giovedì 4 gennaio 2018

La carica dei centouno





È saltata fuori questa idea della lista dei 100 "libri della vita" parlando con Francesca Matteoni, Antonio Sofia ed altri nella chat dei 47 Ronin: non necessariamente libri eccellenti, non necessariamente libri particolari, magari roba che non ti è piaciuta nemmeno ma che ti è rimasta lì, come in sospeso. 


Questa è la mia lista (ne ho messi 102…); enjoy!




  1. G. Orwell - 1984
  2. E. A. Poe - Le Avventure di Arthur Gordon Pym
  3. M. P. Shiel - La Nube Purpurea
  4. H.P. Lovecraft - Tutti i Racconti
  5. G. Morselli - Dissipatio H.G.
  6. Andrej Tarkovskij - Scolpire il Tempo
  7. A. Lobo Antunes - In Culo al Mondo
  8. F. Céline - Viaggio al Termine della Notte
  9. P. Pasolini - Petrolio
  10. A. Breton - Antologia dello Humour Nero
  11. S. King - The Dome
  12. V. Woolf - Orlando
  13. W. Tevis - L’uomo che Cadde sulla Terra
  14. Byung-Chul Han - La Società della Stanchezza
  15. F. Capra - Il Tao della Fisica
  16. I. Ilich - La Convivialitá
  17. R. Graves - La Dea Bianca
  18. A. Bioy Casares - L’Invenzione di Morel
  19. Deleuze-Guattari - L’Anti-Edipo
  20. G. Debord - La Società dello Spettacolo
  21. J.P. Sartre - La Nausea
  22. T. J. Kaczinsky - La Società Industriale e il suo Futuro (manifesto di Unabomber) 
  23. M. Eliade - Miti, Sogni e Misteri
  24. A. Camus - Lo Straniero
  25. H. Arendt - La Banalità del Male
  26. V. Santoni - Muro di Casse
  27. C. Malaparte - La Pelle
  28. F.M. Dostoevskij - I Fratelli Karamazov
  29. L. Tolstoij - Guerra e Pace
  30. H. Melville - Moby Dick
  31. G. De Maupassant - Bel Ami
  32. M. Houellebecq- La Possibilità di un’Isola
  33. D.F. Wallace - Questa è l’Acqua
  34. F. S. Fitzgerald - Il Grande Gatsby
  35. J. M. Cain - Mildred Pierce
  36. Bhagavad-gita
  37. B. Fenoglio- Il Partigiano Johnny
  38. A. Kristof - Trilogia della Città di K
  39. W.G. Sebald - Gli Anelli di Saturno
  40. C. Sagan - Contact
  41. P. Dick - Un Oscuro Scrutare
  42. T. Capote - A Sangue Freddo
  43. H. Selby Jr. - Ultima Fermata Brooklyn
  44. H. Miller - Nexus
  45. G. Manganelli - Improvvisi per Macchina da Scrivere
  46. S. Satta - Il Giorno del Giudizio 
  47. N. N. Taleb - Il Cigno Nero
  48.  A. Hofmann - LSD Il mio Bambino Difficile
  49. L. Larcher - Il Volto Oscuro dell’Ecologia
  50. C. Lévi-Strauss - Tristi Tropici
  51. T. Terzani - Un altro Giro di Giostra
  52. Wu-Ming - Q
  53. U. Eco - La Struttura Assente
  54. W. Gombrowicz - Ferdydurke
  55. W. Gibson - Neuromante
  56. W. Gibson + B.Sterling - La Macchina della Realtà
  57. B. E. Ellis - American Psycho
  58. G. Trakl - Poesie ( raccolta )
  59. C. Michelstaedter - Poesie
  60. J. Kerouac - I Vagabondi del Dharma
  61. A. Ginsberg - Jukebox all’Idrogeno
  62. W. Burroughs - Il Pasto Nudo 
  63. E. Jünger - Cacce Sottili
  64. P. Drieu la Rochelle - Fuoco Fatuo
  65. Y. Mishima - Sole e Acciaio 
  66. H. Murakami - Norwegian Wood
  67. J. Cocteau - Oppio
  68. A. Artaud - Al Paese dei Taraumara
  69. E. Cioran - La Tentazione di Esistere
  70. K. Vonnegut - Mattatoio nr. 5
  71. D. Adams - Guida Galattica per Autostoppisti
  72. A. C. Clarke- 2001 Odissea nello Spazio
  73. D. A. F. De Sade - La Filosofia nel Boudoir
  74. R. Girard - La Violenza e il Sacro
  75. M. Lowry - Buio come la Tomba dove giace il mio Amico 
  76. Stanislaw Lem - Solaris
  77. Arkadij e Boris Strugackij - Picnic sul ciglio della Strada 
  78. J. Paton - La Lunga Morte del Colonnello Porter
  79. A. Nin - Il Delta di Venere
  80. H. G. Wells - La Guerra dei Mondi
  81. P. McGrath - Follia
  82. E. De Amicis - Cinematografo Cerebrale
  83. A. Camilleri - Il Cane di Terracotta
  84. S. Zweig - Novella degli Scacchi
  85. T. Robbins - Natura Morta con Picchio
  86. A. De Carlo - Uccelli da Gabbia e da Voliera
  87. G. Testori - Il Ponte della Ghisolfa
  88. B. Chatwin - Le Vie dei Canti
  89. M. A. Bulgakov - Il Maestro e Margherita
  90. E. Flaiano - Diario degli Errori
  91. C. E. Gadda - Quer Pasticciaccio Brutto de Via Merulana 
  92. A. Caraco - Post Mortem
  93. J. C. Izzo - Il Sole dei Morenti
  94. A. Einstein - Il Mondo come io lo vedo
  95. A. Speer - Memorie del Terzo Reich
  96. M. Shelley - Frankenstein
  97. B. Stoker - Dracula
  98. V. Evangelisti - Nicolas Eymerich, Inquisitore
  99. H. Marcuse - L’Uomo a Una Dimensione
  100. J. F. Martos - Rovesciare il Mondo. Storia dell’Internazionale Surrealista 
  101. J. Joyce - Finnegans Wake HCE
  102. V. Majakovskij - A Piena Voce

lunedì 25 settembre 2017

"Ve lo meritate voi, Alberto Sordi!"






Risparmiare qualche migliaia di euro per spengere il Raggio Verde: stiamo parlando di pubblica amministrazione, non del budget monoreddito di una famigliola. In questa oculatezza da spilorcio, da zio paperone con le farfalline nel borsellino, ci sono i cinque anni di ipocrisia e povertà (di spirito) che ci aspettano e la tendenza generale di un’epoca nella quale si coltivano la ristrettezza mentale e materiale.

In questo gesto di spengere sono contenuti tanti messaggi: l’inutilità della cultura vista soltanto come orpello costoso pagato da tutti per compiacere pochi esteti decadenti e radical chic; una concezione avvilente e brutale del pragmatismo, per cui si cassa tutto ciò che non si capisce e che il popolo non capisce - perchè non spegniamo anche LHC di Ginevra allora? - ; la volontà ottusa di riportare la nostra città al suo status di bella addormentata, di quieto villaggio di provincia, di set Pieraccioniano, di ziesco salottino stantio; quella immagine oleografica della Toscana lampredottesca e rinascimental-medievale che ha scaturito mostruosità turistiche come Volterra (suo malgrado; è una splendida cittadina); che ha svilito in ciarpame da bancarella il nostro patrimonio artistico che ha un solo modo per sopravvivere: dialogare con la contemporaneità. 

