venerdì 26 maggio 2017

SLEBest




L’errore comune è dare per acquisiti i nostri diritti. 
Spesso non sono solo l’ostilità, il pensiero reazionario o la chiusura mentale i veri nemici, ma l’usura quotidiana di un’indifferenza diffusa, assurta a sistema di vita, insistente e apparentemente impalpabile come la risacca, capace di sgretolare giorno per giorno, a rate, il nostro spazio di libertà partecipata. 

Allora il primo atto di questo salvataggio è da operarsi nella memoria collettiva e nel rendere noto, svelare ciò che appare velleitario, lontano, datato nella sua dirompente attualità di motore di aggregazione e laboratorio artistico e sociale. A Pistoia questo esperimento si chiama SLEB Est (Spazio Liberato Ex Breda Est)  - Nella Palazzina F accanto all’Istituto Einaudi per molti anni, dal 2008 al 2015, si è prodotto il meglio della cultura alternativa, critica, inclusiva e psichedelica, che spesso viene assimilata in modo riduttivo dalle istituzioni, denigrata ai cosiddetti alti livelli, liquidata con le solite definizioni sprezzanti dei soliti snob come “dilettantesca” “datata” “velleitaria” “inutile”.

Ci sarebbe da discutere su queste definizioni, considerando il respiro di alcune manifestazioni che si sono tenute allo SLEB e lo spessore internazionale dei personaggi ospitati: basti solo ricordare che nel 2009 si è tenuto un workshop di una settimana con i Living Theatre, esperienza di teatro d’avanguardia che alcuni considereranno superata, ma che mi guarderei bene dal definirla dilettantesca o trascurabile, pur operando spesso con attori non professionisti. 

Superato: è l’aggettivo liquidatorio per eccellenza, lo usiamo tutti, fuorviati da un concetto semplicistico di progresso che traduce tutto in moda: fashion is fascism, si sa. Allora l’esperienza che radica le forme di liberazione individuale, sociale, artistica nelle forme comunitarie e autogestite degli anni 70, puzza di vecchio, puzza senza diventar guasta, puzza a prescindere di quelle culture che schifano i benpensanti di sempre… perchè è un fatto che la musica prodotta dai giovani o la loro arte debba essere innanzitutto fresca, modaiola e disimpegnata.

Non è così; lo stereotipo sui giovani rincoglioniti che parlano e pensano male, d’improvviso evapora: lo SLEB ha ospitato negli anni le più variegate esperienze musicali (giovani e non), dal post-rock alla goa trance, dalla techno minimale alla tekno rave, dalla musica sperimentale dalla drone music… e questo spirito di apertura incontrollata al “totalmente altro” sono state la sua forza e la sua verità incontrovertibili. 

Allo SLEB, elencando alla rinfusa hanno partecipato figure importanti della scena culturale pistoiese come InFlux, Purple Haze, Nicola Ruganti, Lorenzo Maffucci, Rete Antifascista Pistoiese, Collettivo Studentesco, Sindacati di base, Comitato Palestina.

Dal workshop con Living Theatre nacque LabAct Incursioni Urbane a cura di Luca Privitera teatro di strada non professionistico che affrontò tematiche presenti nella discussione dello SLEBest (ambiente, carcere, droghe, palestina, fascismo, referendum sui beni comuni...). Furono decine gli interventi, sia in città che in giro per l'Italia (sia a manifestazioni più "politiche" che festival).

All’attività artistica si affiancarono iniziative più classiche, dibattiti, impegno nella campagna referendaria sui beni comuni... furono organizzati dei format di tre giorni in cui affrontare un argomento su più fronti (cultura, arte, politica) correva l'anno 2010. Il primo fu "Antipodi: lo spazio nell'era dell'illusione", a cui seguirono anche la doppia tre giorni (due week end) "NPA - Nucleare, Petrolio, Acqua", un modo di contribuire al dibattito sul referendum sui beni comuni. 

Questa iniziativa confluì nel lavoro del LabAct con lo spettacolo "APNEA - acqua petrolio nucleare energie alternative", frutto di un laboratorio con gli studenti delle superiori, a cui parteciparono molti pistoiesi con interventi di ogni tipo. Ovviamente non solo pistoiesi e non solo chiusi dentro le mura dello SLEBest.


