venerdì 4 marzo 2016

L'inutile Giostra - capitolo II



foto: ho cercato chi fosse l'autore ma non l'ho trovato. Me ne scuso. 
Comunque ho inserito il link (cliccando sulla foto) 
all'articolo originale di Controradio da cui l'ho copiata.



Il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, ha cortesemente e largamente risposto alla mia mail. 
Il ritardo è dovuto più che agli impegni, che immagino pressanti, al voler mantenere riserbo ed imparzialità sulla questione fino al termine del referendum. Che ovviamente ha visto la vittoria del SI. 
Del resto questa è l'Italia e Pistoia ne è degnamente la capitale (culturale). Lo dico fuor dai denti, senza voler fare ironia nè polemica, nel bene e nel male, rappresentativa di una cultura più "alta", di frontiera, di marginalità, di avanguardia (ops…) e di una più "bassa", nazionalpopolare, che chiama in causa la Tradizione ad ogni piè sospinto, per giustificare manifestazioni indifendibili, aberranti e anacronistiche (come l'Inutile Giostra).
Ma perchè? Doveva essere utile?
Utile magari no, ma sicuramente non un bagno di sangue. Si noti, nella foto, la gamba spezzata a metà di uno dei due cavalli ammazzati per gioco…




Caro Andrea,

se rispondo solo ora alla tua mail, è perché non ho voluto in alcun modo, neanche indirettamente, influenzare l’andamento della consultazione popolare che si è appena conclusa. Credo comunque doveroso risponderti perché sono persuaso che animare il dibattito pubblico assumendosi rigorosamente l’onere dell’argomentazione sia una importante forma di esercizio delle libertà democratiche e rappresenti un mezzo significativo attraverso il quale ognuno può concorrere alla formazione delle decisioni di interesse collettivo. Si tratta in definitiva dell’esercizio critico di una cittadinanza attiva e responsabile, particolarmente necessario – mi pare – nel tempo che ci è dato di vivere.

I fatti dell’estate 2014 hanno indotto il Consiglio comunale – dal mio punto di vista, opportunamente – ad approvare una mozione che sospendesse l’edizione della Giostra dell’Orso dello scorso anno e che aprisse un’ampia riflessione sulla Giostra e sulle festività jacopee. Lo spettacolo, infatti, non può e non deve continuare a qualunque costo: tutti – credo – hanno sentito la responsabilità di prendersi il tempo necessario per un approfondimento serio su quanto accaduto. Si trattava, comunque, di una decisione che non avrebbe potuto essere assunta dal solo sindaco, ma che avrebbe dovuto necessariamente coinvolgere – come è accaduto – l’intera assemblea cittadina, la quale ha anche ritenuto di accogliere la proposta del Movimento 5 Stelle di promuovere una consultazione popolare sul futuro della Giostra.

Se è vero che la Giostra dell’Orso, come la conosciamo noi, è la reinvenzione di una tradizione relativamente recente, in quanto nata nell’immediato dopoguerra dall’entusiasmo di alcuni giovani pistoiesi (animati da un spirito che abbiamo voluto ritrarre nel documentario proiettato in piazza del Duomo lo scorso 25 luglio), ciò non significa che non abbia segnato una parte della storia recente della nostra città. Ogni costume, difatti, diviene tradizione attraverso un’opera culturale e, lato sensu, politica che rende un insieme di gesti e azioni parte di un sentimento comune.
È proprio l’origine artificiale, nel senso di culturale e politica, della tradizione che la rende plasmabile in base al mutamento del senso comune. La tradizione che segna l’identità di una comunità, infatti, muta con essa: alcuni costumi vengono abbandonati perché desueti, talvolta perché divenuti incomprensibili; altri permangono immutati nel corso dei secoli, altri ancora progressivamente, appunto, si modificano.
La celebrazione del santo patrono, nella storia plurisecolare che ha unito Pistoia a Giacomo il Maggiore, è cambiata e si è aggiornata innumerevoli volte, così come abbiamo potuto apprezzare e riscoprire anche grazie al lavoro di ricerca e di divulgazione che abbiamo promosso nel corso del 2015; un lavoro che ci ha portato – ad esempio – a definire le prime, solide fondamenta sulle quali vogliamo costruire una stretta relazione di scambio con Santiago di Compostela.