La nostra cittadina, che non nomino per rispetto, esauriti i progetti di lungo corso della precedente e visionaria amministrazione, superata la bega di esser suo malgrado capitale della cultura italiana - per fortuna solo per quest'anno - , tagliati nastri e finiti i lavori, scoprirà l’ebrezza del vuoto assoluto e tornerà paesaggino. Come merita e come lor signori desiderano.

La totale assenza di un progetto seppur controverso, che non sia l’agire per il compiacere; l’agire senza gusto, senza cuore e senza cervello, riempiendo di alberelli in vaso una piazza storica, trasformandola in un giardinetto posticcio: quelle robe tristi che vedi davanti ai centri commerciali tipo stand dei concessionari di automobili, che credo siano l’unico parametro estetico dei nostri nuovi giovani dirigenti e probabilmente l’unico luogo che frequentano. 

La sensibilità di questa gente emerge drammatica nei dettagli: la scultura presente nella piazza, la Luna nel Pozzo, viene usata per affastellare le seggioline pieghevoli utilizzate durante le varie iniziative. Nemmeno chi provasse profondo disprezzo per quell'opera, avrebbe dimostrato tanta noncuranza e sciatteria. 

Perchè il problema non è evidentemente solo il disprezzo per ciò che non si capisce, ma la totale mancanza di organi di senso attrezzati a recepire quanto di prezioso e unico ci circonda; ci troviamo di fronte ad una profonda disabilità dello spirito, e cosa ci dobbiamo aspettare per la nostra cittadina? (non è più definibile città)

Forse potrà campare di sagre paesane? Di celebrazioni gastronomiche? Standardizzare le pietanze locali per renderle fruibili al turismo fast-food che vuole attrarre? Ospitare programmi di cucina e scarrozzare turisti in una specie di “outlet village” della toscanità fra vere chiese romaniche e osterie fasulle, dove (come accade in politica) il falso si nutre del vero; quell’autenticità ricreata in maniera maniacale, spenta come gli occhi vitrei di un bambolotto, l'autenticità da reliquiario che amano i tradizionalisti più estremi, fino a risultare l’apoteosi del fasullo. Come la Giostra dell'Orso che è quanto di più finto, stupido e inutile, irrispettoso del basilare diritto al benessere degli animali e costa ben più di un raggio laser…

Ma nonostante i vostri sforzi per trasformare la cittadina in una cittadella outlet medievale, datevi pace: la nostra “cittadina” vive nel 2017; fra le chiese romaniche sfrecciano gli skate, nelle antiche piazze risuona la musica di oggi, e la nostra società è sempre di più multietnica come lo è sempre stata; le culture si intrecciano come DNA, si modificano, si contaminano, l'umanità è questo, drammaticamente anche se volete, ma la gente gira il mondo. Fatevene una ragione:

L’Europa non è una Fortezza; L’Europa è da sempre un Porto.

L’esempio ce lo abbiamo a dieci minuti di macchina, si chiama Prato: una Città Vera, compiutamente multietnica, europea, dove si respira un’aria di metropoli, dove luoghi e situazioni richiamano Vienna, Parigi, Berlino, Madrid, dove persino nell’intrattenimento e nella ristorazione esiste, oltre alla proposta modaiola e stereotipata, una congerie di localini, ritrovi, ristoranti decisamente originali ed autenticamente attuali… per non parlare del vasto e prolifico Polo Culturale che ruota attorno a Spazio K, del Pecci, del Fabbricone, del Metastasio etc… - gli abitanti di questa città venivano da noi chiamati con disprezzo e supponenza “cenciaioli” (è da questa attività ingegnosa di riciclaggio ante-litteram che è nata la prospera economia pratese) ma il primo investimento che questi “cenciaioli” hanno fatto è stato sulla cultura… 
Come ho già detto altrove, peccato non esserne provincia e godere di questo impeto creativo, esserne risucchiati.

Faccio una proposta formale: chiediamo di diventare un comune della provincia di Prato, in vista di quell’accorpamento della grande area metropolitana che arriva fino a Firenze. 

Truman Capote in “A Sangue Freddo” parlando di una cittadina terrorizzata che si chiude a riccio, fa dire ad uno dei personaggi che non dipende tanto dalla paura, ma dalla depressione. La depressione ci rende pericolosamente fragili, arrabbiati e ostili. La nostra epoca ancorchè temibile è deprimente. 
Deprimente è la continua lode che si tributa all’arroganza. Deprimente è l’idea di un’economia di mercato assoluta, selvaggia, sregolata ed immutabile, in saecula, saeculorum, amen. Deprimente è l’idea di dover accettare la precarietà come un dato di fatto, fingere che sia flessibilità. Deprimente è dover accettare tacendo i valori di una nuova destra dogmatica, che si pone autocraticamente oltre alla distinzione canonica fra destra e sinistra, dopo aver buttato via con l’acqua sporca del socialismo reale, il bambino della giustizia sociale, dell’inclusione e della laicità. Quindi per esclusione restano solo loro e loro hanno ragione.

I valori di una parte vengono così imposti come valori condivisi: la paura di alcuni è la paura di tutti, il disprezzo di alcuni è il disprezzo di tutti. 
E chi non ci sta è un traditore. Ma la distinzione, mi spiace, esiste, come esistono il giorno e la notte. 

La destra di oggi vive una pericolosa schizofrenia: da un lato vuole porsi come forza moderata e democratica, dall’altro alimenta l’odio e la xenofobia, che sono il prodotto di risulta dell’energia vitale del popolo, l’energia vitale che la sinistra ha smesso di incanalare in un progetto di emancipazione e progresso, preferendo accettare come tutto e tutti la dura legge del mercato, incassare la sconfitta storica, e auto annientarsi. 

Entrambe le fazioni paiono aver perso la loro identità: si muovono confuse, chiamano il popolo alla bisogna, rinnegano se stesse, appena possono, per convenienza. 
All'ideologia, altro concetto inviso e comunemente denigrato, si preferisce il Capo: oggi partiti e movimenti, ruotano tutti intorno all'idea ancestrale del Leader Carismatico, altro segno di chiusura, terrore e depressione: l'umanità avvilita, rabbiosa e spaesata elegge il proprio sovrano, su cui riversare speranze, aspettative, responsabilità e se necessario farne il capro espiatorio in caso di fallimento. Questa modalità primitiva di gestire il potere ci porta indietro, ad un mondo patriarcale, vendicativo e violento, alla legge di natura per cui il debole soccombe e il forte sopravvive, soprattutto annienta il Pensiero, il Logos, l'IDEA ed il concetto stesso di VALORE che dovrebbe essere l'unico "capo" - in realtà l'unica Stella, che ci orienta in questo periglioso viaggio della vita.

