venerdì 3 maggio 2013

Nessuno dietro la macchina da presa





« Io sono un occhio. Un occhio meccanico e sono in costante movimento! »

(Dziga Vertov)


Un paio di sere fa mi sono guardato "Effetti Collaterali" di Steven Soderbergh. Devo dire, un ottimo thriller; plot solidissimo, complesso ma non confuso, ottimi i protagonisti. Ma a un certo punto ha prevalso l'aura pallogena del regista cloonyacense, e una ventina di minuti me li sono dormiti. Perché? La stanchezza del giorno? No. Il problema è l'assenza di Soderbergh, persino più noioso di Oliver Stone, che perlomeno, a parità di noia è appassionato. Un film di Soderbergh potrebbe essere girato da una MDP controllata al computer e nessuno se ne accorgerebbe. Quest'uomo non ha groove. Maneggia denaro, molto, sceneggiature avvincenti e non banali, attori di primissimo ordine e riesce ad essere piatto come un monoscopio. Certo, lo preferisco a tutti i postdogmatici e mockumentaristi che da Blair Witch Project in poi ci hanno causato nausea e vertigini con le loro handycam sciabordate in fughe improvvise da mostri immaginari (il sonno della ragione, si diceva un tempo, genera i mostri), o che nel tentativo di eguagliare la genialità di Lars Von Trier ci hanno invece ammorbato di fuori fuoco e fissità senza costrutto né spessore. Dogma fra le tante provocazioni del più grande regista degli ultimi 50 anni, è stato innanzitutto la sua burla rivelatrice, un modo molto presuntuoso per riaffermare la sua genialità (e non solo la sua, ma la genialità come categoria), che ovviamente sgorga a fiotti, piaccia o non piaccia, sia avendo a disposizione budget miliardari che un iphone. Il discorso è tornato sulla regia e sulla bellezza, sul talento e sulle qualità ineffabili che non possono derivare da scuole, assunzione di dogmi, rigori stilistici o sulla sponda opposta anarchia espressiva. Sicuramente un regista di talento, sa. Sa cosa ti vuol dire, dove vuole portarti e come farlo, sia che abbia una handycam che budget hollywoodiani.

Parlare di "Effetti Collaterali" in questi giorni nervosi, di rinnovo di crisi antiche (che sento parlare di crisi è dalla mia nascita, almeno da quando riesco a rammentare) è uno spunto per tornare a guardare ai media con rinnovato sospetto. Oggi oltre all'arroganza, un altro leit motiv è accusare chi mostra la magagna della magagna stessa. La denuncia avvilisce, si dice, anche perché inefficace. Ma senza la denuncia e l'informazione indipendente, non sarebbe mai possibile cambiare. Dire che è inefficace il giornalismo d'inchiesta, che serve solo a far dilagare il pessimismo, che è inutile perché non porta a nulla, è subdolo (e fascistoide): il giornalismo d'inchiesta così come non ne è la causa, non è la soluzione dei mali che denuncia. 
C'è un bel da fare adesso, bisogna però guardare le cose con la massima lucidità, perciò diciamolo chiaramente: Grillo non arma la mano di nessun disperato, i disperati esistono con o senza Grillo e i suoi schiamazzi. Grillo è un tizio che grida, come Bossi: dice sicuramente cose più condivisibili e meno odiose, sbraita, e alla gente piace il litigio, l'animosità. Fanno colore e vita in quella sagra dell'asfittico e del gerontologico che è il parlamento italiano, vero museo delle mummie democristiane, su cui mi si fa notare ogni tanto brillano, inviati dalle Banche alcuni ex-liberali come stregoni voo-doo che rianimano e riattivano le mummie a loro uso e consumo. 
La gente spara per nervi, per cocaina, per debiti, per troie, per playstation, per traffico, per accumulo di sub-culture sbagliate e ritenute trasgressive ma in realtà funzionali allo status quo, soprattutto e animalescamente perché vive in un habitat sempre più ostile e controverso. La società industriale aveva un patto tacito con i suoi sudditi: vi asservite alla "megamacchina" ma in cambio non dovrete più subire prepotenze, angherie, non dovrete patire la fame, né  restare senza alloggio. Attribuire questo alla "megamacchina" è un po' come dare la colpa a Grillo, si crea un falso bersaglio, si guarda il dito anziché la luna indicata dal dito.

Grillo, non è ascrivibile ad alcuna ideologia violenta e che promuova o abbia promosso la violenza come metodo per imporsi. Non è Casa Pound la cui matrice è fascista e l'ideologia fascista ricordiamo se ce ne fosse bisogno è palesemente violenta, muscolare e arrogante. Non mi venite perciò a bacare il cazzo con i due pesi e le due misure: uno è un miliardario eccentrico, ex-comico che deluso per essere stato cacciato dalla RAI cerca la sua vendetta contro il sistema che prima lo ha innalzato e poi lo ha estromesso. E come "effetto collaterale" ha creato attorno a se un movimento di simpatia da parte di tutti quegli "estromessi", o che tali si sentono, che prima si astenevano dal voto o di malavoglia votavano lo sputtanatissimo centro-sinistra \ sinistra, o gli ormai incomprensibili e astratti radicali. 

Quando vediamo intorno a noi un ambiente degradato da ingiustizie, prepotenze, arroganza e falsità questo non dipende (solo) dalle macchine: c'è un uomo (o più uomini) dietro la macchina. Sempre. Anche quando sembra come nel caso di Soderbergh che non ci sia nessuno. Anzi, soprattutto quando sembra che non ci sia nessuno, perchè il vero deus ex-machina è silenzioso, lavora dietro le quinte, non si mette a fare il clown sul palcoscenico. È un regista, non un saltimbanco. Le macchine sono partecipi della frenesia, come gli operatori che se ne prendono cura, ma in un immaginario processo potrebbero essere imputate di favoreggiamento, di complicità, ma non sono i mandanti. I mandanti sono persone quasi invisibili, che hanno patrimoni personali sterminati (a tal proposito consiglio la visione de "Lo scopone scientifico" illuminante per capire come l'eccessiva ricchezza sia di per sè devastante); solo loro sono colpevoli della nostra infelicità. Sono non più di 80-100 persone su tutto il pianeta. 
Allora si possono fare 2 cose: una, rinunciare alla connivenza. Due, NON SPARARE nella testa a un poliziotto, a un politico o a un miliardario: non serve a nulla. Fanno parte di un Idra a cui le teste ricrescono. Bisognerebbe sparargli nella testa delle idee diverse, mettersi dietro la macchina da presa e fare un buon film autoprodotto della nostra realtà e non copiarla pedissequamente da un reality fasullo. 

E mantenersi attivi. 
Volevo scrivervi una cosa sul ciclismo amatoriale. 
Ve ne parlerò la prossima volta. 
Enjoy.

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