lunedì 21 luglio 2014

Ho spento (hypsteria collettiva parte 2)



Ho spento, quella parte di cervello 
dedita al clamore insulso
Ho spento l’hipster travesto da 
funesto demiurgo
l’anarco kaiser di mammà e papà
e il demone lucente ma a pile
che reclama attenzioni
che annuncia la sua presenza 
epifania di un ego 
senza centro
ormai tracimato
nel più assoluto e doveroso
disinteresse.

Non m’inganna più l’insonnia: 
la chiamo 
cattiva digestione
brutta giornata, 
troppo caffè.

Extrasistole ed extravaganze
che piantonano l’ammutolito 
e siderurgico 
movimento al quarzo 
del cardiopate
che mi abita
che mi ansia
inaspettatamente
senza avvertire
sempre atteso
e mai arrivato quando 
si pensava arrivasse.


Ho spento ogni orpello, 
smantellato il baraccone di lustrini,
che opprimeva ogni bestia 
chiuso il circo, sbarbato il tendone e lasciato 
il prato sgomento e alopecioso
ma libero!
Ai vecchi, ai cani, ai bimbi, alle mamme, alle canne
ai ranocchi, ai ginnasti, agli amanti, ai bongari e ai bachi
a tutti gli adolescenti che ci faranno tristezza
a tutti i canocchiali che scruteranno lo schifo
a tutte le mandrie tatuate che accorreranno festanti
a tutti gli eventi in larga parte croccanti
come il pane secco che si scalda nel forno
per rinnovare una 
fragranza trascorsa


Ho spento il reattore a movida 
del centro storico 
trasformato da milionari improvvisati e mostruosi
in un lunapark senza giostre di piccoli
lussi finti e spregevoli vinacci.

Ho spento la congerie di drink sfarzosi 
da vomitare in un gabinetto sporco
ho spento gli aperitivi esosi, i forzati della simpatia, i ganzoni
i selettivi, gli esclusivisti, la baraonda a comando
e i gadget moda umani che siam diventati tutti
coperti di cristalli e malvestiti con le nostre tute e felpine
dai colori mal assortiti,
con le carabattole vintage e design con cui ci lambicchiamo
i corpi melanconici, ciondolanti e tatuati al parossismo
come contorte tappezzerie senza costrutto
con le birrette nella plastica
con i bicchieroni a boccia di pesce rosso
da cui mungere un vino inesatto e fraudolento 
nella supplice attesa del sonno anestetico
che accade per inattesa gravità 
che accade come tutto, 
come un’ennesima incombenza 
per concludere la giornata che ci ha investito,
e ci ha lasciato lì, agonizzanti
e increduli, privi di soccorso.


Ho spento il fremito continuo, 
la brama di 15 minuti di gloria, 
l'incessante flash mob
da instagrammare
e il baby club apocalittico
che qui incombe
andy warhol e le carte da parati allucinanti, i dischi in vinile
il vintage, il vernissage e il mirage, la collezione
la bellezza residua imbustata nella plastica 
che non si può e non si deve toccare
come reperto giudiziario
il museo infinito di piccoli e inutili oggetti
che attestano l’esistenza del prezioso
come prove indiziarie, senza 
alcun valore. 
Ingannevoli consolazioni
da quando il prezioso 
si è estinto
trasfigurato
nella nemesi del lusso.

Si può fare:

preferisco il bosco, rastrellare le foglie in giardino
senza patemi zen
lavare il pavimento, cucinare un risotto
potare un cilliegio. 
preferisco incontrare un amico per caso a Prato
preferisco lo sguardo senza ombra dei cani
preferisco sempre meno cose, sempre di più
sempre più incalcolabili e 
inascrivibili al regno delle cose.

