lunedì 13 luglio 2015

Pistoia Blues





The Children of the summer's end
Gathered in the dampened grass
We played Our songs and felt the London sky
Resting on our hands
It was God's land
It was ragged and naive
It was Heaven

Touch, We touched the very soul
Of holding each and every life
We claimed the very source of joy ran through
It didn't, but it seemed that way
I kissed a lot of people that day

Oh, to capture just one drop of all the ecstasy that swept that afternoon
To paint that love
upon a white balloon
And fly it from 
the topest top of all the tops 
That man has pushed beyond his brain
Satori must be something 
just the same

We scanned the skies with rainbow eyes and saw machines of every shape and size
We talked with tall Venusians passing through
And Peter tried to climb aboard but the Captain shook his head
And away they soared
Climbing through 
the ivory vibrant cloud
Someone passed some bliss among the crowd
And We walked back to the road, unchained

"The Sun Machine is Coming Down, and We're Gonna Have a Party
The Sun Machine is Coming Down, and We're Gonna Have a Party
The Sun Machine is Coming Down, and We're Gonna Have a Party
The Sun Machine is Coming Down, and We're Gonna Have a Party
The Sun Machine is Coming Down, and We're Gonna Have a Party."







Qualche anno fa, ovunque andassi in Italia, la gente chiedendomi “da dove vieni?” e rispondendo “Pistoia”, invariabilmente aveva questa reazione “Ah, Pistoia Blues…” e poi, a seguire, “ci sono stato”, oppure “ho sempre desiderato andarci”…

In USA hanno il carnevale di New Orleans, in Italia c’era Pistoia Blues: perchè? Perchè una cittadina di provincia toscana, fra le meno gettonate dal turismo, popolata da gente poco ospitale, perchè per 3 giorni l’anno diventava la meta ambitissima di giovani e meno giovani amanti del rock, del blues, della psichedelia? 

Era forse per rivedere di anno in anno il compianto B.B. King, amico e presenza fissa del festival pistoiese?… con tutto il rispetto per questo grande musicista, scomparso in questi giorni, non penso. Per vedere Sting o qualche altro musicista datato ospitato alla kermesse? Era per vedere qualche gruppo più o meno di moda? No, no e ancora no. 

La ragione di tanto entusiasmo era un’altra: per pochi giorni all’anno, la piccola città di provincia subiva una formidabile metamorfosi. Il bruco diventava effimera e iridescente farfalla. La cittadina sonnacchiosa diventava una brulicante Bangkok, un suk mediorientale. Le strade si riempivano di variopinte bancarelle più o meno legali: c’erano poeti, artisti di strada, arrostitori di pannocchie, ragazzi che si improvvisavano ristoratori, che facevano panini e vendevano sangria; c’erano i cerchi di cyloom, le nubi odorose di hashish ed incenso che si levavano in aria e ti avvolgevano, mischiandosi all’odore del piscio, del vino, del vomito, del caldo, dei corpi sudati che danzavano al ritmo ossessivo dei djambée… 
C’era la vita nel cuore pulsante dell’estate, con tutti i suoi puzzi e i suoi profumi. 
Questa tarantella, mal sopportata dai pistoiesi, se non fosse stato che questo popolo di fricchettoni portava comunque danari nelle casse dei negozianti e ristoratori cittadini, si spostava poi nella notte del centro storico al campeggio del blues. 
Ora, il campeggio del Blues è stata la cosa più simile a Woodstock che un essere umano possa aver vissuto se nato dopo il 1969. In pochi giorni le aree che il comune lasciava (pressochè prive di qualsiasi servizio) al "popolo del blues", si riempivano di tende, di ripari, di teepee, di caravan, di sound systems. Quando a metà della notte il centro storico si spopolava, la massa dei festanti attraversava la città a piedi, sudata, cantante, felice… ed andava al campeggio, dove, gironzolando, potevi ballare qualsiasi tipo di musica (dalla goa trance al reggae, dalla tecno al punk) e mangiare, bere, fumare, sballare…

Il campeggio era un posto magico: di giorno era quieto, c’era chi faceva meditazione, chi sonnecchiava; passeggiando fra le tende spesso venivi accompagnato dal suono di un flauto; potevi incrociare uomini e donne nudi, delle tablas risuonavano in lontananza. Tutti più o meno sorridenti, anche se stanchi e strafatti dal caldo, dalle danze, dalla notte passata a far bagordi. C’erano gli Elfi con la loro salvifica pizzeria mobile, che a una certa, le pizze le regalavano, quando avevano fatto il suo. Mica c’era da lucrare. C’erano le cartomanti, i pusher loschi, i tizi poco raccomandabili: mica era un cazzo di paradiso dei testimoni di Geova! Era un mondo dionisiaco, pieno di contrasti, pericoloso, solo se eri molto stupido o molto fatto; c’era il vecchio Jeff, autentico Rasta giamaicano ospite fisso del Blues finchè è esistito. 