Ad oggi la destra vince, vince globalmente; il progetto dell’Internazionale Socialista è finito nel peggiore dei modi, il Sol dell’Avvenire è tramontato - adesso in questa unanime foga rottamatoria si cerca di buttare nel tritatutto con Stalin e Pol Pot anche la Resistenza: l’antifascismo è diventato come uno di quei soprammobili ingombranti, inutili e fuori moda e con lui tutta quella parte sana del pensiero di Sinistra che ha concorso alla creazione della nostra Democrazia.

Una democrazia sgangherata ma compiuta, di cui i primi a goderne i frutti sono proprio gli estremisti, i forconari, e tutta la ultradestra, che altrimenti non avrebbe diritto di esistere in quanto progetti sostanzialmente eversivi. 

Proprio voi di estrema destra per primi nella storia dell'Umanità, nonostante le vostre pulsioni criminali, godete di un’ampia e condivisa tolleranza, quel valore della Tolleranza che tanto disprezzate se applicato ai non appartenenti alla vostra presunta schiatta. 

Proprio voi che spendete facilmente la moneta dell’identità siete i primi a camuffarvi da democratici quando conviene, a vergognarvi di aver esposto simboli fascisti e gridato slogan e fatto saluti romani, per poi tornare a inveire appena possibile farlo, magari privatamente, perchè per la destra la sola dimensione del privato definisce l’individuo.

C’è di che ammirarli: sono proprio questi qua che hanno capito meglio di tutti come “usare” la democrazia a loro vantaggio; come usare il politically correct per insinuare la loro ideologia autoritaria nelle istituzioni e nella nostra vita di tutti i giorni. 

Cito da un articolo di Rai News testualmente, un episodio riguardante la leader di estrema destra Alice Weider che, incidentalmente è lesbica e che da tempo convive (in Svizzera non in Germania - una patriota…) con una produttrice cinematrografica di origini cingalesi: 

“Nell'Aprile scorso la Weider era rimasta coinvolta anche in una polemica sul "politicamente corretto" da lei definito "il cumulo di immondizia della Storia". Un conduttore radiofonico ne aveva approfittato per scagliarsi contro di lei durante il suo programma in modo sarcastico: "Ma sì, finiamola con il politicamente corretto, viva il politicamente scorretto, quella 'sgualdrina Nazi' deve avere ragione." La Weider lo aveva denunciato cercando inutilmente di vietare la replica del programma. "  


Come diceva Orwell, “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. Evidentemente il cosmopolitismo, il liberalismo e la non discriminazione di genere, sono stati derubricati da diritti universali, con un abile gioco di prestigio, a privilegi per i soli Eletti. Una distinzione non da poco: se non si ritengono questi valori universali, non me ne faccio nulla di una leader lesbica di ultradestra o di Tony Iwobi, il nigeriano responsabile per l'immigrazione della Lega Nord - li prendo per quello che sono, depistaggi e furberie di poco conto - o semplicemente segni della nostra attualità che la Destra non può non accettare - e che se ne faranno a quel punto del loro "identitarismo”? Dove lo attaccheranno questo mesto ciuchino? 

La vicenda umana di Alice Weider è un paradigma della complessità che può dare adito a strumentalizzazioni pericolose, soprattutto queste figure possono diventare il traino per giustificare quanto di peggio la destra ci offre oggi, perchè la xenofobia si nutre da sempre dei distinguo, del creare in una categoria invisa, un gruppetto di Salvi e Grati Intoccabili;  a costoro certo non invidio l'incresciosa condizione esistenziale che li accomuna ai Kapò.

Allora io chiedo a chi fa politica di mostrarsi per quello che è, (questo sarebbe davvero “moderno”) senza infingimenti, senza eleggersi ipocritamente superpartes. L'ho già chiesto in campagna elettorale, senza ricevere per altro risposta, seppur costoro si professino vicini al popolo.

Se ci si vuol porre al di sopra delle parti, va fatto onestamente, fino in fondo, presenziando dove è scomodo presenziare, come alla controversa messa di Don Biancalani presidiata da Forza Nuova, tributando i dovuti onori ai Partigiani ed alla Resistenza che hanno permesso a noi tutti oggi di vivere in un paese democratico e di esprimerci liberamente, ma temo che non sarà così.


Forse è vero: il nostro attuale sindaco e la sua giunta sono sinceramente aldilà della destra e della sinistra, sono in un limbo… Sono i "bravi ragazzi" che con la politica non s'immischiano - i solerti amministratori accomodanti, senza fronzoli e turbe filosofiche. Per tale motivo seguendo la loro ironica definizione, abbondantemente abusata in campagna elettorale, abbiamo disegnato una parabola (discendente) dal BertiNULLA al VUOTOmasi. In questo bisogna riscoprirsi misericordiosi e ragionevoli: non si può fare una colpa a qualcuno per ciò che non è. 
Povero Atreiu, tirato in ballo in questa brutta faccenda del Nulla che avanza.

martedì 5 settembre 2017

Settembre Nero







Parzialmente stremato raggiungo il quarantaseiesimo anno di vita in una città che si spegne, un po’ alla volta come le fottute candeline, dove si può morire giovani nella sterpaglia di ferragosto -  l’ultimo avamposto - dove chiude anche l’ultimo avamposto accogliente e prosperano le stamberghe esose del centro isterico; dal suo cuoricin borghese, ripulito, hanno cacciato i tossici, gli orazi e i mattarelli, ma lasciato il puzzo di piscio dei nuovi presentabili ubbriaconi, stendendo occasionale, un manto d’erba posticcia, dove non morirà nessuno, ma qualcuno vomiterà negroni nel puzzo di piedi puliti.

Parzialmente stremato da una battaglia persa, a sostegno di un personaggio immaginario, un barone rampante, un visconte dimezzato, un empatico sbagliato, un sindaco filosofo, per ritrovarmi in una città che irride ora orgogliosa i compassionevoli, argomentando occhiuta con leggi, regole, dottrine alla mano e faccine serie serie ufficiali e d’ordinanza, qui non si scherza, qui non si danza! finalmente se stessa: maligna con chi ama, amorevole coi maligni, che taglia le gomme alle bici dei disperati, che multa i misericordiosi, che chiama stronzi che galleggiano dei ragazzi neri in piscina, che sull’odio non trova meglio da fare che ufficialmente tacere, timidamente disapprovare…

E di là dal guado secco non trovano di meglio da fare che meaculpa, iniettati di conformismo e addestrati, i mancini residui ormai ambidestri, questi giovani già anziani: è una carriera come un’altra, cavalcare le ovvie posizioni del reazionario, combattere guerricole elettorali a furia d’obiezioni. 