Ho spento la moda, 
la brama di successo indotta
come fu indotto il concetto di povertà
nei nativi di ogni amazzonia,
che privi di tutto non avevano bisogno di nulla
Ho spento il talento residuo fossile, 
la parrucca di acidi e la socialità invasiva
dei dispositivi che ti trovano e ti cercano e ti rendono 
eternamente disponibile, che ti tracciano, ti braccano
ti rinchiudono nella loro libertà di esserci sempre

anche quando saremo morti
saremo on-line.
Non ci sarà un’anima, 
un tumulo
un ricordo seppur evanescente
ma un profilo.
Ridicolo e grottesco archivio di lapidi digitali
che ci ritrarranno spietate
nella nostra insulsaggine condivisa
le nostre ultime parole 
saranno onomatopee ed emoticon
tiramenti di culo, baggianate 
e acronimi…
La maggioranza dei defunti
immortalata nell’atrocità dell'autoscatto
in foto di faccette buffe, piedi e cibarie, 
scorci di litorale
geolocalizzati ed etichettati
A creare un falso bacino di utenti deceduti
che non possono più cancellare l'account 
a cui rivolgere offerte commerciali
che resteranno lettera morta
per marketing fraudolenti
per affossare o consacrare ad arte
un qualsiasi prodotto
a cui rubare l'identità per
traffici e porcherie d'ogni genere

La maggioranza dei defunti
da chiamare a raccolta 
per votazioni pilotate
per falsi plebisciti 
mentre i vivi 
restano in pace

Ho spento ogni dispositivo 
che mi rendesse reperibile mentre sogno

Ho spento la luce, il gas, l’acqua, 
le tre case del giochetto impossibile
che devi collegare senza intrecciare i fili
Ho spento l’ansia della coerenza
Ho spento il rigore e lo sbraco 
Ho spento ogni cicalino, ogni marketing, ogni etichetta
ho debellato il mio corpo da ogni segno superfluo
ho un solo tatuaggio 
ed è già troppo, ma è stato un dono

Ho spento le moto, 
il turismo sessuale, 
gli aerei che sono squallidi pullman volanti 
dove venderti robaccia;
ho spento le vacanze per forza a 10.000 km da casa
ho spento la televisione 
ho spento la società che reclama vincitori e vinti
comunque essi perdano o vincano
ho spento la società dove tutti siamo personaggi
“belle persone” “grandi” “mitici” 
dove siamo interessanti
ma che siamo? documentari?


Ho spento le pose, ( strike the pose )
Ho spento le luci e nel buio i miei occhi
hanno riacquistato facoltà inattese e feline

Ho spento la macchina grave e frivola
che ci inanella come ciambelline colorate
Ho spento i circoli di sinistra 
che servono a creare carriere facili di politicanti
e figli di politicanti
gli pseudo alternativi più fascisti dei fascisti 
che fingono di battagliare
che cacciano e menano ai marocchini ubriachi
e nei loro occhi brilla una strana luce
di soddisfazione
mentre lo fanno

e non sarò mai per questo un fascista come loro
perchè ho spento la destra e la sinistra
l’andirivieni del tagadà parlamentare 
tutti di qua e poi di là
ballonzolando
le malboro nella manica arrotolata:
“ouh!…che cazz’ ciai da guardare?!”

Ho spento i tredicenni che vomitano
ho spento il bling ring de noaltri
Ho spento la retorica 
Ho spento “CI DEVI CREDERE”
ho spento anche i dubbi e i cinismi a buon mercato
che riempiono la bocca d’avventori alticci 
della cultura aperitiva che incontrastata domina
gli unici spazi rimastigli, l’afoso tempo libero
la morbosa ricreazione
in cui sogghignare davanti a un quadro
con uno spritz, benevole ipocrisie e 
avvilenti frecciatine

ho spento tutte le religioni
come apparato, come clero, come ipnosi
come religioni appunto
Ho spento ogni sciocca schermaglia
da nerd sulle arie fritte 
Ho spento ogni schieramento
ogni parrocchia merdosa
ogni sodalizio sconveniente
ogni appartenenza che non m’appartenga.

Ho spento il chiacchiericcio, il tuittìo, il commento non richiesto
Ho spento tutte le sigarette 
Ho spento le luci d’emergenza e i fanali che abbagliano
ho spento i giradischi e le gazzarre alcoliche
ho spento il fornello dove scaldavo i piatti 
ho spento: non ho messo in stand-by
non mi sono preso una vacanza dalla mondanità
non sono in ritiro per un breve periodo
per ripigliarmi
e poi ricascarci con tutte le scarpe.

Ho proprio spento tutto quell’armamentario 
di notti inutili trascorse nella veglia dolorosa dell’ebrezza 
con giocattoli umani a cui non interessi 
dei quali non ti interessa
per poi dimenticarsi
e risvegliarsi angosciati e sudati
come dopo un rapimento alieno
in casa di sconosciuti, non di rado odiosi
e ostili.

