martedì 4 marzo 2014

seattle's




come s'allollalopalozzaveno costoro, in cenci flanelli ruggendo grungi grungi, sulla felposa montura d'un dì depressi - cipress'illi loro, tristonavano a larghe bracciate taciturni e poi urlanti nelle freddolosa halfpaip d'elephantiadi et paranoydi Parche - che curtney-love the final Kurtain. con le capella al vento, lisci e segosi, sbrindellati giù dai volti paonazzi e appallidati da una cucina povera di tutto, fuorchè di grassi, e quei bonghi di raffreddata canapa inanellati a fumighe sbuffanti di brucAlici in chains, accatenati ad anelli di fumo, scatenati nel pogrom piezoelettrico, et narghilettering di bocca a disegnar lì, i suoni ch'ei stisso pronunziava - all'opra di varie noie addetto, skatebordava tutto il giorno ciondoloni e zitto per le cementate e corrimani e cadendo male, non un grido, solo la constatazione malinconica d'un osso esposto - la placida consolazione di una tirata di gas d'accendino - la promessa d'una pizza microondea - codeste americhe più vespuccie che colombe, codeste loro, allevamento fulgido e prolifico di novissime vittime, mattatoio d'omini e bestie oggiemme, di guerrieri in miniatura, come bigghigimmi e gi-ai-gioi che all'assalto di baraccopoli esotiche e casupole di fanga, muovono grassi cingolati beige, come a schiacciar una noce con lo schiacciasassi. E noi dietro a belargli in coro, l'infamata, e poi a compragli i dischi, dove chi non muore diventa milionario e tace. 

Bellini si, anche noi. 

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