mercoledì 12 febbraio 2014

Il Principio d'Indeterminazione Poetica






Passeggiavamo, Robert, Stefano ed io, su per i crinali e raggiunta l’Alpe delle Tre Potenze, scendevamo verso il lago Piatto. La giornata assolata, di festa, le vette appenniniche popolose di escursionisti d’ogni età, belle facce arrossate dal vento e dalle salite, famiglie, bambini, giovani e anziani, dalla Toscana e dall’Emilia. Ma anche stranieri, inglesi, francesi e via così. Ci riposavamo dunque in uno spiazzo di rocce sparse nell’erba crespa, disegnata dai venti, prendendo il sole, bevendo acqua di sorgente, silenziosi. Accanto e intorno a noi altri, sconosciuti, le gambe e i visi distesi. Mi torna in mente la più abusata delle poesie italiane, la più famosa, ostica, grave, oscura e lieve a un tempo. L’infinito, che tutti noi abbiamo mandato a memoria fin dalle elementari spesso ignari degli abissi che disvlela, ancora oggi enigmatica e struggente. Così un po’ per ischerzo inizio a declamarla agli amici miei, alle rocce ed agli sconosciuti astanti, saltandone credo anche brani e pezzi importanti, un po’ remixata alla buona, ogni tanto “ah! ecco qui faceva così…” come con una canzone dell’adolescenza che ben si conosce, ma alla rinfusa. 
Una donna, mi guarda e mi dice: “ non la sentivo più da quando ero bambina!” e mi sorride. E torniamo a riposarci. 

Oggi nella pausa pranzo, guardo sonnecchiando Rai Storia: davano un documentario su Leopardi, un documentario particolare perché quasi tutto incentrato sui versi del poeta, mirabilmente interpretati da Franco Graziosi. Ogni tanto la recitazione dei versi veniva interrotta da puntuali commenti che contestualizzavano l’opera di Leopardi. Voce narrante di Giorgio Piazza, che per capirsi, è stato il doppiatore di James Stewart in molti film di Hitchcock, o per chi fu bambino a cavallo fra anni settanta e ottanta, la voce narrante di Heidi e di Sandokan. Quando le cose venivano fatte bene.
Questo genere di documentari erano programmazione comune nella Rai del secolo scorso; la gente di qualsiasi età ed estrazione sociale, a qualsiasi livello d’istruzione fosse pervenuta, se li guardava. Sicuro, c’eran solo 2 canali. 
Però il discorso è che questi programmi erano belli, ben fatti, affascinanti.
La voce calda ma pacata di Graziosi restituisce per immagini vivide i versi di Leopardi: a distanza di quasi duecento anni, io, nel 2014 rivedo la celeberrima donzelletta attraversare la piazza di Recanati, con il suo mazzolino di fiori in mano, e la vecchietta sulle scale che fila e che guardandola, prova nostalgia della sua giovinezza. 
Direi che sì, il messaggio poetico, mi è arrivato. 
Fresco, intatto come appena uscito dalla penna di Giacomo Leopardi. 
Questi due eventi hanno in comune due cose: la poesia e Leopardi, e forse chi lo sa, una certa serie di fattori imprecisabili, irriproducibili e aleatori, che favoriscono la dimensione leggermente onirica di cui la poesia ha bisogno per allignare; magari una certa spossatezza postprandiale, sicuramente la qualità delle poesie in oggetto e la loro vibrante vitalità, come di flaconi incantati che abbiano strappato alla vita inestimabili fotogrammi e congelati in un’animata eternità, vibrante e luminosa. 
Per il resto, uno è il raffazzonato ricordo infantile di un escursionista e l’altro un film d’archivio che vai a sapere te, se un giorno o l’altro lo rivedremo giù per l’ex-tubo catodico, adesso piatta e sconcertante superficie.
In entrambi i casi la poesia ha esercitato tutte le funzioni che le sono proprie, e senza essere edulcorata o trasformata artatamente in disciplina sportiva. La poesia non è noiosa. Chi lo pensa farebbe bene a non occuparsene. Cito dal blog di Simone Molinaroli cosa Amiri Baraka rispose a chi gli chiese se avesse voluto un commento musicale alla sua lettura: “I play my own music” 
Il resto dell’aneddoto sul blog di Simone.
La poesia non necessita che di se stessa. Troverà sempre una voce che le si presti, un orecchio che l’accolga, fosse in cima ad una montagna o nel palinsesto svogliato del digitale terrestre. Anche in un poetry slam, non ne dubito. Non per meretricio ma per sua intima e incorruttibile natura. Apparizione imprevedibile, indeterminazione, miracolo insperato. Mai caduta in trappola. 


Enjoy!



PS. oggi è morto Roberto Freak Antoni, geniale e demenziale leader degli Skiantos, poeta, performer, attore, provocatore. Chissà come l'avrebbe presa se un veggente gli avesse predetto: "morirai un giorno dopo shirley temple" 

- non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti -  



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