Restando sul piano più politico-sociale fu indeato "Lo Sbertoliano" (anni 2011-2012-2013). Esperimento di confronto con la cittadinanza sul tema delle Ville Sbertoli ( di cui all'epoca nessuno parlava più), che cercava di immaginare un possibile utilizzo pubblico e sociale di quella splendida cittadella. 
Il percorso durò più di 2 anni e si snodò attraverso 4 iniziative in loco (alle ville) che partirono dal mettere insieme persone interessate al posto e dal lavorare sulle suggestioni date dal luogo e arrivarono alla prima proposta di recupero dell'area attraverso la proposta di un comodato d'uso. 

Il percorso dello Sbertoliano, pur non riuscendo a forare il “muro di gomma”, era riuscito a riaprire il dibattito sulle ville, tutt’ora in corso d'opera e, anche più importante, aveva dato manforte ad uno dei "bisogni" venuti fuori dal percorso: furono aiutati alcuni cittadini intenzionati a portare a Pistoia il "Metodo alla Salute" del dottor Loiacono. Fu fornito tutto lo know how acquisito negli anni per organizzare insieme a loro, il primo convegno in zona. Un esempio pratico di come gli attivisti dello SLEB intendano l'impegno politico e sociale: DARE (e soltanto dare…) se questo par poco.

L’organizzazione del "VellaNo Arte on Tour" che coinvolse i Dada Ensemble, Circolo Hochiminh e SLEB. 10 giorni di festival internazionale d'arte interamente gratuito che sfruttava anche luoghi poco frequentati di pistoia (come il convento di San Lorenzo e la fortezza Santa Barbara). 

Poi è accaduto: il tetto della Palazzina F cede. La struttura, che vorrei ricordare, occupata solo in un primo e breve momento poi concessa in comodato d’uso dal Comune di Pistoia, diventa definitivamente inagibile.

Da quel momento lo SLEB è rimasto senza una casa: si è costituito in associazione come APS SLEBest per stipulare un nuovo contratto di comodato d’uso per ottenere gli spazi del bar dell’Ex Annona, ma una nuova legge nazionale, concepita ovviamente e sempre nel segno del profitto e non del servizio, impedisce i comodati d’uso gratuiti, anche per quelle strutture pubbliche inutilizzate e parzialmente fatiscenti che dei cittadini volenterosi vogliano recuperare a spazio pubblico e liberato, ripristinandole di tasca e tempo loro; adesso infatti l’unico appiglio degli attivisti dello SLEB è il regolamento sulla cittadinanza attiva. Nel frattempo il gruppo si è smembrato, confluito in altre esperienze, come il CSOA ExMacello per provare a stare in un percorso, seppur molto diverso dallo SLEBest, nella speranza che questo cresca e divenga un'esperienza propulsiva per la città.  

Dopo 10-11 mesi di attività (arriviamo a maggio 2016), sembra concretizzarsi questa speranza, ben rappresentata dall'ultima serata del posto: NOVENOVINE di Rachele Salvioli 

Dopo 3 giorni lo sgombero:  gli SLEBestofori propongono allora la fusione slebest/macello nella trattativa col comune. Sembra nuovamente prendere slancio la situazione. Il comune propone di partecipare al bando per la riqualificazione del Bottegone e la neonata entità partecipa, viene garantito l'ex bar annonario come sede, quantomeno per rendere realizzabile il progetto del Bottegone.

“E siamo all'oggi. Il mandato dell'amministrazione è quasi scaduto, il patto di collaborazione per l'exannona non è stato firmato dal comune. Quindi decidiamo di partire con questo Presidio Permanente fino all'ultima data utile (31 maggio). “

Così termina la lettera di Pavel, amico e compagno di numerose esperienze artistiche nelle sorgenti della creatività pistoiese, e dalla quale ho letteralmente cannibalizzato le numerose informazioni di cui vi ho reso partecipi in questo scritto. 
Vorrei sottolineare, in conclusione, alcuni fatti rilevanti, oltre l’impressionante e meritorio curriculum dello SLEB di cui qua sopra ho riportato solo alcuni stralci, la totale legalità dell’esperienza SLEBest e la disponibilità ad un dialogo con l’amministrazione che sono merce rara nella cosiddetta “Galassia Antagonista” anche in considerazione di una legittima diffidenza verso la politica di palazzo e di un connaturato rifiuto delle istituzioni borghesi.

