giovedì 4 maggio 2017

Insieme




Per molto tempo non ho votato: ho praticato l’astensionismo con convinzione, come mio unico strumento e diritto per dire al mondo della politica che non mi sentivo rappresentato; per dire al mondo che si può avere una visione libertaria, praticare l’anarchismo come forma di impegno e non come schermo di una delusione; è accaduto forse crescendo (o invecchiando) che la delusione si è rivelata più forte dell’ideale, che l'impegno e l'entusiasmo sono venuti meno e che comunque, si, ok, sono “sempre stato anarchico” è sempre una buona argomentazione per potersi defilare elegantemente dall'agone politico…

Talvolta però ho votato: ho votato i radicali perchè unici promotori di fondamentali lotte di civiltà laica ed emancipazione. Votai per ostacolare l’ascesa vertiginosa di Berlusconi. Ho votato Rifondazione come atto di affrancamento dai profondi retaggi anticomunisti e democristiani della mia famiglia. Ho votato il Movimento 5 Stelle l’ultima volta, perchè ho pensato come molti, che fossero l’unica credibile alternativa alle forze politiche in campo da sempre; ho cercato ingenuamente, come molti, la Purezza, l’Autenticità, l'Incorrutibilità trovandomi di volta in volta sempre più scontento; realizzavo una profezia che si auto-avvera: perchè nessun essere umano (difficilmente un "essere umano italiano") potrà mai essere perfetto, quindi mi sono beatamente intrappolato nella mia stessa, autoindotta, amarezza. Quando ho votato, l'ho fatto sempre alle politiche: non credo di aver mai votato alle amministrative, nè di aver mai partecipato alla vita politica della mia città, (se non quando ero molto giovane) del mio “microcosmo” dove da 46 anni mi muovo, da cui traggo gioie e dolori… mi sembrava poca cosa, rispetto alle grandi Orologerie della Storia, rispetto ai Grandi Movimenti Politici, rispetto alle Immense Macine della Finanza e della Globalizzazione… che può fare un piccolo sindaco con la sua piccola giunta? 

Negli ultimi tempi ho lentamente riesaminato questa mia posizione di sconforto, sfiducia, impotenza: l’aver frequentato gruppi di decrescitori, i GAS, le piccole associazioni che promuovono cultura dal basso mi ha fatto comprendere come sia più importante partecipare della vita politica della nostra comunità, come questo mondo al margine necessiti di essere rappresentato e di aver voce in capitolo; è la comunità cui apparteniamo quella che è più fragile, più esposta alle tempeste mediatiche, ai malumori e alle ingiustizie: è in essa che avviene il primo contatto sociale e umano, fra donne e uomini, fra integrati e disintegrati, fra migranti, nomadi e stanziali… è nella comunità dei prossimi che accade la politica vera, imperfetta, senza filtri, dove i valori si affermano o muoiono, dove si stabiliscono i contratti sociali basilari, quelli del lavoro, della famiglia, dell’accettazione della diversità; è qui anche che accadono la xenofobia, l’esclusivismo, la selezione, la violenza domestica, la criminalità, la tossicodipendenza e la ludopatia … non “in astratto” a Roma. Non a New York. Non a Berlino o a Tokio. 
Succedono anche lì ovviamente, ma io posso agire solo localmente in maniera incisiva, avendo la possibilità di operare un concreto cambiamento.

Perciò ho compreso due cose: la prima era che non votavo più, non perchè sono anarchico ,ma solo perchè mi ero rotto il cazzo: il mio non-voto era diventato come il voto viscerale del leghista e del fascio - solo che questi poi votano davvero e vengono rappresentati nelle sedi ufficiali - ; non era più quell’atto libertario e romantico del giovane Andrea. Era l’inazione, la resa al Nulla degli stremati personaggi della Storia Infinita, la pigrizia di chi è esausto e non trova altro conforto che fermarsi lì dov’è e accasciarsi a terra; un secondo letale "infarto politico" dopo quello, ahimè, fisico. 

La seconda cosa che ho capito è che avevo questa possibilità, potevo esercitare un mio diritto e scegliere una persona della mia comunità, un mio pari: non un “capo”, un tecnico, un professionista, un maestro, un guru o altro titolo che legittimi la conclamata esclusione e la delega ottusa e remota del potere popolare a chi "di dovere"; uno che veramente potesse rappresentarmi, una persona in tutta la sua meravigliosa fallibilità, senza per questo dover prendere tessere di partiti ormai destituiti di ogni senso e coerenza. 

Perciò ho deciso, nonostante tutte le magagne e dubbi a me connaturati, di candidarmi consigliere comunale nella lista civica Insieme Per Pistoia, dove ho trovato persone ed amici che ho sentito simili e sodali a me, per imperfezione, per la variegata estrazione politica ed il percorso non sempre lineare, ma con i quali condivido alcuni ideali di società “inclusiva”, socialista, paritaria, laica e progressita che si vorrebbero passati di moda e che a me continuano invece a piacere un sacco!

Questo è quanto scrissi a Francesca Matteoni agli albori della mia presa di coscienza, dopo un pubblico incontro con Samuele Bertinelli alla presentazione della Lista Insieme Per Pistoia:

“Sono stato profondamente colpito dalle parole di Samuele Bertinelli, credo che sia una di quelle persone rare e preziose che comunque la si pensi, non si possa non accordargli stima e fiducia; potrebbe essere per Pistoia quel che Giorgio La Pira fu per Firenze. Nel 2012 prima dell'elezione, mandammo a lui e all'ancora in lizza Roberto Bartoli le famigerate "99 Tesi per Pistoia" che volevamo affiggere, come fece Martin Lutero, sulla porta del Comune, in maniera provocatoria. 
Devo dire: sicuramente Samuele a differenza del Bartoli, le ha lette. E non solo: alcuni di quei punti che parevano utopici, fanno parte di scelte programmatiche in atto, e di progetti, strappando a chi vorrebbe farne vuote parole d'ordine, concetti fondanti del nostro futuro come Marginalità, Bioregionalismo, Decrescita, Sofferenza Animale, Parità di Genere etc…

Vedere un "uomo del PD" (o in fuga da esso, almeno dalle sue ridicole lotte di potere interne e dal tronfio renzismo), portare avanti queste battaglie, mettere al centro la cultura come un fatto vivo e non come la celebrazione e lo sventolio del gran pavese della Pistoia Colta Che Fu, sentire che, nonostante tutto, io mi riconosco nella sensibilità di questo giovane sindaco carismatico e umile, al servizio della comunità, che come me e diversamente da me, anarchico e diffidente verso la politica dei palazzi tutti, oppone resistenza strenua ad un non-pensiero unanime da destra a manca (eh si, manca proprio…) dove tutto è ridotto a mercato\spettacolo… beh ecco, forse quel credere nell'Impossibile e praticarlo cui ti riferivi ieri sta diventando una concreta possibilità. L'unica che abbiamo: perciò, una tantum voterò questo mio "simile" perchè non credo che realisticamente ne possa rinascere a breve un altro: perciò finchè possibile teniamocelo d'oro e sosteniamolo.”

Enjoy!

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