lunedì 18 marzo 2013

Scardigli



Caro Luigi, 

spero di farti cosa gradita nel dedicarti un intero post del mio blog, un piccolo salotto virtuale seguito da una dozzina di pazzi e spiccioli che sicuramente apprezzeranno non poco quanto io e te ci possiamo dire.
E questo anche per smentire la tua lamentazione circa la mia irraggiungibilità e il fatto che non mi dispiaccia non vederti. 
Infatti la verità è che non mi piace proprio vederti, né tantomeno esserti sodale in qualsiasi forma; ho sempre provato un'istintiva ma insopprimibile antipatia e diffidenza per te. Confermata poi dai fatti recenti. 

Parlo di quell'esser approssimativi, che più della piaggeria e del far finta di esser voce fuori dal coro, in cui tu oscilli e sguazzi continuamente, è a mio avviso, l'aspetto del tuo carattere più avvilente. 
Ognuno è come vuole, per carità! e io pur giudicandoti, non ti sentenzio, perché più semplicemente ti evito e scelgo altro e altri. 

Però mi permetterai una serie di cortesi annotazioni di metodo dopo avermi così allegramente "psicanalizzato";  forse dovresti prima di spingerti nelle tue elucubrazioni su quello che potrei o dovrei essere, fare il mestiere del giornalista ed evitare di scrivere inesattezze:

• la prima clamorosa sul tuo primo articolo:
dove affermi che io avrei chiamato a raccolta amici, "per evitare inconvenienti" (?) quando la cosa è andata esattamente al contrario poiché l'iniziativa e l'organizzazione dell'incontro è stata merito di Simone Molinaroli e di Ass Cult Press. Un giornalista, correggimi se sbaglio, si sarebbe informato, avrebbe fatto una telefonata, scritto una mail, fatto le domande di rito: chi siete, come vi conoscete, perché fate questa cosa etc... a maggior ragione un giornalista che come nel tuo caso, NON CI CONOSCE né ci frequenta (o fa testo l'occasionale condivisione di un desco da Marchettoni? che, quando ho saputo che venivi anche te, volevo andare a casa) ma evidentemente è più divertente sbizzarrirsi. E gettare preventivamente sospetti sulla riuscita dell'evento ( "proveranno, con improbabili risultati, a leggere alcune sue prose.")  Verrebbe da pensare che ci sia della prevenzione, poi però penso "ma è lo Scardigli" e capisco che il problema non è nella malignità, ma in un egocentrismo giovanilistico fuori tempo massimo, oltreché nell'approssimazione. 

veniamo invece al tuo secondo pezzo:

• la campagna di azionariato: non è partita oggi, ma da più di un mese e si sta per concludere. L'evento pubblico era per dar conto a chi aveva finanziato il libro, dello stato delle cose, per ringraziare e spiegare cosa andavamo ristampando, cos'è il crowdfunding e come funziona. E per raccogliere ovviamente altre quote di finanziamento. Un atto di trasparenza e cortesia verso gli "azionisti". 

• "Zucchero Spinato" non è un racconto, ma una prosa poetica come credo tecnicamente si definisca questo tipo di scritto. Una serie anzi di poesie e prose poetiche, come Il precedente "La Felicità Terribile". Bastava chiedere.

• Tibet potrebbe essere una postilla, come un mio segno distintivo d'appartenenza ad altro, un'aspirazione ad una spiritualità che, non ricercata, mi sfugge, ma per sgombrare il campo da questi dubbi ed evanesce(me)nze interpretative, è semplicemente l'anagramma di Betti, un nomignolo che mi porto dietro dalle superiori, un "nome d'arte" che mi sono dato quando urlavo nei Go Insane nel 1990, un vezzo adolescenziale e maudit ( proprio come piacciono a te credo), che mi è rimasto appiccicato senza che la cosa mi dispiaccia troppo. 

• ovviamente non hai minimamente pensato di inserire un link al sito di Ass Cult Press, a questo blog o al sito della libreria Lo Spazio, così da permettere ai tuoi lettori di consultare direttamente le fonti e approfondire. Questa mi dicono, è generalmente una buona norma di chi scrive su internet: e non solo, visto le montagne di annotazioni e riferimenti che i giornalisti più attenti, anche della carta stampata, inseriscono nei loro articoli per dargli la dovuta credibilità. Anche quelli che potrebbero giocare la carta del "sulla fiducia" lo fanno. Ho appena letto un libro di Massimo Fini che trabocca di note e riferimenti bibliografici.

