stessa cosa.
abbiamo due nomi per un'unica cosa. lei c'è comunque, oppure non c'è affatto.
e qua fuori trascorrono gli sherpa di spiccioli, i questuanti ed i maghi che pensano di ricavare la ricchezza dalla miseria.
astratti figli di puttana.



confusion in her eyes

disossato da lunghe attese sotto la pioggia di dati percepibili.
disossato da plaid stesi sulle gambe mentre ronzano i videoregistratori che
tumulano le serate asessuate.
e quel plaid lo stesero in faccia al mio gemello più piccolo, una faccia
sana senza segni evidenti d'abuso.
un faccia di bimbo, la dolcezza che solo poche volte trapela...una bolla
d'aria che sale da una fossa oceanica, una risata.
in fondo al canyon del tempo i giocattoli rotti. gli scarabocchi di un
abbraccio a mia madre.
sembra una casa di zigani ora la mia casa, molte cose si accumulano e
nessuno le sposta. le valige delle vacanze estive restano nella vecchia
camera in attesa della prossima deportazione alla marinara. e questa è
l'unica vera gioia di mia madre. la capisco. io la capisco meglio di ogni
altro. io le donne le capisco e le intorto, diceva un mio amico di ivrea.

le donne sono l'unica forza produttiva del genere umano. adesso che si
avvicinano epoche nere si apprestano a lottare mentre stanchi fuchi
giacciono nell'alveare pervasi dai loro pensieri ronzanti e mielosi. dalle
loro nostalgie improponibili, ricordano la principessa che sedeva sulla
pietra in mezzo al fiume con uno smeraldo in mano.
e intanto le donne hanno cucito per il fiacco consorte un abito di tuoni che
contiene le pelli flaccide e disegna la superficie dell'uomo così come
meglio se lo ricordano. elettrico pagliaccio on off. batti batti i piccoli
piatti.
disossato dal blackout della morale, e poco più avanti inciampato in
trasgressioni microfiltrate e clorose. e caduto di faccia nella pozzanghera
del libero arbitrio rimasta dopo il diluvio universale.
sodoma, gomorra, bologna, istanbul, milano, venezia, trieste.
ora vedo nella luce arancione della notte elettrificata.
e sento il tuo corpo, accogliente, spontaneo e risoluto.
ma il sonno che vede aldilà delle montagne la soluzione, si propaga nelle
braccia.
e vorrei stringerti ma le mani colano lungo il corpo disossate, gocce di
condensa.



IPNOPOTAMI

nella vasca più grande, piena d'olio, quella dove annegasti.

la tua pelle brillava, lucida come uno specchio rifletteva la stanza e le
luci deformandole.
la ghiandola preposta al suicidio è un piccolo ferro, sembra un chiodo
piegato, un uncino dove appendere il cappotto della ragionevolezza, il
completino da buon senso e l'azzurro guardaroba da nano della prima
comunione. Nelle foto avevo gli occhi spiritati. Sono così solo che è
difficile desiderare compagne di pelle. Nemmeno i miei desideri
m'appartengono. Nemmeno il mio corpo che vive una sua privata e scorbutica
esistenza. Mi porto a giro questo cane randagio e grasso, ma sono io che lo
seguo.
Dove andiamo oggi?
egli non è più in grado di obbedirmi. Mi restano queste poche righe, queste
poche dita per scriverle. mi resta poco tempo.
la mia mente è lontana.
tranquillo, non è successo nulla...tranquillo...

breve l'assenza e interminabile. non ti parlerò più, non ti aspetterò. sarà
difficile, ma non impossibile. è l'ora della purificazione, del ritorno
all'ordine, la fortuna non può sostituire a lungo la volontà. la stampella
non è la gamba. eppure mi confondo spesso. scambiando le molte protesi per
organi stanchi che non sento. la presa di coscienza dovrebbe indurre a
lottare, non a rassegnarsi. ma chi me lo fa fare? chi me lo fa fare?
ho sempre fatto qualcosa se qualcuno me lo faceva fare.
ho chiesto il permesso. forse prima di nascere, ho bussato.
pausa punk demenziale all'adolescenza...
e poi di nuovo "permesso..." "scusa..." "posso...?" "vedi è così perchè..."
molti di voi ci si ritroveranno. quelli che sono consapevoli della propria
schiavitù.
è piuttosto brutto questo pezzo, però anche gli stroncati hanno una loro
espressione. Facce di cazzo.
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----------------------------------------