Il campeggio negli anni si è spostato dalle location storiche di piazza Monteoliveto e Parco della Rana, a Montesecco, dove ha conosciuto la sua deriva più techno e il suo tragico esito finale. Montesecco, lo dice il nome è un grande spiazzo pratoso e risecco, sotto il sole, con pochi alberi da un lato. Il comune mise lì i soliti ributtanti Sebach e qualche rubinetto per l’acqua. I nostalgici del primo blues chiaramente rimpiangevano gli ombrosi parchi di Monteoliveto e della Rana, ma finchè qualcosa esiste senza tradirsi c’è sempre un motivo per rimpiangere il passato.
Un anno a Montesecco è morta una ragazza. 
L’anno dopo al campeggio entravano solo le persone munite di biglietto per i concerti: la città era blindata di posti di blocco; all’ingresso di Montesecco, guardie giurate, carabinieri, vigili e buttafuori, di quelli belli grossi e spicci da discoteca di merda. Sound system banditi. Bancarelle anche. Montesecco adesso era spoglio, popolato di pochi camper e qualche tenda isolata, silenzioso, sotto stretta sorveglianza, con le macchine dei vigili che nelle notte pattugliavano col faro le poche tende. Tante volte fosse sfuggito qualche pericolosissimo drogato! Un cazzo di lager insomma (almeno nel look)… 
Negli anni il campeggio è stato gradualmente smantellato: restava, unico momento di gioia spontanea e un po’ anarchica, il centro storico. Poi un bel giorno, ad un gruppo di ragazzini che vendeva sangria fatta in casa, fu appioppata una multa da 3000 euro, sotto la pressione dei lungimiranti commercianti pistoiesi che vedevano negli improvvisati mescitori e venditori di cianfrusaglie pericolosi e sleali concorrenti; furono messe fuori legge le bancarelle senza partita IVA. Tutto quello che atteneva all’intrattenimento musicale e gastronomico “fuori Blues” fu delegato ai commercianti della Sala, che replicarono tendoni e panche dove bere birra e mangiare salsicce, le stesse che ti offrono gli onnipresenti porchettari; qualche palco dove far suonare gruppetti locali, e alle una, smontare tutto: arrivano i Ravo a far pulizia. Scatta il coprifuoco.
All’odore di incenso, hashish e piscio si è preferito quello di salsiccia sottocosto bruciacchiata… per carità, son gusti.
Alla fine, non contenti, i nostri acutissimi commercianti del centro storico, hanno fatto spostare il mercatino, solo partita IVA, fuori dal centro, nel quartiere di Porta San Marco. Tutte ordinatissime bancarelle, molto carine, di dischi, artigianato etc…

Sabato scorso ho fatto un giro in centro con mia moglie: la città era spopolata, in piazza del Duomo una kermesse da sagra paesana con bambinetti che giocavano a basket, una di una serie di meste iniziative, mi dicono, che va sostituire la deprecabile Giostra dell'Orso;  i soliti capannelli di gente accaldata e annoiata che non è potuta andare al mare. Il resto della città, vuota, come in una domenica d’agosto. Si parla di decoro, ma nessuno metterebbe mai fuori legge gli orrendi gonfiabili che sono stati installati, o la squallida musica da luna park che rimbomba nell'antica piazza pressochè vuota. Il cattivo gusto non è ancora un reato perseguibile (per fortuna) ma quando si vuole chiamarlo in causa per altre questioni va sempre bene. 

Il Pistoia Blues, almeno nelle sue manifestazioni collaterali, spontanee e veraci, è stato ammazzato per preservare la tranquillità dei miei uggiosissimi concittadini: ironia della sorte, da alcuni anni piazza della Sala, ormai monopolizzata da baretti, sciottinerie, vinerie e minchierie varie, è diventata il centro della Movida Pistoiese, richiamando un sacco di gente dalle frazioni e dalle province vicine; prima per pochi giorni l’anno, il centro era come Bangkok, adesso lo è per tutti i week end. 
Ma senza alcun fascino: tutto è inesorabilmente posticcio, nei locali fotocopia hipster \ rustico \ toscano finto vintage, nelle seggiole scompagnate di modernariato, nello stile delle insegne un po’ screpolate a simulare un’antichità del tutto estranea e di facciata: in realtà la vecchia taverna è aperta da un paio di anni e gestita da giovanotti mondani e dinamici che ti prendono l’ordine con l’ipad. Un po’ come i finti ristoranti medievali a Volterra. Vince il franchising, vince l'appeal, vince l’ottusità… vincono anche i mancati introiti di quel meraviglioso carnevale estivo che era il vero Pistoia Blues.
Ma cazzi loro.

A me fa specie che in Italia si agisca sempre sull’onda dell’emotività: è stata usata una povera ragazza morta come pretesto per dar sfogo ad una marea di malumore e intolleranza crescente verso l’unico momento di gioia e anarchia che potevamo vivere nella nostra città. Se si adottasse lo stesso criterio dovremmo mettere fuori legge le discoteche, considerato l’elevato numero di vittime nelle famigerate “stragi del sabato sera”. Ma non è un criterio che interessa agli italiani, agli italiani basta un pretesto. 
La sicurezza, il decoro, la responsabilità con cui i politicanti si riempiono la bocca, sono importanti per tutti, ma non possono essere usati come bavaglio alla vitalità. 
Il Blues negli anni ha prodotto solo, come effetti collaterali, fino a quell’unico tragico, isolato evento, dei gran mal di testa da dopo sbronza, e un po’ di sudiciume in più per le strade.

Adesso i cari benpensanti pistoiesi potranno godersi il perenne baccano, il puzzo di piscio e vomito che aleggia nei vicoli del centro storico nei weekend della Movida, tutto l’anno, senza nemmeno il parziale conforto di una profumata nuvola d’incenso, senza il sorriso sgangherato di un fricchettone danzante. 
Solo torme di ragazzotti antipatici e tirati, che si sfondano di sciottini, nella legalità, rilasciando regolare scontrino (anche no, se nessuno controlla) con partita IVA. 
A noi non resta che rimpiangere il Blues e sentirci fortunati per averlo vissuto.
Potremmo raccontarlo ai nostri figli e nipoti sperando che non ci prendano per matti. 
Perchè il Blues a Pistoia, anche se si organizzano ancora concerti in piazza del Duomo sotto questo nome et logo, è morto e l’hanno volontariamente ammazzato i pistoiesi, le associazioni di categoria e le amministrazioni comunali che loro rappresentano.


