lunedì 7 luglio 2014

Evoluzione \ Rivoluzione





Durante una manifestazione organizzata nei giorni scorsi vicino a Firenze da una ben nota comunità esoterica italiana, che per disamor di polemica non sto qui a citare, ho vissuto una vera e propria epifania antropologica: solitamente avulso alle trattazioni di sedicenti guaritori, iniziati, sciamani ed operatori dell’occulto in genere, ma avendoli lì a portata di mano (e gratis), non ho resistito alla curiosità ed ho assistito ad una conferenza. 

In un’oretta scarsa ho visto dispiegarsi senza imbarazzo alcuno davanti a me, tutto il ventaglio delle bislacche argomentazioni new age. Sono state tirate in ballo un bel po’ di cose: dalle neuroscienze alle sequenza di Fibonacci (che va sempre alla grandissima), Atlantide e le linee di energia che attraversano il globo, e infine la guarigione come processo e rituale collettivo, così come veniva concepita ed attuata dai nativi americani: è favoloso come per un irrisolto senso di colpa squisitamente cristiano e occidentale, un popolo che abbia subito un genocidio atroce sia automaticamente latore di indiscutibile saggezza. 

Mi puzza di strumentalizzazione.

Tutta la concione è stata del resto un capolavoro di PNL, da manuale: sguardi ruffiani, battute di spirito sui toscani per ostentate disinvoltura e atteggiamento easy going (visto che eravamo in Toscana… le stesse poi immagino vengano declinate di regione in regione, tirando fuori il modo di dire buffo e popolare del luogo) “come dite voi in toscana?”
Captatio benevolentiae a tutto spiano e giù grandi risate. 

Tipico della new age, si sa, è mescolare discipline, rituali e credenze di varie latitudini alle ricerche scientifiche di confine (logica del caos, frattali, materia oscura, meccanica quantistica, etc…)  al fine di ottenere un mix fascinoso e innovativo che soddisfi la fame di spiritualità della gente d’oggigiorno. Personalmente la mia fame di favole e fantastico è ben più che soddisfatta da dell’ottima fantascienza tipo “Fringe”: e non ho bisogno di crederci. 

Per la spiritualità poi, si può attingere con relativa facilità ai più importanti testi sacri dell’umanità in edizioni critiche, confortati da note e contestualizzazioni, senza dover scomodare discutibili intermediari ed esegeti. 
Basterebbe anche lasciarsi toccare dall’incredibile meraviglia di un minuscolo insetto che come noi si muove, pensa, respira e vive per provare una sensazione trascendentale e sentirsi parte dell'universo.

A cifre abbordabili (uno dei pochi vantaggi della globalizzazione) si può viaggiare ed andare a conoscere religioni ed usanze esotiche, incontrare e parlare con persone che hanno intrapreso un serio percorso spirituale.

Perchè allora rivolgersi a questi trafficanti di spiritualità a buon mercato? 
Perchè è più facile. Ti danno un pacchetto pronto, regole, cosa fare e cosa non fare. Sono drammaticamente degli “specialisti” e ci si reca da costoro come si va dall’oculista, dal nutrizionista, in palestra o al villaggio vacanza. Paradossale no? Che la spinta spirituale abdichi al pensiero che dovrebbe esserne una delle sedi privilegiate. 

Ma non voglio saltare troppo alle conclusioni: vediamo un altro aspetto tipico delle sedicenti “filosofie” new age: il controverso rapporto con la scienza.
La scienza è, a seconda delle necessità dialettiche del guaritore\ sciamano\ illuminato di turno, prima chiamata in causa per convalidare alcune affermazioni, per poi venire generalmente liquidata come la fonte di tutti i mali, essendo derivata da quella filosofia giudaico-cristiana monoteista che ha nei secoli frantumato l’essere umano ed il pianeta, scollegandoli, ponendo l’uomo su un piano di presunta superiorità che lo avrebbe alienato, indebolito, reso solitario e depresso.

I nostri detrattori della materialistica e oppressiva cultura occidentale non si stancano però di fregiarsi di quei titoli che proprio in essa attestano competenza e autorevolezza, e si chiamano fra di loro “Professore” e chiosano alla loro poliedrica dissertazione, affermando scientificamente ed autorevolmente che l’uomo è mammifero gregario e che tutti gli studi accreditati lo attestano. La scienza con la sua presuntuosa oggettività, evidentemente quando serve, serve: un po’ come un cacciavite, poi per il resto possiamo credere un po’ quel che si vuole e la coerenza mandarla a farsi benedire.

