lunedì 17 marzo 2014

Gommoni e Invadenti




La nostra già sciagurata epoca, è funestata dalla presenza di due categorie umane, non inedite, ma che, fatta propria l’ottusità martellante e la compulsività cui tutti siamo indotti, acquisiscono oggi nuove ed inquietanti potenzialità. 
La contemporaneità, perduti i distinguo ideologici o religiosi, si divide oggi per modalità operative, per macchinalità e automatismi viziosi da cui non c’è scampo, e costretti a scegliere da che parte stare, si delineano i due schieramenti (tipo scapoli - ammogliati di "Filiniana" memoria) - i Gommoni e gli Invadenti.
I Gommoni sono una razza beffarda che opera nel proprio esclusivo interesse facendo perà finta di farlo per il bene comune o per cause elevate: corazzati di politically correctness, “democristiani” nel procrastinare e nel non dire mai prima di esser sicuri di compiacere chi occorre, hanno nel Matteo Renzi il loro esemplare più prestigioso. Sono decisionisti, così vogliono apparire, spicci, ma non si sbilanciano: della “vecchia scuola” hanno i modi garbati ma anche la presunzione che deriva dal porsi su un piano moralmente superiore. Non ti diranno mai “stronzo”, ti ci faranno sentire, perchè  inadeguato, perchè sbraiti, o perchè troppo timido o troppo coerente. 
Si sarà populisti e impopolari, bispensierando, schizoidi. Si dirà quello che piace sentirsi dire. Interrogato, il gommone, elude, abbozza, rinvia: non offende nessuno, da nessuno è offeso. Si dirà: è diplomatico, è pacifico, non cerca la rissa. Non è così: un diplomatico, un pacifico fanno proprie le opposizioni che incontrano, affrontano i loro avversari senza indulgere alla violenza. 
Non sono dei piacioni che cercano il consenso e incassano le bordate critiche come un pugile; questi sono i gommoni, qualsiasi cosa gli si possa dire, loro non la ascolteranno, la assorbiranno come un blob, pronti a rivomitarla quando sarà necessario. Nulla li tocca, sono corpi molli, gelatinosi, incomprimibili, non ha senso far loro pressione, non ne risentono, nessuna mozione sia essa emotiva o di coerenza morale li smuove a meno che questa non abbia un tornaconto in termini di immagine. Blob…
Tramontato il (mi si passi la parola) “berlusconismo”, ancora casereccio, sguaiato, donnaiolo e mediocre, rispuntano gli eterni democristiani, in questa nuova salsa, che come dicevamo prima, non sono una novità, ma diventano perniciosi e implacabili con i loro tweet, le loro newsletter il loro esserci sempre e non esserci mai. 

Gli invadenti, nemmeno loro sono una novità, ma i nuovi mezzi d’interazione sociale come facebook e compagnia cantante, li hanno trasformati in stalker e si è resa necessaria anche una legge per arginarli: non sono un blob questi, ma un’intelligenza (o demenza) collettiva, sono come formiche e si presentano in nubi ed ondate multiformi, operatori di call center dall’accento imprecisabile fra il pugliese e l’emiliano, venditori di rose, ambulanti insistenti, animatori, pubblicitari, paparazzi, spioni, portaborse, PR etc… sono la classe operaia del "Mondo Gommone" che delega ovviamente ai più poveri, intrappolati in lavori precari e inutili, ma indispensabili alla loro sopravvivenza, il compito infame di rompere i coglioni a tutto spiano.

Essendo entità multiforme, l’invadente non è solo chi costretto dalle asprezze della vita e del lavoro, ma si può essere invadenti e rompi-cazzo anche volontari: avremmo così persone che sfruttando la messe di dispositvi e social ammenicoli vari ci tormenteranno, ci coinvolgeranno nostro malgrado in dispute, quistioni, eventi che per carità! magari commendevoli - ma chiedere prima no?
No, non pare bello: e se l’invadente chiede lo fa perchè non può ricevere un NO come risposta. Quando chiede è perchè la risposta è si. Se si fa loro il torto di declinare, anche cortesemente, nonostante ce l’abbiano fatto a striscette, è finita. Essi diventeranno furenti, mortificati e utilizzeranno tutti i loro aggeggi di comunicazione massiva per partecipare l’ecumene della loro delusione e di ogni moto dell’animo loro. 
Vi è in questo un atroce ed indubbio processo proiettivo, in cui tutti noi siamo ingannevolmente indotti dai “social” , cioè quello per cui ognuno di noi diventa un maître à penser ed una rockstar e pare che tutti stiano lì a pendere dalle nostre labbra, ad aspettare un commento, una reazione: ecco si, una reazione visto che a nessuno, interessa sapere cosa passa sempre nelle nostre teste, Ulisse di Joyce docet; l’invadente gioca la carta della provocazione continua, dell’offesa, cerca lo scontro, unico modo che ha per sentirsi considerato dai suoi simili. E diventa un “troll”. Il rompicoglioni patentato votato alla polemica sterile, a stuzzicare la rabbia, come una mosca che si sia fissata su di noi. Insidiosa, non per forza intelligente.
La nostra epoca sciagurata vive di queste stimolazioni meccaniche, di continue “pornografie”, di facili adulazioni e attacchi vuoti. Le questioni non sono più sul merito; l’estetica è fine a se stessa e non veicola più la verità o il bene o anche il male. Siamo tutti un po’ autistici, e ci muoviamo per routine insistenti, come salmodiando, recitiamo i nostri mesti rosari comportamentali e occupiamo il tempo vuoto da qui alla fine, senza trama e senza storia.
Sia gommoni che invadenti rivelano uno scarso rispetto, anzi nemmeno, una scarsa consapevolezza, perchè il rispetto è già una conseguenza della consapevolezza, dell’altro, della sua sfera privata, di quella “dimensione nascosta” che non è solo l’elastico parametro d’approccio fisico, mutevole da cultura a cultura (dal quasi zero degli arabi al metro e mezzo degli scandinavi) ma anche lo spazio mentale che viene continuamente sovrastimolato con fitti bombardamenti di segnali che fanno il verso alla pubblicità più becera e insistente. Lo scarso rispetto dell’altro che ha il gommone, che sfoderando un sorriso d’ordinanza (il saluto delle newslewtter di Renzi è appunto “un sorriso”) si lascia attraversare da ogni richiesta indifferente, inglobando senza reagire, senza esserne mai scosso. Anche in questa civilissima indifferenza è la mancanza di rispetto, e la mortificazione del sorriso, tratto distintivo della specie umana fin dall’infanzia, unica nel suo genere a non mostrare le fauci per aggressività. 
Si procede a tappe forzate nella storia adesso, stufi di dargli un senso, incapaci di inventarne di nuovi, eppur credendo ciecamente nelle nostre effigi effimere e digitali, figurine, che sentenziano per rivendicare la loro esistenza, lapidi prima di morire, memorie pubbliche inaudite destinate a non essere lette, il caleidoscopico presenzialismo in real-time degli assenti, messaggeria istantanea fra sordi, parole, parole, parole che sarebbe meglio spendere al bar, stupide ma leggere, senza i gravami del vergarle e saperle conservate in qualche server, pronte ad essere usate, rinfacciate, solo quello.


Enjoy! 

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