Levati quella faccia e quegli occhialini, ipsterino in carriera. Lavati il viso. Levati il viso: diventa teschio che ride. diventa la morte che ti circonda. la morte dei tossici. la morte dei quartieri e dei parchi svuotati e posti sotto stretta sorveglianza. diventa le occasioni mancate. diventa l’accoglienza irrisa, il prete insultato. diventa il nero. diventa lo stronzo che galleggia. diventa il porco mediatico politico che ci usa per la sua notorietà di merda. diventa il nero. diventa il buio delle onde dove affondano le zattere dei dannati. diventa il buio di una cittadella spenta e inospite. diventa il filosofo insultato perché colto. diventa provinciale. diventa razzista. diventa la notte che cala come una condanna a cinque anni di reclusione in una farsa, diventa il fascio di buio che ci avvolge. 

diventa ciò che sei: la controparte passiva che giustifica l’attivismo dei regressori.
mostrati in pieno buio, con chiarezza per quel che sei: una sagoma.

Nessuna sorpresa: a noi è toccato il fascismo globale. è toccato, dicevo: come in sorte? ma mi darò di stronzo! non c’è sorte nelle scelte svogliate, nell’aver permesso che accadesse, nell’aver accettato in silenzio, lasciato passare, lasciato dire, aver dato per scontato, nel pensare il diritto, acquisito, nell’opportunismo elettorale che tacita il senso di giustizia, che non parla di immigrati e campi rom per non perdere voti. e la pugnalata giunse inattesa, volti e luoghi familiari, fuoco amico, fuoco che cammina contro di me…
smantellare da sinistra articoli diciotto, intanto. smantellare da sinistra, fare guerre da sinistra, aiutarli a casa loro sempre ,da sinistra. fertility day da sinistra: a noi è VOLUTO il fascismo globale e mal voluto, mezzo gaudio; a noi ora tocca rincorrere il conformismo, l’ordine che taglia teste e piedi fuori norma, la normalizzazione forzata, la sicurezza, la vigilanza, il paese normale, la città normale, la concretezza di lapide e il pratino posticcio, il taglio dell’erba puntuale, il decoro urbano, il rigor mortis. Ora si morirà di nascosto oppure in casa. 
  
ecco la città buia dei patrioti che amano così tanto l’italia da vivere all’estero per non pagare le tasse; eccoli la i solidali prima con gli italiani, ma da casa d’altri per usare un concetto a lor caro: in Estonia magari, ma loro non sono immigrati: che siano cervelli in fuga? Il cervello è il primo che fugge in questa demenza artificiale; a loro il futuro: ai latitanti, ai furbi, agli azzeccagarbugli, ai ripuliti che smessi i feticci del ventennio ora giocano a democrazia- a noi toccherebbe fargli il verso per restare quel che siamo; abbiamo spento gli indiani metropolitani, cacciato Jeff, chiuso il campeggio e il free market, demolita ogni spontaneità e perso Jesus, perso irrimediabilmente, come si perde l’anima - e nessuno sa più dov’è…

Parzialmente stremato arrivo alla quarantaseiesima girata di sole senza figli evviva, ma senza soldi cazzo, in una città che si spegne, come a soffiare su una candela per volta, un negozio, un locale, un servizio, una persona. chi scappa e chi muore, chi vive e chi resta - soffiano sulle candele prima di spartirsi la torta; una per una, nella notte. rimane quell’odore dolciastro di cera bruciata. siamo più ricordi che futuro: ecco perché siamo un buco nero. 

venerdì 26 maggio 2017

SLEBest




L’errore comune è dare per acquisiti i nostri diritti. 
Spesso non sono solo l’ostilità, il pensiero reazionario o la chiusura mentale i veri nemici, ma l’usura quotidiana di un’indifferenza diffusa, assurta a sistema di vita, insistente e apparentemente impalpabile come la risacca, capace di sgretolare giorno per giorno, a rate, il nostro spazio di libertà partecipata. 

Allora il primo atto di questo salvataggio è da operarsi nella memoria collettiva e nel rendere noto, svelare ciò che appare velleitario, lontano, datato nella sua dirompente attualità di motore di aggregazione e laboratorio artistico e sociale. A Pistoia questo esperimento si chiama SLEB Est (Spazio Liberato Ex Breda Est)  - Nella Palazzina F accanto all’Istituto Einaudi per molti anni, dal 2008 al 2015, si è prodotto il meglio della cultura alternativa, critica, inclusiva e psichedelica, che spesso viene assimilata in modo riduttivo dalle istituzioni, denigrata ai cosiddetti alti livelli, liquidata con le solite definizioni sprezzanti dei soliti snob come “dilettantesca” “datata” “velleitaria” “inutile”.

Ci sarebbe da discutere su queste definizioni, considerando il respiro di alcune manifestazioni che si sono tenute allo SLEB e lo spessore internazionale dei personaggi ospitati: basti solo ricordare che nel 2009 si è tenuto un workshop di una settimana con i Living Theatre, esperienza di teatro d’avanguardia che alcuni considereranno superata, ma che mi guarderei bene dal definirla dilettantesca o trascurabile, pur operando spesso con attori non professionisti. 

Superato: è l’aggettivo liquidatorio per eccellenza, lo usiamo tutti, fuorviati da un concetto semplicistico di progresso che traduce tutto in moda: fashion is fascism, si sa. Allora l’esperienza che radica le forme di liberazione individuale, sociale, artistica nelle forme comunitarie e autogestite degli anni 70, puzza di vecchio, puzza senza diventar guasta, puzza a prescindere di quelle culture che schifano i benpensanti di sempre… perchè è un fatto che la musica prodotta dai giovani o la loro arte debba essere innanzitutto fresca, modaiola e disimpegnata.

Non è così; lo stereotipo sui giovani rincoglioniti che parlano e pensano male, d’improvviso evapora: lo SLEB ha ospitato negli anni le più variegate esperienze musicali (giovani e non), dal post-rock alla goa trance, dalla techno minimale alla tekno rave, dalla musica sperimentale dalla drone music… e questo spirito di apertura incontrollata al “totalmente altro” sono state la sua forza e la sua verità incontrovertibili. 

Allo SLEB, elencando alla rinfusa hanno partecipato figure importanti della scena culturale pistoiese come InFlux, Purple Haze, Nicola Ruganti, Lorenzo Maffucci, Rete Antifascista Pistoiese, Collettivo Studentesco, Sindacati di base, Comitato Palestina.

Dal workshop con Living Theatre nacque LabAct Incursioni Urbane a cura di Luca Privitera teatro di strada non professionistico che affrontò tematiche presenti nella discussione dello SLEBest (ambiente, carcere, droghe, palestina, fascismo, referendum sui beni comuni...). Furono decine gli interventi, sia in città che in giro per l'Italia (sia a manifestazioni più "politiche" che festival).

All’attività artistica si affiancarono iniziative più classiche, dibattiti, impegno nella campagna referendaria sui beni comuni... furono organizzati dei format di tre giorni in cui affrontare un argomento su più fronti (cultura, arte, politica) correva l'anno 2010. Il primo fu "Antipodi: lo spazio nell'era dell'illusione", a cui seguirono anche la doppia tre giorni (due week end) "NPA - Nucleare, Petrolio, Acqua", un modo di contribuire al dibattito sul referendum sui beni comuni. 

Questa iniziativa confluì nel lavoro del LabAct con lo spettacolo "APNEA - acqua petrolio nucleare energie alternative", frutto di un laboratorio con gli studenti delle superiori, a cui parteciparono molti pistoiesi con interventi di ogni tipo. Ovviamente non solo pistoiesi e non solo chiusi dentro le mura dello SLEBest.