30 commenti:

  1. ciao Andrea, leggevo ieri sera. Nella sostanza sono d'accordo e sono una di quelle che rimpiange il campeggio, i pasti quasi gratis, i cerchi coi tamburi. Penso anche che no, non mi piace quello che è diventato, nonostante ci siano a volte dei bei concerti. Aggiungo alcune considerazioni: mentre quest'anno non mi interessa in pratica nessuno e non so nemmeno se si possa parlare di festival, l'anno scorso c'erano nella stessa serata Suzanne Vega e Joan as a Police Woman, gratis per i residenti nel comune di Pistoia. Ora, Joan as a Police Woman magari davvero si conosceva in quattro, ma per Suzanne Vega penso sia un po' diverso... eppure, anche se sono arrivate tante persone, la piazza non era affatto piena. A un evento gratuito. Non credo sia un problema di pubblicizzazione - penso piuttosto che sia cambiato qualcosa, qualcosa che la nostra generazione non riesce a registrare o semplicemente, pure in modo sano, non vuole. Ancora - aldilà della stagione inclemente del luglio scorso, in San Bartolomeo c'erano spettacoli gratuiti di artisti di strada e anche lì l'entusiasmo della gente scarseggiava. Si fatica a far partecipare le persone ai concerti nei circoli Arci, si fatica in genere a intercettare la fascia tra i 20 e i 30, la stessa che finisce sulla Sala e che invece dovrebbe essere la più attiva/reattiva. Quest'anno mentre in Piazza Duomo si svolgeva la roba triste del basket che rammenti tu, in San Bartolomeo accadeva una piccola magia: un evento popolare, una cena dove ognuno ha portato qualcosa (pizze, cous cous, insalate, bibite), da condividere con l'altro, mentre da un balcone proveniva la musica del dj set. Penso che in tutto fossimo tra le 60 e le 70 persone intervenute, molte del quartiere stesso e, a voler fare una stima anagrafica, credo che gli under30 fossero pochi e questo non mi sorprende più di tanto. Ma un evento del genere dimostra che le persone hanno ancora bisogno di recuperare gli spazi urbani in modo libero, gratuito, accampandosi per terra se sono finiti i tavoli, senza doversi necessariamente esibire. Dunque, e chiudo questa risposta anche troppo lunga, mi chiedo: è possibile coniugare la nostalgia per quanto è stato con un'azione sul presente che tenga conto dei cambiamenti intercorsi negli individui e nella loro idea di socialità? Pistoia Blues, Arezzo Wave e Pelago - il primo a morire -, non sono più come prima, non fanno più respirare quella libertà un po' folle, vertiginosa, di perenne adolescenza. Però noi ci siamo e non sarebbe sbagliato provare a reinventare un altro modo di vivere il festival. Francesca

    RispondiElimina
  2. Carissima,

    innanzitutto grazie per ciò che mi scrivi: mi racconti di un blues “intersiziale”, che, smarrito il suo centro (anche fisico), rivive la sua spontaneità nei radi, piccoli eventi periferici di cui mi parli. Ma questa cifra del piccolo, del marginale nulla toglie o aggiunge alla morte dell’ecumenico e turbinante festival che ho voluto ricordare.

    I piccoli eventi collaterali esistevano anche quando il blues era un evento ingombrante e coinvolgente.
    Dal brulichio che li circondava traevano una spinta, una linfa, un carisma. Anche e soprattutto quando erano eventi “anti” blues, che negavano la sua mercificazione e la sua ufficialità. Tutti si attaccavano alla locomotiva travolgente del blues: soprattutto chi lo criticava con asprezza e proponeva altro e in altri luoghi, con la sicurezza che avrebbe avuto un pubblico fra tutta quella gente. Te lo dico perchè spesso sono stato di quella partita: reading per strada, dj set improvvisati, performance più o meno tristi.

    Ora la mercificazione si sta concludendo, dopo aver attraversato, nel bene e nel male, tutti gli stadi di sfruttamento della risorsa in gioco. Credo che la vena si sia esaurita, l’oro e la sua età sono finiti.
    Non penso che uno scatto di volontà della nostra generazione possa cambiare le carte in tavola in un pianeta che si è votato totalmente al Mercato, che usa indiscriminatamente il parametro aziendalista per qualsiasi cosa, città, musei, cultura. Tutte aziende: la moda di essere rivoluzionari che creava le situazioni di Parco Lambro, Woodstock (situazioni anche commercialmente floride, ma questo era un aspetto che all’epoca si taceva quasi con vergogna) si è conclusa. La voglia di libertà è diventata edonismo e poi ancora nichilismo. Adesso è più o meno “non rompetemi le palle, il mio l’ho fatto”.

    La nuova generazione non sembra aver bisogno di gioia e anarchia: hanno la Movida di default sulla Sala tutte le sere (cosa che io a vent’anni avrei fatto carte false per avere); non sarà nè gioiosa, nè anarchica, ma ben simula questi stati dello spirito. E soprattutto inonda di alcool qualsiasi tentativo di rimpianto o smarrimento, placando ogni irragionevole spunto propositivo.

    Il festival blues, ultima propaggine di un’epoca rivoluzionaria, coinvolgente, gioiosa, si è come quella stessa epoca, concluso, per diecimila ragioni che ben conosciamo. Diecimila piccoli pugnali che hanno dissanguato il pachiderma dell’Idealismo, della Rivoluzione, della Gioia. Mode, opinioni, gusti, tecnologie, socialità sono cambiati.

