giovedì 6 novembre 2014

2OOI





Avviso per chi non avesse visto i film di Kubrick (penso che siano una manciata di autoctoni della Papuasia e forse nemmen quelli…) super spoiler! 
Se per qualche maligno ed inspiegabile fenomeno o per grave autolesionismo non avete visto 2001, Lolita, Dottor Stranamore o Barry Lyndon, non andate avanti con la lettura: guardateveli ed espiate in primis, e poi leggete…


Vedo le cose diversamente da un po’ di tempo: non so se sia segno di saggezza o cinismo, ma molte cose che prima mi inquietavano o suscitavano in me sentimenti di sacro timore, adesso mi fanno sorridere.

Penso a "2001: Odissea nello Spazio", o molte delle opere di Kubrick, di cui finalmente colgo l’ironia, che prima mi sfuggiva. Non è certo l’ironia amara ma dichiarata di “Dottor Stranamore” o di “Lolita”; un’ironia comunque attigua alla tragedia, perchè la vera tragedia è quando questa non viene percepita come tale, o derisa. Non è quello. 

Forse finalmente in questa maturità a lungo rimandata, scorgo il divertimento che al pari della pignoleria anima il lavoro di questo grande regista. La gioia infantile e punk di pigliarci un po’ tutti per il culo. In un gioco che può essere devastante e anche mortale, ma resta un gioco. 

Vedo finalmente il lato comico che prima non coglievo, per colpevole entusiasmo giovanile e conformismo anticonformista; vedo finalmente come ha saputo rendere ridicoli gli scienziati che si fanno la foto ricordo accanto al monolito nero, l’ingenua crudeltà di HAL che incapace di mentire preferisce uccidere, per altro maldestramente, il proprio equipaggio. La danza delle astronavi sulle note del Bel Danubio Blu, i passi stentati delle hostess con le scarpette di velcro, la faccia ridicola del dottor Floyd intento a leggere le complesse istruzioni della zero gravity toilet. Ed è tutto molto buffo.

Tutta la nostra illusione di modernità e la nostra boria messe alla berlina da un parallelepipedo nero che appare sul nostro cammino e di cui inseguiamo le tracce fino a Giove, dove, alla fine di un viaggio lisergico nel cosmo e nella coscienza, ritrovarsi in una specie di suite elegante, surreale, nella quale scorgere se stessi a spiarsi fra le varie età della vita, fino ad una resurrezione che, Arthur C. Clark (autore del romanzo e della sceneggiatura con Kubrick) lascia nei suoi esiti, intelligentemente in sospeso.

Anche l’ultima e devastante scena del viaggio lisergico nel wormhole, della camera d'hotel in stile impero con il pavimento luminescente, le visioni da datura stramonio, etc… mi fa sorridere; mi fa sorridere lo spaesamento animalesco di Bowman che si ritrova in quel luogo familiare ed alieno a un tempo, dove non si sarebbe mai aspettato di finire dopo un tale viaggio ai confini della follia, totalmente allucinato da luci e percezioni inspiegabili; probabilmente osservato, ma incapace di vedere chi lo osserva. 

Nel romanzo è una sorta di zoo, dove queste entità arcaiche e superne osservano le creature che il monolito attira a sè, per studiarle forse, o per divertirsi, come in uno zoo vero e proprio, prendendosene cura, torturandole e coccolandole, modificandole per scopi che non conosciamo. 

Tutto questo Kubrick lo fa in maniera giocosa, prendendoci tutti per il naso, spaventandoci, scioccandoci, ma dopo ripetute visioni, ecco il lato sornione, lo stesso della collaborazione fortunata con Peter Sellers, l’ironia cool e un po’ cattiva, che ci insegna a stare al mondo senza prendere troppo sul serio scienziati, monoliti, intelligenze artificiali, istituzioni, eserciti, nobiltà, potentati e persino oscure forze soprannaturali (Shining) 


Nulla di tutto questo deve schiacciarci, demolire la nostra autostima, ed anche se periremo come il povero Barry Lyndon, in miseria, mutilati e dimenticati per lo meno avremo vissuto degnamente infischiandosene di chi vuole imporci una morale, delle regole che non abbiamo scelto e soprattutto farci paura.

lunedì 3 novembre 2014

Elogio dell'Amarezza

Quando si pensa male, si pensa giusto.
Quelle fole di rancore 
che tieni pigiate in fondo al petto
e che possono esplodere
da un momento all’altro
dagli solo l’occasione
dagli solo un pretesto

Eccone uno:
Ci hanno spogliati come alberi in autunno
ma non lentamente, una foglia per volta…
…da una secchezza improvvisa
inariditi, cadute tutte di colpo
come irraggiate da un miasma mortale
da un isoTopo maligno
che ci Erode
il primo mai nato

Piccolo pesce, d’una vita breve
dentro la pancia al calduccio
nella tenebra benevola e accogliente
scivolasti in quella gelida e inerte
il posto dove non si è più
bizzarro ritrovo, per chi non è mai stato
se non piccoli guizzi di una coda
e poi gli immobili arti appena abbozzati
nel sonno che è senza risveglio

Tutte le cose sopportabili si sono fatte gravi
tutte le azioni ed i gesti ed i lavori, 
sono stati mangiati da dentro 
svuotati, risucchiati e gettati 
nei rifiuti speciali.