----------------------------goniometro--------------------------------------
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devo misurare l'angolo di rientro nella realtà con precisione per non
bruciare.
devo farlo.
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-----------------------------------------
---------------------------il senso è la forma.
null'altro. non si divide ciò che è uno. a chi piacerà l'obesità del mio
pensiero, la sua fiacchezza?
a chi amerà i miei occhi nervosi. a chi cadrà in una inutile e dannosa
adorazione.
il despota si compiace della sua irriconoscibilità: sono senza un regno, ma
sono comunque...
la stanza è intrisa di motti coraggiosi che invitano a ridare la carica al
carillon dei giorni: numeri da calendario.
"quel che non mi uccide mi rende più forte"
le umiliazioni (o quelle che mi sembrano tali e lo sono) mi rafforzano...mi
allontanano.
infami!

ma non provo nulla adesso e si vede.
------------------------------------------------------------------------- domani qualcosa di più allegro.


Cronache Marziane

di tempesta appena trascorsa, il brontolio s'allontana.
senza ombra ne figli, patriarca monozigote gemello siamese a se stesso
coincidente con il corpo fraterno
ma di pensieri
e di passioni opposte
mano nella mano
al tiranno che mi si sovrappone
sdoppiato e uno
uno e duino
lasciando le trinità nell'alto di cieli azzurri terrestri e sui piccoli
schermi d'un fiacco palinsesto estivo

sono un marziano e se vi siete chiesti come davide, is there life on mars?
la risposta è si.
e state alla larga dal pianeta dell'Ira, perchè è luogo sacro di proiezioni
infami dell'uomo santo
è il deserto dove l'ombra scompare per diventare corpo oscuro e torbida
pelle striata dai pensieri neri
è la prigione delle infanzie scadute
è il confino degli ideali avariati, il deposito di abiti che non entrano più
e le idee che si fanno polvere rossa
ruggine di corazzate giovani silurate alla fonda
appena varate
mai solcarono i mari
per loro
l'asciutto destino
delle creature che si arenano
di cetacei anziani
il naufragio morbido
del disarmo.
welcome to mars.










lunedì 18 marzo 2013

Scardigli



Caro Luigi, 

spero di farti cosa gradita nel dedicarti un intero post del mio blog, un piccolo salotto virtuale seguito da una dozzina di pazzi e spiccioli che sicuramente apprezzeranno non poco quanto io e te ci possiamo dire.
E questo anche per smentire la tua lamentazione circa la mia irraggiungibilità e il fatto che non mi dispiaccia non vederti. 
Infatti la verità è che non mi piace proprio vederti, né tantomeno esserti sodale in qualsiasi forma; ho sempre provato un'istintiva ma insopprimibile antipatia e diffidenza per te. Confermata poi dai fatti recenti. 

Parlo di quell'esser approssimativi, che più della piaggeria e del far finta di esser voce fuori dal coro, in cui tu oscilli e sguazzi continuamente, è a mio avviso, l'aspetto del tuo carattere più avvilente. 
Ognuno è come vuole, per carità! e io pur giudicandoti, non ti sentenzio, perché più semplicemente ti evito e scelgo altro e altri. 

