venerdì 27 settembre 2013

Crisi di antidentità









Impossibilitato a esistere
gravito in una serie di
connotati, a me coerenti
incanti, giorni di
sole contati 
col contagocce
dei giorni di pioggia.

Vacillano le nostre vette
inaccessibili, i nostri
mesti dirigibili 
s'afflosciano in fiamme, 
di ritorno
dal polo magnetico, 
e chi si salvò 
attese pazientemente
di morire di freddo.

Galleggiano le caravelle
dirette ai nuovi mondi
senza saperlo
e i timorosi affondano,
risucchiati dalle cascate alla
fine del mondo - 

Un Ade scivoloso, un paradiso
odoroso di lisoformi,
la beatitudine ammoniacale
dei giorni sudati d'ansia
improduttiva, di pensieri
come righe nere
tirate frettolosamente
sprecise e sbaffate
quelle ditate 
e quella cialtroneria
che causarono il nostro
biasimo.

Un'adolescenza molle,
stravaccata sul divano
come una 
prematura vecchiezza
dalla cucina al salotto
con una sigaretta spenta
e una birra già aperta,
obsolo, soletto
senza mamma, né papà

impossibilitato a migrare l'anima, seccato
per questa mancanza
di un app apposita
per fare il back-up,
si fece 
geronto contento
e rugò zigomi e mascelle,
cascò le gote e i denti, 
ingrossò le froge
incavò l'occhi e si
rese occhialuto
e sordo a ogni
geremiade,
s'aggobbì, macchiò la
pelle come di minuti
schizzi rotondi di
fango,
e sedette silenzioso
e impermalito
sul 
bordo
del letto sfatto, poi
prese una scarpa in mano
e morì.

Nel gennaio 1948 Artaud morì da solo nel suo pavillon, seduto di fronte al letto, con la sua scarpa in mano, forse per una dose letale del farmaco chloral. (fonte wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Antonin_Artaud)

***

Celebrai la scelta vegana
vestendomi da clown:
il grosso naso con l'elastico
l'abito largo, su di me attillato.

Scelsi un semaforo di buona marca
e lo disegnai sul foglio bianco
accanto alla mia figura.

Si trattava di architettura o
quantomeno di carpenteria:
è questa che attiene
all' Edificante
come categoria.

Travestito da pagliaccio,
ho costruito perché restasse
a lungo, perché reggesse
la grandine inattesa
sebbene presagita,
il temporale
che solidifica 
le nubi nel blu scuro
con cui il finanziere
veste e stritola,
il temporale che ionizza
e raffresca e libera
con cui l'anarchico
danza ebbro e infantile
in un coriandolo
la sua lieve e vibrante 
parabola - 

il semaforo zwerk
pareva una buona scelta 
e la marca si cancellava:
nei sogni le scritte sono
poco leggibili -

un nome tedesco
garanzia di affidabilità
mazel tov!

è la cerniera come concetto che rende mobili i piani ribaltabili, atti ad aprire e dividere
con lo stesso modo e mezzo con cui si apre e si chiude. Restando al di qua e al di là, la stessa materia, come acqua in un rubinetto anche se da un lato preme ed attende e dall'altro fluisce e langue - 

Aprire e celebrare e
irrigare la vita
senza fare economia
senza remore
non è semplice,
essere smodatamente
generosi, non è
facile essere incoscienti nel
darsi, quanto lo si è nel bere -
si rischia il ridicolo, di
sembrare pagliacci - 
si rischia di essere 
bambini
fuori tempo massimo,
di suscitare risolini
di scherno e compassione,
ma è una confidenza
necessaria l'esserci figli
per poter amare
i figli che
verranno.

***

Giganteggio
imperterrito astragalo
mentecatto stregatto.

Gustavo malevolo
melancólico venefico
al grand otello
del Lido
dirk
nelle mani
di un efebico putto
polacco,
di indecisa e
saccente bellezza

Giganteggio
incombusto
e rosolato
sul centro convenuto
dell'estate,
cicaleccio e
civettar di
tortore e 
grandi cacche e
aghi di pino 
e maghi divano
e veloce
rincorri
le ombre, e
siedi col seno
nudo
sulla soglia del
camper - 

Metilazione - Mutilazione
Prometeico - Proteico

Economie monumentali
sbornia di numeri
cifre abbacinanti
zeri in lunghe file
e percentuali, per
quella loro aria seria,
credibile:
inserite una percentuale 
in un discorso
e tutti si
volteranno a guardarvi
con rispetto e 
la faccia interessata di chi
affronta importanti quistioni.

