mercoledì 24 febbraio 2016

L'inutile giostra




Contravvenendo alla mia promessa da marinaio di scrivere solo deliri psichedelici, torno brevemente ad occuparmi di attualità e della mia città, Pistoia, da poco eletta capitale italiana della cultura per l'anno 2017, e dove a fianco di tante manifestazioni di alto livello, se ne perpetra da anni una fra le più sciocche, inutili, fasulle e brutali. "La Giostra dell'Orso". 
Una finta medievalata, inventata nel 1975, un po' Palio, un po' giostra del Saracino, dove cavalli dei rispettivi rioni, si gettano in una folle corsa all'interno di una specie di ristretto catino ricavato all'interno di Piazza del Duomo. 
Negli anni si sono succeduti gravi incidenti, che hanno portato all'abbattimento degli animali ed alla sospensione della Giostra. 
La futilità e la pericolosità della Giostra sono evidenti: avesse almeno il brutale fascino ancestrale del Palio che scimmiotta; questa è un brodo lungo, che parte verso le otto di sera al termine del torrido luglio pistoiese e si protrae fino a tarda serata, in una serie di corse forsennate e ripetitive, alle quali assiste un pubblico sempre più annoiato. 
Non reggono la scusa del turismo, attratto da ben altre kermesse (si rifacesse un Blues a modo, con il suo bel mercatino!) nè quella della tradizione, che è totalmente inventata.


Ripensavo stamani ad un bellissimo e accorato film "Au Hasard Balthazar" di Robert Bresson, considerato uno dei più grandi capolavori del cinema di sempre. Il protagonista del triste apologo qui narrato è un asino, da principio amato e coccolato, che finisce però per essere maltrattatato da personaggi senza scrupoli. Forse uno dei primi film, il cui protagonista è un animale, il quale interpreta il suo ruolo come un uomo, sottolineando le molte analogie fra noi e loro. Le analogie del soffrire.

Senza aprire querelles animaliste di cui è saturo il pianeta, vorrei tornare alla semplice sensibilità che forse è l'unico argomento oltre le logiche stringenti dei vegani e l'ottuso girarsi altrove dei carnivori. Se è l'istinto che ci fa bramare per una fettina di carne (come diceva lo scrittore in "Stalker" di Tarkovskji ) retaggio di una fame antica e di antiche lotte per la sopravvivenza impresse nella nostra memoria di specie, sarà l'istinto che ci porterà a considerare con maggior rispetto le creature che ci affiancano su questo mondo. 
La stessa sensibilità istintiva ci può portare ad abbandonare definitivamente "tradizioni" di inutile sofferenza, dove per gioco si mettono a rischio le vite degli animali.


Pistoia non è Colleferro, certo, ma non può nemmeno trattare la faccenda con noncuranza. Anche se sono solo due i cavalli morti, é la causa inutile della loro morte che deve porci delle domande. 

Pistoia può inventarsi (in passato lo fece) una nuova competizione fra Rioni, senza tirare in mezzo animali impauriti e dolenti.


La Capitale della Cultura non merita questa inutile giostra.


Per quanto io abbia delle riserve sull'istituto referendario applicato a questioni etiche (avrei preferito un atto più risoluto da parte del sindaco e della sua giunta, con il quale accertatane l'elevata pericolosità, mettere fine alla Giostra, così come non si permettono le lotte fra cani o altre pratiche incivili) è possibile da oggi votare:





…per concludere ho scritto al sindaco Bertinelli (come l'anno scorso feci per la questione degli alberi) per esprimergli la mia opinione ed alcune riflessioni di ordine etico, e se questo non interessasse, pratico, economico e d'immagine…


…tanto comunque la si giri è sbagliata ed ingiustificabile.




Caro sindaco,

rubo un po’ del tuo tempo prezioso per dirti la mia sulla Giostra dell’Orso (per la quale ho votato un convintissimo NO).

Sarò telegrafico (anche il mio tempo è diventato prezioso):

1. Le questioni etiche non possono essere retrocesse a questioni di maggioranza o minoranza. Così come purtroppo (la storia insegna) l’alto livello civile ed organizzativo di un popolo non automaticamente corrisponde ad un incremento della sua sensibilità. Greci e Romani, pur avendo gettato le basi di concetti come “diritto” e “democrazia”, non avevano problemi a considerare le donne come animali, ad usufruire di schiavi, ad indulgere in pratiche pedofile. L’etica è ovviamente elastica in una qualche misura e rispecchia i costumi di un’epoca, ma amo pensare che sia un valore assoluto, che va a progredire e non il contrario. Sicuramente l’etica pone all’uomo una mèta, quella del superamento della crudeltà, intesa come sofferenza per futili motivi imposta a creature che non possono esprimere la loro volontà di vivere ed il loro diritto ad un’esistenza dignitosa.

2. Per chi non volesse scomodare l’etica “per du’ cavalli morti”, ci sono appunto i “du’ cavalli morti”, che hanno, penso, un alto valore economico, in quanto cavalli da corsa, selezionati ed allevati con cure speciali per questo compito ingrato. Ammazzare cavalli da corsa e rischiare ogni anno di azzopparne altri (e conseguentemente abbatterli) per una tradizione inventata di sana pianta, sarebbe come divertirsi a dar fuoco in piazza del Duomo a delle Porsche per far le luminarie a San Jacopo… 

3. La Giostra dell’Orso è una finta tradizione, un torneo fra rioni, inventato nel 1957, per ricordare l’antico Palio rettilineo corso fino alla fine del XVIII secolo. La “tradizione” è un alibi che quindi perde ogni valore, e scomodarla per un gioco stupido e mal congegnato mi pare pretestuoso. Per inciso, la tradizione è spesso soltanto e solo un alibi per giustificare pratiche sanguinarie che non dovrebbero più avere luogo.

