martedì 21 giugno 2016

Chi sta male per davvero

"Depression is not necessarily pathological. 
It often foreshadows a renewal of the personality or a burst of creative activity. 
There are moments in human life when a new page is turned."
Carl Jung


Quanti depressi e sciagurati “minori” sono stati invitati al suicidio dalla retorica del “chi sta male per davvero”?  Ci sarebbero giunti comunque, la mia non è un'accusa d'istigazione: ma questa mentalità, molto cattolica, per cui esistano sempre persone che stanno peggio di te (tecnicamente è vero) e che per questo tu ti debba sentire in colpa perchè stai male, certo segna la rotta…

Perchè questa mentalità è diffusa, capillare, insinuante: nasce da un mix micidiale di senso di colpa cristiano e storica sottovalutazione del disagio psichico (denunciata già da Jung a suo tempo). Le malattie e le turbe della mente sono mali minori, per cui si ha poco rispetto, in confronto a chi “sta male davvero”… non conta che siano state riconosciute e considerate invalidanti. Sono “seghe al cervello di gente viziata". Sono le malattie di chi sta bene, o di chi non sta bene se non sta male…

Quando una persona sofferente di tali disagi si apre, difficilmente trova empatia e comprensione, difficilmente incoraggiamento, più spesso viene bersagliata da un fuoco di fila di “ ma allora non hai visto come sta la tale ed il talaltro… e allora chi ha un tumore? … etc…”  - ma che è una gara? E cosa si vincerebbe, mi chiedo… un ben triste primato nello star male.
“sto male per questo e quest’altro” - risposta “ bah! o io? io ho avuto questo al cubo e quest’atro al quadrato!…” - 

ma se io sto già di merda, perchè mi devi far sentire una merda? 
Credo ci sia del sadismo strisciante. Non lamentiamoci: fra animali esiste la più totale indifferenza. Forse sarebbe meglio dell’ipocrita soccorso punitivo.

Il dolore può essere condiviso, con buona pace degli psicoterapeuti che perderebbero un sacco di clienti, se i “depressi” trovassero conforto autentico fra amici e parenti e non reprimende.
Il depresso è una persona che già soffre per i dolori e le ingiustizie del mondo, che le introietta in modo così distruttivo e sbagliato da togliersi la speranza e l’energia vitale per affrontare la vita. Il depresso soffre per i malati di cancro, per gli anziani abbandonati, per i disabili, per i deboli, per i precari, per gli sfigati, i perdenti, gli schiavi… il depresso enumera, come nella conta della pecore per addormentarsi, la folla crescente di sciagurati e la sua vitalità si addormenta perchè gli si prospetta uno sforzo immane e inutile nel tentare di vivere con dignità nel pianeta della Sofferenza.

Trova soluzioni sempre inadatte: droga, psicofarmaci, distrazioni, amici dementi e superficiali, pornografia, religioni, viaggi… ma la K di tutte queste attività è nelle relazioni umane che allacci per poterle vivere. Ed è lì che accade sovente il misfatto: le relazioni sono povere, deteriorate, difficili… perchè non si accetta il dolore come parte della nostra vita e spesso la depressione nasce dal fuggirlo anzichè affondarci dentro ed esplorarlo come si farebbe con il piacere. 

Per questo alla fine l’unica vera comprensione ai nostri patimenti, l’unico vero distacco dal dolore, deriva dalla compassione: la compassione per i nostri anziani per esempio, la compassione che spesso solo chi “soffre per davvero” può dare agli altri: difficilmente una delle fantomatiche persone che soffre “per davvero” chiamata in causa dai saggi bacchettatori di turno, volterà le spalle a un depresso. Perciò cari amici depressi, non tormentate più i vostri amici ottimisti, smettete di rattristarli con le vostre sfighe penose il venerdì sera, parlate con i professionisti del dolore, direttamente. 
Vi daranno ascolto e conforto.

La prossima apericena fatela al bar dell’ospedale.

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