lunedì 25 settembre 2017

"Ve lo meritate voi, Alberto Sordi!"






Risparmiare qualche migliaia di euro per spengere il Raggio Verde: stiamo parlando di pubblica amministrazione, non del budget monoreddito di una famigliola. In questa oculatezza da spilorcio, da zio paperone con le farfalline nel borsellino, ci sono i cinque anni di ipocrisia e povertà (di spirito) che ci aspettano e la tendenza generale di un’epoca nella quale si coltivano la ristrettezza mentale e materiale.

In questo gesto di spengere sono contenuti tanti messaggi: l’inutilità della cultura vista soltanto come orpello costoso pagato da tutti per compiacere pochi esteti decadenti e radical chic; una concezione avvilente e brutale del pragmatismo, per cui si cassa tutto ciò che non si capisce e che il popolo non capisce - perchè non spegniamo anche LHC di Ginevra allora? - ; la volontà ottusa di riportare la nostra città al suo status di bella addormentata, di quieto villaggio di provincia, di set Pieraccioniano, di ziesco salottino stantio; quella immagine oleografica della Toscana lampredottesca e rinascimental-medievale che ha scaturito mostruosità turistiche come Volterra (suo malgrado; è una splendida cittadina); che ha svilito in ciarpame da bancarella il nostro patrimonio artistico che ha un solo modo per sopravvivere: dialogare con la contemporaneità. 

La nostra cittadina, che non nomino per rispetto, esauriti i progetti di lungo corso della precedente e visionaria amministrazione, superata la bega di esser suo malgrado capitale della cultura italiana - per fortuna solo per quest'anno - , tagliati nastri e finiti i lavori, scoprirà l’ebrezza del vuoto assoluto e tornerà paesaggino. Come merita e come lor signori desiderano.

La totale assenza di un progetto seppur controverso, che non sia l’agire per il compiacere; l’agire senza gusto, senza cuore e senza cervello, riempiendo di alberelli in vaso una piazza storica, trasformandola in un giardinetto posticcio: quelle robe tristi che vedi davanti ai centri commerciali tipo stand dei concessionari di automobili, che credo siano l’unico parametro estetico dei nostri nuovi giovani dirigenti e probabilmente l’unico luogo che frequentano. 

La sensibilità di questa gente emerge drammatica nei dettagli: la scultura presente nella piazza, la Luna nel Pozzo, viene usata per affastellare le seggioline pieghevoli utilizzate durante le varie iniziative. Nemmeno chi provasse profondo disprezzo per quell'opera, avrebbe dimostrato tanta noncuranza e sciatteria. 

Perchè il problema non è evidentemente solo il disprezzo per ciò che non si capisce, ma la totale mancanza di organi di senso attrezzati a recepire quanto di prezioso e unico ci circonda; ci troviamo di fronte ad una profonda disabilità dello spirito, e cosa ci dobbiamo aspettare per la nostra cittadina? (non è più definibile città)

Forse potrà campare di sagre paesane? Di celebrazioni gastronomiche? Standardizzare le pietanze locali per renderle fruibili al turismo fast-food che vuole attrarre? Ospitare programmi di cucina e scarrozzare turisti in una specie di “outlet village” della toscanità fra vere chiese romaniche e osterie fasulle, dove (come accade in politica) il falso si nutre del vero; quell’autenticità ricreata in maniera maniacale, spenta come gli occhi vitrei di un bambolotto, l'autenticità da reliquiario che amano i tradizionalisti più estremi, fino a risultare l’apoteosi del fasullo. Come la Giostra dell'Orso che è quanto di più finto, stupido e inutile, irrispettoso del basilare diritto al benessere degli animali e costa ben più di un raggio laser…

Ma nonostante i vostri sforzi per trasformare la cittadina in una cittadella outlet medievale, datevi pace: la nostra “cittadina” vive nel 2017; fra le chiese romaniche sfrecciano gli skate, nelle antiche piazze risuona la musica di oggi, e la nostra società è sempre di più multietnica come lo è sempre stata; le culture si intrecciano come DNA, si modificano, si contaminano, l'umanità è questo, drammaticamente anche se volete, ma la gente gira il mondo. Fatevene una ragione:

L’Europa non è una Fortezza; L’Europa è da sempre un Porto.

