martedì 15 marzo 2016

Transazione Conclusa





Si. Abbiamo concluso la transazione. 
Fuori i fuochi brillano altissimi ed il rumore dei motori è assordante, fuori.
Qua è ovattato. Si mescola alla musichetta stucchevole della filodiffusione.
Al sorriso di default del cassiere. Stucchevole anche quello: forse è brillata un’oncia di autentica gentilezza in quegli occhi arrossati, ma in un istante è diventata una smorfia da manuale.

Si. Ecco un firma, qui in calce, e qui, e ancora una qui.
Cosa c’è scritto? Non me lo dica. Formalità. Una è la garanzia. Una è la ricevuta di pagamento. E questo? 
Questo è un consenso informato, come quelli che si firmano in ospedale.
Capito a che punto siamo arrivati? 
il diritto di Re Cesso. Scordatelo. 

Sei te il Re Cesso, re delle tue deiezioni economiche. Dei tuoi scarti. Del tuoi escrementi in eurodollari. In yuanyen. In rupiauan. In realdollari. Tu emetti moneta. Sei una zecca, amico mio. La tua personale zecca, con il culo gonfio di sangue.
Già già. Fuori ci sono i tuoi cani, i tuoi pankabbestia motorizzati, armati, imbenzinati come in un film degli anni 80. Sono tornati.

Capito a cosa siamo arrivati? Stamani alla radio della Congloindustria hanno scoperto la povertà. 
L’hanno scoperta proprio stamani, eh… giusto in tempo. La puzza gli è salita fin su agli elicotteri, ai loro attici fortificati, e dire che nessuno di loro usa più automobili, perchè vendendo bazooka anche le autoblinde si eran fatte fragili. 

Capito a cosa siamo arrivati?
Colpi e raffiche nel parcheggio fiammeggiante. L’ingresso di Tediauorld è un check point con cavalli di frisia e sacchi di sabbia accatastati. Un blindato UN di seconda mano, sbarra l’ingresso e ogni tanto regala una rassicurante sventagliata di 50 mm. Chi c’è, c’è. 

Assaltatori, avventori, clienti, redenti e irredenti, clandestini e intestini. La 50mm. è assolutamente equanime. Le grida, i pianti, le risate isteriche di questa sacca d’inferno, appena fuori da città fortificate come nel medioevo, circondate da baraccopoli sempre più vaste, città come salottini, vuote, inabitate, gentrificate, shabbischicchizzate, con localini e musei pieni di gadget museali, con negozietti e sale giochi, vendo oro compro oro, sale scommesse, e via via che ti allontani dal centro, sempre peggio, i centri commerciali, che chiudono, sopraffatti dalla miseria, dalla violenza delle bande. 

Tediauorld è sotto assedio da 3 mesi, chiuderà domani e i pochi articoli ai saldi verrano assaltati da orde affamate e deliranti. Appena il tank si sposterà dall’ingresso e condurrà in salvo (si spera) quella decina di pazzi sottopagati che ancora lavorano lì. Domani scade il loro contratto: hanno sorrisi comunque, condizionati dal piennellista ufficiale; sorriderebbero anche se un maniaco uccidesse i loro figli davanti ai loro occhi; sorridono perchè è un riflesso condizionato, come ritrarre la mano dalla fiamma. Sorridono in presenza del cliente. in automatico.

Il centro commerciale è già stato parzialmente assediato e depredato. 
Tediauorld con le sue macchinette elettroniche è l’ultimo avamposto di una civiltà che chiude. 
La transazione si è conclusa. Le fabbriche di elettronica in Cina vengono travolte dalle sommosse: le navi assaltate in mare aperto dai pirati, gli aerei hanno smesso di volare, le centrali elettriche funzionano a singhiozzo, l’acqua potabile arriva con il contagocce, internet…o internet! internet chiuderà il 25 Luglio, dopo aver cancellato tutti dati social. Si. Le Datafarm blindate saranno accessibili solo ai grossi conglomerati e conserveranno solo dati sensibili ed importanti. Diventeranno come i monasteri fortificati del medioevo. E la gente? La gente si attacca: chi è fortunato ha ancora una casa blindata, delle armi, e magari le sa usare. La polizia non esiste più. Non esiste più la televisione. La radio è rimasta, ed è un dibattito incessante di maniaci che non dicono un cazzo e poi ridono, ridono di tutto.
Tutto è degradato. Dice uno di loro. 