Però mi permetterai una serie di cortesi annotazioni di metodo dopo avermi così allegramente "psicanalizzato";  forse dovresti prima di spingerti nelle tue elucubrazioni su quello che potrei o dovrei essere, fare il mestiere del giornalista ed evitare di scrivere inesattezze:

• la prima clamorosa sul tuo primo articolo:
dove affermi che io avrei chiamato a raccolta amici, "per evitare inconvenienti" (?) quando la cosa è andata esattamente al contrario poiché l'iniziativa e l'organizzazione dell'incontro è stata merito di Simone Molinaroli e di Ass Cult Press. Un giornalista, correggimi se sbaglio, si sarebbe informato, avrebbe fatto una telefonata, scritto una mail, fatto le domande di rito: chi siete, come vi conoscete, perché fate questa cosa etc... a maggior ragione un giornalista che come nel tuo caso, NON CI CONOSCE né ci frequenta (o fa testo l'occasionale condivisione di un desco da Marchettoni? che, quando ho saputo che venivi anche te, volevo andare a casa) ma evidentemente è più divertente sbizzarrirsi. E gettare preventivamente sospetti sulla riuscita dell'evento ( "proveranno, con improbabili risultati, a leggere alcune sue prose.")  Verrebbe da pensare che ci sia della prevenzione, poi però penso "ma è lo Scardigli" e capisco che il problema non è nella malignità, ma in un egocentrismo giovanilistico fuori tempo massimo, oltreché nell'approssimazione. 

veniamo invece al tuo secondo pezzo:

• la campagna di azionariato: non è partita oggi, ma da più di un mese e si sta per concludere. L'evento pubblico era per dar conto a chi aveva finanziato il libro, dello stato delle cose, per ringraziare e spiegare cosa andavamo ristampando, cos'è il crowdfunding e come funziona. E per raccogliere ovviamente altre quote di finanziamento. Un atto di trasparenza e cortesia verso gli "azionisti". 

• "Zucchero Spinato" non è un racconto, ma una prosa poetica come credo tecnicamente si definisca questo tipo di scritto. Una serie anzi di poesie e prose poetiche, come Il precedente "La Felicità Terribile". Bastava chiedere.

• Tibet potrebbe essere una postilla, come un mio segno distintivo d'appartenenza ad altro, un'aspirazione ad una spiritualità che, non ricercata, mi sfugge, ma per sgombrare il campo da questi dubbi ed evanesce(me)nze interpretative, è semplicemente l'anagramma di Betti, un nomignolo che mi porto dietro dalle superiori, un "nome d'arte" che mi sono dato quando urlavo nei Go Insane nel 1990, un vezzo adolescenziale e maudit ( proprio come piacciono a te credo), che mi è rimasto appiccicato senza che la cosa mi dispiaccia troppo. 

• ovviamente non hai minimamente pensato di inserire un link al sito di Ass Cult Press, a questo blog o al sito della libreria Lo Spazio, così da permettere ai tuoi lettori di consultare direttamente le fonti e approfondire. Questa mi dicono, è generalmente una buona norma di chi scrive su internet: e non solo, visto le montagne di annotazioni e riferimenti che i giornalisti più attenti, anche della carta stampata, inseriscono nei loro articoli per dargli la dovuta credibilità. Anche quelli che potrebbero giocare la carta del "sulla fiducia" lo fanno. Ho appena letto un libro di Massimo Fini che trabocca di note e riferimenti bibliografici.

• non ultimo, non che dovessi farlo per far contenti noi, ma per amor di cronaca, hai completamente saltato tutto l'aspetto vegan dell'evento. Niente: non pervenuto. Nonostante, oltre ai biscotti e agli stuzzichini cruelty free preparati da Irene fosse stata lasciata al pubblico una cospicua documentazione sul tema, flyer e libretti informativi, e sia io che Cecilia, durante il reading / presentazione avessimo fatto a più riprese riferimento a questa tematica.

Tutte queste belle cose, mentre disinvoltamente e non invitato ti sedevi accanto a me al centro del "palco" (o facente funzione di palco che dir si voglia) me le potevi chiedere anziché fare l'amicone. Perché lo voglio ribadire: noi non siamo amici, né amiconi. Non siamo nemici, vero: anzi in un tempo non lontano parlasti di me ed altri, che parteciparono e auto-produssero (come nel caso presente del libro) allora una mostra in casa del pittore Marcello Giannini, come di quattro sognatori "come quei ragazzi di Liverpool" lanciandoti in una lode sperticata, francamente imbarazzante per noi e del tutto senza senso.  

