venerdì 3 luglio 2015

Papapank







L’unico veramente punk mi sembra il Papa: o è un farlocco oppure se davvero pensa quello che dice lo faranno fuori a breve.
L’economia ha preso totalmente campo e non ci posso fare nulla: a me questa cosa dà la nausea, specialmente se penso che i maggiori fautori di questo sono tutti ex contestatori. 
Allora erano meglio i vecchi padroni che facevano le case e le scuole agli operai e ai dipendenti, che creavano ricchezza anche per gli altri: era un epoca di idealismi. Non si facevano le cose solo per profitto ma anche per passione. Oggi io vedo sfoggio di bravura, maestria, brama, avidità.... Ma poca originalità e zero groove. Niente anima. 
Lo vedo ovunque: nell'arte, nella musica, nel cinema, nella moda. Fino a non molto tempo fa si favoriva e s’incoraggiava l’originalità, adesso anche nell’eccellenza tutto tende all’omologazione, tutto un po’ photoshop, plastico, renderizzato. E i talentuosi sono i primi che ci cascano, che si mettono a servizio volontariamente, che si uniformano per libera scelta. Manco li costringono.
Sono anni che non sento una canzone che mi tocca il cuore: l’ultimo gruppo che mi ha fatto saltare dal letto e correre a comprare un disco sono stati i Portishead, nel 1997. Poi? Poi nulla. Ma  parliamo della cosiddetta cultura popolare, sennò poi tirando in ballo i Portishead mi possono accusare di fare il difficile. Parliamo di Baglioni, che per lo meno ci sentiva nelle sue melensaggini.
La gente un tempo andava allo stadio a sentire Baglioni ed era sinceramente partecipe della gran lasagna: ora è la stessa scena con i vari Ramazzoti / Antonacci, ma è diventato un rituale vuoto: questi accendini che brillano nel buio, sapere a memoria le canzoni, certo… ma l’emozione non c’è. Come si fa a provare qualcosa sentendo Marco Mengoni o i Negroamaro? Con Vasco lo capisco, ma i Modà? 
Prima un artista era un fiore spontaneo che qualche Pigmalione coglieva e metteva in condizione di svilupparsi al massimo grado, e la maggior disciplina era la ricerca e l'affinamento del proprio stile. 
Ora ci sono Amici , Xfactor,  tutto nasce market orientered già in partenza: tutto è gioco, gara a chi piscia più lontano, persino la cucina. Il marketing dovrebbe scovare ciò che è autentico e nuovo e aiutarlo a svilupparsi, aiutando il pubblico a capire la novità. 
Se non fosse stato così non avremmo avuto minigonne, Pink Floyd, la rivoluzione sessuale, il gay pride, l’ipod etc... Si sarebbe ascoltato ancora Claudio Villa vivendo nella nostra caricatura di italiani baffi neri e mandolino. 
Se non ci sono novità dirompenti il mondo muore.
Il talent scouting serviva a questo; mica era indolore: certa gente troppo avanti ha fatto finuccia anche se compresa e valorizzata (Basquiat, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Amy Winehouse) Ma non si può vivere in questa perenne mercificazione timida e arrogante fatta di cose sempre uguali, di aspettative rispettate, di hipster, di finta informalità, di esercizi di stile, piroette e giochi di prestigio. 
Stiamo rimangiando la nostra stessa merda.
Un concetto distruttivo di riciclaggio: le operazioni revivalistiche dell'800 produssero il liberty, il modernismo… Qua è solo riscaldare pappe già andate a male, farsi seghe vintage perché incapaci di concepire un futuro. Precarietà cosmica, poche idee, poca anima. Senza anima, senza una visione potente e senza ardore non ci si evolve. 

E come Lévi-Strauss ha abbondatemente dimostrato, l’economia è da sempre un freno all’innovazione. Le grandi invenzioni che hanno definito l’umanità sono selvatiche e pre-economiche, dopo la faccenda è stata puramente gestione di stock e lotte per il loro controllo. Nonostante ciò una componente ardimentosa ha sempre travalicato la pura brama di ricchezza ed il conformismo che la circonda. La ricchezza poteva essere un incentivo, la dimostrazione di un successo che nasceva in primis nella passione disinteressata, nel gusto di fare. Ma chi aveva il fuoco sacro se ne batteva in cazzo se era ricco o povero. Elis Regina, Coco Chanel, Andrea Pazienza non ci hanno emozionato a comando o per soldi. Lo avrebbero fatto da miserabili, privati di talento e mezzi di sussistenza, posti all’angolo. Ci avrebbero riempito il cuore, e noi avremmo avuto un cuore pronto a farsi riempire. Mi chiedo ancor più tristemente: forse il problema oltre che nell’emittente del segnale è nei riceventi, ormai inesorabilmente sterilizzati e come vecchi o fanciulli disagiati, sensibili solo ai giochetti e alle piccinerie senz’anima.

1 commento:

  1. E come non essere d'accordo? Mangiamo merda già cagata da qualcun altro. Scusa per l'esprite de finesse.

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