lunedì 25 settembre 2017

"Ve lo meritate voi, Alberto Sordi!"






Risparmiare qualche migliaia di euro per spengere il Raggio Verde: stiamo parlando di pubblica amministrazione, non del budget monoreddito di una famigliola. In questa oculatezza da spilorcio, da zio paperone con le farfalline nel borsellino, ci sono i cinque anni di ipocrisia e povertà (di spirito) che ci aspettano e la tendenza generale di un’epoca nella quale si coltivano la ristrettezza mentale e materiale.

In questo gesto di spengere sono contenuti tanti messaggi: l’inutilità della cultura vista soltanto come orpello costoso pagato da tutti per compiacere pochi esteti decadenti e radical chic; una concezione avvilente e brutale del pragmatismo, per cui si cassa tutto ciò che non si capisce e che il popolo non capisce - perchè non spegniamo anche LHC di Ginevra allora? - ; la volontà ottusa di riportare la nostra città al suo status di bella addormentata, di quieto villaggio di provincia, di set Pieraccioniano, di ziesco salottino stantio; quella immagine oleografica della Toscana lampredottesca e rinascimental-medievale che ha scaturito mostruosità turistiche come Volterra (suo malgrado; è una splendida cittadina); che ha svilito in ciarpame da bancarella il nostro patrimonio artistico che ha un solo modo per sopravvivere: dialogare con la contemporaneità. 

La nostra cittadina, che non nomino per rispetto, esauriti i progetti di lungo corso della precedente e visionaria amministrazione, superata la bega di esser suo malgrado capitale della cultura italiana - per fortuna solo per quest'anno - , tagliati nastri e finiti i lavori, scoprirà l’ebrezza del vuoto assoluto e tornerà paesaggino. Come merita e come lor signori desiderano.

La totale assenza di un progetto seppur controverso, che non sia l’agire per il compiacere; l’agire senza gusto, senza cuore e senza cervello, riempiendo di alberelli in vaso una piazza storica, trasformandola in un giardinetto posticcio: quelle robe tristi che vedi davanti ai centri commerciali tipo stand dei concessionari di automobili, che credo siano l’unico parametro estetico dei nostri nuovi giovani dirigenti e probabilmente l’unico luogo che frequentano. 

La sensibilità di questa gente emerge drammatica nei dettagli: la scultura presente nella piazza, la Luna nel Pozzo, viene usata per affastellare le seggioline pieghevoli utilizzate durante le varie iniziative. Nemmeno chi provasse profondo disprezzo per quell'opera, avrebbe dimostrato tanta noncuranza e sciatteria. 

Perchè il problema non è evidentemente solo il disprezzo per ciò che non si capisce, ma la totale mancanza di organi di senso attrezzati a recepire quanto di prezioso e unico ci circonda; ci troviamo di fronte ad una profonda disabilità dello spirito, e cosa ci dobbiamo aspettare per la nostra cittadina? (non è più definibile città)

Forse potrà campare di sagre paesane? Di celebrazioni gastronomiche? Standardizzare le pietanze locali per renderle fruibili al turismo fast-food che vuole attrarre? Ospitare programmi di cucina e scarrozzare turisti in una specie di “outlet village” della toscanità fra vere chiese romaniche e osterie fasulle, dove (come accade in politica) il falso si nutre del vero; quell’autenticità ricreata in maniera maniacale, spenta come gli occhi vitrei di un bambolotto, l'autenticità da reliquiario che amano i tradizionalisti più estremi, fino a risultare l’apoteosi del fasullo. Come la Giostra dell'Orso che è quanto di più finto, stupido e inutile, irrispettoso del basilare diritto al benessere degli animali e costa ben più di un raggio laser…

Ma nonostante i vostri sforzi per trasformare la cittadina in una cittadella outlet medievale, datevi pace: la nostra “cittadina” vive nel 2017; fra le chiese romaniche sfrecciano gli skate, nelle antiche piazze risuona la musica di oggi, e la nostra società è sempre di più multietnica come lo è sempre stata; le culture si intrecciano come DNA, si modificano, si contaminano, l'umanità è questo, drammaticamente anche se volete, ma la gente gira il mondo. Fatevene una ragione:

L’Europa non è una Fortezza; L’Europa è da sempre un Porto.