Restando sul piano più politico-sociale fu indeato "Lo Sbertoliano" (anni 2011-2012-2013). Esperimento di confronto con la cittadinanza sul tema delle Ville Sbertoli ( di cui all'epoca nessuno parlava più), che cercava di immaginare un possibile utilizzo pubblico e sociale di quella splendida cittadella. 
Il percorso durò più di 2 anni e si snodò attraverso 4 iniziative in loco (alle ville) che partirono dal mettere insieme persone interessate al posto e dal lavorare sulle suggestioni date dal luogo e arrivarono alla prima proposta di recupero dell'area attraverso la proposta di un comodato d'uso. 

Il percorso dello Sbertoliano, pur non riuscendo a forare il “muro di gomma”, era riuscito a riaprire il dibattito sulle ville, tutt’ora in corso d'opera e, anche più importante, aveva dato manforte ad uno dei "bisogni" venuti fuori dal percorso: furono aiutati alcuni cittadini intenzionati a portare a Pistoia il "Metodo alla Salute" del dottor Loiacono. Fu fornito tutto lo know how acquisito negli anni per organizzare insieme a loro, il primo convegno in zona. Un esempio pratico di come gli attivisti dello SLEB intendano l'impegno politico e sociale: DARE (e soltanto dare…) se questo par poco.

L’organizzazione del "VellaNo Arte on Tour" che coinvolse i Dada Ensemble, Circolo Hochiminh e SLEB. 10 giorni di festival internazionale d'arte interamente gratuito che sfruttava anche luoghi poco frequentati di pistoia (come il convento di San Lorenzo e la fortezza Santa Barbara). 

Poi è accaduto: il tetto della Palazzina F cede. La struttura, che vorrei ricordare, occupata solo in un primo e breve momento poi concessa in comodato d’uso dal Comune di Pistoia, diventa definitivamente inagibile.

Da quel momento lo SLEB è rimasto senza una casa: si è costituito in associazione come APS SLEBest per stipulare un nuovo contratto di comodato d’uso per ottenere gli spazi del bar dell’Ex Annona, ma una nuova legge nazionale, concepita ovviamente e sempre nel segno del profitto e non del servizio, impedisce i comodati d’uso gratuiti, anche per quelle strutture pubbliche inutilizzate e parzialmente fatiscenti che dei cittadini volenterosi vogliano recuperare a spazio pubblico e liberato, ripristinandole di tasca e tempo loro; adesso infatti l’unico appiglio degli attivisti dello SLEB è il regolamento sulla cittadinanza attiva. Nel frattempo il gruppo si è smembrato, confluito in altre esperienze, come il CSOA ExMacello per provare a stare in un percorso, seppur molto diverso dallo SLEBest, nella speranza che questo cresca e divenga un'esperienza propulsiva per la città.  

Dopo 10-11 mesi di attività (arriviamo a maggio 2016), sembra concretizzarsi questa speranza, ben rappresentata dall'ultima serata del posto: NOVENOVINE di Rachele Salvioli 

Dopo 3 giorni lo sgombero:  gli SLEBestofori propongono allora la fusione slebest/macello nella trattativa col comune. Sembra nuovamente prendere slancio la situazione. Il comune propone di partecipare al bando per la riqualificazione del Bottegone e la neonata entità partecipa, viene garantito l'ex bar annonario come sede, quantomeno per rendere realizzabile il progetto del Bottegone.

“E siamo all'oggi. Il mandato dell'amministrazione è quasi scaduto, il patto di collaborazione per l'exannona non è stato firmato dal comune. Quindi decidiamo di partire con questo Presidio Permanente fino all'ultima data utile (31 maggio). “

Così termina la lettera di Pavel, amico e compagno di numerose esperienze artistiche nelle sorgenti della creatività pistoiese, e dalla quale ho letteralmente cannibalizzato le numerose informazioni di cui vi ho reso partecipi in questo scritto. 
Vorrei sottolineare, in conclusione, alcuni fatti rilevanti, oltre l’impressionante e meritorio curriculum dello SLEB di cui qua sopra ho riportato solo alcuni stralci, la totale legalità dell’esperienza SLEBest e la disponibilità ad un dialogo con l’amministrazione che sono merce rara nella cosiddetta “Galassia Antagonista” anche in considerazione di una legittima diffidenza verso la politica di palazzo e di un connaturato rifiuto delle istituzioni borghesi.

Vedo in questa capacità di dialogo non i segni di un “ammorbidirsi” o di un asservimento; non vedo contrattazione o smarrimento, ma la ferma e urgente richiesta che un’esperienza così vivificatrice della nostra città non si spenga, e non venga da quella risacca dell’indifferenza e dell’oblio macinata finemente e dispersa nei racconti nebulosi di futuri anziani, quasi a farsi leggenda…

Io credo che una città come Pistoia, meriti lo SLEB e che possa garantire, senza eccessivo sforzo, una sede a questi attivisti mossi solo da passione politica, disinteressati, curiosi, creativi. È in questi luoghi che accade un talent scouting di segno diverso e opposto alle ridde televisive, dove l’artista viene trasformato in fenomeno da baraccone, in diuturna macchina performativa per monetizzare il suo talento. Macchina da risultati. È in questi luoghi che si oppone definitiva ed estrema resistenza all’avanzata di movimenti fascistoidi come Casa Pound, al loro occupare gli spazi lasciati vuoti dalla gentrificazione, offrendo un modello di convivialità alternativo e umano (nel senso più nobile che ha ancora questo aggettivo).

Lo SLEB in ogni ambito ha acceso dibattiti costruttivi, costruito civile e gioiosa partecipazione, infuocato animi, ospitato gruppi di acquisto solidale, avvicinato culture lontane, si è fatto latore dei temi della decrescita, proposto musica diversa dal solito gradevole ronzio da localino  hipster. La trattativa è in corso, i nostri amici sono scoraggiati: i comuni si muovono sul doppio binario del politico e dell’amministrativo e ritengo, come mia personale opinione, che ci sia l’interesse politico a risolvere questa situazione di stallo, ma vuoti amministrativi rendono macchinosa l'operazione…

Dubito fortemente che altre forze politiche in ballo in questa tornata elettorale alle porte, abbiano non dico l’interesse, ma la sensibilità almeno per comprendere la ricchezza dell’esperienza SLEBest. Allora io credo che un primo passo per la “citta laboratorio” che vogliamo realizzare, la città psichedelica (nel senso suo proprio di espansione della coscienza) e inclusiva, sia restituire ad uno dei più fertili laboratori di aggregazione e creatività urbana uno spazio in cui operare, in brevissimo tempo.











giovedì 4 maggio 2017

Insieme




Per molto tempo non ho votato: ho praticato l’astensionismo con convinzione, come mio unico strumento e diritto per dire al mondo della politica che non mi sentivo rappresentato; per dire al mondo che si può avere una visione libertaria, praticare l’anarchismo come forma di impegno e non come schermo di una delusione; è accaduto forse crescendo (o invecchiando) che la delusione si è rivelata più forte dell’ideale, che l'impegno e l'entusiasmo sono venuti meno e che comunque, si, ok, sono “sempre stato anarchico” è sempre una buona argomentazione per potersi defilare elegantemente dall'agone politico…

