venerdì 26 febbraio 2021

Falsume

Sono circondato dalla falsità. Ancor prima che dal malaffare, dall'inefficienza, dal servilismo, dalla falsità. Qualsiasi stortura ne è succedanea. Non narrerò l'episodio di piccineria di cui sono stato protagonista mio malgrado proprio oggi. 

Cercherò di trarne una lezione, di astrarre la questione, in sé di poco conto, dal mio residuale amor proprio ferito, per dirmi un paio di cose semplici ma non per questo scontate. 

La prima: segui il tuo istinto, ovvero il tuo "spirito guida". Lo chiamo così  scherzosamente, non è una facoltà extrasensoriale, ma piuttosto un registro profondo e latente delle nostre esperienze passate che si attiva soltanto quando si ripresentano condizioni e personaggi che (in passato) ci hanno messo a disagio e ci hanno umiliato. Ci sono tanti modi di umiliare: facendo passare una persona per paranoica ad esempio, ingannandola di fronte all'evidenza, evitando di essere sinceri quando si coltiva con questa persona un rapporto di amicizia; tutte queste azioni sono un modo di umiliare l'altro. Facce di bronzo totali che con la parola "altro" si riempiono la bocca in tirate dense di un lirismo morboso, sorretto dalla retorica & dalla vanità.

La seconda: molti fanno "culturismo" convinti di fare cultura. Ho assistito negli anni a diatribe e sgambetti, ma fra gruppi punk di adolescenti erano comprensibili: gelosie, trappole, circoli del cucito ecc… si crede di aver superato queste faccenduole nell'età adulta. Invece no, si incistano in profondità, per emergere sempre più sfuggenti quando fa comodo. I culturisti si riconoscono perché sventolano la bandiera della falsa modestia, poi, pien di sè, gonfiano il petto e soffiano come il lupo sulle case dei tre porcellini. La fiaba insegna che sarebbe saggio costruirsi una casa di mattoni. Ma questa casa di mattoni non esiste per me.

Anche quando credo di averle viste tutte, di essere pronto ad affrontare qualsiasi voltagabbana, io resto atterrito e incredulo, sconcertato dai sotterfugi infantili impalcati, proprio da chi si ritiene un faro di cultura, di emancipazione, di apertura mentale. Mi cascano le palle, perché non capisco come possano convivere tanta meschinità e grandezza in pochi chilogrammi di carne e ossa.

Non frequento più molta gente, l'essere spontanei è deleterio. Dire che "il re è nudo" è un comportamento che la nostra civiltà non premia, a nessun livello, in nessun contesto, nemmeno fra i fricchettoni e i compañeros; è un comportamento da correggere nei fanciulli con la punizione, forgiando il senso di colpa e di esclusione, e da punire nell'adulto recidivo con l'ostracismo e la censura.

Poi chi vuoi frequentare? Siamo tutti ai domiciliari a contemplare la nostra esitante estinzione, come un gatto ipnotizzato dallo sgocciolio del rubinetto. Quando proprio non ne posso più di stare in casa, esco e vado in una piazza della mia cittadina del cazzo (provincia per antonomasia, un vero vivaio di falsume, di bispensiero, di nebulosità democristiano-piddino-massonica) mi metto al sole, bevo qualche birra e faccio due chiacchiere con gli (ex?) tossici. Mi piace questa gente arguta e schietta, che ha sentito nel corpo tutto il casino dell'esistere; le loro battute penetranti e un po' sgangherate, che colgono sempre nel segno nel tratteggiare una personalità, un'impressione su un passante. Mi piace il fatto che se ne sbattano il cazzo del politicamente corretto, non perché siano dei fascisti o degli intolleranti, ma perché è una sofisticazione che non può riguardarli. Sono oltre. Mi fanno sentire bene queste persone che hanno attraversato l'infamia, l'eccesso e mille contagi a braccetto ogni giorno con la morte, senza perdere un'oncia di purezza. Tutti gli altri, come si suol dire, fanno numero e questo infine è un poco consolante.


Nessun commento:

Posta un commento