venerdì 5 settembre 2014

Riflessioni Leggere



Il futuro della nostra infanzia (che sarebbe il nostro presente di adulti) mi delude: c’immaginavamo astronauti intenti a brandire spade laser dopo viaggi intergalattici a bordo di navi spaziali dalle forme biomeccaniche e sinuose, e invece siamo in pantofole a spippolare sull’iphone e difficilmente ci muoviamo da casa, se non per i soliti terrifici aperitivi in compagnia di facce di merda.

In quest’epoca di permeabilità fra i generi, dove il maschile ed il femminile trovano meritato riconoscimento delle loro zone d’ombra ed aderenze, mai si è assistito, come oggi, ad una così netta affermazione degli stereotipi sul maschio e la femmina. Il marketing controtendenza allo zeitgeist, profila con nettezza cosa è maschio, ammicando spudoratamente a tutto il repertorio di puerilità e grossezza del machismo, e cosa è femmina, fino alla stucchevole deriva pissera e shabby chic.

Vi è un’antica e immutata ipocrisia che vuol corrisposto al fairplay dei potenti, ai loro modi compassati da gentlemen, ai loro protocolli rigorosi, la brutalità indiscriminata delle masse e delle soldataglie portate allo scontro. Dal gioco del calcio alla politica internazionale, vale sempre questa regola aurea: i grandi capi pur odiandosi prendono il tè e  gozzovigliano assieme in punta di forchetta, mentre i loro sudditi si massacrano senza pietà. Del resto i grandi capi condividono un ideale più alto delle bandiere e delle opposte fazioni che guidano, il mantenimento dei loro privilegi.

La zanzara è un animaletto ai più inviso: è fastidiosa, senza essere veramente pericolosa. Non lo vuol essere: perchè uccidere la fonte stessa del suo nutrimento? Saggiamente e con grande autoironia è stata chiamata così, una nota trasmissione radio, nella quale i due bravi conduttori indulgono in provocazioni pungenti ma innocue. Specchio dei tempi, anzi del Tempo in toto, dove più che buoni provocatori non si può essere, abbandonate le psicosi da don Chisciotte e le smanie da rivoluzionario. Una punzecchiatura, e via scappare prima di essere schiacciati. Del resto chi si punzecchia ci è, se non amico, fratello, nella disavventura umana, più o meno fortunato o ricco, sempre pelle e ossa, a sparare cazzate e concetti originali in misura variabile. In questo c’è una bizantina saggezza.


I compleanni sono una ricorrenza che nel corso della vita riscuote alterne fortune: all’inizio sono il segno della crescita, l’occasione per essere festeggiati e ricevere regali, poi nell’adolescenza sono snobbati, perchè reminiscenza infantile, patetica ancora parentale al giovane cuore ribelle proteso nel futuro. Per compensare l’imbarazzo ci diamo un gran daffare a  organizzare feste rutilanti da cui sono banditi gli ultratrentenni e che generalmente degenerano nel coma etilico. Nell’età adulta, superato l’andirivieni ormonale della pubertà, si ritorna ad apprezzarlo con pacato entusiasmo, celebrando con particolare enfasi le decadi …20…30…40, ma ecco che dai quaranta, pur nell’opulenza che ci vuole bene o male al culmine della maturità e della vita, l’animo festoso inizia a essere venato di malinconia: si inizia con riscaldamento leggero, la palestra del declino, e più si ostentano giovanilismi e smagliante forma fisica e mentale, più si rivela all’occhio dei maligni, il nostro timore e la nostra impreparazione alla stagionatura che ci attende. Eh si, inizia anche per noi umonoidi, il percorso che nobilita pecorini, caci di fossa e distillati di pregio. L’invecchiamento: ci renderà saggi, elegantemente rugosi come una corteccia di design scandinavo, aromatici, in taluni casi affumicati. Esiste questa immagine della vecchiaia marketing che trovo favolosa: questi anziani sorridenti e straordinariamente fighi, rigorosamente in bicicletta durante una giornata capricciosa d’autunno, accarezzati da un pallido sole che filtra dalle nubi, con il loro maglione a collo alto, o con il cardigan. Tubano come fidanzatini “bella storia siamo in pensione! Possiamo scopare tutto il giorno!” Sotto l’espressione saggia e autorevole, covano desideri da pischelli che fanno forca. In fondo ciò che si attende tutta la vita è la (meritata o meno) vacanza. 


enjoy!

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