martedì 8 settembre 2015

Dialoghi ungheresi






Prosegue il carteggio con il signor Lazlo Galantai dell'ambasciata di Ungheria a Roma. Al fine di non imbolsire ed aggiornare di continuo il post precedente, riporto qui gli ulteriori sviluppi. Sono sorpreso dalla grande disponibilità al dialogo che ho incontrato anche se le posizioni espresse sono necessariamente avverse, e non perchè consideri con poca attenzione la complessità della situazione. 
Seppur ammantata di tutti i crismi della legalità e della prudenza, la xenofobia di fondo è ben percepibile. La xenofobia è principalmente data da una sproporzionata percezione di pericolo rispetto all'introduzione di nuovi individui in un contesto sociale e culturale definito. Si potrebbe pensare ad essa come ad una reazione del tutto naturale, finchè questa non va ad interferire così profondamente con l'altra naturale tendenza umana ad aiutare chi è in difficoltà,  fino alla violazione dei diritti umani e alla promulgazione di leggi che li violino apertamente. 
In fondo il Nazismo operò così, dando prima valore scientifico e poi valore legale ad infamie e deliri razziali, facendo leva sul proverbiale senso civico dei tedeschi. Per non incorrere in questo è opportuno prendere delle contromisure di tipo etico e filosofico in primis, dando la priorità al soccorso ed all'accoglienza, senza cadere nelle paranoie da invasione e del "terrorista nascosto nella folla"… 
Se così fosse nemmeno l'identificazione più accurata potrebbe scovarlo. Ed in ogni caso l'identificazione non comporta l'inciviltà ed il maltrattamento. Se l'Ungheria da sola non riesce a gestire l'emergenza che tutta l'Europa maturi ed in fretta, politicamente, ed invece di mostrarci le solite facce di bronzo di banchieri ed eurosquali, organizzi un checkpoint di accoglienza, soccorso ed identificazione, dotato di ospedali da campo, ricoveri dignitosi, bagni, etc… investendo il denaro e le risorse necessari. 
Ma vediamo cosa ci siamo detti il gentile signor Lazlo ed io…


la mia risposta all'ultima lettera del post precedente

Beh, signor Galantai, non facciamo sensazionalismo ma nemmeno terrorismo psicologico: gli attentati terroristici avvenuti in Europa erano tutti per mano di cittadini europei per quel che ne so. 
Di fede islamica, cresciuti nei ghetti, animati da sottoculture violente e disincantate. 
Molti di questi cittadini europei di origine mediorientale (mi si perdoni la generalizzazione) sono gli stessi che migrano da qua per aderire allo Stato Islamico. Persino italiani (è famoso il caso della ragazza milanese sposata ad un albanese che è migrata nell'IS) senza contare quei popoli europei di religione islamica come Bosniaci e Albanesi. Anche fra questi spesso si reclutano combattenti; la cosa è spiegabile poichè si tratta di giovani che hanno vissuto guerre ed umiliazioni, che maturano un odio profondo per l'Occidente.
Anche la paura alimenta l'odio. 
Il contrario (ovvero terrorismo di provenienza extraeuropa) al momento attuale non si è mai verificato, men che meno in Ungheria. Gli attentati ci sono stati in Spagna, in Francia, in Inghilterra, ma non in Ungheria e mai per mano di "extracomunitari" (termine antipatico che fino a poco tempo fa designava anche i cittadini ungheresi, rumeni e di altre nazioni sicuramente europee ma escluse per ragioni storiche e politiche dall'Europa …Si fa per scherzare: il giochino su chi è dentro e chi è fuori è sempre aleatorio, come vede).
Paventare attentati e sulla base di una paura blindare uno stato, mi sembra paranoico. 
Ho questa immagine forse un po' demodé, del terrorista che arriva tranquillo con regolare passaporto e tutte le carte in regola, con disponibilità economiche e preparazione tecnica, che trova in loco, strutture, "cellule" attrezzate… non certo questi derelitti in ciabatte e pantaloni corti che arrancano per 250 Km su un'autostrada. Poi, come no, ci sta tutto: magari è un abile mimetismo. 
Certo il nuovo "nemico" è fluttuante, furtivo e la tendenza è chiudersi in casa. Sono convinto che una politica meno compiacente verso l'Arabia Saudita (che per questioni economiche viene risparmiata da tutte le accuse che meriterebbe in pieno) potrebbe già porre un freno alla diaspora mediorientale ed ai rischi connessi di terrorismo. Ma di sicuro continueremo a omaggiare gli sceicchi bianchi ed a organizzare gare di formula 1 nei loro paesi, a lisciarli ben bene con una mano mentre si maledicono gli inquietanti tagliagole neri che imperversano in Iraq e Siria. 
Lasciamo queste considerazioni gentile Lazlo, ai nostri illuminati governanti che sono sicuro, senza essere empatici o antipatici, riusciranno a NON trovare una soluzione comune e soddisfacente. Mi permetta di coltivare questi dubbi e di considerare pur con tutte le attenuanti del caso, la situazione ungherese, con la massima preoccupazione. 

Cordiali saluti

Andrea Betti


la risposta del signor Galantai…


Fino ad ora per fortuna non abbiamo avuto attentati. Ma le segnalazioni dei servizi segreti ci sono. Tra centinaia di migliai di migranti sconosciuti magari ci saranno qualche decina o centinaia di estremisti, anche se siamo fortunati, no?