Checché se ne pensi, dunque, sino ad oggi, Pistoia si è indentificata, almeno in parte e almeno nell’età repubblicana, anche con la Giostra, che pure non potrà comunque più avere, in caso di sua prosecuzione, le caratteristiche che ha avuto sin qui, perché è indefettibile l’impegno ad adottare, nel caso, ogni misura necessaria a ridurre al minimo il rischio per gli animali e le persone che vi partecipano.
Per questa ragione, una scelta radicale sul futuro di questa manifestazione, avrebbe dovuto, nel caso, essere sottoposta al vaglio dei pistoiesi nel corso della campagna elettorale affinché tutta la comunità potesse dibatterne ed esprimersi sul tema. Ciò non è avvenuto e, per questo ragione, ho costantemente lavorato per rafforzare tutti i presidi di sicurezza a tutela degli animali e delle persone; e per assicurare una gestione democratica e trasparente della giostra, nella quale i rioni, come associazioni di liberi cittadini, dovrebbero essere protagonisti. Coerentemente con questa impostazione il Comune di Pistoia si è impegnato affinché la Giostra fosse riconosciuta come competizione sportiva e, dunque, sottoposta ai controlli del C.O.N.I., il quale ha avuto il compito di effettuare tutti i controlli sul regolare svolgimento della gara e sulla salute dei cavalli; attività di vigilanza e controllo che si sono aggiunte a quelle già previste d’intesa con le associazioni animaliste e l’azienda sanitaria.
Credo abbia fatto bene, dunque, il Consiglio comunale a promuovere una consultazione per consentire a ciascuno di esprimere, sulla base delle proprie più intime convinzioni, la propria opinione sul futuro di una manifestazione, che – necessariamente – dovrà rinnovarsi ed adeguarsi al mutare di quell’idem sentire de re publica che è il collante e il fondamento di una comunità. Ciascuno potrà contribuire al formarsi di una decisione pubblica, che – per fortuna – non potendo investire i valori ultimi che ognuno coltiva, dovrà però incidere sulle questioni penultime che sono il terreno del confronto democratico.
Il mutare dei costumi e del senso comune avviene, talvolta, purtroppo, in senso regressivo e reazionario. Non è questo il caso della crescente e diffusa sensibilità nei confronti della sofferenza e del destino degli animali. Il progetto settecentesco della modernità, propriamente rivoluzionario e illuminista, fondato sui principi regolativi di libertà, uguaglianza e fratellanza, è ancora lontano dall’essere realizzato: nel tempo, difatti, acquisisce diversi e più ricchi significati, come, ad esempio, il superamento di una visione antropocentrica del mondo per disegnare una comunione più ampia che preveda il rispetto della dignità di ogni essere sensiente. 

Personalmente, come spero abbiano fatto in molti, anche stimolati dalle Tue riflessioni, ho partecipato alla consultazione e ho contribuito a questa decisione votando secondo le ragioni dettatemi dalla mia coscienza; ragioni che credo di dover serbare riservate, perché l’ufficio che ricopro m’impone, in circostanze come queste, di non sovrapporre ciò che è maturato nella mia riflessione in foro interno con le decisioni pubbliche.

Nel ringraziarTi per il Tuo contributo, ricambio i Tuoi saluti con eguale stima ed eguale affetto.
Samuele Bertinelli



la mia risposta…(un po' così)

Caro Samuele

grazie per la tua articolatissima (com'è tuo costume…) risposta.
Comprendo parzialmente le ragioni del politico (non ritengo che esprimere la propria opinione sia sconveniente, fatta salva l'imparzialità del proprio agire), plaudo all'azione di autorità che ha imposto uno stop di almeno un anno all' Inutile Giostra.
Negli anni più di 20 cavalli (dal 75 ad oggi) sono stati abbattuti a seguito della giostra (così almeno riportano alcune fonti)
Questo anno di stop ha portato ad un ripensamento della giostra è vero, ma non sarà farne una versione "politically correct" che renderà meno grottesco lo spettacolo.
Avremo una gara lenta di cavalli che vanno piano, dove si privilegia la precisione del colpo?

