lunedì 3 agosto 2015

Dall'Eremo Dorato




(precisazioni sul mio post "Pistoia Blues")

Considerato l’elevato numero di condivisioni e soprattutto citazioni parziali, più o meno viziate da personalissime opinioni, che ne sono state tratte, vorrei fare alcune precisazioni sul mio post “Pistoia Blues”.

1. Non è una recensione del Pistoia Blues o di una in particolare delle sue serate. 
Si tratta di rimpianto? Si ammettiamolo: è anzi la summa di tutti i rimpianti. Di quelli che rimpiangevano il vecchio blues, con i fricchettoni sparsi per la città quando fu spostato al Parco della Rana e già così era commerciale; di quelli che rimpiangevano il vecchio campeggio al Parco della Rana quando fu spostato a Montesecco (anagraficamente mi colloco fra questi) che non è più la stessa cosa è un ghetto; di quelli che rimpiangevano il free camping in generale e ora entri solo se hai il biglietto del concerto; di quelli che rimpiangevano quando c’era il campeggio ed ora non c’è più nulla devi andare in B&B; di quelli che rimpiangevano il mercatino in centro ora è tutto sparpagliato e non ci sono più quelli che fanno le pannocchie; di tutti noi che, alla fine, avremo da rimpiangere tutto, perchè non resterà nulla che non sia irreggimentato in norme ed ordinanze, nonostante non amassimo particolarmente il blues quando era nel pieno del suo afrore/fulgore. Io per esempio, da ragazzino e fino ai 25 anni, l’ho cordialmente odiato; per antipatia verso i fricchettoni, per disamore per la scarsa igiene, perchè troppo “folla” e intruppamento, troppo “volemose bene”… ma forse sono un caso patologico io, che riesco ad amare retrospettivamente qualcosa, che nel presente non apprezzavo e che comunque vivevo, perchè ho fatto i cyloom, i cerchi di tamburi, ho contestato dal mio “margine” facendo reading, dj set, rendendomi ridicolo e abbandonandomi a Dioniso, diventando fricchettone per tre giorni per tornare serenamente borghese alla fine della sbronza. Senza pretese, né rimpianti, né vergogna.


2. Nel mio pezzo non si menzionano gli eventi collaterali della presente edizione, in primis perché non ne ero a conoscenza, ma non perché sono divenuto un’entità iperborea e sdegnosa che, dall’alto del Monte e dell’Eremo Dorato del suo Blog sentenzia (senza particolare amore per la grammatica italiana vorrei sottolinearlo) cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma semplicemente perché non ne ero a conoscenza, non frequentando facebook n é essendomi informato a riguardo. 
Ho solo descritto, ritrovandomici per caso, una serata particolarmente triste del centro di Pistoia, come tante altre, nonostante le mandrie di hipster alticci; triste e vuota rispetto al fermento caotico ed ecumenico dei tre giorni di anarchia, puzzo, amore, gioia, libertà (seppur limitata e vigilata) del BLUES. Ecumenico, universale, non marginale e collaterale. Il Blues era Jeff che era un vero rasta giamaicano, i veri Elfi, i veri fricchettoni e gli hippie della domenica come me: le ragazze che si mettevano la gonna lunga a fiori per mimetizzarsi e respirare un po’ di corroborante ancorché fumosa aria di Libertà (l'atmosfera del Blues!), e per tre giorni erano vere quanto chi è hippie da una vita perché nessun vero hippie ti chiederebbe il patentino: ci sei quando ci sei e quanto ti pare. Questa partecipazione massiva, entusiasta e spontanea, un po’ cialtrona e piena di allegria, non credo sia ricreabile a tavolino, né partendo dalle nicchie, né dai congressi alternativi, colti o politicamente dissidenti, né ripristinando un clima di tolleranza da parte delle autorità. La cosa è bruciata: nessuno verrà più da Como, o da Crotone, o da Altopascio in motorino, per vivere 4 giorni di tranquillità e gioia anarchica. La TAZ è stata annientata e non la si ricostruisce o sostituisce con altro; non è materia di progetto. Facciamocene una ragione e cogliamo il segno oscuro dei nostri tempi, fatti di regole, austerità (per la massa) e lusso e divertimenti sfrenati per gli eletti. Hanno abolito il Natale. Hanno abolito il nostro Carnevale Estivo, in questa corsa a sgretolare la gioia, a toglierle terreno ogni giorno che passa. 