Ho spento le domeniche con l’emicrania e la nausea;
ho spento le suonerie insistenti e fastidiose;
ho spento i messaggini, le contumelie;
ho spento gli amici finti come cartonati delle edicole;
ho spento la paura degli sbirri feroci; 
ho spento la febbre da sabato sera;
ho spento la faccia da stronzo che ti viene in certi locali;
ho spento il look di merda che ossessiona; 
ho spento la spiritualità a tracolla da dondolare come un pass 
a chi ti accusa di essere materialista;
ho spento la chiesa della messa delle undici
ho spento il padreterno da insultare o invocare quando fa comodo 
ho spento lo stato che mi vuole partecipe ma succube
ho spento la democrazia dei voti e dei televoti

ho spento tutto,
e non è un black-out
quando si torna 

a veder le stelle. 
















mercoledì 16 luglio 2014

Hypsteria Collettiva part 01







Baffi ammanuvrio

Quando la cultura non espande la sensibilità
seppur frastagliata, impedita, incontrollabile
meglio sarebbe esser ciechi e ignoranti
orchi senza rimedio, 
e concludere tutto quel che si è nel rutto che ci descrive
e nello sguardo appannato dal vino dozzinale
di quella realtà 
che in ciabatte
si solca rapida.

Sarebbe meglio essere criminalucci di bassa lega
assassini per spiccioli, sicari a buon mercato
gretti e perfidi fino in fondo, 
diseredati disposti a tutto
e infine anche cattivi
fatti con la mota 
della cattiveria che ci ha nutrito
con l’invidia che ci hanno propinato
e zuppi di quel cinismo senza amarezza
nè ardore, nè illuminata 
e stanca compassione
che trasuda le spente compagini
dei circolini in estate
la gonfia e spregiosa 
pancia da canchero
che deborda i bermuda e 
collide madida il bancone.

Sarebbe meglio essere affiliati al clan del Poco o Nulla
scoraggiare ogni propensione in figli già depressi
fra quattro mura bianche 
succhiare il fiele incolore di ogni rinuncia
come un pompino a se stessi di malavoglia…

Se tu, hai assunto la cultura 
come si prende un farmaco 
o l’hai usata per accrescere il tuo ipotetico cazzo 
cialis di piccolo potere e soldarelli
per acquistare sgargianti kimono di seta
e bearti di libri rari e antichi 
raccolti come soprammobili a pigliar polvere
in biblioteche di rappresentanza
da mostrare ad amici altrettanto vanesi e boriosi
per biascicare paroloni e pascerti 
nell’incomprensibilità reciproca
e nonostante tutto questo sterile clamore 
e ricchezza insulsa
non hai imparato (non dico ad amare)
ma almeno ad aver rispetto 
delle più semplici esistenze
e gioisci di piccoli e sadici giochi di bambino 
con creature inermi

forse faresti bene ad assumere un farmaco d’oblio potente
o a sottoporti volontariamente all’elettroschock
nel vano tentativo di resettare 
una mente così sciocca ed al contempo satura di orpelli 
come si resetta un cervello elettronico
e sperare che da essa ogni cosa sparisca
e resti lì soltanto quel che è la tua sostanza,
una carcassa antropomorfa
che bestemmia i fantacalci
e compulsa i grattaevinci e i videopoker
alticcia 
ad ogni misero emolumento riscosso

uno, che nemmeno a briscola lo vogliono far giocare
perchè primo, un ci ‘apisce nulla
e poi e soprattutto
sfava.*

Una persona che sappia deragliare come si deve
questo è apprezzabile ovunque.




* per i non pistoiesi: dire di qualcuno che sfava, vuol dire che è estramente antipatico e indisponente

lunedì 7 luglio 2014

Evoluzione \ Rivoluzione





Durante una manifestazione organizzata nei giorni scorsi vicino a Firenze da una ben nota comunità esoterica italiana, che per disamor di polemica non sto qui a citare, ho vissuto una vera e propria epifania antropologica: solitamente avulso alle trattazioni di sedicenti guaritori, iniziati, sciamani ed operatori dell’occulto in genere, ma avendoli lì a portata di mano (e gratis), non ho resistito alla curiosità ed ho assistito ad una conferenza. 