    Non voglio mettermi sul treno dei nostalgici, che sempre muove su binari morti, ma essere testimone di una dipartita, di un cambiamento che è doppiamente sgradevole, perchè corrisponde oltre alla fine di un Festival (forse la fine del concetto stesso di “Festival” come lo intendevamo negli anni ’70 e ’80) anche la fine della mia giovinezza e malinconicamente prenderne atto.
    La rassegnazione è un’opzione dignitosa in certi casi.

    Del resto voler proseguire questa “tradizione” si sta rivelando un’operazione veramente nostalgica e un po’ patetica, un tentativo di rianimare un corpo, il cui anelito si è dileguato.
    Sinceramente sarei per il colpo di grazia.
    Chiamatelo Luglio Pistoiese, organizzate concerti in piazza del Duomo, fate quel che vi pare: ma non lo chiamate più Blues.

    Ben felice, d’altro canto, di sapere che continuano ad esistere piccoli eventi collaterali, che ho sempre gradito ed a i quali, quando ne vengo a conoscenza, partecipo sempre volentieri.

    un caro saluto

    RispondiElimina
  3. "La nuova generazione non sembra aver bisogno di gioia e anarchia: hanno la Movida di default sulla Sala tutte le sere"... come il Soma, la droga sintetica che dà la felicità chimica a chiunque, gratis, sempre, nel dittatoriale "Mondo Nuovo" di Huxley... basta che non mettiamo di mezzo arte, creatività, anarchia, ribellioni... roba pericolosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sarebbe sicuramente più affascinante lo scenario che proponi: il problema è che nessun complotto è in atto, nessuna droga della felicità anzi all'opposto quella dell'austerità, in un pianeta sempre più bacchettone: passatista, così terrorizzato dal futuro da rifugiarsi nel revivalismo, nel vintage, ossessionato dalla religione, dall'inquinamento, dall'alimentazione, dall'etica...perchè tutto ciò che era un tempo non lontano, parallelo ed alternativo al mercato, è stato dal mercato compresso in un angolo e trasformato in un delirio di nicchia dove condensare compulsivamente le nostre risorse residue dopo essere stati ben spremuti dal mercato stesso.
      L'arte e la creatività poi, a parte qualche formidabile corto circuito, sono sempre stati strumenti di potere. Ma queste sono le destinazioni d'uso e si potrebbero ridefinire: il problema è proprio la mancanza di gioia: il pantano della socialità virtuale, la reperibilità totale, l'omologazione del divertimento, il lavoro come privilegio anzichè diritto-dovere, l'assenza di ogni forma di ribellione tranne quelle congiunturali legate alla crescita, all'adolescenza o alla follia patologica.
      Le idee hanno subito uno sputtanamento di proporzioni epiche, proprio a causa dei loro stessi portabandiera. Ma ce lo vogliamo ricordare che Liguori (per dirne uno) era il capetto del Movimento Studentesco a Roma nel ’68?
      La politica implode nel conformismo marchettaro, nei sorrisi renziani, tutto è più efficiente, americano, plastificato, mondato di ogni asperità. Ci sono ancora personaggi pittoreschi, autocratici, buffoni più o meno inquietanti, marginali e inconcludenti. Il Mercato come un immenso buco nero risucchia tutto, fa propria ogni istanza, anche perchè ogni idea o proposta anche quelle antimercantili, devono passare dal mercato per rendersi visibili. Contro questo leviatano non solo non ci si può ribellare, ma non si concepisce più nemmeno l’idea di poterlo fare. E poi chi sono i ribelli oggi? Quegli psicotici oscurantisti dei jihadisti? I Blecchi Balocchi che de temps en temps spaccano qualche vetrina di banca? via….via…
      Nel mondo libero alcune parole, ed interi ragionamenti che ne scaturivano sono diventati tabù e non per veto o censura, ma perchè rese ridicole. Questo ridurre interi pensieri e persone al ridicolo, come si faceva alle scuole medie con i “nerd” e gli sfigati, questo è il problema. Gandhi oggi lo avrebbero preso in giro, non avrebbe trovato un opposizione intelligente, ma dei bulli che lo avrebbero deriso fino all’annientamento. D’altro canto anche Hitler o Mussolini avrebbero subito la stessa sorte. Io dico soltanto che nel mondo libero si dovrebbe e potrebbe parlar di tutto, e la parola dovrebbe, com’è nella natura delle cose, venire prima di ogni mercanteggio.

      Elimina
    2. L'arte e la creatività, quando sincere e non studiate a tavolino e spacciate per tali, sono sempre frutto di chi ha un'anima. Che poi il potere se ne appropri da sempre per darsi quel tocco figo di cui altrimenti sarebbe totalmente incapace, è, forse, un altro discorso. Il mostro che, al momento, sta vincendo la battaglia è proprio il Mercato, il Capitale di cui dici (che poi è il nome comune, di nome proprio fa Banche e Multinazionali) che tutto deve assimilare e inglobare, ogni aspetto dell'esistente: dai costumi (tutti con lo smartphone radioattivo in mano), al lavoro (ridotto a semi-schiavitù), alla scuola (diventata immonda azienda col preside dittatore), alla politica (con la "sinistra" totalmente inginocchiata al Capitale ma che sventola ancora bandiere rosse e canta bella ciao). Il lavoro di propaganda per far accettare tutto questo come giusto ed inevitabile è quotidiano e pressante, e sorte ottimi effetti, come dimostra il post dell'anonimo per qui è bello e auspicabile solo quello che sta dentro i confini della "legalità" e dei permessi bollati. Perchè chi vendeva sangria per le strade, in effetti, evadeva il fisco... e i bonghisti che invadevano la sala per tre notti di fila disturbavano la quiete pubblica, non si discute. E l'uomo in tutto questo viene, ovviamente, triturato, sparisce, ricoperto dalla vischiosità dell'omologazione e dei regolamenti. Eppure, voglio vedere una lucina in fondo al tunnel, perchè in tutta quest'ansia di controllo, di dominio, di onnipresenza da parte del moloch Mercato, io scorgo un'intima debolezza, e una profonda paura da parte sua. Perchè sa, lui, il moloch, che se la magia dell'uomo si risveglia, lui è letteralmente fottuto, non avendo nemmeno una scintilla di quello spirito con cui controbattere, con cui rammendare il mondo illusorio di cui è re e che verrebbe fatto a brandelli (sto usando termini volutamente ermetici, chi ha orecchie per intendere intenderà). Da qui nasce anche la fiducia in una possibile, forse addirittura inevitabile ribellione, che non passa certo dalle stupide esibizione di violenza di blekki blokki o isissini (tutte mutazioni del Potere stesso che fa finta di attaccarsi per avere il pretesto di nuove repressioni), ma da una molto più “semplice” e deflagrante presa di coscienza collettiva. Non so quanto sia ancora lontana la centesima scimmia, fra due giorni o due secoli, ma so che arriverà, e allora ciao ciao dittatura.
      E mi scuso se sono andato un po' OT.
      PS:
      ti ho citato nel mio post
      http://lamelapistoia.altervista.org/la-sagra-del-blues/