Talvolta però ho votato: ho votato i radicali perchè unici promotori di fondamentali lotte di civiltà laica ed emancipazione. Votai per ostacolare l’ascesa vertiginosa di Berlusconi. Ho votato Rifondazione come atto di affrancamento dai profondi retaggi anticomunisti e democristiani della mia famiglia. Ho votato il Movimento 5 Stelle l’ultima volta, perchè ho pensato come molti, che fossero l’unica credibile alternativa alle forze politiche in campo da sempre; ho cercato ingenuamente, come molti, la Purezza, l’Autenticità, l'Incorrutibilità trovandomi di volta in volta sempre più scontento; realizzavo una profezia che si auto-avvera: perchè nessun essere umano (difficilmente un "essere umano italiano") potrà mai essere perfetto, quindi mi sono beatamente intrappolato nella mia stessa, autoindotta, amarezza. Quando ho votato, l'ho fatto sempre alle politiche: non credo di aver mai votato alle amministrative, nè di aver mai partecipato alla vita politica della mia città, (se non quando ero molto giovane) del mio “microcosmo” dove da 46 anni mi muovo, da cui traggo gioie e dolori… mi sembrava poca cosa, rispetto alle grandi Orologerie della Storia, rispetto ai Grandi Movimenti Politici, rispetto alle Immense Macine della Finanza e della Globalizzazione… che può fare un piccolo sindaco con la sua piccola giunta? 

Negli ultimi tempi ho lentamente riesaminato questa mia posizione di sconforto, sfiducia, impotenza: l’aver frequentato gruppi di decrescitori, i GAS, le piccole associazioni che promuovono cultura dal basso mi ha fatto comprendere come sia più importante partecipare della vita politica della nostra comunità, come questo mondo al margine necessiti di essere rappresentato e di aver voce in capitolo; è la comunità cui apparteniamo quella che è più fragile, più esposta alle tempeste mediatiche, ai malumori e alle ingiustizie: è in essa che avviene il primo contatto sociale e umano, fra donne e uomini, fra integrati e disintegrati, fra migranti, nomadi e stanziali… è nella comunità dei prossimi che accade la politica vera, imperfetta, senza filtri, dove i valori si affermano o muoiono, dove si stabiliscono i contratti sociali basilari, quelli del lavoro, della famiglia, dell’accettazione della diversità; è qui anche che accadono la xenofobia, l’esclusivismo, la selezione, la violenza domestica, la criminalità, la tossicodipendenza e la ludopatia … non “in astratto” a Roma. Non a New York. Non a Berlino o a Tokio. 
Succedono anche lì ovviamente, ma io posso agire solo localmente in maniera incisiva, avendo la possibilità di operare un concreto cambiamento.

Perciò ho compreso due cose: la prima era che non votavo più, non perchè sono anarchico ,ma solo perchè mi ero rotto il cazzo: il mio non-voto era diventato come il voto viscerale del leghista e del fascio - solo che questi poi votano davvero e vengono rappresentati nelle sedi ufficiali - ; non era più quell’atto libertario e romantico del giovane Andrea. Era l’inazione, la resa al Nulla degli stremati personaggi della Storia Infinita, la pigrizia di chi è esausto e non trova altro conforto che fermarsi lì dov’è e accasciarsi a terra; un secondo letale "infarto politico" dopo quello, ahimè, fisico. 

La seconda cosa che ho capito è che avevo questa possibilità, potevo esercitare un mio diritto e scegliere una persona della mia comunità, un mio pari: non un “capo”, un tecnico, un professionista, un maestro, un guru o altro titolo che legittimi la conclamata esclusione e la delega ottusa e remota del potere popolare a chi "di dovere"; uno che veramente potesse rappresentarmi, una persona in tutta la sua meravigliosa fallibilità, senza per questo dover prendere tessere di partiti ormai destituiti di ogni senso e coerenza. 

Perciò ho deciso, nonostante tutte le magagne e dubbi a me connaturati, di candidarmi consigliere comunale nella lista civica Insieme Per Pistoia, dove ho trovato persone ed amici che ho sentito simili e sodali a me, per imperfezione, per la variegata estrazione politica ed il percorso non sempre lineare, ma con i quali condivido alcuni ideali di società “inclusiva”, socialista, paritaria, laica e progressita che si vorrebbero passati di moda e che a me continuano invece a piacere un sacco!

Questo è quanto scrissi a Francesca Matteoni agli albori della mia presa di coscienza, dopo un pubblico incontro con Samuele Bertinelli alla presentazione della Lista Insieme Per Pistoia:

“Sono stato profondamente colpito dalle parole di Samuele Bertinelli, credo che sia una di quelle persone rare e preziose che comunque la si pensi, non si possa non accordargli stima e fiducia; potrebbe essere per Pistoia quel che Giorgio La Pira fu per Firenze. Nel 2012 prima dell'elezione, mandammo a lui e all'ancora in lizza Roberto Bartoli le famigerate "99 Tesi per Pistoia" che volevamo affiggere, come fece Martin Lutero, sulla porta del Comune, in maniera provocatoria. 
Devo dire: sicuramente Samuele a differenza del Bartoli, le ha lette. E non solo: alcuni di quei punti che parevano utopici, fanno parte di scelte programmatiche in atto, e di progetti, strappando a chi vorrebbe farne vuote parole d'ordine, concetti fondanti del nostro futuro come Marginalità, Bioregionalismo, Decrescita, Sofferenza Animale, Parità di Genere etc…

Vedere un "uomo del PD" (o in fuga da esso, almeno dalle sue ridicole lotte di potere interne e dal tronfio renzismo), portare avanti queste battaglie, mettere al centro la cultura come un fatto vivo e non come la celebrazione e lo sventolio del gran pavese della Pistoia Colta Che Fu, sentire che, nonostante tutto, io mi riconosco nella sensibilità di questo giovane sindaco carismatico e umile, al servizio della comunità, che come me e diversamente da me, anarchico e diffidente verso la politica dei palazzi tutti, oppone resistenza strenua ad un non-pensiero unanime da destra a manca (eh si, manca proprio…) dove tutto è ridotto a mercato\spettacolo… beh ecco, forse quel credere nell'Impossibile e praticarlo cui ti riferivi ieri sta diventando una concreta possibilità. L'unica che abbiamo: perciò, una tantum voterò questo mio "simile" perchè non credo che realisticamente ne possa rinascere a breve un altro: perciò finchè possibile teniamocelo d'oro e sosteniamolo.”

Enjoy!

giovedì 29 dicembre 2016

Ich bin ein Österreicher





(ovvero i buoni propositi per l'anno nuovo che andranno a farsi benedire)


Un paese non è un’azienda. 
O meglio: non dovrebbe essere soltanto una macchina per creare profitti, per distribuire salari, per formare classi di privilegiati e di servi; di ottimi e mediocri, di benestanti e precari;  un paese può essere una Famiglia, quindi anche un luogo d’intrapresa economica, perchè ci sono risorse da gestire, c’è il pane quotidiano e anche quello del domani, ma non si riduce alla sola economia una famiglia: la famiglia è fatta di più ampie condivisioni, di legami, di affetti, di turbamenti, di contrasti, di parole e di intenzioni. 

