giovedì 13 febbraio 2014

Il Principio d'Indeterminazione dell'Intelligenza




è assai difficile essere intelligenti tutti i giorni, anche esserlo minimamente, performativamente, professionalmente. occasionalmente la mente s'accende a dispetto d'ogni altro dispositivo perennemente acceso in macchinale almanaccarsi di macchina, inesausto, propositivo, stolidamente proiettato in avanti. l'unica pausa che conosce la macchina è il guasto, ed è forse per tale motivo che in molti salutano con gioia l'accadere della malattia, l'avverarsi d'un'anelata influenza, l'epifania di febbri e disagi intestinali, l'invito a tacere d'una tonsillite acuta. L'intelligenza a me difetta e sono in buona compagnia; leggo sulla settimana enigmistica che samuel beckett salutò con un'opera degnissima la presa di coscienza della propria idiozia. Ora per essere così continuamente intelligenti come auspicano i fautori della crescita indefinita, dovremmo essere sicuramente macchine. Ma delle macchine (che sono infinitamente intelligenti perchè continuamente dedite alla ripetizione d'una o più azioni e quindi in odore di illuminazione zen, spiritualmente assurte all'elettrificata mansione d'uno o più esercizi compiuti con caparbio e insistente disinteresse) non abbiamo nè il disinteresse nè lo charme. La macchina compie senza fatica l'immane compito, non teme l'incarico ripetitivo dove l'umano si ingorga e si sgomenta ancor prima d'iniziare, la macchina ha senso del ritmo, poco groove obietteranno alcuni, ma precisione ed esecuzione impeccabile suscitano un fascino astratto, uno charme asettico, un'attrazione per il gelido e l'imperscrutabile, come la morbosa curiosità che si prova per l'autismo. E poi non dimentichiamoci di Roy Batty, quando all'ambiguo Deckard (la cui natura se di macchina o uomo non ci viene svelata) dice "Non eri tu, quello bravo?". Ora è assai buffo questo rincorrersi fra uomini e macchine, l'une che vogliono essere gli altri e viceversa. Ed una volta che l'uomo sarà macchina, forse gli tornerà voglia di esser uomo... scusatemi, mi fermo ho un calo di intelligenza. 

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