4. Come può una città come Pistoia, che si appresta a diventare Capitale della Cultura, che ospita ogni anno manifestazioni di altissimo livello come i “Dialoghi sull’Uomo”, spendere tempo e risorse per una manifestazione posticcia, scopiazzata e brutale come la Giostra dell’Orso? La Giostra dell’Orso, a differenza del pur discutibile Palio di Siena, non ha mai avuto una rilevanza storica e turistica. Posta al termine del Luglio Pistoiese, vedeva la città svuotata dal Blues, riversare i soli accaldati cittadini ad assistere all’interminabile e noiosa corsa nel ristretto catino di Piazza del Duomo, meravigliosa piazza, adatta a concerti e giochi, ma non per le corse a cavallo!

Voglio essere propositivo, Samuele e non solo critico: ben vengano (visto che piacciono, a me fanno cagare e un po’ tristezza) i Rioni, i corteggi storici in costume, con alabardieri, dame, sbandieratori e tamburini. Ben venga la competizione fra questi per il palio di San Jacopo, ma se proprio dobbiamo scopiazzare altre tradizioni, si scopiazzi il calcio il costume, i tornei fra arcieri o balestrieri, dove a contendere sono consapevoli e consenzienti esseri umani. 
Basterebbe questo con un po’ di sapiente regia, illuminando la città con torce, a creare un’atmosfera magica e medievale. 

Ti saluto con stima ed affetto


Andrea Betti Tibet

5 commenti:

  1. Balthazar non riesco a vederlo. Ci ho provato tante volte, ma è più forte di me. L'unione nel soffrire, sì è così. Sul referendum la penso un po' diversamente: ritengo che sia una cosa giusta. Mi spiego, è consultivo, non giuridicamente vincolante, una consulta del pensiero cittadino (insomma in teoria ci obbliga a pensare), su un tema che ha una vasta portata etica su animalità, diritti, il famigerato senso identitario. Un approccio decisionista non può risolvere quello che i tempi di una riflessione cittadina possono iniziare a mettere in luce. Ieri sono stata all'assemblea in comune per il referendum. Oltre gli interventi un po' ridicoli e beceri dei rionali e degli affiliati a Casa Pound o simili, alcune cose mi hanno dato da pensare. Un intervento in particolare, di un signore, cavallaro e amante dei cavalli che con loro lavora da anni, anche, a quanto capisco, nella pet therapy, che per esempio voterà a favore, ma non per una giostra competitiva e aggressiva. Ecco con queste persone si può discutere, si può trovare un punto d'incontro. Ok, una su venti. Ma intanto una - magari due se mi ci metto anche io e poi tre, quattro. Questo è importante. Come recuperare, e lo dici bene, un senso reale della parola tradizione, divenuta il paravento per ogni nefandezza.

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    1. Credimi: sono tutt'altro che decisionista e "renziano"... forse mi sono spiegato male, e del resto sono materie spinose le questioni etiche. Magari commetto un errore ad equiparare la Giostra ad una lotta illegale fra cani. La lotta fra cani è criminale, intenzionalmente sanguinaria, la Giostra diventa pericolosa e violenta perchè mal progettata, ma di fatto lo spirito è lo stesso del circo: usare animali per divertirsi. Questo non penso sia più accettabile, e nessuna tradizione lo può giustificare, e per tale ragione credo si possa intervenire anche d'autorità, per stabilire un principio e radicarlo nelle coscienze. Ultimamente si ricorre spesso alla "vulgata" (spesso pilotata e poco informata) e trovo che nell'istituto referendario (nobilissimo per carità) aleggi un lavarsene le mani del politico eletto e delegato dal popolo a prendere decisioni, anche impopolari. Così è su molti temi in Italia, dove ci si risparmia per non sbagliare. Sarebbe meglio sbagliare, chiudere questa parentesi triste della Giostra per magari riaprire in futuro con una diversa consapevolezza, una nuova stagione di giochi, dove si possa anche coinvolgere gli animali, senza far loro del male.

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  2. C'era chi immaginava un mondo fatto di persone che vivevano in totale armonia. Imagine all the people/living life in peace, cantava il buon vecchio John Lennon. A me lascia senza parole come, ancora oggi nel 2016, si possa immaginare un mondo dove gli animali sono nostri schiavi, e non solo per utilità ma anche per divertimento, un pò come i gladiatori nel Colosseo. Secondo me si parla di umanità: lo vorrei dire a tutti coloro che rispondono :"ma sono solo cavalli!". Invece no. Siamo noi, siamo noi uomini che li facciamo correre, trattandoli come oggetti senza valore. Se fossero delle auto da corsa, o delle macchine di lusso, le faremmo correre in una pista stretta e pericolosa, con il rischio che si danneggino? Penso di no. E' più degna di cure una macchina, o un

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  3. manca l'ultima parola, che devo aver perso nella tastiera: intendevo dire "E' più degna di cure una macchina o un cavallo?"

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