Io credo che questo mancherà a tutti, persino ai detrattori: gli mancherà bighellonare un po’ stralunati per il campeggio al mattino, dove ti offrivano un chai, o potevi far polemica con qualche relitto del settantasette, consolare un amico in bad trip che, al solo vederti, tornava felice; ci mancherà ballare, ridere, scherzare e anche rompersi i coglioni, deprecare il sudiciume e poi mettersi a giocare con i cani più sudici della galassia, o abbracciare uno sconosciuto e sentire per questo estraneo una totale fiducia ed un affetto completamente inspiegabili…ma veri. 

Nel momento in cui scrivo queste sconnesse riflessioni, la verità è diventata un valore relativo e questo non sarebbe un male, se per lo stesso motivo non fosse diventata moneta di scambio dell’inganno: la verità serve conoscerla, solo per abbindolare, per veicolare e drogare i dati in nostro possesso. La verità è una messe di informazioni grezze da usare alla bisogna per raggirare, blandire, controllare. Questo è vero per tutto: politica, musica, arte, relazioni umane. Lo chiamano Post-modernismo; il Pistoia Blues era, nei suoi centri di spontanea ed anarchica aggregazione (campeggio e free market) un territorio dove queste componenti venivano riformulate. Era il territorio dell’ipocrisia di chi è fricchettone col “culo” degli altri? Coi soldi di mamma e papà? Ma di cosa stiamo parlando se non di tutti i fuori corso italiani più o meno cialtroni o brillanti che abbiamo frequentato e conosciuto? Parliamo di noi stessi? Vogliamo utilizzare, per demolire gli scioperati ed i vitelloni di sempre, la retorica boriosa del “farsi il culo”? Non funzionerà: non ho mai visto virtù virali in questo scampolo di universo; non ho mai assistito al miracolo del fannullone che diventa gran lavoratore seguendo l'esempio dell'amico sgobbone o ottemperando alle sue reprimende: piuttosto il contrario! Questi ragionamenti non servono per creare responsabilità e senso civico, servono però benissimo a trasformare il lavoro nell’odierna schiavitù e precario privilegio d’esser servi. Servono soprattutto a rompere i coglioni; e poi … non ho capito: che cazzo ne sai del culo che mi sono fatto io? Cos'è queste presunzione di esser gli unici a lavorare? Parliamo piuttosto del lavoro che come gioia, condivisione, artigianato, creazione, significato, del tempo speso per imparare e trasmettere. Stiamo parlando di questo? O del rancore sordo di chi deve sobbarcarsi una vita di amarezze e guarda con disprezzo chi accanto a lui balla e si diverte? E la politica? Stiamo parlando di quella roba di manichini protocollari, teleguidati da esperti di marketing che dicono “oggi vai dagli operai, niente cravatta, colletto sbottonato e maniche arrotolate” oppure “oggi sei dagli imprenditori, gessato e discorsi sulla crescita e l’efficienza”…ma è questa roba qua? E tutto quel magma di rivendicazioni, contrattazioni, compromessi, lotte….dove cazzo è finito? Sotto il tappeto? E La musica? Cosa sarebbe oggi? Talent show? Colonna sonora per i nostri aperitivi e seratine? Oppure quello sgomento di tarantolato che inizia a percuotere i tavolacci di legno? Quella voce arrochita o limpida che si leva alta in una pianura di parole sommesse come pianti trattenuti? Cos’è la musica? Il blues delle bettole? I teatri rutilanti dove Mozart eseguiva la sua magia? Il battito imperterrito che sgorga dal subwoofer? Oppure la suoneria bizzarra di un cellulare per far sorridere amici deficienti? La musica oggi è poco più che audio tappezzeria…


Esistono soglie, non confini. Esiste però un chiaro dominio dell’autenticità che si autoregola, che sfuma e sgorga spontaneamente dal nostro mondo ipercontrollato, come una bolla in un adesivo che non si può far aderire perfettamente, perché l’adesivo è liscio, bidimensionale, esatto, e la superficie sulla quale aderire è curva, infinitamente curva… Farà sempre delle grinze. Facciamocene una ragione, e che sia la nostra luminosa speranza. Verranno altri “blues”: il mondo dei manichini e degli hipster è solo una fase triste della nostra storia ed è destinato, come tutto quanto è smaccatamente e orgogliosamente fasullo, a scomparire ed essere dimenticato.

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