lunedì 27 giugno 2016

I Giganti




È dagli anni 80 che le persone emotive, sensibili, depresse vengono derise. Abbiamo messo il mondo in mano agli “ottimisti” ai reaganiani, agli yuppies, a questa gente felice e feroce a un tempo e cosa ci abbiamo guadagnato? 
Beh guardatevi attorno: apprezzate la deregulation, godetevi la privatizzazione che ci ha privato della pubblica prosperità, la logica unica del profitto, le guerre di religione, le devastazioni ambientali, il precariato a tempo indeterminato, la disoccupazione, l’apatia, la brutalità, l’ignoranza, le nuove generazioni rintronate imprigionate a guardare il telefono ed incapaci di socializzare, ed in futuro di difendere i loro diritti. Guardate i pesci boccheggiare ammassati nel secchio.
E tutto ciò con “un sorriso” - come sin dagli anni 80, prima gli yuppies, poi i berlusconiani ed oggi i  renziani ci hanno insegnato.
Un sorriso che è una smorfia gelida di derisione per chi viene tritato per l’agio smisurato di pochi eletti. A tratti una smorfia di sadico piacere.

Non è più liberismo, destrasinistra, padronioperai, lotta di classe: non è nemmeno capitalismo. Questa è una dittatura sorridente e spietata, un’orrenda oligarchia mafiosa che si regge su continui ricatti a cui bisognerebbe rispondere diventando Elfi in massa. Boicottando qualsiasi cosa: un’impresa impossibile. 
Non è un’evoluzione, non è una legge scritta: si tratta sempre d’interpretazioni della realtà: se si vuole porre il profitto come unico fine dell’operare umano questo è ciò che ne ricaviamo. Se si vuole ammettere che oltre al profitto esiste il “servizio”, la passione, l’agire disinteressato, la compassione, il rispetto per i beni pubblici che tali devono restare (l’aria, l’acqua, le strade, l’energia, la comunicazione, la salute) allora le cose cambiano. 

Se nella storia dell’umanità si fosse sempre ragionato come adesso, non sarebbe esistita che una minima parte delle opere meravigliose che recano gioia alla nostra vita. Abbandoniamo precauzione e profitto quali uniche guide: riscopriamo il coraggio, l’avventatezza, la passione, la gratuità. 
Produciamo i flop di adesso che saranno i capolavori di domani. Alimentiamo la speculazione filosofica, torniamo a guardare con simpatia gli intellettuali che ci hanno liberato dalle magagne dei benpensanti, dalla brutalità dell’aborto, dei matrimoni riparatori, del delitto d’onore. 

Auspichiamo la nascita di milioni di Pannella, l’avvento di un Gandhi italiano dopo questa grottesca alternanza di buffoni e mummie più o meno tragici e asserviti alle banche o al loro interesse. Attendiamo l’avvento di un nuovo Pasolini, la reincarnazione di Fellini, di Monicelli, di Tomasi di Lampedusa…

Non le stesse persone clonate: ma persone di quella pasta. Il ritorno dei giganti in un paese affetto da nanismo morale e intellettuale. 

I giganti tornano, Anna Magnani e Rossellini, Alda Merini e Manganellii, De Sica (Vittorio, eh) - rinascono i Francis Bacon e i Balthus gli Schifano i Boetti e i Cattelan vadano a fare i pubblicitari, rinascono gli Area, e tutta la grandezza che giace sfilacciata e sparsa in mezzo al nanismo ed al becerume dominante si riunisce, si attorciglia a formare una cima robusta, altro che cordate dell’Alitalia per spolpare l’ennesimo bene pubblico a beneficio dei soliti STRONZI.

Solo i giganti come i dolenti possono sanare la depressione, la mediocrità, il nanismo. 
Solo i giganti per la loro mole pericolosa imparano la compassione e la sanno trasmettere.


Ma ancora non sono tornati e non si può aspettare: è tempo di crescere dunque. 

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