sabato 30 marzo 2013

(bis)pensiero stupendo






Mi sono disabituato alla TV, e pensare che ero un bel videodipendente… 
Così, quando la (intra)vedo a casa dei miei genitori, nella pausa pranzo, è veramente scioccante: innanzitutto ho perduto la consuetudine alla rutilante ipercinesia dei programmi televisivi ed in particolare degli spot pubblicitari, che devono in pochi secondi, concentrare in modo incisivo, un volume di informazioni ragguardevole. Talvolta, mi succede di non capire nemmeno quello che sto vedendo. 
Una volta si usciva storditi e barcollanti dal cinema dopo la visione di "Koyaanisqatsi", il favoloso film documentario per sole immagini di Godfrey Reggio del 1982, con le bellissime ma "stroboscopiche" musiche di Philip Glass. Il montaggio era talmente incalzante e puntualmente ancorato alla banda sonora, che alcuni svenivano, altri vomitavano. L'ho rivisto questa estate in un cineclub, e sembrava di vedere le diapositive del mare, rispetto a quanto oggi ci vien propinato (in termini di rutilanza visiva e non solo).
Non voglio avventurarmi nel classico dibattito cinema-TV e robe del genere: parlo di velocità dell'informazione, di montaggio ipercinetico delle immagini, di illusioni ottiche che, purtroppo per noi, van di pari passo con le illusioni informative che veicolano. Se noi valutassimo (avessimo il tempo di farlo) i tagli ed i cambi di inquadrature, di certa "TV verità" ci accorgeremmo che questa verità è stata sottoposta ad un notevole ed accurato lavoro di regia. 
Ci accorgeremmo che nelle inquadrature da "mal di stomaco" eccessivamente e artificiosamente movimentate per dare il senso del realismo, il soggetto è sempre ben visibile e offre sempre (se è una persona) il suo "profilo migliore", e non ci sfuggirebbe che è sicuramente ben truccato e pettinato a dovere.
E con questo abbiamo chiarito credo in via definitiva il segreto che si cela dietro molte trasmissioni, come quelle che inscenano scherzi a personaggi famosi. La verità sta al solito nel mezzo: alcuni scherzi, come nelle candid camera di Nanni Loy"Specchio Segreto", possono essere stati autentici, ma la maggior parte, sono sicuramente artefatti. Questo giochino "situazionista" di mescolare il vero al falso è divenuto un po' la panacea della TV contemporanea. Infotainment, docufiction e via bispensierando. Palese è l'intento di mescolare il vero e il falso; confortati filosoficamente dall'impossibilità di pervenire alla verità, si ripiega inesorabilmente sul proprio fallibile punto di vista: sarebbe già qualcosa. Attenersi (direi quasi, arrendersi) ai fatti. In effetti è impossibile essere totalmente oggettivi: qualsiasi racconto è già un'interpretazione parziale della realtà, e involontariamente faziosa (quando è involontaria). Siamo nel territorio delle buone intenzioni: talvolta si è parziali, s'inventa e si romanza in buona fede, per veicolare un messaggio che ci sta a cuore, per essere più divertenti nel riferire un aneddoto buffo si ricorre all'iperbole, si accentuano i toni. Ma si resta sempre nei paraggi della realtà.
Il più delle volte però non è così: si crea un polverone dove la velocità delle informazioni, l'alternarsi di serio e faceto, di iperbole satirica e severità della denuncia si sovrappongono e si amalgamano così bene, che l'unica scelta possibile per chi è dall'altra parte dello schermo è sospendere il giudizio e in questo vuoto, lasciarsi riempire dai "consigli per gli acquisti".

Si denunciano malcostumi italiani e poi s'indulge nel pecoreccio, si prendono in giro compassati uomini politici per la loro smaccata ignoranza (è ovvio che sono ignoranti, la loro unica competenza è del resto la tenacia con cui difendono seggiola e loro interessi o di chi per loro) e poi si fanno ridicoli balletti, e lo stesso presentatore è un tizio raccapricciante di cui non farò il nome ma di cui potete facilmente intuire l'identità, che non ha problemi a dire ad una signora in sala "ma che te ridi? ma non vedi quanto sei brutta?" E la signora, ride ancora di più. Certo: è una figurante, pubblico pagato. Deve stare al gioco. Ma non è questo che conta: il messaggio conta, ed è "mancare di rispetto" gratuitamente ed in modo puerile, attaccandosi a involontari inestetismi. Funziona: è lo stesso scoppio d'ilarità che suscita il bulletto alle medie quando prende in giro il secchione, il quattrocchi, il cicciobomba e compagnia cantante. Elevati standard televisivi.