Ma il terrorismo è soltanto un lato del problema: la permeabilità delle frontiere alla fine aiuta i criminali, i trafficanti di esseri umani, armi, droghe, tutto. Non credo che si possano sollevare obiezioni reali contro la regolarizzazione delle frontiere. Blindare i confini è ovviamente un’altra cosa, ma l’Ungheria non ha blindato in confini: ha solo rafforzato la frontiera verde. Il traffico attraverso i valichi non è stato toccato da queste misure, anzi il Governo ungherese – in concordanza con quello serbo – sta cercando di apripre nuovi valichi per facilitare il flusso regolare tra i nostri paesi.

Tutti i rifugiati possono (e devono) arrivare regolarmente in Ungheria. Sono liberi a recarsi ai valichi e richiedere l’asilo. Saranno accolti, e poi dobbiamo trovare una soluzione per farli andare dove vogliono. Ma devono entrare tutti regolarmente e devono essere registrati (comprese le impronte digitali). Non si può cominciare un processo di integrazione con un atto illegale. Oltre all’ordine pubblico, questa è una questione di principio. Almeno questà è la posizione – a mio avviso poco discutibile – del Governo ungherese.

Cordiali saluti, e buona serata,

Laszlo Galantai


Buongiorno signor Galantai,

esiste un termine per identificare il sentimento che lei esprime in questa sua mail: si chiama Xenofobia. La paura del diverso. 
Per carità non giudico: nella mia vita ho assistito a varie declinazioni di questo sentire. Mi ricordo i marocchini e tunisini ospitati in un centro sociale della mia città negli anni 90, che non volevano condividere il loro spazio con i senegalesi, nonostante fossero come loro africani e musulmani. In Italia abbiamo i leghisti che volevano addirittura una secessione fra nord e sud del paese. Ci sono i nord europei e la loro cortese arroganza e senso di superiorità rispetto ai latini, e noi italiani che da sempre mal digeriamo i rom e gli slavi in generale, spesso accomunandoli in un'unica ed erronea unità culturale. 
Ma la paura e la prudenza spesso si fanno pressanti, ed il signor Orban del resto ha conquistato la sua posizione attraverso regolari elezioni e deve dar conto anche dei timori più o meno fondati del suo elettorato. Lei mi ha citato il celebre aforisma sulle buone intenzioni. Questo direi è l'esempio lampante.
Ora mi dica lei che è diplomatico, se una identificazione capillare di migliaia e migliaia di persone permette veramente di trovare i terroristi nascosti nella folla. Sappiamo che sono partiti? Da dove? Sappiamo i loro nomi? Possiamo prevedere chi nella folla dei profughi diventerà terrorista in futuro maturando rancore per gli occidentali?
Siamo davvero sicuri che l'Europa verrà islamizzata o piuttosto i profughi si "europeizzeranno"? Come è accaduto ad italiani, polacchi, irlandesi, quando arrivarono negli USA nei primi del 900: dopo una, massimo due generazioni si sono americanizzati. Se io parlo con un italo-americano, le assicuro che la mia impressione è quella di parlare con uno statunitense, non con un immigrato italiano, anche se può aver mantenuto qualche vezzo o ricordare dai nonni qualche storpiata parola in dialetto.
Il signor Orban dice di voler difendere la Cristianità: mi chiedo chi gli abbia dato questo incarico. Il Papa forse? La Cristianità (fra parentesi, io non sono credente) la si difende applicando gli insegnamenti di Cristo, con lo stesso entusiasmo con cui si applicano le leggi. La Cristianità è un vivo sentire in molti cittadini europei, che hanno dato prova di grande pietà, compassione ed empatia soccorrendo a loro rischio e pericolo persone abbandonate a loro stesse su un'autostrada. Non sapevo fosse legale in Ungheria passeggiare in autostrada: davvero una singolare deroga alle norme di sicurezza europee.
Ma io sto scherzando e lei avrà senza dubbio il suo bel da fare con i suoi colleghi a salvare la faccia dell'Ungheria, presa così duramente di mira dai media. Sicuramente Orban non suscita le simpatie dei Grandi Capi come Merkel e Hollande (belli loro) e molto accanimento mediatico sarà sicuramente dovuto anche a questo, ma i treni stipati di gente con le portiere bloccate, i profughi allontanati con lo spray urticante e in ultimo la folla di disperati in marcia senza alcun soccorso...beh... questi sono tutti goffi e poco umani rimedi trovati dai vostri politici, amministratori, capi di polizia etc… 
In ogni caso, aldilà delle divergenze di opinioni, io la ringrazio sinceramente per la sua incredibile disponibilità ad affrontare con me, che non sono un giornalista, ma un semplice "uomo della strada", queste tematiche, dando una visione più approfondita e meno sensazionalistica dei fatti che si stanno svolgendo. Questa cortesia è segno di grande civiltà e rispetto, e da italiano non ci sono abituato, visto che da noi spesso persino l'ultimo degli uscieri è talvolta scostante e inarrivabile. Le rinnovo i miei auguri affinchè l'Ungheria possa trovare una via virtuosa nella risoluzione di questa difficile situazione, dando il buon esempio a tutti i paesi europei.

cordialmente


Andrea Betti

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