La posta in gioco è alta e non si può guardare al capello: la ricerca del perduto contatto paritetico con gli altri esseri umani e con una natura, anch’essa straordinariamente antropomorfa, anch’essa buona, animata da spiriti gentili e gioiosi: mi vien da pensare da maligno qual io sono, che non si abbia la fantasia sufficiente per concepire intelligenze non umane nè antropizzate. La natura è sicuramente “intelligente” ma non come una persona, o come un gatto o un batterio. La sua intelligenza è di sistema sensibile non di singola entità. La sua intelligenza è la somma di intelligenze singole che si compongono e si autoregolano. Come un alveare o un formicaio. Simile, ma non uguale in ogni caso, perchè basata sull'eterogeneità della singole parti (specie, creature, forme) che la compongono. 

Sicuramente è preferibile pensare che per tornare nell’alveo di madre natura si debba rinunciare alla propria difettosa personalità carica di traumi, appesantita da un passato quale esso sia, insoddisfacente e fare reset, per diventare parte di un tutto, di una comunità, di un alveare, un formicaio per cui lavorare senza porsi troppe domande e al quale lasciare tutti i nostri averi. Un mal riposto concetto di attivismo: come mi fece notare tempo fa una persona autenticamente illuminata, l’attivismo è volto alla presa di coscienza e non al suo annullamento.

Oltre all’annullamento di sè (che chiamerà in causa il buddismo, l’induismo etc… nel solito potpourri sincretista) l’altro ostacolo da superare è il dolore. 

Intendiamoci: l’esperienza umana non dovrebbe essere un calvario o una valle di lacrime. Non si dovrebbe godere masochisticamente e cristianamente del dolore, però non si può escluderlo per partito preso ed emendarlo ipocritamente non solo dal nostro vissuto e dalle nostre esperienze, ma anche dalla natura, riducendola a un coacervo disneyano di gnometti ed elementali sempre presi bene e ben disposti.

La natura si adatta ai nostri imput come a qualsiasi altro fenomeno che accada al suo interno, perchè è un sistema vivente, sicuramente cosciente ad un livello per noi inintelligibile: la natura risponde alle nostre contaminazioni ed i nostri disastri colpo su colpo alterando il clima, modificando il corso dell’evoluzione delle creature che la popolano. Anche se noi nuclearizzassimo tutto il pianeta, la vita continuerebbe magari nelle forme non troppo suadenti di qualche insetto o vegetale refrattari alle radiazioni (memento Chernobyl); e da li si ripartirebbe. 

D’altra parte in tale eventualità sarebbero scomparsi per ironia della sorte, anche gli unici che piangerebbero la biodiversità e la ricchezza di specie animali e vegetali. Cioè noi esseri umani, che ce le siamo inventate (come categorie intendo): è perciò un atto assolutamente naturale e autoconservativo rispettare la natura. 

La natura siamo anche noi, ed è una nostra astrazione mentale il termine “natura”. 
Per restar nell’esoterico: gli gnometti e gli elementali non sono solo "spiritelli gioiosi e ben disposti”. Non vedo nulla di ben disposto in un nubifragio, in un uragano, in uno tsunami o in certe creature vegetali e animali velenose, ostili o apparentemente inutili al nostro limitato punto di vista. 

Eppure come noi, perniciosi e megalomani esseri umani, fanno parte della Natura, ne sono coestesi e coessenziali.

La visione esposta dal "guaritore" (a cui riconosco l’unica autenticità dello zeitgeist, nella ricerca di uno stile di vita più naturale, improntato alla decrescita ed al ripristinare una convivialità per il ritorno a socialità meno competitive più collaborative) è però animata da uno spirito ben più oscuro e triste: quello dell'Annullamento.

Dell’annullamento dell’individualità come male assoluto (molto pericoloso pensar con la propria testa in certi ambienti) , della negazione degli aspetti più dolorosi, selvaggi e incontrollabili della vita e della natura. La frammentazione ed il riduzionismo operano ancora grandemente dietro le quinte, perchè privare qualcuno o convincerlo a farlo, della propria individualità e della propria autonomia di pensiero, significa alienarlo dal consorzio umano. 

La bellezza (come da manuale) viene usata come mezzo di coercizione attraverso rappresentazioni oleografiche di fasulla serenità ed armonia. 