L’esempio ce lo abbiamo a dieci minuti di macchina, si chiama Prato: una Città Vera, compiutamente multietnica, europea, dove si respira un’aria di metropoli, dove luoghi e situazioni richiamano Vienna, Parigi, Berlino, Madrid, dove persino nell’intrattenimento e nella ristorazione esiste, oltre alla proposta modaiola e stereotipata, una congerie di localini, ritrovi, ristoranti decisamente originali ed autenticamente attuali… per non parlare del vasto e prolifico Polo Culturale che ruota attorno a Spazio K, del Pecci, del Fabbricone, del Metastasio etc… - gli abitanti di questa città venivano da noi chiamati con disprezzo e supponenza “cenciaioli” (è da questa attività ingegnosa di riciclaggio ante-litteram che è nata la prospera economia pratese) ma il primo investimento che questi “cenciaioli” hanno fatto è stato sulla cultura… 
Come ho già detto altrove, peccato non esserne provincia e godere di questo impeto creativo, esserne risucchiati.

Faccio una proposta formale: chiediamo di diventare un comune della provincia di Prato, in vista di quell’accorpamento della grande area metropolitana che arriva fino a Firenze. 

Truman Capote in “A Sangue Freddo” parlando di una cittadina terrorizzata che si chiude a riccio, fa dire ad uno dei personaggi che non dipende tanto dalla paura, ma dalla depressione. La depressione ci rende pericolosamente fragili, arrabbiati e ostili. La nostra epoca ancorchè temibile è deprimente. 
Deprimente è la continua lode che si tributa all’arroganza. Deprimente è l’idea di un’economia di mercato assoluta, selvaggia, sregolata ed immutabile, in saecula, saeculorum, amen. Deprimente è l’idea di dover accettare la precarietà come un dato di fatto, fingere che sia flessibilità. Deprimente è dover accettare tacendo i valori di una nuova destra dogmatica, che si pone autocraticamente oltre alla distinzione canonica fra destra e sinistra, dopo aver buttato via con l’acqua sporca del socialismo reale, il bambino della giustizia sociale, dell’inclusione e della laicità. Quindi per esclusione restano solo loro e loro hanno ragione.

I valori di una parte vengono così imposti come valori condivisi: la paura di alcuni è la paura di tutti, il disprezzo di alcuni è il disprezzo di tutti. 
E chi non ci sta è un traditore. Ma la distinzione, mi spiace, esiste, come esistono il giorno e la notte. 

La destra di oggi vive una pericolosa schizofrenia: da un lato vuole porsi come forza moderata e democratica, dall’altro alimenta l’odio e la xenofobia, che sono il prodotto di risulta dell’energia vitale del popolo, l’energia vitale che la sinistra ha smesso di incanalare in un progetto di emancipazione e progresso, preferendo accettare come tutto e tutti la dura legge del mercato, incassare la sconfitta storica, e auto annientarsi. 

Entrambe le fazioni paiono aver perso la loro identità: si muovono confuse, chiamano il popolo alla bisogna, rinnegano se stesse, appena possono, per convenienza. 
All'ideologia, altro concetto inviso e comunemente denigrato, si preferisce il Capo: oggi partiti e movimenti, ruotano tutti intorno all'idea ancestrale del Leader Carismatico, altro segno di chiusura, terrore e depressione: l'umanità avvilita, rabbiosa e spaesata elegge il proprio sovrano, su cui riversare speranze, aspettative, responsabilità e se necessario farne il capro espiatorio in caso di fallimento. Questa modalità primitiva di gestire il potere ci porta indietro, ad un mondo patriarcale, vendicativo e violento, alla legge di natura per cui il debole soccombe e il forte sopravvive, soprattutto annienta il Pensiero, il Logos, l'IDEA ed il concetto stesso di VALORE che dovrebbe essere l'unico "capo" - in realtà l'unica Stella, che ci orienta in questo periglioso viaggio della vita.

Ad oggi la destra vince, vince globalmente; il progetto dell’Internazionale Socialista è finito nel peggiore dei modi, il Sol dell’Avvenire è tramontato - adesso in questa unanime foga rottamatoria si cerca di buttare nel tritatutto con Stalin e Pol Pot anche la Resistenza: l’antifascismo è diventato come uno di quei soprammobili ingombranti, inutili e fuori moda e con lui tutta quella parte sana del pensiero di Sinistra che ha concorso alla creazione della nostra Democrazia.

Una democrazia sgangherata ma compiuta, di cui i primi a goderne i frutti sono proprio gli estremisti, i forconari, e tutta la ultradestra, che altrimenti non avrebbe diritto di esistere in quanto progetti sostanzialmente eversivi. 

