martedì 8 ottobre 2013

Dead Snow




Neve morta: non so se si tratti di una grottesca metafora della condizione d'inesorabile sterilità in cui versa il cinema norvegese dalla scomparsa di Munch ad oggi, e badate bene, che Munch non era un regista. 

Certo è inspiegabile visto che la Scandinavia nel suo complesso è sempre stata una terra cinematograficamente generosa ed originale e che il maggior regista vivente è danese. 
Insomma, mentre il vicinato, in Danimarca, Svezia e Finlandia, si dà un gran da fare (e con risultati di indubbia eccellenza) in ogni campo della creatività umana, dal design alla musica, dall'arte al cinema, la Norvegia del "dopo Munch" sembra condannata a intrecciare maglioni costosi ed essere invisa per la caccia alle balene.

"Dead Snow" comincia bene: l'idea se non proprio originale (vedi il cult "L'occhio nel Triangolo" - Shock Waves, 1977 ) è morbosa, fascinosa, bizzarra, gli scenari sono mozzafiato; i fiordi norvegesi innevati sono spettacolari anche senza trama e vi assicuro che non c'è stato un gran sforzo in tal senso. All'inizio vi è pure un omaggio a Shining che lascia prospettare la visione di un film conturbante. 
Del resto l'unica cosa apprezzabile del film è il suo aspetto visivo: le panoramiche emozionanti, la fotografia curatissima, gli effetti "gore" ben fatti con una certa ironia da B movie, alcune soluzione registiche intriganti, ironiche (come la falce e martello impugnata a mò di croce per scacciare gli zombi nazisti per dirne una)… poi però, a dispetto del cliché che vuole lo scandinavo silenzioso, saggio, sornione, i personaggi aprono bocca. 

Personaggi: ritagliare omini nella carta creerebbe individui di maggior spessore di questa sequela di "ggiovani" sfacciatamente stereotipati, come il ciccione dalla risata crassa che fa i rutti e beve birra, oppure il tizio riflessivo con gli occhiali, il secco furbo e cinico e per finire il belloccio in salsa vichinga, eroe biondo senza macchia e senza paura, ma con motoslitta-destriero, che guida chiaramente in modo acrobatico, con gran sferragliare di chitarre elettriche di sottofondo. 
Più ovviamente le 3 fighe, di cui solo una apparentemente dotata di funzioni evolute nella corteccia esterna; chiaramente quella con i dread. E qui crolla anche il mito di quella Scandinavia felix, terra di tolleranza e progresso, di raggiunta e conclamata parità fra i sessi. 
L'unica cosa buona di questo film (spoiler) è che muoiono tutti. Ed è ciò che uno desidera fin dall'inizio, vista l'ostentata superficialità ed antipatia dei personaggi. Così smaccata che verrebbe da pensare, da maligno qual sono, che si tratti di un tristo escamotage per ravvivare la morbosità del pubblico. Ma no dai, non si può essere così…stronzi? 

Il film arranca oltre che fra i dialoghi penosi, anche in un'incertezza disturbante fra il serio ed il faceto. Non si capisce mai se stiamo guardando un film comico che non fa ridere, o un film drammatico involontariamente comico (ovviamente l'effetto comico si manifesta puntualmente proprio in quelle scene che non lo vorrebbero essere).
Il culmine di ogni paradosso lo si raggiunge con la scena di sesso imbarazzante fra il ciccione che fa i rutti e la bonazza bionda. 
Scena che avviene, per soprannumero di sgradevoli assurdità, nella latrina (!) appena dopo che il ciccione ha cagato (!!!) con tanto di rotolo di carta igienica in mano (!!!!). 
Devo dire, si: davvero disturbante.
Improvvisamente saltano tutti gli stereotipi, perché non credo che nemmeno in un universo parallelo con leggi di gravitazione e attrazione inverse, una tipa così deliberatamente gnocca main-stream si farebbe un tizio così manifestamente grezzo, antipatico, viziato e brutto. Magari se è ricco sì, ma mai in ogni caso dopo o durante una cagata! Succhiandogli le dita della mano appena usata per nettarsi. 
Decisamente improbabile e improponibile. 
Forse è una fantasia di compensazione del regista? Magari da adolescente era cicciobombo e ruttatore e sognava di farsi le tipe gnocche nel cesso con il culo ancor fumante de' suoi estrusi? Nemmeno in Salò di Pasolini si arriva a tanto…
Oppure è sempre il regista che, in un impeto di onestà intellettuale, attraverso la totale assurdità ed insipienza di questa scena ci dichiara la totale assurdità ed insipienza della sua opera? 

Una nota alla colonna sonora: a parte la graziosa scena iniziale (ma non poteva far schifo fin dall'inizio dico io? così mi perdevo meglio 2 ore di vita)  sulle note del Peer Gynt di Grieg, il resto è ovviamente un immenso, noioso, inutile, ennesimo banale videoclip di metal (scandinavo).

Forse questo film potrebbe piacere a un metallaro cieco di Oslo? 
Non è detto, sarebbe in ogni caso costretto a subire la sconfortante piattezza dei dialoghi.

Faccio un'umile richiesta: cari giovani registi hipster snowbordisti cool e cult emo-metal scandinavi e non solo, utilizzate almeno, dico almeno, l'un per cento dei vostri ricchi budget per farvi scrivere dei dialoghi appena appena decenti. 
Non dico dei dialoghi formidabili, ma  credibili. Essere giovani ed essere stupidi è forse il più triste e vieto degli stereotipi che impestano questa pellicola e questo pianeta. 
Si può fare un film indipendente, di genere, leggero, grandguignolesco, divertente ed originale con personaggi anche stereotipati, ma almeno possiamo farli parlare come esseri umani e non come scherzi della natura? Perché io sinceramente all'ennesimo "yeah", "yu-hu", "figo!", "beeerp!" (rutto) e battuta agghiacciante, sinceramente e per quanto rutilante possa essere il film e ben montato, m'addormento, m'addormento triste.

Mi offro volontario: ve li scrivo io i dialoghi, anche per 500 euro, anche gratis. 
Sicuramente posso far di meglio; e lo dico senza presunzione. Sicuramente poteva far di meglio un qualsiasi impiegato della produzione.  
Una nota al doppiaggio: raccapricciante. 
Con tutta la stima e l'amore che ho per i doppiatori italiani. Qui invece sembra che l'abbiano chiesto a quattro tossici per strada per svoltare. Ma temo che anche in lingua originale, l'ostico e gutturale norvegese che confesso di non masticare, ci sia ben poco di interessante. 
Una volta il cinema scandinavo era noto per i grandi silenzi, gravidi di sensazioni inespresse ma intensamente vissute; c'era un pudore della parola che sublimava nel silenzio. Questa deriva ciarliera e ruttona non sembra conferire maggior esuberanza alla neve morta.

Enjoy!

1 commento:

  1. Anche se la tua recensione è a dir poco negativa, lo voglio vedere! O mi farò solo del male?

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