lunedì 21 luglio 2014

Ho spento (hypsteria collettiva parte 2)



Ho spento, quella parte di cervello 
dedita al clamore insulso
Ho spento l’hipster travesto da 
funesto demiurgo
l’anarco kaiser di mammà e papà
e il demone lucente ma a pile
che reclama attenzioni
che annuncia la sua presenza 
epifania di un ego 
senza centro
ormai tracimato
nel più assoluto e doveroso
disinteresse.

Non m’inganna più l’insonnia: 
la chiamo 
cattiva digestione
brutta giornata, 
troppo caffè.

Extrasistole ed extravaganze
che piantonano l’ammutolito 
e siderurgico 
movimento al quarzo 
del cardiopate
che mi abita
che mi ansia
inaspettatamente
senza avvertire
sempre atteso
e mai arrivato quando 
si pensava arrivasse.


Ho spento ogni orpello, 
smantellato il baraccone di lustrini,
che opprimeva ogni bestia 
chiuso il circo, sbarbato il tendone e lasciato 
il prato sgomento e alopecioso
ma libero!
Ai vecchi, ai cani, ai bimbi, alle mamme, alle canne
ai ranocchi, ai ginnasti, agli amanti, ai bongari e ai bachi
a tutti gli adolescenti che ci faranno tristezza
a tutti i canocchiali che scruteranno lo schifo
a tutte le mandrie tatuate che accorreranno festanti
a tutti gli eventi in larga parte croccanti
come il pane secco che si scalda nel forno
per rinnovare una 
fragranza trascorsa


Ho spento il reattore a movida 
del centro storico 
trasformato da milionari improvvisati e mostruosi
in un lunapark senza giostre di piccoli
lussi finti e spregevoli vinacci.

Ho spento la congerie di drink sfarzosi 
da vomitare in un gabinetto sporco
ho spento gli aperitivi esosi, i forzati della simpatia, i ganzoni
i selettivi, gli esclusivisti, la baraonda a comando
e i gadget moda umani che siam diventati tutti
coperti di cristalli e malvestiti con le nostre tute e felpine
dai colori mal assortiti,
con le carabattole vintage e design con cui ci lambicchiamo
i corpi melanconici, ciondolanti e tatuati al parossismo
come contorte tappezzerie senza costrutto
con le birrette nella plastica
con i bicchieroni a boccia di pesce rosso
da cui mungere un vino inesatto e fraudolento 
nella supplice attesa del sonno anestetico
che accade per inattesa gravità 
che accade come tutto, 
come un’ennesima incombenza 
per concludere la giornata che ci ha investito,
e ci ha lasciato lì, agonizzanti
e increduli, privi di soccorso.


Ho spento il fremito continuo, 
la brama di 15 minuti di gloria, 
l'incessante flash mob
da instagrammare
e il baby club apocalittico
che qui incombe
andy warhol e le carte da parati allucinanti, i dischi in vinile
il vintage, il vernissage e il mirage, la collezione
la bellezza residua imbustata nella plastica 
che non si può e non si deve toccare
come reperto giudiziario
il museo infinito di piccoli e inutili oggetti
che attestano l’esistenza del prezioso
come prove indiziarie, senza 
alcun valore. 
Ingannevoli consolazioni
da quando il prezioso 
si è estinto
trasfigurato
nella nemesi del lusso.

Si può fare:

preferisco il bosco, rastrellare le foglie in giardino
senza patemi zen
lavare il pavimento, cucinare un risotto
potare un cilliegio. 
preferisco incontrare un amico per caso a Prato
preferisco lo sguardo senza ombra dei cani
preferisco sempre meno cose, sempre di più
sempre più incalcolabili e 
inascrivibili al regno delle cose.

Ho spento la moda, 
la brama di successo indotta
come fu indotto il concetto di povertà
nei nativi di ogni amazzonia,
che privi di tutto non avevano bisogno di nulla
Ho spento il talento residuo fossile, 
la parrucca di acidi e la socialità invasiva
dei dispositivi che ti trovano e ti cercano e ti rendono 
eternamente disponibile, che ti tracciano, ti braccano
ti rinchiudono nella loro libertà di esserci sempre

anche quando saremo morti
saremo on-line.
Non ci sarà un’anima, 
un tumulo
un ricordo seppur evanescente
ma un profilo.
Ridicolo e grottesco archivio di lapidi digitali
che ci ritrarranno spietate
nella nostra insulsaggine condivisa
le nostre ultime parole 
saranno onomatopee ed emoticon
tiramenti di culo, baggianate 
e acronimi…
La maggioranza dei defunti
immortalata nell’atrocità dell'autoscatto
in foto di faccette buffe, piedi e cibarie, 
scorci di litorale
geolocalizzati ed etichettati
A creare un falso bacino di utenti deceduti
che non possono più cancellare l'account 
a cui rivolgere offerte commerciali
che resteranno lettera morta
per marketing fraudolenti
per affossare o consacrare ad arte
un qualsiasi prodotto
a cui rubare l'identità per
traffici e porcherie d'ogni genere

