martedì 25 marzo 2014

Ciclomania




Rapidi ed invisibili arrivano i ciclabili. 

Era da tanto che volevo scriverlo:

La ciclomania agonistico-compulsiva ed una della plaghe più insidiose del terzo millennio; è il classico esempio di come quella che dovrebbe essere una sana abitudine, tenda oggi ad essere trasformata in un atto grottesco di prepotenza, competitività malsana ed eccesso. 

I ciclopi sono una compagine assai bizzarra: capaci di percorrere centinaia di inutili chilometri senza costrutto, in sella alle loro costose biciclette, totalmente indifferenti ai paesaggi che attraversano, sono gli stessi che nella vita di tutti i giorni, guidano SUV poderosi e pestilenziali per percorrere i proverbiali cento metri a piedi. Sono gli stessi che disertano, anzi schifano, le piste ciclabili per muoversi in città perchè loro, come certi disturbati che credono d’essere Napoleone, pensano d’essere la reincarnazione del compianto Pantani. Non sono ciclisti, sono campioni, quindi vanno in bici per vincere; non è un banale mezzo di trasporto per loro! Non fategli questo affronto. Sono sportivi, non sfigati senza ‘na lira che si muovono in bici per risparmiare, per non inquinare. Non sono mica “zecche” questi qua! 

Come i ciclisti professionisti costoro amano paludarsi e cercare finanziatori alla loro mania: la mise già di per sé ridicola ancorchè funzionale del ciclista, è tempestata di loghi, marchi, stemmi, glifi, di scritte e scrittine, che pubblicizzano autospurghi, forniture per l’edilizia e l’arredobagno, grossisti di legname, bar sport, circoli politici e religiosi, associazioni, enti, accolite di varia natura. 

I loghi sono di solito, graficamente orrendi e accozzati a riempire come in un rompicapo d'insulsi geroglifici tutta la superficie disponibile, lasciando appena intravedere sullo sfondo, i colori fluo delle tutine, il rosa, il nero, il verde evidenziatore, il bianco fotti-retina: colori sgargianti che, seppur non gradevolissimi all'occhio dell'esteta, avrebbero perlomeno una certa utilità nel rendere il ciclista visibile anche a grande distanza, del tutto annullata dalla congerie di toppe e patacche varie che si affollano a casaccio sull'indumento.

Sotto, un par di gambette depilate pestano indefesse sui pedali, perchè al pari dei professionisti, c’è da fare il tempo!

Per i ciclomani, la pubblica via con le sue regole, già invise all’automobilista italico, sono velodromi senza tetto né legge, dove correre all’impazzata, infischiandosene di sensi unici, semafori, precedenze. In gruppo, occupando tutta la carreggiata, lentissimi, pericolosamente ondeggianti in salita e schegge impazzite in discesa per la gioia di neopatentati e anziani.

Provate a reclamare il vostro diritto a usufruire della strada, anche solo come pedone: una mia amica, per di più incinta, osò (osò!) attraversare sulle strisce al passaggio dei padroni della strada, e fu apostrofata come meretrice e poco di buona, perchè aveva osato interrompere la fuga dei vittoriosi dopo il gran premio della montagna, costringendoli a fermarsi e rovinare così il tempo! Chissà quali record avrebbero infranto questi sportivi se quella sprovveduta non si fosse messa in mezzo! Uno sicuramente, ma non so se è riconoscito: la velocità a cui, poste determinate condizioni, si diventa citrulli.

Mi si obietterà con facili argomentazioni che il ciclismo è sport ecologico e che attaccarlo in un paese pervaso dal più malsano degli automobilismi, è da sciocchi e da antipatici: ma io sono fieramente sciocco ed antipatico e rincaro. 
Innanzitutto i ciclomani sono la morte del ciclismo sia come agonismo che come abitudine al trasporto ecocompatibile. I ciclomani sono assuefatti al ciclismo come lo sono i giocatori ai videopoker o i tabagisti alle sigarette. Non amano andare in bici e godersi il paesaggio, essi contemplano i cronometri e i computerini con cui accrocchiano i loro costosi veicoli e di quando in quando la strada, giusto per non piantarsi in un platano o in un fosso. A loro interessa imitare il campione, la mimesi infingarda con il modello irraggiungibile e null’altro. 
Secondo: esiste anche un’ecologia dei comportamenti che passa dal rispetto per sé stessi, già travestirsi da campione di ciclismo per imitarlo pedissequamente denota a mio avviso, una qualche problematica nell’accettarsi e non penso che bombarsi di integratori iperproteici a base di taurina e carnitina per scalare paonazzi e strafatti i tornanti della via modenese, magari all’una di luglio sotto il sole, sia un comportamento ecologico ed esemplare. 
Terzo: che dire dei contenitori e gli incarti di barrette e beveroni vari che specialmente in estate costellano in quantità ingentissima i bordi delle strade di campagna? Ma c'è da capirli: quando c’è da “fare il tempo” non ci si può fermare a buttare l’immondizia in un bidone, o conservarla nella tutina per gettarla a fine pedalata. No, anche in questo l’adesione al modello irraggiungibile è totale: bisogna imitare i ciclisti di professione anche nei loro comportamenti deteriori come doparsi e gettare borracce, scartoffie e sacchetti presi nella trance agonistica. 

Io consiglio sempre come buona norma, di verificare prima se si tratti di squadre che si allenano (generalmente molto rispettosi del codice stradale ed in formazione ordinata) o di invasati cui sarebbe  d’uopo suggerire l’intervento d’uno specialista di chiara fama.

A questo punto si rende necessario pigiare sul clacson fortissimo e strombazzare a tutto spiano, in primis, per causare loro spavento e immediata crisi coronarica, ma anche per reclamare strada, visto che magari, scusate l'invadenza, ma ci saremmo anche noi e non stiamo li a farci i comodi vostri mentre vi figurate di essere Indurain sul Tourmalet. 

Se i cicloidi non desistono, entrare a gamba tesa, e costringerli a usare i freni di cui su 5000 euro di bicicletta si presume l’esistenza. 

Consiglio inoltre di denunciare sempre e con la massima solerzia alle autorità competenti quei ciclopati che, in spregio al codice della strada, non si fermano al rosso e invadono le rotatorie senza rispettare la precedenza.

A questi, una volta fermati contestare la guida sotto effetto di stupefacenti e verificare subito con analisi delle urine se siano state assunte sostanze dopanti che rendano pericolosa la conduzione di un qualsivoglia veicolo e, se del caso, ritirare la patente di guida e procedere all'immediata confisca del mezzo. 


Non me ne vogliano amici, parenti e conoscenti che amano la sana sgambata fuori porta del week-end, che, anche con bici da corsa e mountain-bike, magari indossando pure quelle incresciose tutine, amano farsi un centinaio di chilometri all’aria aperta, rispettando però semafori, precedenze e lasciando spazio anche agli altri fruitori delle strade, ma non ho alcuna simpatia per i ciclopati. Arrivo a dire: meglio essere "a rota" di gratta e vinci.



enjoy! ( ho scoperto che lo dice anche quello odiosissimo della Diesel… )

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