In un’oretta scarsa ho visto dispiegarsi senza imbarazzo alcuno davanti a me, tutto il ventaglio delle bislacche argomentazioni new age. Sono state tirate in ballo un bel po’ di cose: dalle neuroscienze alle sequenza di Fibonacci (che va sempre alla grandissima), Atlantide e le linee di energia che attraversano il globo, e infine la guarigione come processo e rituale collettivo, così come veniva concepita ed attuata dai nativi americani: è favoloso come per un irrisolto senso di colpa squisitamente cristiano e occidentale, un popolo che abbia subito un genocidio atroce sia automaticamente latore di indiscutibile saggezza. 

Mi puzza di strumentalizzazione.

Tutta la concione è stata del resto un capolavoro di PNL, da manuale: sguardi ruffiani, battute di spirito sui toscani per ostentate disinvoltura e atteggiamento easy going (visto che eravamo in Toscana… le stesse poi immagino vengano declinate di regione in regione, tirando fuori il modo di dire buffo e popolare del luogo) “come dite voi in toscana?”
Captatio benevolentiae a tutto spiano e giù grandi risate. 

Tipico della new age, si sa, è mescolare discipline, rituali e credenze di varie latitudini alle ricerche scientifiche di confine (logica del caos, frattali, materia oscura, meccanica quantistica, etc…)  al fine di ottenere un mix fascinoso e innovativo che soddisfi la fame di spiritualità della gente d’oggigiorno. Personalmente la mia fame di favole e fantastico è ben più che soddisfatta da dell’ottima fantascienza tipo “Fringe”: e non ho bisogno di crederci. 

Per la spiritualità poi, si può attingere con relativa facilità ai più importanti testi sacri dell’umanità in edizioni critiche, confortati da note e contestualizzazioni, senza dover scomodare discutibili intermediari ed esegeti. 
Basterebbe anche lasciarsi toccare dall’incredibile meraviglia di un minuscolo insetto che come noi si muove, pensa, respira e vive per provare una sensazione trascendentale e sentirsi parte dell'universo.

A cifre abbordabili (uno dei pochi vantaggi della globalizzazione) si può viaggiare ed andare a conoscere religioni ed usanze esotiche, incontrare e parlare con persone che hanno intrapreso un serio percorso spirituale.

Perchè allora rivolgersi a questi trafficanti di spiritualità a buon mercato? 
Perchè è più facile. Ti danno un pacchetto pronto, regole, cosa fare e cosa non fare. Sono drammaticamente degli “specialisti” e ci si reca da costoro come si va dall’oculista, dal nutrizionista, in palestra o al villaggio vacanza. Paradossale no? Che la spinta spirituale abdichi al pensiero che dovrebbe esserne una delle sedi privilegiate. 

Ma non voglio saltare troppo alle conclusioni: vediamo un altro aspetto tipico delle sedicenti “filosofie” new age: il controverso rapporto con la scienza.
La scienza è, a seconda delle necessità dialettiche del guaritore\ sciamano\ illuminato di turno, prima chiamata in causa per convalidare alcune affermazioni, per poi venire generalmente liquidata come la fonte di tutti i mali, essendo derivata da quella filosofia giudaico-cristiana monoteista che ha nei secoli frantumato l’essere umano ed il pianeta, scollegandoli, ponendo l’uomo su un piano di presunta superiorità che lo avrebbe alienato, indebolito, reso solitario e depresso.

I nostri detrattori della materialistica e oppressiva cultura occidentale non si stancano però di fregiarsi di quei titoli che proprio in essa attestano competenza e autorevolezza, e si chiamano fra di loro “Professore” e chiosano alla loro poliedrica dissertazione, affermando scientificamente ed autorevolmente che l’uomo è mammifero gregario e che tutti gli studi accreditati lo attestano. La scienza con la sua presuntuosa oggettività, evidentemente quando serve, serve: un po’ come un cacciavite, poi per il resto possiamo credere un po’ quel che si vuole e la coerenza mandarla a farsi benedire.

La posta in gioco è alta e non si può guardare al capello: la ricerca del perduto contatto paritetico con gli altri esseri umani e con una natura, anch’essa straordinariamente antropomorfa, anch’essa buona, animata da spiriti gentili e gioiosi: mi vien da pensare da maligno qual io sono, che non si abbia la fantasia sufficiente per concepire intelligenze non umane nè antropizzate. La natura è sicuramente “intelligente” ma non come una persona, o come un gatto o un batterio. La sua intelligenza è di sistema sensibile non di singola entità. La sua intelligenza è la somma di intelligenze singole che si compongono e si autoregolano. Come un alveare o un formicaio. Simile, ma non uguale in ogni caso, perchè basata sull'eterogeneità della singole parti (specie, creature, forme) che la compongono. 