perché la percentuale
implica un calcolo,
una statistica, una valutazione
accurata
e
con essa si ha
accesso alle cifre
poliedriche, ai gran
numeri,
il prezzo di una stella
cadente,
l'amministrazione di una
supernova,
il variegato portafoglio
azionario
dell'universo
calcolabile,
il celebrale
celebrare
che chiama celesti e meccanici
i cosmici caroselli, 
una zuffa
di tacche
sul bastone pastorale
a contar pecore innumeri
d'un gregge infinito,
granelli di sabbia
nel deserto di clessidra
al cui centro boccheggia
un buco nero, 
zero minuscolo, vorace
mai sazio
di gravità
incalcolabile,
come tutti
i numeri
obesi e inutili.

***

Quicky Squeez
The Squirting Squirrels

***

Noi siamo qui per questo
Doverasera.
Noi siamo qui per questo
Scontentiscostanti
a inscenare lo sdegno
a rimarcare la giovinezza
sulle pieghe che prese
la pelle nel crescerci dentro
come involucro e sepolcro
in un sol colpo.

Noi siamo qui dentro
che moviamo il burattino baracca
spingendo tubi d'osso
e gonfiando membrane
e pizzicando ghironde
e pompando sangue
maldestramente 
alla bocca
per sconcertare, 
offendere, 
titubare
- perché ne esca
a malapena un senso
per chi riceve il 
messaggio, 
e non capisce
che per pochi
imprecisati
secondi,
decifra 
e scrolla le spalle.

Noi siamo qui per questo
dicono quelli che si
presentano all'opera,
per la riscossione
d'un emolumento rimandato,
d'un premio di consolazione
o una variegata ametista
per un bicchiere di vino
forse, una croce
così sfitta e smontata
da sembrar quello che è:
assi schiodati
appoggiati all'impalcatura
ove incorrono incessanti  
lavori smessi
cantiere fermo di passioni
e morti post-datate
da resurrezioni
annullate.

Noi siamo qui ora
esattamente in questo
istante e null'altro
ci è chiesto.

Ma mettiamo le mani avanti
progettiamo, promettiamo
prometeici, proteici
mutilando e 
metilando
il codice surgivo 
a che le future
proli s'affranchino
o s'abituino.

Ma mettiamo le mani avanti
per non cascare di faccia
e sfigurati
elemosinare
un'indentità 
di pugile
terminale.

Noi siamo qui, ora
e non ci esce la
cosa carina,
non siamo gentili
non siamo disperati
non siamo rispettati,
siamo solo arrivati
e ci spalmiamo nello
spaziotempo che
ci ospita come
capita o meglio
si crede; 
talvolta
è un insonne rigirìo 
fra lenzuola grinzose e
pensieri sfatti,
lampi di sgomento e
poi un buio uterino
cui è bene arrendersi - 

altrovealtrevolte
è la gomitata
lo scatto irascibile 
di cui è vano pentirsi.

solodirado
è la luminoteca 
da cui è saggio trarre
calore
da iniettare
direttamente
al centro del petto
come la freccia di cupido
nelle vignette
un'adrenalina carezzevole
in una dose non letale
di melassa capezzale

una medicina, una scossa
una lucina
una stella, un fotogramma di un abbraccio - 

La Pace in tutta
la sua poliedrica
uniformità
d'amore, 
in tutta la sua generosa
ronzante estate,
con i suoi scrosci e cori di cicale
i suoi arcobaleni e le
fontane larghe,
dove
accaldato 
trovò refrigerio
chi smise la guerra.

Noi siamo stati
anche questo, e
muovendo carni, gambe e concetti
ci siamo 
travestiti di tutto
mimando in playback
altrui canzoni
come priscille
non sempre per gioco
spesso per tragedia
e quietovivere,
abbiamo inghiottito
e rigurgitato slogan,
ed eravamo anche lì,
per questo.

Ora qui, davanti a te
siamo noi
e ci comprendiamo
indistinti
nella lettura e ci
piace chiamare questo
prodigio di
segni che divengono
pensieri,
comunicazione.
E sono solo i
primi vagiti,
delizie mandibolari
e linguacciute
gargarismi,
gorgheggi,
vocalizzi,
versi.

***