venerdì 24 maggio 2013

disintegralismo


disintegration. 
epoca di contrasti, di particelle accelerate che scontrandosi si annichilano, di partiti presi, di posizioni inconciliabili, di terrore per il compromesso, di diplomazie malviste e conciliaboli segreti, di accordi sottobanco e formidabili scazzottate mediatiche, finte e sanguinarie come il wrestling. era del ferro di Kali. era dell'odio pieno di appassionati e cruenti scambi, come di amanti-odianti, di megafoni che elevano il sussurro malevolo a grido di battaglia, di fazioni e faziosi, di litiganti e terzi che godono al sicuro in poltrona da casa. Esaltazione, ozio, sospetto, il cheap thrill geriatrico che compete la nostra malandata e sbilenca supremazia occidentale. odiati senza essere temuti, odiati senza rispetto, come in un amplesso mercenario, come in uno stupro bilaterale, dove lo stuprato stupra lo stupratore e viceversa. sangue, esperti, detectives, servizi segreti, oro nero e sceicchi bianchi che dondolano le alate babbucce criselefantine sulle masse di giovani, affamate, rabbiose, lacerate fra fondamentalismo e consumismo, entrambi inaccessibili "make money or die trying it" ma anche sostituendo al denaro, il paradiso islamico il risultato non cambia. Non parlerò mai più di questo perché televisivo, inflazionato, reale ma artatamente "aumentato", già deviato e deviante. Non parlerò mai più di questo perché quello che non dicono alla televisione è che la realtà è complessa e contraddittoria. Non alimenterò nel mio piccolo un dibattito il cui unico fine e l'odio per il diverso, il rifiuto di accettare la xenofobia che ci anima e saggiamente curarla con il balsamo della conoscenza. Qua è l'odio che è senza fine e mai sazio e come nei cani rediretto, ogni volta a mordere un "chiunque" passi di lì nel momento sbagliato: sono state le streghe, gli incas, i pagani, gli infedeli, i comunisti, gli ebrei, i sovietici, i fondamentalisti, i terroni, gli albanesi, i rumeni, gli zingari, i negri, i marocchini, i pisani, i talebani, i musi gialli, i pellerossa, i visi pallidi, i crucchi, i cinesi, i giapponesi, gli italiani (macaroni). L'odio è una libera gogna, un gabbione che pende vuoto fuor dalle mura, in attesa di esporre al pubblico ludibrio, di volta in volta, chiunque al momento sia necessario ed opportuno odiare. 



Difficile persino per i flemmatici inglesi attenersi ai fatti in quest'epoca epilettica, chiassosa, iperconnessa quanto poco conviviale. I fatti esigono un interpretazione, perché nella loro crudezza e disperazione questi "uomini neri" che, come nelle fiabe per spaventare i bambini, terrorizzano (islamisticamente parlando) il mondo dei buoni, innocenti, ospitali europei ed anglosassoni, sono inaccettabili. 

Non possiamo accettare che degli ospiti, per altro poco graditi, si aggirino armati di picconi, mannaie e coltellacci, per i nostri salotti buoni altrimenti popolati di brava gente, onesti lavoratori ed eroi di pace che si spingono ai quattro angoli del globo per portare la buona novella della democrazia. Missionari di pace armata.

Diciamocela tutta e fuor dai denti: sarebbe bello se non ci fossero, questi marocchini ubriachi e molesti che ti parlano lamentosi e incomprensibili a un centimetro dal viso, questi tunisini infidi, questi zingari tutti ladri, questi indopakistani con le rose, questi senegalesi e nigeriani con la loro cassetta di calzerotti e accendini, questi negher insomma, che quando non sbroccano e diventano violenti, sono sgradevoli, fastidiosi come zanzare, quanto meno inopportuni: non sarebbe meglio lasciarli ai loro inferni tropicali? A mangiar banane, a morire di dissenteria, a far pena da qualche pubblicità progresso coperti di mosche e croste. 

Qualcuno rimpiangerà il povero Gheddafi, che dopo essere stato l'ennesimo tiranno antioccidentale di uno "stato canaglia", era diventato improvvisamente il paladino della cartonata europa, e dell'Italia che va con le sue macchinine brum brum.  Il suo metodo, spiccio se vogliamo ma efficace, scannarli tutti nel deserto. Del resto cosa ti vuoi aspettare da un arabo tagliagole? 