Sicuramente è preferibile pensare che per tornare nell’alveo di madre natura si debba rinunciare alla propria difettosa personalità carica di traumi, appesantita da un passato quale esso sia, insoddisfacente e fare reset, per diventare parte di un tutto, di una comunità, di un alveare, un formicaio per cui lavorare senza porsi troppe domande e al quale lasciare tutti i nostri averi. Un mal riposto concetto di attivismo: come mi fece notare tempo fa una persona autenticamente illuminata, l’attivismo è volto alla presa di coscienza e non al suo annullamento.

Oltre all’annullamento di sè (che chiamerà in causa il buddismo, l’induismo etc… nel solito potpourri sincretista) l’altro ostacolo da superare è il dolore. 

Intendiamoci: l’esperienza umana non dovrebbe essere un calvario o una valle di lacrime. Non si dovrebbe godere masochisticamente e cristianamente del dolore, però non si può escluderlo per partito preso ed emendarlo ipocritamente non solo dal nostro vissuto e dalle nostre esperienze, ma anche dalla natura, riducendola a un coacervo disneyano di gnometti ed elementali sempre presi bene e ben disposti.

La natura si adatta ai nostri imput come a qualsiasi altro fenomeno che accada al suo interno, perchè è un sistema vivente, sicuramente cosciente ad un livello per noi inintelligibile: la natura risponde alle nostre contaminazioni ed i nostri disastri colpo su colpo alterando il clima, modificando il corso dell’evoluzione delle creature che la popolano. Anche se noi nuclearizzassimo tutto il pianeta, la vita continuerebbe magari nelle forme non troppo suadenti di qualche insetto o vegetale refrattari alle radiazioni (memento Chernobyl); e da li si ripartirebbe. 

D’altra parte in tale eventualità sarebbero scomparsi per ironia della sorte, anche gli unici che piangerebbero la biodiversità e la ricchezza di specie animali e vegetali. Cioè noi esseri umani, che ce le siamo inventate (come categorie intendo): è perciò un atto assolutamente naturale e autoconservativo rispettare la natura. 

La natura siamo anche noi, ed è una nostra astrazione mentale il termine “natura”. 
Per restar nell’esoterico: gli gnometti e gli elementali non sono solo "spiritelli gioiosi e ben disposti”. Non vedo nulla di ben disposto in un nubifragio, in un uragano, in uno tsunami o in certe creature vegetali e animali velenose, ostili o apparentemente inutili al nostro limitato punto di vista. 

Eppure come noi, perniciosi e megalomani esseri umani, fanno parte della Natura, ne sono coestesi e coessenziali.

La visione esposta dal "guaritore" (a cui riconosco l’unica autenticità dello zeitgeist, nella ricerca di uno stile di vita più naturale, improntato alla decrescita ed al ripristinare una convivialità per il ritorno a socialità meno competitive più collaborative) è però animata da uno spirito ben più oscuro e triste: quello dell'Annullamento.

Dell’annullamento dell’individualità come male assoluto (molto pericoloso pensar con la propria testa in certi ambienti) , della negazione degli aspetti più dolorosi, selvaggi e incontrollabili della vita e della natura. La frammentazione ed il riduzionismo operano ancora grandemente dietro le quinte, perchè privare qualcuno o convincerlo a farlo, della propria individualità e della propria autonomia di pensiero, significa alienarlo dal consorzio umano. 

La bellezza (come da manuale) viene usata come mezzo di coercizione attraverso rappresentazioni oleografiche di fasulla serenità ed armonia. 

Ed in questo i nostri detrattori dell’Occidente denunciano la loro più aberrante “occidentalità” - per inciso, non trovo nulla di aberrante nell’Occidente, se non l’uso che si è fatto di scoperte, tecnologie e sistemi di pensiero. L’uso. 
La disonestà intellettuale di piegare al proprio tornaconto un concetto, uno strumento, un’idea. La totale disintegrazione dell’umano come sistema sensibile che soggiace a tutto questo. 
Persone che annullano se stesse, a cui viene chiesto di rinnegare il passato, di concentrarsi sul presente e sul futuro, nel tentativo di rinascere come comunità come mega-organismo, dove riversare tutti i loro averi, di cui beneficeranno i soliti “guru” miliardari. 