Vedo in questa capacità di dialogo non i segni di un “ammorbidirsi” o di un asservimento; non vedo contrattazione o smarrimento, ma la ferma e urgente richiesta che un’esperienza così vivificatrice della nostra città non si spenga, e non venga da quella risacca dell’indifferenza e dell’oblio macinata finemente e dispersa nei racconti nebulosi di futuri anziani, quasi a farsi leggenda…

Io credo che una città come Pistoia, meriti lo SLEB e che possa garantire, senza eccessivo sforzo, una sede a questi attivisti mossi solo da passione politica, disinteressati, curiosi, creativi. È in questi luoghi che accade un talent scouting di segno diverso e opposto alle ridde televisive, dove l’artista viene trasformato in fenomeno da baraccone, in diuturna macchina performativa per monetizzare il suo talento. Macchina da risultati. È in questi luoghi che si oppone definitiva ed estrema resistenza all’avanzata di movimenti fascistoidi come Casa Pound, al loro occupare gli spazi lasciati vuoti dalla gentrificazione, offrendo un modello di convivialità alternativo e umano (nel senso più nobile che ha ancora questo aggettivo).

Lo SLEB in ogni ambito ha acceso dibattiti costruttivi, costruito civile e gioiosa partecipazione, infuocato animi, ospitato gruppi di acquisto solidale, avvicinato culture lontane, si è fatto latore dei temi della decrescita, proposto musica diversa dal solito gradevole ronzio da localino  hipster. La trattativa è in corso, i nostri amici sono scoraggiati: i comuni si muovono sul doppio binario del politico e dell’amministrativo e ritengo, come mia personale opinione, che ci sia l’interesse politico a risolvere questa situazione di stallo, ma vuoti amministrativi rendono macchinosa l'operazione…

Dubito fortemente che altre forze politiche in ballo in questa tornata elettorale alle porte, abbiano non dico l’interesse, ma la sensibilità almeno per comprendere la ricchezza dell’esperienza SLEBest. Allora io credo che un primo passo per la “citta laboratorio” che vogliamo realizzare, la città psichedelica (nel senso suo proprio di espansione della coscienza) e inclusiva, sia restituire ad uno dei più fertili laboratori di aggregazione e creatività urbana uno spazio in cui operare, in brevissimo tempo.











giovedì 4 maggio 2017

Insieme




Per molto tempo non ho votato: ho praticato l’astensionismo con convinzione, come mio unico strumento e diritto per dire al mondo della politica che non mi sentivo rappresentato; per dire al mondo che si può avere una visione libertaria, praticare l’anarchismo come forma di impegno e non come schermo di una delusione; è accaduto forse crescendo (o invecchiando) che la delusione si è rivelata più forte dell’ideale, che l'impegno e l'entusiasmo sono venuti meno e che comunque, si, ok, sono “sempre stato anarchico” è sempre una buona argomentazione per potersi defilare elegantemente dall'agone politico…

Talvolta però ho votato: ho votato i radicali perchè unici promotori di fondamentali lotte di civiltà laica ed emancipazione. Votai per ostacolare l’ascesa vertiginosa di Berlusconi. Ho votato Rifondazione come atto di affrancamento dai profondi retaggi anticomunisti e democristiani della mia famiglia. Ho votato il Movimento 5 Stelle l’ultima volta, perchè ho pensato come molti, che fossero l’unica credibile alternativa alle forze politiche in campo da sempre; ho cercato ingenuamente, come molti, la Purezza, l’Autenticità, l'Incorrutibilità trovandomi di volta in volta sempre più scontento; realizzavo una profezia che si auto-avvera: perchè nessun essere umano (difficilmente un "essere umano italiano") potrà mai essere perfetto, quindi mi sono beatamente intrappolato nella mia stessa, autoindotta, amarezza. Quando ho votato, l'ho fatto sempre alle politiche: non credo di aver mai votato alle amministrative, nè di aver mai partecipato alla vita politica della mia città, (se non quando ero molto giovane) del mio “microcosmo” dove da 46 anni mi muovo, da cui traggo gioie e dolori… mi sembrava poca cosa, rispetto alle grandi Orologerie della Storia, rispetto ai Grandi Movimenti Politici, rispetto alle Immense Macine della Finanza e della Globalizzazione… che può fare un piccolo sindaco con la sua piccola giunta? 