L’esempio ce lo abbiamo a dieci minuti di macchina, si chiama Prato: una Città Vera, compiutamente multietnica, europea, dove si respira un’aria di metropoli, dove luoghi e situazioni richiamano Vienna, Parigi, Berlino, Madrid, dove persino nell’intrattenimento e nella ristorazione esiste, oltre alla proposta modaiola e stereotipata, una congerie di localini, ritrovi, ristoranti decisamente originali ed autenticamente attuali… per non parlare del vasto e prolifico Polo Culturale che ruota attorno a Spazio K, del Pecci, del Fabbricone, del Metastasio etc… - gli abitanti di questa città venivano da noi chiamati con disprezzo e supponenza “cenciaioli” (è da questa attività ingegnosa di riciclaggio ante-litteram che è nata la prospera economia pratese) ma il primo investimento che questi “cenciaioli” hanno fatto è stato sulla cultura… 
Come ho già detto altrove, peccato non esserne provincia e godere di questo impeto creativo, esserne risucchiati.

Faccio una proposta formale: chiediamo di diventare un comune della provincia di Prato, in vista di quell’accorpamento della grande area metropolitana che arriva fino a Firenze. 

Truman Capote in “A Sangue Freddo” parlando di una cittadina terrorizzata che si chiude a riccio, fa dire ad uno dei personaggi che non dipende tanto dalla paura, ma dalla depressione. La depressione ci rende pericolosamente fragili, arrabbiati e ostili. La nostra epoca ancorchè temibile è deprimente. 
Deprimente è la continua lode che si tributa all’arroganza. Deprimente è l’idea di un’economia di mercato assoluta, selvaggia, sregolata ed immutabile, in saecula, saeculorum, amen. Deprimente è l’idea di dover accettare la precarietà come un dato di fatto, fingere che sia flessibilità. Deprimente è dover accettare tacendo i valori di una nuova destra dogmatica, che si pone autocraticamente oltre alla distinzione canonica fra destra e sinistra, dopo aver buttato via con l’acqua sporca del socialismo reale, il bambino della giustizia sociale, dell’inclusione e della laicità. Quindi per esclusione restano solo loro e loro hanno ragione.

I valori di una parte vengono così imposti come valori condivisi: la paura di alcuni è la paura di tutti, il disprezzo di alcuni è il disprezzo di tutti. 
E chi non ci sta è un traditore. Ma la distinzione, mi spiace, esiste, come esistono il giorno e la notte. 

La destra di oggi vive una pericolosa schizofrenia: da un lato vuole porsi come forza moderata e democratica, dall’altro alimenta l’odio e la xenofobia, che sono il prodotto di risulta dell’energia vitale del popolo, l’energia vitale che la sinistra ha smesso di incanalare in un progetto di emancipazione e progresso, preferendo accettare come tutto e tutti la dura legge del mercato, incassare la sconfitta storica, e auto annientarsi. 

Entrambe le fazioni paiono aver perso la loro identità: si muovono confuse, chiamano il popolo alla bisogna, rinnegano se stesse, appena possono, per convenienza. 
All'ideologia, altro concetto inviso e comunemente denigrato, si preferisce il Capo: oggi partiti e movimenti, ruotano tutti intorno all'idea ancestrale del Leader Carismatico, altro segno di chiusura, terrore e depressione: l'umanità avvilita, rabbiosa e spaesata elegge il proprio sovrano, su cui riversare speranze, aspettative, responsabilità e se necessario farne il capro espiatorio in caso di fallimento. Questa modalità primitiva di gestire il potere ci porta indietro, ad un mondo patriarcale, vendicativo e violento, alla legge di natura per cui il debole soccombe e il forte sopravvive, soprattutto annienta il Pensiero, il Logos, l'IDEA ed il concetto stesso di VALORE che dovrebbe essere l'unico "capo" - in realtà l'unica Stella, che ci orienta in questo periglioso viaggio della vita.

Ad oggi la destra vince, vince globalmente; il progetto dell’Internazionale Socialista è finito nel peggiore dei modi, il Sol dell’Avvenire è tramontato - adesso in questa unanime foga rottamatoria si cerca di buttare nel tritatutto con Stalin e Pol Pot anche la Resistenza: l’antifascismo è diventato come uno di quei soprammobili ingombranti, inutili e fuori moda e con lui tutta quella parte sana del pensiero di Sinistra che ha concorso alla creazione della nostra Democrazia.

Una democrazia sgangherata ma compiuta, di cui i primi a goderne i frutti sono proprio gli estremisti, i forconari, e tutta la ultradestra, che altrimenti non avrebbe diritto di esistere in quanto progetti sostanzialmente eversivi. 

Proprio voi di estrema destra per primi nella storia dell'Umanità, nonostante le vostre pulsioni criminali, godete di un’ampia e condivisa tolleranza, quel valore della Tolleranza che tanto disprezzate se applicato ai non appartenenti alla vostra presunta schiatta. 