      Elimina
  4. Posso dire di essere parzialmente d'accordo (errori di grammatica a parte) con te. Più che altro per quanto riguarda i banchini del blues che, nonostante QUALITATIVAMENTE lasciassero molto a desiderare, visivamente creavano un bell'impatto. Anche la movida annessa al blues era carina, al netto di episodi deprecabili tipo pisciate sui portoni di casa dei residenti, vomito per terra, plastica in ogni dove, ecc.

    Alcune considerazioni:
    - I tempi cambiano, caro mio. E uno dei motivi perché Il blues sembrava magnifico, tipo luna park per un bambino, era perché durante l'anno a Pistoia non c'era NULLA! Adesso che la città è viva tutto l'anno parte della magia che c'era anche solo NELL'ATTESA del blues è inevitabilmente svanita. Io preferisco adesso: preferisco una città viva di eventi, manifestazioni, vita notturna tutto l'anno.
    - Tutto quello che era attorno a piazza Duomo era ed è tutt'ora un "evento collaterale". Quello che conta è la musica. Se non si riesce a portare 15.000 persone in città come per Dylan e Santana negli anni 90, non è perché non ci sono più i campeggi, le bancarelle e i suonatori di bonghi, eh!
    - Per la storia della Sangria: sai quanti permessi e certificazioni servono (e quanto costano) per poter somministrare bevande e dare da bere per strada? Un conto è se lo regali, l'altro se ci lucri sopra
    - I suonatori di bonghi a pt erano pessimi. In rarissimi casi ho sentito gente che sapeva suonare (e, pure, gente che ci sapeva ballare sopra). Il discorso sul "posticcio" si potrebbe fare anche su quanti, con 30 euro in tasca, si improvvisavano percussionisti
    - Campeggi: molto carini, ma ben oltre il limite della legalità. Era evidente a tutti che prima o poi li avrebbero regolamentati.
    - non ho capito la polemica sull'arredamento dei locali in centro. Molti di questi hanno recuperato vecchi arredi dismessi, hanno creato anche dei discreti ambienti, sicuramente non posticci. Non vogliono imitare niente, ma recuperando stilemi del recente passato, intrecciandoli con linee e arredamento moderno (chi più chi meno, chi meglio chi peggio)

    Saluti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. Rispondo ad Anonimo (ricordando che io ci metto la faccia, oltre agli errori grammaticali…quali?)

      Carissimo,
      credo tu non abbia minimamente compreso il senso del mio scritto, neanche un pochino: come se lo avessi scritto in un’altra lingua. Dici di essere parzialmente d’accordo su questioni totalmente superficiali, di apparenza. Ti mancano i banchini perchè davano colore. Ti manca una scenografia in buona sostanza.

      La tua Pistoia di oggi, avrei fatto carte false per averla a 20 o 30 anni (come ho scritto) quando la fame di "eventi" di "movida" era tanta. Sorridevo del carattere dei Pistoiesi che, scongiurata la scocciatura del blues per ironia della sorte, ora si ritrovano lo stesso casino, se non di più, tutti i giorni, senza lo stesso fascino.
      Se per te caro mio, il fascino è avere un'area attrezzata all'intrattenimento professionale, con percussionisti professionisti, arredamento hipster ed un servizio di erogazione alcolici con HACCP e tutti i crismi e permessi in regola, beh sei accontentato.
      Ora tu, caro mio, hai questo trip della QUALITA’ (lo scrivi anche tutto maiuscolo): bancarelle di qualità, suonatori di qualità, il che è legittimo richiedere, ma addirittura gente che sappia ballare bene sulle musiche suonate da questi manici (!) Sembra che il tuo sogno sia vivere in un videoclip di Shakira e non nella realtà che è assai più sgangherata e sorprendente.
      Il fascino per me invece è nelle cose un po' improvvisate ed aleatorie, nel suonatore di bonghi che non sa suonare ma suona lo stesso come meravigliosamente ridicolizzato da Elio, nella sangria fatta in casa che mi piace pensare non sia avvelenata e che io sappia nessuno ci è morto. Ora che un (presumo tu lo sia) commerciante della Sala accusi di “voler lucrare” dei ragazzini che vendono sangria un paio di sere all’anno per arrotondare due spiccioli, mi sembra francamente spropositato.

