venerdì 21 marzo 2014

Hi-tech Poverty



Il capitalismo del terzo millennio assomiglia sempre più ad una oscura burocrazia dell’est Europa, come ai bei tempi della cortina di ferro. Perso totalmente l’unico appeal che aveva, quello della mobilità sociale, del sogno americano, del self-made man, esso si rivela nella sua autentica e sola funzione di far arricchire chi è già ricco. 
C’è da dire che la nostra nuova miseria è luccicante, fatta di dispositivi elettronici che ci danno l’illusione della fama, delle ricchezza, di una socialità allargata. La nostra nuova miseria è fatta di viaggi, di thailandie e brasili talmente poveri da farci sentire ricchi, di voli low-cost. Niente a che vedere con scenari alla Dickens, dove orfani e alcolizzati sporchi di grasso e fuliggine si aggiravano irrequieti per i sordidi vicoli della Londra vittoriana. Anche la miseria è stata ridotta a mera apparenza: quindi l’importante non è non essere poveri, ma non sembrarlo. Rendiamo luminosa la miseria, scintillante di led, con audio surround, con 700 canali, rendiamola smart ed igienizzata, e non sarà più tale. Un bel barbatrucco.

C’incamminiamo a passo spedito nella direzione della distopia illustrata nel secondo inquietante episodio di Black Mirror "15.000.000 di celebrità": la società come talent show, dove in attesa di aver sufficienti crediti per acquistare la partecipazione allo spettacolo nel quale si sarà giudicati dalla solita, odiosa giuria, le persone vivono in camerette ipertecnologiche dove sono costrette a guardare la pubblicità incessante trasmessa sulle pareti-videowall della cameretta stessa, per guadagnare crediti, tutti quanti vestiti con una tuta grigia, un eterno pigiama, perchè tanto c'è l’avatar da personalizzare, per il quale si comprano abiti, accessori, acconciature etc… (chiunque sia un assiduo dei videogames o delle second-life di internet sa che questo è già attuale, che già si comprano identità virtuali per giocare, pagandole anche cifre considerevoli)  il lavoro? Il lavoro è correre quante più ore possibili su una ciclette perchè le risorse energetiche sono esaurite e questo è rimasto l’unico modo di tenere in piedi il baraccone dell’umanità. Il lavoro come pura energia meccanica. Senza possibilità di crescita, di avanzamento sociale che non sia quello dovuto al colpo di fortuna, alla lotteria, al crimine. 

Le città, seppur meno fuligginose, sembrano sempre più ottocentesche, con negozi invalicabili per la maggior parte delle persone, banchi dei pegni, sale scommesse e ristoranti tutti uguali, esosi e fasulli. La massa si riversa negli outlet fuori porta, nei grandi mall che anche qui son spuntati, uccidendo il piccolo commercio, la botteghina, l’ortolano, il generi alimentari. La parte sana del capitalismo, quella della concorrenza leale, del competere che è anche collaborare perchè si crea un MERCATO, e in esso gli agenti si autoregolano per non evitare gli opposti mali del cartello e della concorrenza sleale.

Il mercato che è contratto sociale fra venditori e acquirenti, dove i prezzi pur cercando di portare un profitto non possono essere esosi perchè altrimenti nessuno comprerebbe nulla. E si stabilisce una socialità, un movimento di persone che vendono e comprano e fanno amicizia, si conoscono, si aiutano. Questo sta morendo, nonostante i lodevoli intenti di chi organizza G.A.S. e mercatini di prodotti di qualità a km Zero a prezzi non esorbitanti.

La gente perdendo il senso della crescita individuale, si deresponsabilizza. Si disinteressa al proprio lavoro e lo esegue sempre più meccanicamente; una persona che trovi nel lavoro la sua occasione di crescita non solo economica ma personale, non potrebbe mai essere apatica. 

Il nuovo capitalismo ha demolito dalla base il suo stesso valore fondante, quello del lavoro: se il lavoro da diritto diventa privilegio, o colpo di fortuna, e le persone stagnano per anni senza vedere aumenti in busta paga, eseguendo routine sempre uguali, come sperare di rilanciare l’economia? L’economia è fatta dai tanti, piccoli e grandi (soprattutto piccoli), ricchi e meno ricchi (soprattutto meno ricchi), che abbiano accesso al mercato: ci vuole un benessere diffuso per avere un'economia, ci vogliono negozi, ci vogliono le botteghine! I centri commerciali e i vendo-compro-oro sono la negazione di tutto questo, perchè vivono sul debito, sull’acquisto a rate, sulla miseria, luccicante o fuligginosa che sia.

Fa sorridere pensare a quello che Marx diceva dell’alienazione; l’alienazione è al giorno d’oggi un requisito seducente per ogni lavoratore, in quanto permette di eseguire la propria spesso inutile quando non disgustosa mansione senza coinvolgimento, e senza responsabilità. Non posso essere rimproverato se non so quello che faccio.
"Eseguivo degli ordini". Vi ricorda qualcosa?


enjoy

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