Una famiglia non può nemmeno permettersi di essere selettiva, efficiente e meritocratica, perchè nessuno può esser lasciato indietro e si prende quel che viene; il figliol prodigo, la testa di cazzo, il tontolone, il sognatore, l’ingenuo, la pecora bianca e quella nera…  

Non vince e non perde nessuno in famiglia, perchè se qualcuno affonda, tutta la famiglia soffre: non può nemmeno permettersi il lusso della schadenfreude che è oggi largamente praticato.  Non è l’efficienza il parametro giusto, ma la Cura. 

Quando una famiglia designa il proprio leader, non sceglierà mai un livoroso, un instabile, un fomentatore di odio, uno spaccone, uno che passa le giornate a mandare affanculo tutti. Sceglierà possibilmente, una persona saggia, affidabile, ponderata nei suoi giudizi, che pensi al bene della famiglia, non al proprio lustro. Non sceglierà persone che inveiscono contro tutto e tutti cavalcando la rabbia e promuovendo linciaggi; non sceglierà nemmeno chi ostenta sicurezza e sbrigativamente cerca di raggiungere obiettivi ambiziosi cercando di convincerti con la parlantina lesta del piazzista. 

Non sceglierà chi lavora per favorire interessi estranei alla famiglia, o ad essa apertamente ostili.  Ecco la novità non nuova, che davamo per scontata, ecco la scelta davvero difficile: si sceglierà, d’ora in poi chi lavora per il popolo, per il suo benessere, per la stabilità e la serenità delle famiglie che compongono il "popolo \ famiglia" stesso; si sceglierà chi è tollerante, disposto ad ascoltare, chi è risoluto senza essere prepotente ma soltanto autorevole. 


I nostri bravi capoccioni ancora non si sono resi conto di questo e continuano a proporci figure inattendibili, datate e irritanti, suggerite dai soliti esperti phonati e arroganti, col nodo della cravatta grosso e stretto, che poco sangue lascia affluire al cervello; e che ideone hanno gli esperti: alternanza fra cariatidi e opache eminenze che da ere geologiche stratificano l’emiciclo e guitti dalla parlantina svelta tipo dj radiofonici anni ottanta; e ancora, gli indignati che quotidianamente costruiscono sull’aggressione contro i più svariati obiettivi la loro visibilità politica; tutti questi hanno un unico comun denominatore: l’inautenticità.
Gente che prova ad essere qualcosa, che s’immedesima, che non potrà mai "essere".

Non ci interessano più. Spiegateglielo per cortesia.
Cerchiamo persone semplici adesso, persone intelligenti, che abbiano dedizione per la gente, che la sappiano ascoltare e proteggere, senza paternalismi, senza diventare mummie istituzionali o rockstar. Persone mature che si prendano cura del paese. Adulti.


PS: un adulto non disdegna il gioco certo, ma nella “polimica” italiana si abusa spesso di questa metafora ludica. Le "regole del gioco", chi vince e chi perde. Questi signori devono rendersi conto che la responsabilità di rappresentare un popolo non è un gioco, men che meno d’azzardo. Cerchiamo adulti responsabili; i ragazzini smaniosi di fare, i vecchi avidi di potere arroccati sui lor scranni, e i vaffanculisti non ci porteranno da nessuna parte. 
Pensate all’Austria!

Un paese non è un’azienda, non è una sala slot nè un castello arroccato sulla cima del monte. Un paese è il posto delle relazioni, dove accade la vita.



…in effetti, come non pensare all'Austria per Capodanno? 


giovedì 28 luglio 2016

Puruṣa पुरुष




« Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo, / si raccolse latte cagliato misto a burro. / Da qui vennero le creature dell'aria, / gli animali della foresta e quelli del villaggio. // Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo, / nacquero gli inni e le melodie; / da questo nacquero i diversi metri; / da questo nacquero le formule sacrificali. »

Ṛgveda X, 90, 8-9; citato in Raimon Panikkar, Op. cit., 2001, p. 101




con i cani 
sulla strada bianca
e un destino automatico, 
qualunque esso sia
la caduta, il malore,
la stanchezza, il calore
la conclusione indolore
molle agonia & duro conforto 

camminare 
discesa all’andata
& salita al ritorno, 
seguendo la
striscia bianca 
di pietre e ghiaia 
abbaglianti sotto il sole
appoggiata al fianco della montagna
orlo scucito
al panorama 

sentirsi deboli e inadatti
(deboli ma non teneri)
un unico organismo assetato
di poche parole
la lingua penzoloni
la maglia intrisa di sudore
continuare a marciare (non marcire)
per tornare alla macchina
sperare di farcela
il trailer di un attacco di panico
che non è stato girato 

completamente fuori allenamento
luglio è già stato una merda 
senza bisogno di aiuto-

i ruscelli asciugati
i cani hanno sete e caldo
temo per loro

ci fermiamo all’ombra
parliamo per un attimo:
occhi che s’incrociano
poi l’incitamento: 
la macchina è vicina!
torniamo a casa!

quanti pensieri sciocchi 
nella testa scolpita dal caldo:
il nordogging misto 
di nordic walking e dogging
da far con i cani al posto delle bacchette-

quante idiozie, quante idee insulse
quante amarezze, quanti rimpianti, 
e all’improvviso un vuoto 


dove risuona solo il respiro e
la paura di iperventilare
come al Monteisola la Cecilia,

di sentire le mani informicolirsi
e poi di nuovo il vuoto


solo l’assenza del balbettio 
insistente del cervello;
risiamo alla natura
il bosco emette mille voci
che s’intrecciano:
all’inizio, un brusio di sangue e insetti
le cicale, i grilli, i tafani 
che bevono il sudore 
e pungono le gambe
poi, dalla trama fitta
dei cinguettii, 
indistinti in un primo momento, diventano voci diverse
di un parlare di paese, come donne dalle finestre
domande e risposte intraducibili
totalmente comprensibili

poi, si staccano dallo sfondo sonoro le foglie
sfregate dal vento, dopo
immobili nel calore- 

nel silenzio ascolti odori e profumi
e in ultimo un rapace 
che sembra piangere
come un bambino
altissimo,
disegna un tondo nel cielo
un girotondo da solo
e tutto è fermo, di nuovo nulla
di nuovo 
così sorprendente.





karma bello d’allarme: 
allerti e allatti alla meglio, l’umano manipolo d’immani polli che a pullular in croci. Se vizi, eviri tu, birilli e bocce dal sottoscocca, e blackmerda acclami al tuo governo: 
Evviva dunque
la costante, l’incostante, e il costato trafitto dalla longilinea lancia. 
Evviva dunque
l’aspremitura dolce e la zuccheratinosa scorza d’ingannevoli lémoni, 
giallo inferno a cinque centesimi il bicchiere. 
Evviva dunque
i mercanti bambini sul soglio vaticante di case ipotecate, 
a vender beveroni ingenui a’ vicini ipocriti, 
Evviva dunque
l’imbambolato arcano scoglio dove, liposolubile, 
a’ mulini invalidi gettava nostalgiche quintessenze di vetro. 