Una persona senza passato è un albero senza radici che è destinato a inaridire. La narrazione delle nostre vite, la loro condivisione con amici e parenti è la base stessa della socialità, di una socialità composita formata da liberi individui, che alternano come tutto si alterna a questo mondo, conflittualità e collaborazione, gioia e dolore, progetti, sogni e memorie.

Ben poco è cambiato. Si erigono templi scintillanti con il denaro degli adepti: ben si è appresa quella lezione aurea del Cattolicesimo che con le sue cattedrali maestose, celebrava al contempo la grandezza di dio, e ammaestrava ai suoi insegnamenti. Insegnamenti umani, perchè proprio a voler esser occhiuti, il vecchio padre più di incendiar rovi e incidere una decina di regole di buon senso o nascere in forma umana e predicare a voce (altri hanno trascritto) non ha fatto. E già sarebbe tanto. 

Strumentalizzare, questo si che è dannatamente occidentale! Dannatamente umano anche (non è un appannaggio esclusivo di sette e conventicole occulte) perchè c’è un lato oscuro della forza ( lo dicono persino in Guerre Stellari ), esiste un polo negativo, esistono uno ying e uno yang, e questo serve a qualcosa che ci piaccia o meno. Serve come servono il passato, le lacrime, le zanzare, le meduse, le vipere e gli uragani. 

Chi strumentalizza concetti ed idee a fine di proselitismo, per plagiare persone tormentate e fragili in cerca di risposte spirituali autentiche ed intime, è necessariamente in malafede. Facile smascherarlo: sarà parziale e vi racconterà solo la parte consolatoria della storia: sta a noi, dubitare, domandarsi, chiedere, ricercare e pervenire a sempre nuove domande…

Di tutti gli inganni e le truffe che può ordire l’uomo contro il suo prossimo questo è fra i più odiosi: se il truffatore alla fine col truffato è affratellato da una fame “bassa” di denaro facile e in questo suo raggiro è parzialmente redento dall’ingordigia della sua vittima, nel raggiro spirituale non c’è che l’approfittarsi puro e semplice di una persona e della sua fragilità. C’è il peggio del peggio: il cogliere per sfinimento, isolare ed irretire il sofferente con una promessa di sollievo, l’essere forte con il debole. Facile in queste circostanze fare opera d’indottrinamento. 

C’è da dire che spesso chi si lascia indottrinare vuole risposte spirituali prêt-à-porter, facili , di moda. Anche nella spiritulità si può essere "bassi" ed ingordi.

 A tutti i sacerdoti, guaritori, santoni, guru, guide spirituali e politiche io preferirò tutta la vita il Ricercatore. Se siamo ancora qui è grazie a loro a questi indefessi esploratori della vita, del mondo, del selvatico, del metafisico, dell’ignoto, compenetrati dalle cose ed esperienze che attraversano, carichi di una saggezza lieve, sempre pronta ad essere messa in discussione dallo stupore e dall’emozione per un inatteso scenario. Sognatori ad occhi aperti.

In quella sala dove il sedicente guaritore arringava la sua già benevola e favorevole platea, ho incontrato un solo sguardo che mi ha toccato l’anima: una ragazzina si è girata verso di me, giovanissima, e mi ha guardato come a dire “ma che sta dicendo questo?”

A fine conferenza la madre di questa ragazzina sveglia si è alzata ed è andata a dare la mano al guaritore ringraziandolo per le sue parole d’illuminata saggezza e scusandosi: doveva andare via, perchè sua figlia si stava annoiando…L’ha detto così, davanti a tutti. 
Non so, mi è sembrato davvero poco elegante, un tantino umiliante. Magari esagero, forse la signora era soltanto molto sincera nel rivelare l’altrui sentire?

Le ho riviste poco dopo in giardino: la madre che chiedeva alla figlia “ma non ti piaceva? ma non hai sentito che belle cose diceva?” e la figlia saggia che saggiamente taceva e allungava il passo. 


Che bella e autentica rivoluzione \ evoluzione sarebbe se, talvolta, i genitori cominciassero ad imparare dai figli.