Proprio voi che spendete facilmente la moneta dell’identità siete i primi a camuffarvi da democratici quando conviene, a vergognarvi di aver esposto simboli fascisti e gridato slogan e fatto saluti romani, per poi tornare a inveire appena possibile farlo, magari privatamente, perchè per la destra la sola dimensione del privato definisce l’individuo.

C’è di che ammirarli: sono proprio questi qua che hanno capito meglio di tutti come “usare” la democrazia a loro vantaggio; come usare il politically correct per insinuare la loro ideologia autoritaria nelle istituzioni e nella nostra vita di tutti i giorni. 

Cito da un articolo di Rai News testualmente, un episodio riguardante la leader di estrema destra Alice Weider che, incidentalmente è lesbica e che da tempo convive (in Svizzera non in Germania - una patriota…) con una produttrice cinematrografica di origini cingalesi: 

“Nell'Aprile scorso la Weider era rimasta coinvolta anche in una polemica sul "politicamente corretto" da lei definito "il cumulo di immondizia della Storia". Un conduttore radiofonico ne aveva approfittato per scagliarsi contro di lei durante il suo programma in modo sarcastico: "Ma sì, finiamola con il politicamente corretto, viva il politicamente scorretto, quella 'sgualdrina Nazi' deve avere ragione." La Weider lo aveva denunciato cercando inutilmente di vietare la replica del programma. "  


Come diceva Orwell, “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. Evidentemente il cosmopolitismo, il liberalismo e la non discriminazione di genere, sono stati derubricati da diritti universali, con un abile gioco di prestigio, a privilegi per i soli Eletti. Una distinzione non da poco: se non si ritengono questi valori universali, non me ne faccio nulla di una leader lesbica di ultradestra o di Tony Iwobi, il nigeriano responsabile per l'immigrazione della Lega Nord - li prendo per quello che sono, depistaggi e furberie di poco conto - o semplicemente segni della nostra attualità che la Destra non può non accettare - e che se ne faranno a quel punto del loro "identitarismo”? Dove lo attaccheranno questo mesto ciuchino? 

La vicenda umana di Alice Weider è un paradigma della complessità che può dare adito a strumentalizzazioni pericolose, soprattutto queste figure possono diventare il traino per giustificare quanto di peggio la destra ci offre oggi, perchè la xenofobia si nutre da sempre dei distinguo, del creare in una categoria invisa, un gruppetto di Salvi e Grati Intoccabili;  a costoro certo non invidio l'incresciosa condizione esistenziale che li accomuna ai Kapò.

Allora io chiedo a chi fa politica di mostrarsi per quello che è, (questo sarebbe davvero “moderno”) senza infingimenti, senza eleggersi ipocritamente superpartes. L'ho già chiesto in campagna elettorale, senza ricevere per altro risposta, seppur costoro si professino vicini al popolo.

Se ci si vuol porre al di sopra delle parti, va fatto onestamente, fino in fondo, presenziando dove è scomodo presenziare, come alla controversa messa di Don Biancalani presidiata da Forza Nuova, tributando i dovuti onori ai Partigiani ed alla Resistenza che hanno permesso a noi tutti oggi di vivere in un paese democratico e di esprimerci liberamente, ma temo che non sarà così.


Forse è vero: il nostro attuale sindaco e la sua giunta sono sinceramente aldilà della destra e della sinistra, sono in un limbo… Sono i "bravi ragazzi" che con la politica non s'immischiano - i solerti amministratori accomodanti, senza fronzoli e turbe filosofiche. Per tale motivo seguendo la loro ironica definizione, abbondantemente abusata in campagna elettorale, abbiamo disegnato una parabola (discendente) dal BertiNULLA al VUOTOmasi. In questo bisogna riscoprirsi misericordiosi e ragionevoli: non si può fare una colpa a qualcuno per ciò che non è. 
Povero Atreiu, tirato in ballo in questa brutta faccenda del Nulla che avanza.

martedì 5 settembre 2017

Settembre Nero







Parzialmente stremato raggiungo il quarantaseiesimo anno di vita in una città che si spegne, un po’ alla volta come le fottute candeline, dove si può morire giovani nella sterpaglia di ferragosto -  l’ultimo avamposto - dove chiude anche l’ultimo avamposto accogliente e prosperano le stamberghe esose del centro isterico; dal suo cuoricin borghese, ripulito, hanno cacciato i tossici, gli orazi e i mattarelli, ma lasciato il puzzo di piscio dei nuovi presentabili ubbriaconi, stendendo occasionale, un manto d’erba posticcia, dove non morirà nessuno, ma qualcuno vomiterà negroni nel puzzo di piedi puliti.