Sarebbe bello se queste orde di fanatici, disperati, ma direi soprattutto e passatemi la parola, di NEGRI, se ne stessero a casa loro, vero? Pensate amici: poter trascorrere un' intera serata in centro senza essere tediato da venditori ambulanti, questuanti e compagnia cantante. Ah! Che bello: immaginatevi un mondo di "negri" intenti solo a suonar percussioni e ballare dinoccolati nei video clippi!  Oppure per chi ama il porno, a fare mandingos a qualche biondina slavata e vogliosa con i loro black bamboo! 
Che favola meravigliosa, vero? Un mondo perfetto.

Rincaro: Il pazzerello fascista pistoiese che qualche anno fa ammazzò due senegalesi a Firenze, sembra, alla luce dei fatti di Londra di ieri, una specie di profetico vendicatore, che ha riscattato ancor prima che la violenza negra esplodesse, la sacra schiatta europea violata e inquinata da africani, indiani, arabi e gentaglia varia. Un eroe dei nostri giorni? Chissà se ora i Casa Paundi, dopo averlo rinnegato, si affretteranno a riabilitarlo. Alla luce dei fatti odierni: come se i fatti, fossero luminosi, chiari, lampanti e rivelatori di verità recondite. Sarebbe bello insomma, o se non bello, meno problematico: ma non è così.

La vendetta pare essere l'unico dato certo: ma non sapremo mai per cosa si sono vendicati. Perché quello che conta è trovare un nuovo appiglio al nostro straboccante, insanabile e inspiegabile razzismo, una giustificazione per alimentare il nostro disagio nei confronti del diverso e poter dire come dicevano Covatta e Paolantoni: "non siamo noi razzisti, sono loro che sono napoletani"

Oggi guardavo una coppia di ragazzi nigeriani intenta a fare dei piccoli lavori sulla porta di casa. Per un attimo mi è sembrato che si guardassero intorno timorosi: forse qualche occhiataccia se la son presa oggi, mi chiedo? 
Saggio sarebbe attendere i risultati di indagini e inchieste ed in ogni caso evitare, come recita l'adagio, di far di un filo d'erba un fascio; ma si preferisce attivare la grancassa del terrore, su tgcom24, tg4, raiuno, studioaperto e gli altri organi di infotainment che campano sull'odio. L'odio loro, l'odio degli altri, l'odio per il loro reuccio-dio-premier, piccolo-padre e padroncino. È l'odio che fa l'odiens. 
E intanto un povero cristo vien guardato storto, magari preso a male parole dal bel-pensante di turno. E con puntualità anche, perchè il bel pensante è anche ben informato dai vari esperti chiamati a concionare in merito: tipo tony capuozzo o l'esperto islamista di Libero. 
Sarebbe comico se non ci fossero morti di mezzo.

Alla resa dei conti chi guarda la TV si deve subire questa violenza informativa, stringente: ti dimostrano a rigor di logica chi devi odiare e perché. Senza possibilità di replica. 
Magari ravvivando un po' i colori della cronaca: la mannaia diventa un machete, e questo machete è stato usato per una decapitazione sommaria, un po' come usava in Ruanda.  
Ma nessuno oserà porre in discussione certi dettagli a fronte di tanta insensata violenza. Blasfemo analizzare e interpretare davvero le parole che hanno accompagnato l'omicidio. Nessuno o pochi pensano la cosa più sciocca e ovvia: che con tutta probabilità un giovane cittadino britannico di origine nigeriana abbia trovato gli argomenti del suo odio e della vendetta proprio in quella televisione che almeno dal 1991 ci dipinge come nemici gli immigranti, gli islamici, i neri. 

E tu come ti sentiresti caro amico integrato se da un giorno all'altro ti dipingessero nel tuo stesso paese come un nemico, un parassita, un cancro da estirpare? Mi sa che è già successa una cosetta simile in Germania qualche annetto fa.

Ma noi non siamo (più) nazisti (è anche vietato): nessuno è sgradito, perché questo sarebbe razzista, poco elegante per noi da sempre portatori di civiltà, democrazie e vaccini: nemici, invece è più dignitoso (per noi) crea coesione negli sfilacciati ranghi delle società del primo mondo, dove non esiste più nulla a far da collante sociale, che non sia il danaro, dove tutto è stato smantellato, irriso, smitizzato, dimenticato: buttato via bambino e acqua sporca come di prassi, di ogni ideologia, religione, filosofia, arte. 
Tutto disintegrato.















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