Cazzo, ora mi tocca uscire. Ho comprato un telefono per chiamare un mio amico che mi aspetta lì fuori. La rete cellulare fa ancora comodo a tutti e resterà attiva e gratuita, fino al 26 dicembre, poi verrà criptata e messa offline per la massa. E lì, sarà la fine di tutto, davvero. Alla gente resteranno solo i corpi: senza dignità, umiliati, affamati, feroci, disperati.
La gente prenderà a muoversi in branchi, a cercare di città in città le risorse per sopravvivere. 
I negozietti chiudono, amici. Affrettatevi ai saldi.

Questa fiumana travolgerà come fango di piena i merletti e i centri chiccosi. I monumenti verrano vandalizzati, le cattedrali ospiteranno stupri ed esecuzioni sommarie, Ed i primi a farsi carnefici saranno i difensori delle città. L’esercito. Quando arriveranno le orde, le città saranno già state depredate dalla soldataglia professionista. Gli affamati si accalcheranno in strade chic razziate, e boutique sventrate. Si accalcheranno al buio, scivolando sul sangue, ed inizieranno a mangiare cani, topi, piccioni, gatti, e poi vecchi, bambini, malati, e poi erba, legno, carta, a rosicchiare l’intonaco dei muri, e infine se stessi.

La musichetta stucchevole racconta di una ragazza che è innamorata di un tizio violento e tocca i suoi lividi con la stessa tenerezza con cui toccherebbe le sue labbra ricordando un bacio appassionato. La musichetta stucchevole ha veicolato negli anni passati messaggi di sottomissione, di accettazione passiva, inviti a tirare avanti e sorridere anche se ogni diritto si stava sgretolando, ogni garanzia, ogni forma di civiltà e patto sociale venivano annullati. 

Grazie ai piennellisti le canzonette venivano caricate di messaggi subliminali. Il torpore fu grande prima dell’impatto. Prima che le aristocrazie si riprendessero tutto, che svuotassero (a titolo cautelativo) i musei, le gallerie d’arte, le piazze. Qualcuno smontò e ricostruì altrove interi edifici previamente privatizzati. 

Iniziano a deragliare i treni adesso: le orde rubano i binari. Nelle fornaci clandestine vengono fusi per creare armature, spade, canne di fucile di qualità così scadente che spesso esplodono nelle mani di chi le usa, e questi mostri senza volto, sfigurati e ciechi, si aggirano urlando per la campagna, prima di morire di stenti. 
La benzina è quasi introvabile e costa 200 petroldollari al litro: è mischiata al fango, i motori spesso s’ingrippano, come vecchi tossici che s’iniettano roba tagliata male. Le auto sono tutte rappezzate: non vengono più prodotte da 4 anni. I pezzi di ricambio non si trovano più. Le auto sembrano tossici, sembrano zombi. Le auto saranno presto inutilizzabili a causa dell’elettronica che le regola, troppo fragile e senza ricambio in questi tempi tosti e furiosi. Non ci sono più i cavalli, li hanno mangiati tutti. Le orde si muovono a piedi, coperte di stracci, trascinando carretti e carrelli, alcuni nemmeno quelli: sono nudi, sporchi, increduli.
Che brutto risveglio. Del caffè neanche l’ombra.

Vengono divorati appena cadono a terra.
Fatti a pezzi e divorati da altri sciagurati. 
Da gente che lavorava nei centri commerciali, sporca, senza casa, senza denaro. Armata solo di penne affilate a mo’ di coltello alla viva fiamma di un accendino, con le quali sgozzano il più debole. Sorridendo. Con quel ghigno ormai inesorabilmente installato nella loro mente nei seminari di aggiornamento e motivazione a cui sono stati costretti ad assistere per anni. Di lavoro in lavoro. Sorridendo.
Sorridono mentre mangiano carni crude di loro simili, e le loro divise dai colori sgargianti, sono l’unica veste che gli resta, sporca di terra e sangue, sdrucita, bisunta, fetente. Sorridono nei loro tailleur, accovacciate a terra le commesse, mentre defecano dalle calze bucate, e pisciano e secernono mestruo o si praticano aborti sommari l’un altra per mangiarsi i feti. 