• non ultimo, non che dovessi farlo per far contenti noi, ma per amor di cronaca, hai completamente saltato tutto l'aspetto vegan dell'evento. Niente: non pervenuto. Nonostante, oltre ai biscotti e agli stuzzichini cruelty free preparati da Irene fosse stata lasciata al pubblico una cospicua documentazione sul tema, flyer e libretti informativi, e sia io che Cecilia, durante il reading / presentazione avessimo fatto a più riprese riferimento a questa tematica.

Tutte queste belle cose, mentre disinvoltamente e non invitato ti sedevi accanto a me al centro del "palco" (o facente funzione di palco che dir si voglia) me le potevi chiedere anziché fare l'amicone. Perché lo voglio ribadire: noi non siamo amici, né amiconi. Non siamo nemici, vero: anzi in un tempo non lontano parlasti di me ed altri, che parteciparono e auto-produssero (come nel caso presente del libro) allora una mostra in casa del pittore Marcello Giannini, come di quattro sognatori "come quei ragazzi di Liverpool" lanciandoti in una lode sperticata, francamente imbarazzante per noi e del tutto senza senso.  

A nemmeno un quarto del reading oltretutto, ti sei fiondato fuori penso per esercitare altrove e con maggior soddisfazione la tua professione di cronista \ corsivista. Ora per quel che ne so, un critico letterario scrupoloso, o di cinema o teatro, prima di giudicare, si beve comunque e fino in fondo l'amaro calice. 

Ma perché reperire informazioni e circostanziare la propria critica? 
Meglio abbandonarsi a frasi fumogene e sensazioni. Comunque leggo con piacere che ti sei rifatto la bocca con lo spettacolo di Katia Beni a Casalguidi e di questo ho piacere, perché hai potuto mostrare con l'abituale disinvoltura l'altra faccia del tuo istrionismo, quella più piaciona e pistoiesemente (o romanamente) amichevole. 

L'unica annotazione vera nel tuo pezzo, lo ammettiamo, è che la cosa era improvvisata, perché nessuno ha potuto per impegni di lavoro o personali, provarla prima: anche se non era uno spettacolo teatrale. In questo denunciamo, è vero, una certa cialtroneria. Tu mi capisci.

Sei comunque invitato a partecipare alla presentazione effettiva del libro quando uscirà, e che si svolgerà presumibilmente nello stesso luogo e con le stesse modalità conviviali e un po' alla buona, magari con pargoli in lacrime di sottofondo, e inopportune avventrici loro malgrado (o inopportuni relatori\presentatori che disturbano il tè e le chiacchiere degli avventori che dir si voglia) E spero che quello che vorrai scrivere allora, se vorrai scriverlo (non era richiesto prima non lo è ora) sia caustico e irriverente quanto e più ti piaccia, ma non parzialmente campato per aria.

A tal proposito ti rimando a questo articolo:

Non conosco personalmente le persone che lo hanno redatto, ma è di sicuro un buon esempio di come si approfondiscono certe tematiche in rete. Non so se le persone che lo hanno redatto siano giornalisti di professione come te, oppure semplici appassionati con uno spiccato senso dell'aderenza ai fatti. 

Comunque grazie Luigi, in un modo o in un altro ne hai parlato, in onore alla massima wildiana per cui bene o male, non importa, ma l'importante è che se ne parli. Talvolta invece, ti dirò, la penso più come i Depeche Mode - words like violence, break the silence - enjoy the silence. Ed ora taccio infatti, ho detto tutto quello che avevo da dirti.

un saluto

 Andrea Betti Tibet

2 commenti:

  1. Molto prevedibile, Scardigli. Anche un bel po' noioso. Monocorde. Temo abbia un generatore automatico di articoli. Mah, forse sono io che son di parte.

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  2. Davvero non si capisce questa acredine dello Scardigli nei confronti del Betti. Acredine mascherata da sarcasmo e ironia che vuole essere, senza riuscirci, pungente. Come quando afferma che il Betti "merita ma non gode della dovuta risonanza magnetica", che tradotto vuol dire: "Il Betti è uno sfigato che crede di essere un poeta e, complici i suoi amici sfigati come lui, si cerca un po' di spazio nell'autoproduzione". Pensiero legittimo, ma se fatto da chi ha pubblicato i suoi romanzi quasi sempre (o forse sempre, dovrei controllare) con editori a pagamento risulta un po' ridicolo. Dalla prosa (poetica) nitida del Betti, quella contorta (o in alternativa ipersemplificata) dello Scardigli avrebbe qualcosa da imparare. Ho letto un suo romanzo che, per quanta passione e sincerità di contenuto ci fosse, dal punto di vista stilistico era un temino di terza media, fatto bene, ma pur sempre temino di terza media. Quindi, insomma, che ci andasse piano con le stroncature verso terzi.
    Detto questo, al di là dell'articolo poco riuscito, lo ritengo una persona per bene. Oggidì non è poco.

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