La maggioranza dei defunti
da chiamare a raccolta 
per votazioni pilotate
per falsi plebisciti 
mentre i vivi 
restano in pace

Ho spento ogni dispositivo 
che mi rendesse reperibile mentre sogno

Ho spento la luce, il gas, l’acqua, 
le tre case del giochetto impossibile
che devi collegare senza intrecciare i fili
Ho spento l’ansia della coerenza
Ho spento il rigore e lo sbraco 
Ho spento ogni cicalino, ogni marketing, ogni etichetta
ho debellato il mio corpo da ogni segno superfluo
ho un solo tatuaggio 
ed è già troppo, ma è stato un dono

Ho spento le moto, 
il turismo sessuale, 
gli aerei che sono squallidi pullman volanti 
dove venderti robaccia;
ho spento le vacanze per forza a 10.000 km da casa
ho spento la televisione 
ho spento la società che reclama vincitori e vinti
comunque essi perdano o vincano
ho spento la società dove tutti siamo personaggi
“belle persone” “grandi” “mitici” 
dove siamo interessanti
ma che siamo? documentari?


Ho spento le pose, ( strike the pose )
Ho spento le luci e nel buio i miei occhi
hanno riacquistato facoltà inattese e feline

Ho spento la macchina grave e frivola
che ci inanella come ciambelline colorate
Ho spento i circoli di sinistra 
che servono a creare carriere facili di politicanti
e figli di politicanti
gli pseudo alternativi più fascisti dei fascisti 
che fingono di battagliare
che cacciano e menano ai marocchini ubriachi
e nei loro occhi brilla una strana luce
di soddisfazione
mentre lo fanno

e non sarò mai per questo un fascista come loro
perchè ho spento la destra e la sinistra
l’andirivieni del tagadà parlamentare 
tutti di qua e poi di là
ballonzolando
le malboro nella manica arrotolata:
“ouh!…che cazz’ ciai da guardare?!”

Ho spento i tredicenni che vomitano
ho spento il bling ring de noaltri
Ho spento la retorica 
Ho spento “CI DEVI CREDERE”
ho spento anche i dubbi e i cinismi a buon mercato
che riempiono la bocca d’avventori alticci 
della cultura aperitiva che incontrastata domina
gli unici spazi rimastigli, l’afoso tempo libero
la morbosa ricreazione
in cui sogghignare davanti a un quadro
con uno spritz, benevole ipocrisie e 
avvilenti frecciatine

ho spento tutte le religioni
come apparato, come clero, come ipnosi
come religioni appunto
Ho spento ogni sciocca schermaglia
da nerd sulle arie fritte 
Ho spento ogni schieramento
ogni parrocchia merdosa
ogni sodalizio sconveniente
ogni appartenenza che non m’appartenga.

Ho spento il chiacchiericcio, il tuittìo, il commento non richiesto
Ho spento tutte le sigarette 
Ho spento le luci d’emergenza e i fanali che abbagliano
ho spento i giradischi e le gazzarre alcoliche
ho spento il fornello dove scaldavo i piatti 
ho spento: non ho messo in stand-by
non mi sono preso una vacanza dalla mondanità
non sono in ritiro per un breve periodo
per ripigliarmi
e poi ricascarci con tutte le scarpe.

Ho proprio spento tutto quell’armamentario 
di notti inutili trascorse nella veglia dolorosa dell’ebrezza 
con giocattoli umani a cui non interessi 
dei quali non ti interessa
per poi dimenticarsi
e risvegliarsi angosciati e sudati
come dopo un rapimento alieno
in casa di sconosciuti, non di rado odiosi
e ostili.

Ho spento le domeniche con l’emicrania e la nausea;
ho spento le suonerie insistenti e fastidiose;
ho spento i messaggini, le contumelie;
ho spento gli amici finti come cartonati delle edicole;
ho spento la paura degli sbirri feroci; 
ho spento la febbre da sabato sera;
ho spento la faccia da stronzo che ti viene in certi locali;
ho spento il look di merda che ossessiona; 
ho spento la spiritualità a tracolla da dondolare come un pass 
a chi ti accusa di essere materialista;
ho spento la chiesa della messa delle undici
ho spento il padreterno da insultare o invocare quando fa comodo 
ho spento lo stato che mi vuole partecipe ma succube
ho spento la democrazia dei voti e dei televoti

ho spento tutto,
e non è un black-out
quando si torna 

a veder le stelle. 
















4 commenti:

  1. Grazie. Una boccata d'aria fina.

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  2. Gentili lettori, vi ringrazio di cuore per i vostri commenti.
    Un caro saluto!

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  3. L'avevo già letto ma son tornata a rileggerlo, anch'io ho spento da un po' e continuo a spegnere, amo le piccole e semplici cose. Comunque bellissima!

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