      Poi: di quale polemica vai parlando? Apprezzo per contro moltissimo il recupero di vecchi mobili, figurati, (mio padre faceva l’antiquario) mi insospettisco e mi interrogo però, quando nascono nel giro di pochi anni "locali fotocopia" tutti con lo stesso stile ed atmosfera. I “Pionieri della Sala” oltre a colonizzare e rendere vivace una piazza cittadina che fino a pochi anni prima era deserta dopo il tramonto, portarono un tocco di personalità ed originalità , anche un po' naif se vuoi, quando aprirono i loro locali, ma non si copiarono l'un altro, spinti dal voler piacere a tutti i costi.

      Le tue puntualizzazioni non fanno altro che confortare quanto ho scritto riguardo all'omologazione dell'intrattenimento e della socialità. La vivacità della Movida non corrisponde necessariamente ad una maggiore vivacità intellettuale, ma credo che questo dato non ti interessi. Io credo, leggendo quello che mi hai scritto, che tu possa assolutamente ritenerti soddisfatto dello stato attuale delle cose. Adesso l'offerta dell’ ” Azienda Sala” è conforme ai tuoi standard e del colore delle bancarelle scadenti e di tutto l'ambaradan un po' improvvisato ma autentico, non sentirai la mancanza.
      Enjoy!

      Elimina
    3. PS. anche la faccenda dell'ordine pubblico e del decoro, non è una valida argomentazione. Ti posso assicurare che le pisciate nei portoni e i bicchieri di mojito abbandonati sulle scale, non sono certo diminuiti da quando divertirsi è diventato legale anche a PT.

      Elimina
    4. %
      La qualità per me è importante, è vero: per tanto, troppo tempo in questo paese si sono fatte troppe cose a caso. Forse, lo ammetto, ho esagerato sul discorso dei ballerini, ma per la musica, ho il difetto d'avere un orecchio piuttosto buono, e d'aver suonato un po', quindi mi disturbano gli errori.
      Elio lo ridicolizzava e diceva: "piantala co' 'sti bonghi /.../fai cagare, questa è la verità!": né più né meno quello che dico io :)
      Mi piacciono anche a me le cose improvvisate, ma fatte bene: una cosa non esclude l'altra.

      Non sono un commerciante, di lavoro faccio il designer.

      Un po' di polemica l'hai fatta, dai: li stai incolpando d'aver fatto prendere una multa a dei ragazzi che vendevano la sangria per strada (e, per inciso, senza permessi e a scopo di lucro non potevano venderla quella sangria, almeno per quanto riguarda la legge italiana), d'aver ammazzato il blues ecc ecc: non mi sembra tu ci sia andato giù leggero.
      I pionieri della sala hanno arredato i loro locali nei primi 2000, i locali come li descrivi te sono tutti più recenti. Anche qui, le mode cambiano, specie in arredamento.

      Sono soddisfatto? Per certi versi sì, per altri no. Ad esempio, a me piacerebbe vedere una sorta di anello di bancarelle che abbracciano il centro storico, da piazza Mazzini, passando per il globo, fino via Pacini, san Bartolomeo, nello stile di Mercantia, per intendersi (e, a mercantia, i banchini e gli artisti di strada sono selezionati in base alle loro qualità :) ). Mi piacerebbe tornare alla 3 giorni (meglio 4) di concerti, che faceva risultare il festival come unico, non spezzettato. Ho apprezzato gli eventi collaterali degli ultimi anni, con dj-set, concerti di gruppi minori locali, ecc
      Certo, per i giorni del festival, farei uno strappo alla regola facendo chiudere più tardi i locali, facendo stare di più i giovani in città.
      Ma se dovessi scegliere tra una città piatta tutto l'anno con 3 giorni d'anarchia, (per quanto ho apprezzato e vissuto quei giorni in passato) e una città viva tutto l'anno con, nei giorni del festival, regole da paese civile, non posso scegliere che la seconda ipotesi.

      Ordine pubblico e decoro: per me chi sporca, piscia, deturpa il suolo pubblico è un incivile, e lo condannerò sempre, che sia un elfo o un hipster

      saluti
      Emilio Baria

      Elimina
    5. Amico mio, di che stiamo parlando? Tu rivorresti il blues esattamente come era ( concentrato in tre giorni con le bancarelle in centro) ; il blues come è stato ammazzato per una precisa volontà politica da cittadini e commercianti di Pistoia che evidentemente, nonostante la gran massa di gente festante che invadeva la città e spendeva soldi, si era stufata di tutto il "fricchettonaio". Non ci sono andato pesante: ho registrato un fatto. Le cose sono andate così: i vigili per fare una multa così esorbitante non è che si sono alzati una mattina che gli è frullato così; ci deve essere stata una direttiva, un'ordinanza. A me, questa storia della "tolleranza zero" che va tanto di moda, non piace un cazzo.
      Sei molto giovane e del blues forse hai vissuto solo la stanca finale; nemmeno io ho vissuto i suoi anni d'oro se è per questo. Prova a vedere quel video postato da act qui sotto, e forse capirai perché nessuna movida, nessun baffo a manubrio e tatuaggetto marinaresco o localino, potrà mai competere con 3 giorni di anarchia.

      Elimina
    6. Assolutamente no!
      Oggettivamente la rassegna musicale funziona meglio se condensata in un unico w.e. (magari una 4 giorni), con i nomi di punta il venerdì e il sabato.
      Su quello che io definisco "contorno" e che invece mi sembra di capire per te è il blues, invece, credo che ciò che nostalgicamente evochi nel post non sia più praticabile per le motivazioni che ho addotto nei miei comm. precedenti (in realtà non ne ha caricato uno, ad essere sinceri): il mondo è, volenti o nolenti, cambiato. E' cambiata la società italiana, sono cambiate le aspettative, gli stili di vita, ecc.
      Mi puoi dire che sono cambiati in peggio, per carità, ma il dato di fatto è questo, ed è con il contemporaneo che dobbiamo confrontarci, a mio avviso.