A nemmeno un quarto del reading oltretutto, ti sei fiondato fuori penso per esercitare altrove e con maggior soddisfazione la tua professione di cronista \ corsivista. Ora per quel che ne so, un critico letterario scrupoloso, o di cinema o teatro, prima di giudicare, si beve comunque e fino in fondo l'amaro calice. 

Ma perché reperire informazioni e circostanziare la propria critica? 
Meglio abbandonarsi a frasi fumogene e sensazioni. Comunque leggo con piacere che ti sei rifatto la bocca con lo spettacolo di Katia Beni a Casalguidi e di questo ho piacere, perché hai potuto mostrare con l'abituale disinvoltura l'altra faccia del tuo istrionismo, quella più piaciona e pistoiesemente (o romanamente) amichevole. 

L'unica annotazione vera nel tuo pezzo, lo ammettiamo, è che la cosa era improvvisata, perché nessuno ha potuto per impegni di lavoro o personali, provarla prima: anche se non era uno spettacolo teatrale. In questo denunciamo, è vero, una certa cialtroneria. Tu mi capisci.

Sei comunque invitato a partecipare alla presentazione effettiva del libro quando uscirà, e che si svolgerà presumibilmente nello stesso luogo e con le stesse modalità conviviali e un po' alla buona, magari con pargoli in lacrime di sottofondo, e inopportune avventrici loro malgrado (o inopportuni relatori\presentatori che disturbano il tè e le chiacchiere degli avventori che dir si voglia) E spero che quello che vorrai scrivere allora, se vorrai scriverlo (non era richiesto prima non lo è ora) sia caustico e irriverente quanto e più ti piaccia, ma non parzialmente campato per aria.

A tal proposito ti rimando a questo articolo:

Non conosco personalmente le persone che lo hanno redatto, ma è di sicuro un buon esempio di come si approfondiscono certe tematiche in rete. Non so se le persone che lo hanno redatto siano giornalisti di professione come te, oppure semplici appassionati con uno spiccato senso dell'aderenza ai fatti. 

Comunque grazie Luigi, in un modo o in un altro ne hai parlato, in onore alla massima wildiana per cui bene o male, non importa, ma l'importante è che se ne parli. Talvolta invece, ti dirò, la penso più come i Depeche Mode - words like violence, break the silence - enjoy the silence. Ed ora taccio infatti, ho detto tutto quello che avevo da dirti.

un saluto

 Andrea Betti Tibet

domenica 17 marzo 2013

Il reading

Alcune immagini del reading di presentazione del progetto. 

L'occasione è stata propizia per ribadire aldilà del mio libello, alcuni concetti apparentemente nuovi ed in realtà ancestrali: l'autoproduzione in primis ovvero l'importanza di mettersi in gioco in prima persona senza troppe intermediazioni; la necessità di poesia intesa non come esaltazione della "coolness" nel giocar con le parole o come visceralità di certo lirismo retorico e sentimentalismo pornografico, ma come esplosione di creatività, ricerca di nuovi linguaggi, attitudine sperimentale rigorosa e vitale in tutto quello che facciamo: anche nel cibarsi senza sottostare ai meccanismi della delega del dolore e della crudeltà. 










Nelle foto oltre al vasto sottoscritto, la mia amata Cecilia, Simone Molinaroli e Davide Napolitano, promotori con ASS CULT PRESS dell'iniziativa nonchè formidabili ed esclusive voci nel reading di presentazione.

Un particolare ringraziamento ai nostri ospiti Mauro e Alice della libreria Lo Spazio di Via dell'Ospizio, che ci hanno accolto con calore, simpatia e disponibilità nel loro fantastico ambiente. Ad Alessio Chiappelli per essersi prestato a creare l'impeccabile tappeto sonoro sul quale si sono svolte le letture. E ad Irene delle 3 Civette che ci ha deliziato con le sue ghiottonerie vegan, fatte a mano con ingredienti di prima qualità, biologici, e soprattutto con amore e senza far fuori nessun innocente non umano.

E in generale grazie a tutti quelli che sono intervenuti, amici vecchi e facce nuove, polemici ed esultanti, e un abbraccio anche a coloro che non sono potuti venire ma che ci sono stati vicini con il loro pensiero.

enjoy