Sorridono mentre stuprano, uccidono, distruggono. Sorridono sempre. Non sanno più quasi parlare, ma sorridono. Dicono “Buongiorno”, “Buonasera” (quando è buio) “Arrivederci” “Grazie”… mentre squartano i loro ex clienti. “Torni presto a trovarci” - “Deve fare le tessera”.
La tessera passata più volte sul bordo del marciapiede diventa abbastanza affilata da tagliar la pelle fine dei più deboli: i ciccioni che stavano murati in casa a guardare la tele, i vecchietti, gli emarginati, i bimbi cresciuti fra paraspigoli in ambiente sterile.
Sorridono, tutti.

Tanto che se un fotoreporter fosse ancora vivo e li fotografasse, sembrerebbero una folla festosa, un carnevale di Rio, un gay pride, una love parade. Ed invece sono l’orda umana dimenticata, quella per cui fu ideata la democrazia, il diritto al lavoro, alla felicità, al benessere, ma poi perchè stare tutti bene se basta che stiamo bene solo noi aristocratici? 

E poi diciamoci la verità: eravamo troppi. 
Troppi telefonini. Troppe automobili. Troppe risorse da sperperare. 
Come se ne esce se non con una carneficina? Non una guerra: le guerre non bastano più. Ci voleva un’azione concertata a livello mondiale di sospensione graduale dei diritti civili, dei servizi, di ogni forma di assistenza. Per quanto tempo sarebbe durata? Non era un calcolo di tempo ma di capi: adesso l’umanità era composta da 8,3 miliardi di capi. Solo quando si fosse ridotta a meno di due miliardi si sarebbe potuto ricominciare, gradualmente, a reintrodurre una qualche civiltà autoritaria e gerarchizzata. Un grande reset.

Allora: i test erano già stati fatti prima, su piccola scala. I crolli degli imperi. Le grandi rivoluzioni. Le guerre mondiali. Le dittature. Ma erano misure inefficaci. Parve risolutiva la bomba atomica ad alcuni, ma avrebbe lasciato il mondo inabitabile anche per gli aristocratici. Ci voleva una lenta ma inesorabile caduta nel medioevo, anzi nel paleolitico, ci voleva un ritorno al cannibalismo, ci volevano epidemie non curate, lo spegnimento prolungato della civiltà per un tempo indefinito.

Da realizzarsi molto gradualmente, nel torpore generale, come un infarto dopopranzo. 
Piano piano e nel frattempo salvare il salvabile, fortificare le datafarm, le centrali atomiche, criptare i segnali, creare magazzini fortificati per opere d’arte e beni materiali preziosi, per libri antichi ed opere cinematografiche, in isole sperdute, c’è chi dice in Antartide, irraggiungibili da barche e navi, protette da droni e sommergibili nucleari comandati e gestiti da pochi eletti tratti in salvo con le loro famiglie. Poche decine di migliaia di eletti.

Ora io devo uscire con questo cazzo di telefono e chiamare il mio amico che mi aspetta nascosto con l’auto dietro la prima cerchia difensiva della città. Lui correrà come un pazzo fra le raffiche di mitra, fra le sassaiole e i dardi incendiari. Correrà e mi verrà a prendere il più vicino possibile ed io dovrò correre, perchè ho firmato.
Ho firmato il consenso informato, la liberatoria per cui se verrò derubato o aggredito fuori dal negozio, questi non sarà responsabile della mia sorte, ai sensi della legge vigente. Anche la legge (persino questa) verrà spenta definitivamente, il primo maggio. Giudici, avvocati, passacarte, legulei, traffichini e testimoni a pagamento andranno tutti a spasso.  Il due maggio le banche saranno chiuse. Il 15 gli uffici pubblici, poi gli ospedali il 2 giugno. E così via. 
La transazione si è conclusa.












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