      Il video l'ho visto (e il 97 è stato il mio secondo blues, ci sono stato anch'io al parco della rana, ero un bambinetto timido che si affacciava in un mondo mai visto), mi ha fatto sorridere. Anche la chiosa finale è emblematica di una stagione finita e di un movimento che in sostanza ha fallito nei suoi intenti: è triste e mi dispiace, ma alla fine (forse) si è scritto tanto e agito male, più che poco.

      In definitiva, non è che la rassegna sia perfetta così com'è. E' palese che manchi qualcosa sia dentro che fuori dalla Piazza, e quel qualcosa, fuori dalla piazza, credo si possa riassumere come un programma e una serie di iniziative omogenee e ben strutturate. Se poi questo qualcosa debba profumare di incenso e hashish (magari evitiamo il piscio e il vomito, che dici) non lo so, l'importante sarebbe ricreare aspettative e partecipazione nei pistoiesi e non.

      sulla tolleranza zero non sono d'accordo. Sono stufo di un paese pieno di sgottate per terra, rigoli di piscio in centro, cartacce, mozziconi di sigaretta, ladri, disonesti, scontrini non battuti, gente che non ha rispetto per il prossimo. Perché tutto ciò che ti ho citato può sembrare slegato, ma si può invece catalogare sotto le parole cività, onestà, rispetto

      Elimina
    7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    8. Ciao Emilio,
      vorrei concludere questa spossante querelle.
      Queste espressioni "il mondo cambia" sono piuttosto ovvie e non mi spiegano un bel cazzo.
      Che vuol dire "il mondo cambia"? Cambia da solo come il meteo? Ci sono degli anticicloni nell’umano agire? Potrebbe anche essere un'ipotesi affascinante, ma di fatto poi si fanno delle scelte e lì il mondo cambia davvero.
      Ci possiamo chiedere, come faceva Tolstoj, se Napoleone è il motore del cambiamento o ne è l’espressione (identità di sciame). Ma in ogni caso l'umanità è parte attiva più di quanto si pensi. Non è solo una mandria che va dove la mandano.
      Al Blues quell’identità di sciame era forte: tanta gente da tutta Italia ed Europa, veniva per cercare 4 giorni di libertà, imperfetta, sporca, illegale o ai margini della legalità, senza regole…ma autentica, formatasi negli anni, in una consuetudine che aveva la sua magia.
      Se quello che ti dà fastidio sono le pisciate e le gozzate di vomito puoi trovarne a bizzeffe nella legalissima Sala alla fine di ogni serata. Il rispetto di cui parli non si ottiene bacchettando dei pessimi suonatori di bonghi, (Elio li prende in giro ma sottolinea anche come questa cosa sia stata la scusa del cazzo per radere al suolo un parco storico di Milano - “hanno distrutto il Parco di Gioia / quei grandissimi figli di Troia”) o mettendo in croce un ragazzo per un paio di canne, o multando 3000 euro improvvisati mescitori di sangria, o allontanando i mendicanti, i “non conformi”, i bancarellari senza partita IVA o Durc, i clochard che da sempre esistono e che per sempre popoleranno le nostre città, anche in maniera poetica e con sorprendente gentilezza (hai presente Jesus della Sala?) Ci sono persone che non sono d’accordo e a cui piace vivere così: non hanno diritto di vita?

      Elimina
    9. (scusa ho dovuto dividere in due)
      Bisogna imparare con grande pazienza e non senza difficoltà a tollerare che il mondo non sarà mai come lo vogliamo, che le città non sono i "salottini perbene" in cui certe amministrazioni ottuse vogliono trasformarle, che le città sono anche per chi ha meno (molto meno) di 30 euro in tasca, che esistono persone che non pensano nè vogliono ciò che noi vogliamo, che sono anche brutte, sporche, fastidiose e moleste ai nostri occhi, ma che hanno diritto di esistere come e quanto noi “bravi cittadini” - l’hai letto “MAUS” ? te lo consiglio caldamente: è un fumetto illuminante sul valore ultimo della tolleranza.
      Non confondere il mondo onesto, pulito e rispettoso a cui tutti aspiriamo, con il mondo disinfettato e omogeneo che tante distopie hanno descritto; non scordare che ‘sta roba del decoro è stata usata nei secoli da dittature di destra e sinistra per sterminare, piallare, allontanare; che se in epoche non lontane non si è lesinato zyclon B, più di recente si pensa nelle nostre democrazie autoritarie di ripristinare elettrochoc e si bombardano di psicofarmaci persone che in altre culture erano considerate sacre, e che per noi sono solo scomode, magari hanno solo il difetto di "non fare pendant"…suggerisco di rivedere certi canoni estetici: proviamo ad allargare la percezione e comprendere la dodecafonia insita nei panorami umani che ci si presentano, a scorgere le bellezza che c'è nella dissonanza.
      Tutta la vita l’estemporanea Magia del vecchio blues di cui auspico il ritorno, simbolo di età felici, tolleranti, meno bacchettone ed austere, in una società più "pulita": mi auguro che lo sciame umano torni a frequentare certi pensieri, certe filosofie e certi luoghi ed esca da questa ossessione business dei giorni nostri.

      Un caro saluto a te

      Elimina
  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  6. Certo che uno che dice "caro mio" da anonimo...

    RispondiElimina
  7. Molto carino! Concordo in pieno con te! Ma occhio a degli imperdonabili errori grammaticali: " è morto e l'anno ammazzato..." Ed altri... Un abbraccio e complimenti per il blog !