A questa ridda schizofrenica da far sembrare il film più sperimentale degli anni 80 uno slide show, si vuol dare il nome di realtà. All'atteggiamento sprezzante e alla sfacciataggine dei vari presentatori antipatici, dei buffoni che fanno i giornalisti e giornalisti che fanno i buffoni, si vuol attribuire la nobiltà del diritto di cronaca che giustifica ogni cosa, ogni atrocità, ogni salamelecco, ogni sberleffo.

Per quel che mi riguarda, passato il mal di testa, l'unica cosa che vedo è della gentaglia presenzialista, disposta a tutto pur di non precipitare nell'anonimato che comunque l'inghiottirà; gentaglia che insulta il proprio pubblico, il pubblico che li legittima; gentaglia che con un cinismo impareggiabile passa dal tormentone radiofonico, all'inchiesta sullo scandalo dei favori sessuali in cambio di un lavoro o semplicemente di voti alti sul libretto universitario. Vedo il bispensiero orwelliano farsi azione, prassi quotidiana. 

Si addita la risibile negligenza del dipendente inps che in orario di lavoro fa la spesa nello spaccio interno, per tacere sulle gravi magagne o fare l'intervista piaciona alla star politica di turno. Dalle mie parti si direbbe "chissà da chi ha imparato"; si affianca l'inchiesta sul turismo sessuale dei pedofili, al pezzo leggero e un po' pruriginoso sulle coppie scambiste. Insomma, ridendo e scherzando, qua signore e signori si sta ridisegnando il sistema dei valori della nostra società: quello che vediamo non sono "reportage". La loro giustapposizione e regia delineano un modello culturale inedito, in cui l'indignazione è soltanto un modo per non affrontare il problema, e come in "1984" di Orwell ci sono i "due minuti d'odio" in cui s'insulta il feticcio di turno, per poi tornare a svolgere i nostri compiti diligentemente.
Un modello culturale che disprezza le regole, che irride gli onesti e celebra i manigoldi, ma ipocritamente punisce alcuni per quelle stesse malefatte per cui celebra altri: perché? Perché maldestri. L'unico vero reato in questa società di furbastri è farsi beccare. Tutto è concesso, basta che nessuno se ne accorga.

Più che sapere nel dettaglio di tante furberie e lasciarsi annichilire dalla incoercibile meschinità delle cose umane, dovremmo chiederci se anche noi al momento cruciale posti di fronte a un qualche grave dilemma o a una scelta etica drastica saremmo in grado di preservare la nostra dignità, facendo la scelta giusta, oppure, confortati nell'oceano del mal comune, ci daremo al conseguente mezzo gaudio.

Difficile dirlo: non sono solo le occasioni allettanti che incontrano animi pieni di cupidigia, ma spesso si tratta di ricatti, di onesti lavori che diventano piccoli privilegi da proteggere ad ogni costo. Alla fin della fiera, il mondo è sempre lo stesso, i criteri di lotta e selezione che lo animano adesso sono gli stessi di tempi più selvaggi, anche perché antropologicamente e da un punto di vista strettamente evolutivo, siamo gli stessi che vestiti di pelli e armati di clave, giravano per il mondo diecimila anni fa.
La vera comodità oggigiorno è che posto di fronte a un dilemma puoi scegliere entrambe le possibilità. Che puoi affermare mentre neghi, che puoi far le guerre e chiamarle operazioni di pace. L'importante è farlo velocemente, senza accorgersene.











2 commenti:

  1. Che scritto tristemente vero...

    "L'unico vero reato in questa società di furbastri è farsi beccare. Tutto è concesso, basta che nessuno se ne accorga."

    Un malcostume italiano il più delle volte, altrove la mentalità è differente... poi non ho le competenze o le conoscenze per andare molto più in profondità di quello che le mie poche esperienze all'estero possono suggerirmi!

    E' un piacere leggerti, ciao nadia

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  2. Sto scoprendo in questo blog molte cose illuminanti. Cose che mi risuonano dentro. Grazie.

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