Negli ultimi tempi ho lentamente riesaminato questa mia posizione di sconforto, sfiducia, impotenza: l’aver frequentato gruppi di decrescitori, i GAS, le piccole associazioni che promuovono cultura dal basso mi ha fatto comprendere come sia più importante partecipare della vita politica della nostra comunità, come questo mondo al margine necessiti di essere rappresentato e di aver voce in capitolo; è la comunità cui apparteniamo quella che è più fragile, più esposta alle tempeste mediatiche, ai malumori e alle ingiustizie: è in essa che avviene il primo contatto sociale e umano, fra donne e uomini, fra integrati e disintegrati, fra migranti, nomadi e stanziali… è nella comunità dei prossimi che accade la politica vera, imperfetta, senza filtri, dove i valori si affermano o muoiono, dove si stabiliscono i contratti sociali basilari, quelli del lavoro, della famiglia, dell’accettazione della diversità; è qui anche che accadono la xenofobia, l’esclusivismo, la selezione, la violenza domestica, la criminalità, la tossicodipendenza e la ludopatia … non “in astratto” a Roma. Non a New York. Non a Berlino o a Tokio. 
Succedono anche lì ovviamente, ma io posso agire solo localmente in maniera incisiva, avendo la possibilità di operare un concreto cambiamento.

Perciò ho compreso due cose: la prima era che non votavo più, non perchè sono anarchico ,ma solo perchè mi ero rotto il cazzo: il mio non-voto era diventato come il voto viscerale del leghista e del fascio - solo che questi poi votano davvero e vengono rappresentati nelle sedi ufficiali - ; non era più quell’atto libertario e romantico del giovane Andrea. Era l’inazione, la resa al Nulla degli stremati personaggi della Storia Infinita, la pigrizia di chi è esausto e non trova altro conforto che fermarsi lì dov’è e accasciarsi a terra; un secondo letale "infarto politico" dopo quello, ahimè, fisico. 

La seconda cosa che ho capito è che avevo questa possibilità, potevo esercitare un mio diritto e scegliere una persona della mia comunità, un mio pari: non un “capo”, un tecnico, un professionista, un maestro, un guru o altro titolo che legittimi la conclamata esclusione e la delega ottusa e remota del potere popolare a chi "di dovere"; uno che veramente potesse rappresentarmi, una persona in tutta la sua meravigliosa fallibilità, senza per questo dover prendere tessere di partiti ormai destituiti di ogni senso e coerenza. 

Perciò ho deciso, nonostante tutte le magagne e dubbi a me connaturati, di candidarmi consigliere comunale nella lista civica Insieme Per Pistoia, dove ho trovato persone ed amici che ho sentito simili e sodali a me, per imperfezione, per la variegata estrazione politica ed il percorso non sempre lineare, ma con i quali condivido alcuni ideali di società “inclusiva”, socialista, paritaria, laica e progressita che si vorrebbero passati di moda e che a me continuano invece a piacere un sacco!

Questo è quanto scrissi a Francesca Matteoni agli albori della mia presa di coscienza, dopo un pubblico incontro con Samuele Bertinelli alla presentazione della Lista Insieme Per Pistoia:

“Sono stato profondamente colpito dalle parole di Samuele Bertinelli, credo che sia una di quelle persone rare e preziose che comunque la si pensi, non si possa non accordargli stima e fiducia; potrebbe essere per Pistoia quel che Giorgio La Pira fu per Firenze. Nel 2012 prima dell'elezione, mandammo a lui e all'ancora in lizza Roberto Bartoli le famigerate "99 Tesi per Pistoia" che volevamo affiggere, come fece Martin Lutero, sulla porta del Comune, in maniera provocatoria. 
Devo dire: sicuramente Samuele a differenza del Bartoli, le ha lette. E non solo: alcuni di quei punti che parevano utopici, fanno parte di scelte programmatiche in atto, e di progetti, strappando a chi vorrebbe farne vuote parole d'ordine, concetti fondanti del nostro futuro come Marginalità, Bioregionalismo, Decrescita, Sofferenza Animale, Parità di Genere etc…

Vedere un "uomo del PD" (o in fuga da esso, almeno dalle sue ridicole lotte di potere interne e dal tronfio renzismo), portare avanti queste battaglie, mettere al centro la cultura come un fatto vivo e non come la celebrazione e lo sventolio del gran pavese della Pistoia Colta Che Fu, sentire che, nonostante tutto, io mi riconosco nella sensibilità di questo giovane sindaco carismatico e umile, al servizio della comunità, che come me e diversamente da me, anarchico e diffidente verso la politica dei palazzi tutti, oppone resistenza strenua ad un non-pensiero unanime da destra a manca (eh si, manca proprio…) dove tutto è ridotto a mercato\spettacolo… beh ecco, forse quel credere nell'Impossibile e praticarlo cui ti riferivi ieri sta diventando una concreta possibilità. L'unica che abbiamo: perciò, una tantum voterò questo mio "simile" perchè non credo che realisticamente ne possa rinascere a breve un altro: perciò finchè possibile teniamocelo d'oro e sosteniamolo.”

Enjoy!