Ogni ora che passa è lenta
ogni raggio di sole, una sferza di frusta
ogni giorno di pioggia, un insopportabile martello
che segna il tempo che passa 
un granello alla volta in questa clessidra guasta

Quando pensi male, pensi giusto
i funesti presagi, le paranoie, le paure che ci pervadono
tenuti là sotto, con disprezzo
oscurati dalla tirannia del sorriso
ci ricordano sempre che siamo fragili
e bisognosi d’amore, altroché macchiette
nevrotiche e scattanti
altroché aperitivi e lavori sgargianti
altroché vestiti e facce di merda…
siamo la pulsante carne
che implora
ancora un giorno
ancora una possibilità
al Regno Incontrastato 
dell’Entropia
e del Silenzio.



*****


le automobili sull’autostrada
viste in lontananza
un pellegrinaggio senza sosta e senz’anima
un uomo che telefona e gira in tondo
come una bestia in gabbia
animali che dalla Natura
hanno preso le distanze
in lontananza…
E perché non c’è nulla di più?
Mi chiedevo
Perché le nostre preghiere cadono nel silenzio?
Perché tutto è compreso nella Natura 
e assolutamente oltre la nostra comprensione?
perché non ci basta il tutto?
Il Tutto come il Nulla
è compatto
liscio e impenetrabile
privo di fessure
sigillato e senza 
che ce ne accorgiamo
c’include


***

disegnare indelebili stronzate sulla pelle della gente
gran consolazione per chi
disegna spazzatura

***

il carnet di insulsaggini saturo
prenotarsi con largo anticipo
chiedere udienza ad amici e parenti
come fossero Papi o tiranni
nella evanescente onnipresenza
assicurataci
dai dispositivi sociali;
son da evitarsi ripicche e rappresaglie
accettando di buon grado le alterne fortune
i periodi che si è di moda
e quelli che si viene a noia
con un sorriso 
il cui impero si sa, è incontrastato;

Un sorriso, sfuggente
un carpe diem e uno spritz
trovarsi nei ritrovi
e solo a camere stagne
questo con quello, 
quest’altro con quell’altro
a fare pendant
come calzini e cravatte
a mettere insieme 
quel che si crede 
vada bene
e che soprattutto
non ci crei problemi
e non ci ammazzi
l’unico fine settimana settimanale 
che ci tocca;

Ce ne vorrebbero due o tre
di finesettimana
e i reticolati lasciarli 
attorno ai giardini
dove vigilano cani 
impetuosi

Ma dato che ciò è impossibile
deformerò le labbra a sfoderare 
il sorriso migliore che mi viene
e attenderò l’inverno
stagione in cui i miei colori
sono più appropriati
e nella quale
anche questi cari amici
forzati della socialità sgargiante
hanno momenti di magra
da riempire


***

Portiamo avanti una sfacciataggine nuova
sfoggiamo i nostri disagi senza pudore
come nudità infantili
fuori tempo massimo
a innocenza perduta
a consapevolezze acquisite;
consapevolezze piccine, scoperte di piselli
quella vergogna che è anche coscienza di sé
in piccolo,
e fai anche borghese,
Il pudore che è schermo, 
corazza velina
sottile,
impenetrabile ma traslucido
teatro d’ombre 
erotismo imbarazzato di corpi
colti di sorpresa da
un fascio di luce,
e quindi proiettati 
e percepiti
e concupiti
e affamati 
chimicamente, 
e comicamente,
destati dal sonno dell’innocenza 
alla veglia irritata 
di chi poco ha dormito
poco ha vissuto
e molto si compiace
come se avesse molto vissuto
e dormito a lungo
il sonno ristoratore
del Giusto.

Portiamo avanti una sfacciataggine nuova
di personaggi inediti che avrebbero 
tutto il diritto e la forza di esser autentici, 
ma nel diventar “personaggi”
s’atteggiano a 
maschere conosciute
si piegano al marketing
rafforzano lo stereotipo
che solo minimamente li riguarda
perchè in loro sarebbe l’universo
ma si accontentano di un “mi piace”
Come l’egocentrismo sminuisca lo stesso ego
e la sua infinitezza
che sfuma nell’altro e nel tutto…

la sfacciataggine nuova ci ha proposto 
quel vecchio meccanismo da situation comedy
di storie a puntate
risate preregistrate
di colonne sonore
e ci siamo illusi che il mondo fosse 
una situation comedy 
e lo abbiamo attraversato 
con le cuffie piantate nelle orecchie
atteggiandoci, vestendo e parlando 
a suscitare scalpore e simpatia
attendendo ansiosamente
il feedback sui
dispositivi 
di socializzazione coatta

la sfacciataggine nuova, è il caso di dirlo,
senza faccia
un anonimo egocentrismo
di personaggi 
cui piace 
assomigliarsi
e scomparire nella massa 

degli originali.