Evviva il passato che sopiva il futuro 
con ghirigori di ricordini microscopici, ingigantendo l’ottuso infinito ad arte. 

Erano i tempi stabili dello scisma all’improvviso. Erano le stampelle empie della provvidenza cosmica: era soprattutto e contemporaneamente sotto e accanto, l’oscena epifania di stati della materia inattesi e a lungo sorseggiati all’ultimo bigbang. Era cristo che mangiava garbato le noccioline da scimmia ammaestrata, che competevano alla sua funesta incarnazione.  
Era budda che digiunava, sdraiato accanto: e non sarebbe morto di stenti
Era maometto che schifava la saliva dei cani e si lavava compulsivamente le braccia leccate. Era la lebbra e l’acciacco di molte sapienze che appena emerse dalla Perennità, occultate e buie e ostili, si sfaldavano medusamente al primo sole.
Appena spiaggiate perivano. 
Nuovi dei monoposto che l’uomo facevano pilota & alibi, inesperto & sacrificabile: un’esca impestata di promesse; e litigano gli dei monoposto, e corrono il loro granpremio dove chi vince è vero e chi perde è morto. 
Miliardi di morti. 

mi fanno schifo i giovani: non hanno manco gratitudine per la loro ignoranza; meglio dell’eroina e gratis; moltiplicano le loro cellule senza saperlo e sembrano tante pere da cui penzolano i fili bianchi di un dispositivo come miceli di cosmici parassiti, isolati ma uniformi, solitari ma aggregati in grappoli umani, dai pantaloni aderenti, come un perenne pigiama. paiono trasognati e sono solo spogli; immaginazione e velleità sfasciate su wikipedia, la cortesia sprezzante di futuristi senza cervello, tutti dislessici dal cinismo precoce; le trasgressioni previste, un tatuaggio fra mille come mille altri.
quei loro nomignoli monosillabici da botolo: choko, warp, skizo, impressi a bomboletta su monumenti e palazzacci, senza distinzione, a documentare trasgressioni a buon mercato & adrenalina di paese, dove la moda arriva quando è passata di moda, una manifestazione di essere già gobba, la scoliosi di anime schiacciate dal Tutto Ora e Subito. ammassati nei soliti autobus con gli zaini gravidi di libracci illeggibili e mai letti. farneticare, fare sport brutti, scarabocchiare muri con le loro inutili sigle e vestire come in tempi non lontani ci si vestiva malati in casa. mi fanno schifo i giovani che tutto pensano loro dovuto e si ritroveranno senza diritti nel giro di ventanni, altrochè sbombolette e ippeoppe, get rich or die trying it, maciullati nei loro telefoni & figliare alienati, si fa perchè va fatto, con equitalia alle costole. mi fa schifo quella luce arrogante & sgamata da furbi che scampano qualche tassa, una luce vecchia da bottegaio stronzo. mi fanno schifo quando sono bravi & fasulli, quando sono ignoranti & violenti, quando sono tutto ciò insieme. mi fanno schifo perchè non hanno un cazzo di idea che sia uno. l’unica cosa che gli resta è schiantare in nome di un diomerda uno, con un gilet di tritolo, a casaccio, in mezzo alla folla di maiali che disprezzano e di cui sono figli & genitori. e la giovinezza che ha smesso di fuggire tuttavia, si protrae come un cancro nei maturati male, un continuo germinare, una suppurazione danzante e sgraziata, l’esatto opposto di Zarathustra.


Parlavo domenica con Tiziano; lui è un conoscitore di piante e fiori. Mi ha detto una frase semplice, lapidaria riguardo alle piante da fiore: per fiorire bene devono avere poca acqua. Non mi ricordo, perdoneranno gli esperti, se si riferisse alle piante da fiore in generale o ad  una specie in particolare, ma ho colto in questa osservazione uno schema comune della Natura. La sofferenza.
Non hai vino se non spremi i chicchi d’uva. Non ottieni proteine nobili senza uccidere. Qualsiasi produzione richiede un travaglio. Lo stesso accade alle persone e penso ai poeti in particolare, fra di loro a Arsenij Tarkovskij e a Luigi Di Ruscio. I loro versi hanno una potenza che deriva dall’esser stati macerati dalla vita: non hanno conosciuto mollezze, ripieghi… sono stati forgiati nella povertà, nella fame, nella guerra. 
Non hanno avuto solo le disgrazie, che fanno parte del percorso di chiunque: la perdita dei propri cari, degli amici, gli incidenti o le malattie, ma hanno dovuto anche affrontare la storia ed i suoi tumulti disastrosi. Arsenij perse una gamba in guerra. La famiglia di Di Ruscio venne perseguitata dalla povertà e dal fascismo.
Anni e anni fa un amico mi disse che alle nostre poesie mancava la dimensione del tragico: beh, come potrebbero averla? Le nostre tragedie accadono nel comfort un po’ disumano di quest’epoca. Abbiamo il cheap thrill della precarietà, l’ossessione per la Sicurezza che ne consegue, e poco altro, forse un po’ di terrorismo a movimentare le serate? Per il resto le nostre lacrime vengono assorbite da comodi divani ikea. Le nostre malattie ci vedono accolti da una scienza medica evoluta e sbrigativa: per i mistici benestanti ci sono anche discipline alternative di facile reperibilità a costi esosi che possono dar conforto e placebo effect. Mancano gli amici forse, più compagni di chiacchiera leggera e bevute spensierate che autentici sodali. Manca la solidarietà dei poveri con i poveri, ci si prospetta una nuova miseria di solitari & spietati randagi; mancano la donne che si riunivano per piangere i morti. Manca l’autentico senso di comunità che si era tentato di ricostruire dagli anni 60, per fallire miseramente. 
Le nostre comunità sono egoiste, confortevoli (ancora per poco) e disarticolate. Mancanti della responsabilità ad assistere gli anziani, mancanti del senso di famiglia. Viviamo in una infida mollezza, che ci toglie la vita un po’ per volta. 
Montessori teorizzò e attuò il suo metodo ai tempi del Fascio, fra persone di una povertà disarmante e assoluta ed in un mondo assolutamente maschilista, votato alla tragedia e al sopruso. Forse è questo il segreto dei grandi poeti: riuscire a trovare spazio per la spiritualità (che leggera o pesante, non occupa volumi nè ingombra) nei periodi di massima penuria materiale ed asprezza morale. 


Un cratere
La traccia fredda 
di un impatto

A new insect

Gioia balbuziente e goffa
non l’inarcare agile della schiena di acrobati
un puntiglioso palinsesto
di carni animate
la profezia senza data
la ricorrenza imprevedibile
l’errore nella replicazione…

the beat goes on

“Il bambino non è debole e povero; il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è una esaltazione fuori misura dell’infanzia, è una grande verità”.

Maria Montessori