Ed in questo i nostri detrattori dell’Occidente denunciano la loro più aberrante “occidentalità” - per inciso, non trovo nulla di aberrante nell’Occidente, se non l’uso che si è fatto di scoperte, tecnologie e sistemi di pensiero. L’uso. 
La disonestà intellettuale di piegare al proprio tornaconto un concetto, uno strumento, un’idea. La totale disintegrazione dell’umano come sistema sensibile che soggiace a tutto questo. 
Persone che annullano se stesse, a cui viene chiesto di rinnegare il passato, di concentrarsi sul presente e sul futuro, nel tentativo di rinascere come comunità come mega-organismo, dove riversare tutti i loro averi, di cui beneficeranno i soliti “guru” miliardari. 

Una persona senza passato è un albero senza radici che è destinato a inaridire. La narrazione delle nostre vite, la loro condivisione con amici e parenti è la base stessa della socialità, di una socialità composita formata da liberi individui, che alternano come tutto si alterna a questo mondo, conflittualità e collaborazione, gioia e dolore, progetti, sogni e memorie.

Ben poco è cambiato. Si erigono templi scintillanti con il denaro degli adepti: ben si è appresa quella lezione aurea del Cattolicesimo che con le sue cattedrali maestose, celebrava al contempo la grandezza di dio, e ammaestrava ai suoi insegnamenti. Insegnamenti umani, perchè proprio a voler esser occhiuti, il vecchio padre più di incendiar rovi e incidere una decina di regole di buon senso o nascere in forma umana e predicare a voce (altri hanno trascritto) non ha fatto. E già sarebbe tanto. 

Strumentalizzare, questo si che è dannatamente occidentale! Dannatamente umano anche (non è un appannaggio esclusivo di sette e conventicole occulte) perchè c’è un lato oscuro della forza ( lo dicono persino in Guerre Stellari ), esiste un polo negativo, esistono uno ying e uno yang, e questo serve a qualcosa che ci piaccia o meno. Serve come servono il passato, le lacrime, le zanzare, le meduse, le vipere e gli uragani. 

Chi strumentalizza concetti ed idee a fine di proselitismo, per plagiare persone tormentate e fragili in cerca di risposte spirituali autentiche ed intime, è necessariamente in malafede. Facile smascherarlo: sarà parziale e vi racconterà solo la parte consolatoria della storia: sta a noi, dubitare, domandarsi, chiedere, ricercare e pervenire a sempre nuove domande…

Di tutti gli inganni e le truffe che può ordire l’uomo contro il suo prossimo questo è fra i più odiosi: se il truffatore alla fine col truffato è affratellato da una fame “bassa” di denaro facile e in questo suo raggiro è parzialmente redento dall’ingordigia della sua vittima, nel raggiro spirituale non c’è che l’approfittarsi puro e semplice di una persona e della sua fragilità. C’è il peggio del peggio: il cogliere per sfinimento, isolare ed irretire il sofferente con una promessa di sollievo, l’essere forte con il debole. Facile in queste circostanze fare opera d’indottrinamento. 

C’è da dire che spesso chi si lascia indottrinare vuole risposte spirituali prêt-à-porter, facili , di moda. Anche nella spiritulità si può essere "bassi" ed ingordi.

 A tutti i sacerdoti, guaritori, santoni, guru, guide spirituali e politiche io preferirò tutta la vita il Ricercatore. Se siamo ancora qui è grazie a loro a questi indefessi esploratori della vita, del mondo, del selvatico, del metafisico, dell’ignoto, compenetrati dalle cose ed esperienze che attraversano, carichi di una saggezza lieve, sempre pronta ad essere messa in discussione dallo stupore e dall’emozione per un inatteso scenario. Sognatori ad occhi aperti.

In quella sala dove il sedicente guaritore arringava la sua già benevola e favorevole platea, ho incontrato un solo sguardo che mi ha toccato l’anima: una ragazzina si è girata verso di me, giovanissima, e mi ha guardato come a dire “ma che sta dicendo questo?”

A fine conferenza la madre di questa ragazzina sveglia si è alzata ed è andata a dare la mano al guaritore ringraziandolo per le sue parole d’illuminata saggezza e scusandosi: doveva andare via, perchè sua figlia si stava annoiando…L’ha detto così, davanti a tutti. 
Non so, mi è sembrato davvero poco elegante, un tantino umiliante. Magari esagero, forse la signora era soltanto molto sincera nel rivelare l’altrui sentire?

Le ho riviste poco dopo in giardino: la madre che chiedeva alla figlia “ma non ti piaceva? ma non hai sentito che belle cose diceva?” e la figlia saggia che saggiamente taceva e allungava il passo. 


Che bella e autentica rivoluzione \ evoluzione sarebbe se, talvolta, i genitori cominciassero ad imparare dai figli. 

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