lunedì 25 marzo 2013

messimpiega





Come ogni comunicatore professionista, mi sono posto il problema della motivazione aziendale ovvero come sfangare il lunedì e ripartire con i ritmi richiesti, specialmente al rientro da un prolungato periodo di malattia in cui ci si è adagiati nelle mollezze e nei piccoli piaceri del "quotidiano convalescente" quali Settimana Enigmistica, prolungate session di Big Bang Theory, la visione di tutto Paranormal Activity (1,2,3,4) letture corroboranti (Massimo Fini), coccolato e vezzeggiato dalla propria fidanzata. 
Restio alle corse sui carboni ardenti e al canto d'inni mercantili immotivatamente entusiastici, ho scritto questo mantra di automotivazione, che vorrei condividere con voi. Perfetto per quei lunedì implacabili che rappresentano il culmine doloroso ma anche la liberazione dalla domenicopatia virulenta che ci ha finora impestati.




devo concentrarmi il lunedì rientrando in questo meccano di scadenze e prototipi, telefoni ed entusiasti intatti dagli anni ottanti (plurale) cupidigi e topogigi, questa nube di flussi di lavoro impiegatizi, dove tutto è urgente, nessuno ha colpa, nessuno sa, tutti sbagliano perché fanno, tutti sembrano fare senza sbagliare, e segnano le ore trascorse assorti, come aerei nemici abbattuti sulla carlinga dei loro giorni volati.

devo concentrarmi per non addormentarmi di faccia su questa tastiera, come bimbo nelle minestre, o saltare le finestre e ritrovarmi autoferrotramviato dal regionale che imperversa costì, e devo concentrarmi per giungere alla macchinetta del caffè ed esperire l'amara inefficacia dell'eccitante incapsulato colà, concentrato, e non far le facce brutte ai colleghi, perché il caffè è amaro, né scoppiare a ridere in faccia a nessuno, né lamentarmi troppo perchè che diritto hai te di lamentarti c'è chi sta peggio e c'hai pure ragione!

devo concentrarmi, quando mi sembra di essere ogni volta come un tossico in fondo a un buco, dal quale risalire con cospicue dosi di lavoro, che nel rivelarmi i lumi, riaffiorando, ancor di più scavano la mia fossa, così da ricader sempre più in basso. devo concentrarmi per non diventare un work-addicted, e devo concentrarmi per non diventare un vagabondo o un imboscato. 

devo concentrarmi anche solo e semplicemente per mantenermi saldo, in equilibrio precario, come saltimbanco incompetente, per non cedere troppo ai nervosismi che vengono indotti meccanicamente e al contempo per non esser troppo blando, per non addormentarmi nelle attese pneumaticamente vuote che punteggiano la frenesia, per non schiattare d'ansia nella rincorsa all'ultimo minuto.

la mediocrità richiede un impegno ed una maestria che non sono da pochi, non riuscirebbero mai a vivere così madonna o il dolce gabbano, in un ambiente disinfettato d'ogni capriccio e numero, sterilizzato dai lussi sfrenati, di quotidiano e costante impegno, di famiglie e colleghi, di rispetto e sgambetto, di silenzi e scaricabarili, di dolcetti e scherzetti, d'affetti e misfatti, di piccole mosse e piccoli sogni e piccoli giorni, incasellati nel bianco grigio asettico openspace, spazio aperto per distanze e resistenze, per rese e risse, per telefoni e schermi, poche battute, qualche risata (preregistrata) dissolvenza incriccata.

la mediocrità richiede pace, richiede distacco dalle passioni sconcertanti, dai vizi che debordano, una sigaretta te la farebbe fumare, ma una sola! e poi? dopo ti ritrovi infognato da cap'a dodici  ma anche venti, un pacchetto, e nei fineset anche uno e mezzo o due. la mediocrità richiede d'essere saldi, se ti sfasci ti rifasci, se sporchi ripulisci, se ti scavi la  fossa poi te la riempi. é quilibrio! 

mica cazzi. i cazzi son così svalutati in quest'epoca in cui siamo tutti come quei lupastri spelacchiuti col radiotrasmettitore al collo, protoscimmie con l'AI-FON, afflitte da una tecnologia magica e inspiegabile come un dogma, e solo in pochi di noi hanno fatto l'ITI e anche loro mica ci capiscono granché. Tutt'al più ti cambiano una presa, ti cambiano un fusibile, t'aggiustano l'amplificatore. E chi ce l'ha più lo stereo?

devo concentrarmi, via! dio bonino! basta parlottarmi nell'orecchio me a me stesso e senza capire mezzo sordo fare "eh?!" basta seghe e basta saghe: ci sono delle responsabilità da agitare come spauracchi, c'è da adeguarsi in questa tolleranza indifferenza bonaria e binaria. Che non ti spinge e non ti giudica, "perché un vero amico anche bugiardo è" ma garbata suggerisce se richiesto, e come nu liete turriente lemme lemme negli anni ti smussa, ti acciottola rotondo e ti giace sul fondo.



Nessun commento:

Posta un commento