giovedì 29 dicembre 2016

Ich bin ein Österreicher





(ovvero i buoni propositi per l'anno nuovo che andranno a farsi benedire)


Un paese non è un’azienda. 
O meglio: non dovrebbe essere soltanto una macchina per creare profitti, per distribuire salari, per formare classi di privilegiati e di servi; di ottimi e mediocri, di benestanti e precari;  un paese può essere una Famiglia, quindi anche un luogo d’intrapresa economica, perchè ci sono risorse da gestire, c’è il pane quotidiano e anche quello del domani, ma non si riduce alla sola economia una famiglia: la famiglia è fatta di più ampie condivisioni, di legami, di affetti, di turbamenti, di contrasti, di parole e di intenzioni. 

Una famiglia non può nemmeno permettersi di essere selettiva, efficiente e meritocratica, perchè nessuno può esser lasciato indietro e si prende quel che viene; il figliol prodigo, la testa di cazzo, il tontolone, il sognatore, l’ingenuo, la pecora bianca e quella nera…  

Non vince e non perde nessuno in famiglia, perchè se qualcuno affonda, tutta la famiglia soffre: non può nemmeno permettersi il lusso della schadenfreude che è oggi largamente praticato.  Non è l’efficienza il parametro giusto, ma la Cura. 

Quando una famiglia designa il proprio leader, non sceglierà mai un livoroso, un instabile, un fomentatore di odio, uno spaccone, uno che passa le giornate a mandare affanculo tutti. Sceglierà possibilmente, una persona saggia, affidabile, ponderata nei suoi giudizi, che pensi al bene della famiglia, non al proprio lustro. Non sceglierà persone che inveiscono contro tutto e tutti cavalcando la rabbia e promuovendo linciaggi; non sceglierà nemmeno chi ostenta sicurezza e sbrigativamente cerca di raggiungere obiettivi ambiziosi cercando di convincerti con la parlantina lesta del piazzista. 

Non sceglierà chi lavora per favorire interessi estranei alla famiglia, o ad essa apertamente ostili.  Ecco la novità non nuova, che davamo per scontata, ecco la scelta davvero difficile: si sceglierà, d’ora in poi chi lavora per il popolo, per il suo benessere, per la stabilità e la serenità delle famiglie che compongono il "popolo \ famiglia" stesso; si sceglierà chi è tollerante, disposto ad ascoltare, chi è risoluto senza essere prepotente ma soltanto autorevole. 


I nostri bravi capoccioni ancora non si sono resi conto di questo e continuano a proporci figure inattendibili, datate e irritanti, suggerite dai soliti esperti phonati e arroganti, col nodo della cravatta grosso e stretto, che poco sangue lascia affluire al cervello; e che ideone hanno gli esperti: alternanza fra cariatidi e opache eminenze che da ere geologiche stratificano l’emiciclo e guitti dalla parlantina svelta tipo dj radiofonici anni ottanta; e ancora, gli indignati che quotidianamente costruiscono sull’aggressione contro i più svariati obiettivi la loro visibilità politica; tutti questi hanno un unico comun denominatore: l’inautenticità.
Gente che prova ad essere qualcosa, che s’immedesima, che non potrà mai "essere".

Non ci interessano più. Spiegateglielo per cortesia.
Cerchiamo persone semplici adesso, persone intelligenti, che abbiano dedizione per la gente, che la sappiano ascoltare e proteggere, senza paternalismi, senza diventare mummie istituzionali o rockstar. Persone mature che si prendano cura del paese. Adulti.


PS: un adulto non disdegna il gioco certo, ma nella “polimica” italiana si abusa spesso di questa metafora ludica. Le "regole del gioco", chi vince e chi perde. Questi signori devono rendersi conto che la responsabilità di rappresentare un popolo non è un gioco, men che meno d’azzardo. Cerchiamo adulti responsabili; i ragazzini smaniosi di fare, i vecchi avidi di potere arroccati sui lor scranni, e i vaffanculisti non ci porteranno da nessuna parte. 
Pensate all’Austria!

Un paese non è un’azienda, non è una sala slot nè un castello arroccato sulla cima del monte. Un paese è il posto delle relazioni, dove accade la vita.



…in effetti, come non pensare all'Austria per Capodanno? 


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