giovedì 4 marzo 2021

Incaprettamenti e come evitarli

È inutile dibattersi, cercare di venirne a capo: più rivendichi, più ti agiti nel cercare un rispetto semplicemente "umano", il basilare riconoscersi diversi fra simili (di specie), più i legacci in cui ti sei  o ti hanno incaprettato ti stringono, ti soffocano. Questi legacci sono in realtà corde assai esili che paion cime di bastimenti in virtù delle occorrenze, di frequentazioni che hanno stratificato su di queste un deposito, una melma. In più noi tutti teniamo in mano la lama per reciderle. 

Non mi farò illusioni sull'esito di questa triste esperienza; la difformità del mio pensiero su determinate questioni, il mio sospetto o atteggiamento ipercritico, non sono una simulazione o una veste scenica che io posso indossare e togliere a mio piacimento. Ma sono temi che si potevano affrontare, con la massima sincerità e schiettezza. Perché poi sorrido pensando al "dibattito" quando al suo primo vagito viene strangolato.

Riscopro un'amarezza, quella del naïf che mio malgrado sono, a dispetto di esperienze di vita anche gravi, che già in passato mi misero in guardia dalla natura sfuggente di molte persone. Chi mi vede drastico o paranoico non ha capito un cazzo e probabilmente non è andato oltre la buccia di impressioni e il "sentito dire da altri"; legittimo: non è obbligo spingersi a largo con chiunque.

Ho scoperto questa amarezza nelle brevi stagioni del mio impegno politico durante le quali ho spartito la mia sorte con individui che hanno una visione della vita ben più pragmatica del sottoscritto; la politica come funzione del loro protagonismo; la politica come gioco di strategie, come calcolo, come bramosia, come retorica. L'arte utilizzata per fare politica, ovvero la forma più alta e insidiosa di retorica, perché viene meno quel porre domande spinose ed essenziali che è della pratica artistica; la creazione artistica diventa allora un "design" orientato al marketing del prodotto politico, alla propaganda, alla ricerca del bias di conferma, alla distorsione del dato per costruire il sofisma, per allettare il fruitore, il consumatore votante e ricondurlo a un gregge elettorale. Persino la parte più nobile della politica, l'attivismo, viene inzaccherata, ridotta a funzione strumentale per la promozione di interessi che sono sconosciuti o tenuti nascosti all'attivista stesso.

Sono dinamiche trasparenti nel mondo del commercio, almeno lì è palese che il salamelecco, le turbolenze controllate, la poker face, concorrono al semplice obiettivo di vendere. C'è un'onestà intellettuale all'osso nell'operato finanziario e imprenditoriale, nella totale incoerenza mercantile, perché il mercato in questo, rispecchia il mondo senza alcun filtro e diventa il laboratorio dell'umanità preda e predatrice a fasi alterne, macchina desiderante che trova nel gran Monopoli la sua realizzazione, strappata alla retorica dei versi alati che lo mistificano, lo inquinano non meno delle microplastiche; contaminazioni dannose sul tessuto connettivo di specie che atrofizzano la spontaneità e demoliscono la credibilità di movimenti e spinte progressiste.

Vi piace la politica da non poterne fare a meno? Vi viene di getto come un qualsiasi altro talento? Se questo destino vi attanaglia, scegliete l'Anarchia. Solo con gli anarchici mi sono sempre sentito bene, non giudicato, non rotto nei coglioni; l'anarchico non ha le fisime da intruppo che tutt'ora mantiene l' (ex) comunista nelle sue metamorfosi liberiste: la spinta pastorale e patriarcale a riunire capi belanti al proprio seguito rimane. L'anarchico pone innanzi la libertà senza compromessi che è nel diritto di natura di ogni individuo, la scelta consapevole e senza trappole, senza false promesse, senza regni dei cieli o soli dell'avvenire; non vi è teleologia, perché l'anarchia è ora, è in ciascuno di noi, è aldilà dei governi, delle idee alla moda. Non vi procurerà una poltrona in parlamento, il conseguente vitalizio, il posto in comune, cinquanta euro per mettere la croce su un simbolo e scriverci accanto un nome. Non ci guadagnerete nulla, probabilmente anzi, verrete attenzionati dalla Digos, guardati dall'alto in basso dai "compagnucci" (o quel che ne resta) scambiati per fascisti, accusati di individualismo, di essere ingrati verso chi ha dato la vita per la libertà e il diritto di voto… repertorio arcinoto. A me pare molto più offensivo votare personaggi e partiti indegni, trovando ogni volta un alibi emergenziale ( il voto utile, l'argine al neofascismo, le promesse mai mantenute di una società più equa) 

Ma l'anarchia prevede una fiducia nell'essere umano che in me si è allentata, anzi si è proprio disgregata, da tempo eh! non in seguito all'ultimo triste episodio. Come dicevo nel primo di questi post dell'anno zero della mia nuova esistenza, il nichilismo è ciò che più mi si confà. Serve a tenere a bada il mio slancio verso gli altri, la mia propensione istintiva a fidarmi e non richiede patenti di classe. Nichilista è il borghese come il proletario. 

Non sono una vittima o un santo, ma non penso di essermi comportato male con chi adesso mi ripaga con la moneta dell'ostracismo. Non devo nulla a questa gente a cui molto ho dato. Da cui ho ricevuto, certo, quando faceva comodo così. Il conto, fra tensioni e battibecchi pandemici, si sarebbe risolto in un pareggio, ma infine hanno dovuto metterci la loro consuetà nebulosità d'ufficio. Così che tranne loro, nessuno, specialmente io, sappia perché e per come sia avvenuta questa censura, e sia avvenuta in maniera così umiliante e sbrigativa. 

Ho le mie idee in merito (o paranoie come le chiamano costoro; cos'altro potrebbero essere? dal momento che nessuno dice la verità?) ma le lascerò perire nella nube fetida che hanno inutilmente generato. Non indagherò: la risposta poi da una parte o dall'altra, col tempo, salta fuori, la ciste purulenta si apre spontaneamente e lascia sgorgare i suoi contenuti. Questa infiammazione però non pertiene ai miei tessuti. 

Nessun commento:

Posta un commento