    RispondiElimina
  8. Grazie per la segnalazione: la demenza imperversa. Non cercherò un alibi nel caldo torrido: è un errore da bacchettata sulle mani. Ho provveduto a correggere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. " un'anno a Montesecco..." È corretto senza H ma l'apostrofo non va, è maschile !! Niente, ti rivedrò le bozze !! Scusami, sono una cacacazzi, ma tutti i giorni on line, tra Facebook e Twitter e anche i giornali, vedo errori continui e sto diventando come Nanni Moretti!! Scusami ancora e ora vado a mettere la testa nel freezer. Abbracci

      Elimina
    2. Beh.... Sono scioccato: posso assicurarti che sono perfettamente a conoscenza delle regole grammaticali che dici. Liberissima di non crederci: evidentemente sto rincitrullendo. Comunque ho corretto e grazie per le segnalazioni. Chiedo scusa a te ed ai lettori per questi strafalcioni da galera.

      Elimina
    3. :) è il caldo !!! Un abbraccio!

      Elimina
  9. Io mi ricordo il campeggio di piazza Oplà, dove il mio babbo da piccina mi portava a fare le giratine, perché non c'era paura di tutta quella gente strana e colorata. Mi ricordo le tende fatte a mano, le lanterne illuminate dalle candeline, come se fossero lucciole, e tutti quei campanellini cuciti in fondo ai vestiti delle donne che danzavano intorno al fuoco. Mi sembrava che ci fisse tanta magia, nel vecchio Pistoia Blues: una magia che non era fatta da permessi, haccp o bancarelle con partita iva. Io ce l'ho messa, la bancarella della sangria: avevo 18 anni, eravamo in cinque o sei, e più che lucrare ci siamo divertiti. Eravamo parte dell'anima del Blues. Si iniziava il giorno prima, a tagliare le frutta. Mi aiutava anche la mia nonna. Era una festa, una danza colorata. C'era anima. E anche se ogni sera a Pistoia, ora, c'è un evento, io quell'anima li non l'ho mai più ritrovata.

    RispondiElimina
  10. Grazie Cecilia: hai condensato in poche righe piene di poesia, quello che volevo dire nel mio solito modo macchinoso e sgangherato (fra parentesi: grazie anche per l'aiuto che mi hai dato a rivedere il testo e correggere gli errori; spero che adesso soddisfi anche le debite esigenze grammaticali che ho disatteso nella prima frettolosa stesura).
    Aldilà di tante considerazioni più o meno intelligenti sui tempi che cambiano, l'amarezza più grande deriva dalla morte della Magia.
    Una morte che, tuttavia, nessuno me lo toglie dalla testa, in molti hanno desiderato e gradualmente, anno dopo anno senza h, attaccandosi a regoline e codicilli, hanno (con l'h stavolta) portato a termine.
    Non esiste nessuna associazione, nessun team di creativi, nessuna “azienda” in grado di ricreare anche solo scenograficamente quell’ambiente fiabesco e quell’atmosfera incantata che hai descritto. Nasceva da sè, per aggregazioni e proliferava in pochi giorni, effimera fioritura, per poi scomparire.

    Poi c’erano i “rimastoni” ma questa è un’altra storia…

    PS. Hai voglia a stendere pratini verdi in centro, hai voglia a organizzare eventi: tutto questo potrà essere piacevole, vivace, frizzante, etc… ma zero groove.

    RispondiElimina
  11. Documento video del 1997 .. Caro amico Tibet detto Andrea, a Pistoia oltre ai localini del centro che offrono alcolici e cibo, non c'è niente! Ai tuoi concittadini, nel 90% dei casi, piace così. Lo sai benissimo che tutto quello che di straordinario ne sorge o ne è sorto, ha avuto come destino la morte, sia con il pubblico di oggi sia con il pubblico di ieri. https://www.youtube.com/watch?v=t-LDixbKkq4

    RispondiElimina
  12. Ti ringrazio per il formidabile documento che hai linkato. Purtroppo non è cliccabile, fate copia incolla and have a nice trip!

    RispondiElimina
  13. Luca, il video è fantastico.
    Rilancio una domanda, che non è una provocazione, tutt'altro: pensate che sarebbe possibile, tenendo conto di tutti i cambiamenti nostri e altrui, rilanciare un campeggio libero, ad esempio? Perché io in realtà me lo chiedo, seriamente. Francesca

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potrebbe essere fatto illegalmente: un'occupazione temporanea. Il discorso infatti è inerente alla volontà politica: un tempo era il comune che permetteva l'occupazione di spazi e forniva alcuni servizi essenziali ( bagni chimici, acqua). Per tre giorni poi mandava i camion della nettezza a pulire e i vigili a sloggiare i "rimastoni". Adesso questa volontà politica non esiste più; la gente è felice con i localini ed il mercatino ridotto di piazza spirito santo. La volontà politica di oggi è totalmente blindata rispetto a qualsiasi stanza destabilizzante o percepita come tale. Tolleranza zero, austerità, sicurezza, tutto a norma: sono condizioni che rendono inattuabile la fioritura di un free market e di una TAZ (zona temporaneamente autonoma)

      Elimina
  14. volontà politica e di conseguenza: modalità di vivere lo spazio comune o sociale. Tuttavia io credo che se ci si mettesse a ragionarne a raccogliere idee e a far capire che non è solo "nostalgia" qualcosa ne verrebbe fuori. Non c'entra nulla, ma c'entra, ti è capitato Muro di casse di Vanni Santoni? è uscito da poco, io sono forse troppo di parte per Vanni, ma dal libro di può ripartire anche con questo tipo di lavoro. F.

    RispondiElimina
  15. Guarda, non lo conoscevo e l'ho comprato subito. Lo leggo volentieri. Il tema mi appassiona da sempre. Grazie mille per la dritta!

    RispondiElimina