I problemi di fondo restano: usare animali per divertimento, la legge non lo vieta (fatta salva la crudeltà) ma è proprio indispensabile? Legale coincide con Giusto? Poi c'è il problema logistico e temporale che non è trascurabile: farli correre in uno spazio ristretto e per un tempo lunghissimo. Il pur contestabile (ma autenticamente tradizionale) Palio di Siena, dura un attimo: ci sono le false partenze, l'interminabile allineamento dei cavalli, etc… ma la corsa in se dura il tempo del giro della piazza.

Associare la Giostra alla rinascita repubblicana d'Italia, al fermento del dopoguerra, non mi sembra che c'entri molto. Ed in ogni caso la sensibilità degli anni '50 non è quella odierna.
Noi "anti-giostra" usciamo sconfitti dal referendum (ho una certa innata propensione per le cause perse) ma di fatto ti sono grato per aver messo per primo in discussione, un evento  che sarebbe dovuto essere festoso e che negli ultimi anni è stato solo scioccante e traumatico (penso anche agli spettatori, che si sono visti il cavallo con la gamba spezzata in due). Adesso, anche se la giostra si rifarà, avrà un attenzione diversa. 
Ma dalla Capitale della Cultura e dei Dialoghi sull'Uomo mi aspettavo un qualcosina in più, spostare l'asticella più in alto, un atto di rinuncia che affermasse una diversa concezione degli animali, che allargasse il cerchio dall'antropocentrismo a quelle creature che ci sono prossime; di fatto il dialogo rimane sull'uomo e sulla sua discutibile volontà di perpetrare una stupidata. Si ironizzi pure sul fatto che gli animali non parlano. 
Ho questa passione (o presunzione?) di tentare di dar voce a creature silenti (alberi, animali) di farmi loro interprete. Magari sbaglio tutto, eh!
Magari i cavalli, che amano correre, si divertono un sacco a fare la Giostra.
Finchè non muoiono.
E, per carità! Si muore anche per cose stupide.
Difficile stabilire il confine fra principi e democrazia: la democrazia può essere pilotata, l'opinione pubblica arretrata, pigra, disinformata, può agire sull'onda dell'emotività, della propaganda, di un qualche ottuso sentire. Del resto affermare a priori la giustezza di un valore e non lasciare che questo di propaghi e prenda vita nel corpus sociale, porta all'autoritarismo e (peggio ancora) al dogmatismo per cui un principio è giusto, ma indiscutibile ed inalterabile nel tempo. Non sono vere, nessuna della due premesse.
Abbiamo, con te e con la tua scelta di sospendere la giostra e ripensarla, intrapreso un cammino: il salvifico dubbio si è insinuato negli animi, l'attenzione è diversa, la pressione sui "pro-giostra" è notevole. Un altro errore tragico non sarebbe più tollerabile.
Certo sarei stato più orgoglioso di essere cittadino di una città, capitale della cultura 2017, che afferma in tutta Italia e oltre, anche impopolarmente, che la Giostra non si fa con gli animali. Ma a me, caro Samuele, difetta il tuo sviluppatissimo senso democratico: ho sempre avuto più paura delle vulgate, della vox populi. L'assoluto di un principio mi ha sempre attratto di più, pur con tutti i suoi pericoli: è un difetto dei massimalisti, dei radicali, degli animalisti, dei nevrotici, degli eccentrici e dei mattarelli, di tutti coloro che si pongono o si ritrovano a margine, o che hanno questa fregola di forzare le tappe della crescita umana. Il problema è quando l'estremismo incontra il populismo. Ma non penso che i principi di cui mi faccio eretico latore, siano così popolari. Chi fa leva sull'emotività e sulla vox populi, preferisce riaffermare vecchie scemenze, tirandosi su il mutandone rappezzato della Tradizione...
Povera Tradizione...

Ti lascio ai tuoi molti impegni e ti ringrazio per aver trovato come sempre un minuto per me.

un caro saluto!


Andrea




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