Parzialmente stremato da una battaglia persa, a sostegno di un personaggio immaginario, un barone rampante, un visconte dimezzato, un empatico sbagliato, un sindaco filosofo, per ritrovarmi in una città che irride ora orgogliosa i compassionevoli, argomentando occhiuta con leggi, regole, dottrine alla mano e faccine serie serie ufficiali e d’ordinanza, qui non si scherza, qui non si danza! finalmente se stessa: maligna con chi ama, amorevole coi maligni, che taglia le gomme alle bici dei disperati, che multa i misericordiosi, che chiama stronzi che galleggiano dei ragazzi neri in piscina, che sull’odio non trova meglio da fare che ufficialmente tacere, timidamente disapprovare…

E di là dal guado secco non trovano di meglio da fare che meaculpa, iniettati di conformismo e addestrati, i mancini residui ormai ambidestri, questi giovani già anziani: è una carriera come un’altra, cavalcare le ovvie posizioni del reazionario, combattere guerricole elettorali a furia d’obiezioni. 

Levati quella faccia e quegli occhialini, ipsterino in carriera. Lavati il viso. Levati il viso: diventa teschio che ride. diventa la morte che ti circonda. la morte dei tossici. la morte dei quartieri e dei parchi svuotati e posti sotto stretta sorveglianza. diventa le occasioni mancate. diventa l’accoglienza irrisa, il prete insultato. diventa il nero. diventa lo stronzo che galleggia. diventa il porco mediatico politico che ci usa per la sua notorietà di merda. diventa il nero. diventa il buio delle onde dove affondano le zattere dei dannati. diventa il buio di una cittadella spenta e inospite. diventa il filosofo insultato perché colto. diventa provinciale. diventa razzista. diventa la notte che cala come una condanna a cinque anni di reclusione in una farsa, diventa il fascio di buio che ci avvolge. 

diventa ciò che sei: la controparte passiva che giustifica l’attivismo dei regressori.
mostrati in pieno buio, con chiarezza per quel che sei: una sagoma.

Nessuna sorpresa: a noi è toccato il fascismo globale. è toccato, dicevo: come in sorte? ma mi darò di stronzo! non c’è sorte nelle scelte svogliate, nell’aver permesso che accadesse, nell’aver accettato in silenzio, lasciato passare, lasciato dire, aver dato per scontato, nel pensare il diritto, acquisito, nell’opportunismo elettorale che tacita il senso di giustizia, che non parla di immigrati e campi rom per non perdere voti. e la pugnalata giunse inattesa, volti e luoghi familiari, fuoco amico, fuoco che cammina contro di me…
smantellare da sinistra articoli diciotto, intanto. smantellare da sinistra, fare guerre da sinistra, aiutarli a casa loro sempre ,da sinistra. fertility day da sinistra: a noi è VOLUTO il fascismo globale e mal voluto, mezzo gaudio; a noi ora tocca rincorrere il conformismo, l’ordine che taglia teste e piedi fuori norma, la normalizzazione forzata, la sicurezza, la vigilanza, il paese normale, la città normale, la concretezza di lapide e il pratino posticcio, il taglio dell’erba puntuale, il decoro urbano, il rigor mortis. Ora si morirà di nascosto oppure in casa. 
  
ecco la città buia dei patrioti che amano così tanto l’italia da vivere all’estero per non pagare le tasse; eccoli la i solidali prima con gli italiani, ma da casa d’altri per usare un concetto a lor caro: in Estonia magari, ma loro non sono immigrati: che siano cervelli in fuga? Il cervello è il primo che fugge in questa demenza artificiale; a loro il futuro: ai latitanti, ai furbi, agli azzeccagarbugli, ai ripuliti che smessi i feticci del ventennio ora giocano a democrazia- a noi toccherebbe fargli il verso per restare quel che siamo; abbiamo spento gli indiani metropolitani, cacciato Jeff, chiuso il campeggio e il free market, demolita ogni spontaneità e perso Jesus, perso irrimediabilmente, come si perde l’anima - e nessuno sa più dov’è…

Parzialmente stremato arrivo alla quarantaseiesima girata di sole senza figli evviva, ma senza soldi cazzo, in una città che si spegne, come a soffiare su una candela per volta, un negozio, un locale, un servizio, una persona. chi scappa e chi muore, chi vive e chi resta - soffiano sulle candele prima di spartirsi la torta; una per una, nella notte. rimane quell’odore dolciastro di cera bruciata. siamo più ricordi che futuro: ecco perché siamo un buco nero.