Proprio voi di estrema destra per primi nella storia dell'Umanità, nonostante le vostre pulsioni criminali, godete di un’ampia e condivisa tolleranza, quel valore della Tolleranza che tanto disprezzate se applicato ai non appartenenti alla vostra presunta schiatta. 

Proprio voi che spendete facilmente la moneta dell’identità siete i primi a camuffarvi da democratici quando conviene, a vergognarvi di aver esposto simboli fascisti e gridato slogan e fatto saluti romani, per poi tornare a inveire appena possibile farlo, magari privatamente, perchè per la destra la sola dimensione del privato definisce l’individuo.

C’è di che ammirarli: sono proprio questi qua che hanno capito meglio di tutti come “usare” la democrazia a loro vantaggio; come usare il politically correct per insinuare la loro ideologia autoritaria nelle istituzioni e nella nostra vita di tutti i giorni. 

Cito da un articolo di Rai News testualmente, un episodio riguardante la leader di estrema destra Alice Weider che, incidentalmente è lesbica e che da tempo convive (in Svizzera non in Germania - una patriota…) con una produttrice cinematrografica di origini cingalesi: 

“Nell'Aprile scorso la Weider era rimasta coinvolta anche in una polemica sul "politicamente corretto" da lei definito "il cumulo di immondizia della Storia". Un conduttore radiofonico ne aveva approfittato per scagliarsi contro di lei durante il suo programma in modo sarcastico: "Ma sì, finiamola con il politicamente corretto, viva il politicamente scorretto, quella 'sgualdrina Nazi' deve avere ragione." La Weider lo aveva denunciato cercando inutilmente di vietare la replica del programma. "  


Come diceva Orwell, “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. Evidentemente il cosmopolitismo, il liberalismo e la non discriminazione di genere, sono stati derubricati da diritti universali, con un abile gioco di prestigio, a privilegi per i soli Eletti. Una distinzione non da poco: se non si ritengono questi valori universali, non me ne faccio nulla di una leader lesbica di ultradestra o di Tony Iwobi, il nigeriano responsabile per l'immigrazione della Lega Nord - li prendo per quello che sono, depistaggi e furberie di poco conto - o semplicemente segni della nostra attualità che la Destra non può non accettare - e che se ne faranno a quel punto del loro "identitarismo”? Dove lo attaccheranno questo mesto ciuchino? 

La vicenda umana di Alice Weider è un paradigma della complessità che può dare adito a strumentalizzazioni pericolose, soprattutto queste figure possono diventare il traino per giustificare quanto di peggio la destra ci offre oggi, perchè la xenofobia si nutre da sempre dei distinguo, del creare in una categoria invisa, un gruppetto di Salvi e Grati Intoccabili;  a costoro certo non invidio l'incresciosa condizione esistenziale che li accomuna ai Kapò.

Allora io chiedo a chi fa politica di mostrarsi per quello che è, (questo sarebbe davvero “moderno”) senza infingimenti, senza eleggersi ipocritamente superpartes. L'ho già chiesto in campagna elettorale, senza ricevere per altro risposta, seppur costoro si professino vicini al popolo.

Se ci si vuol porre al di sopra delle parti, va fatto onestamente, fino in fondo, presenziando dove è scomodo presenziare, come alla controversa messa di Don Biancalani presidiata da Forza Nuova, tributando i dovuti onori ai Partigiani ed alla Resistenza che hanno permesso a noi tutti oggi di vivere in un paese democratico e di esprimerci liberamente, ma temo che non sarà così.


Forse è vero: il nostro attuale sindaco e la sua giunta sono sinceramente aldilà della destra e della sinistra, sono in un limbo… Sono i "bravi ragazzi" che con la politica non s'immischiano - i solerti amministratori accomodanti, senza fronzoli e turbe filosofiche. Per tale motivo seguendo la loro ironica definizione, abbondantemente abusata in campagna elettorale, abbiamo disegnato una parabola (discendente) dal BertiNULLA al VUOTOmasi. In questo bisogna riscoprirsi misericordiosi e ragionevoli: non si può fare una colpa a qualcuno per ciò che non è. 
Povero Atreiu, tirato in ballo in questa brutta faccenda del Nulla che avanza.

martedì 5 settembre 2017

Settembre Nero







Parzialmente stremato raggiungo il quarantaseiesimo anno di vita in una città che si spegne, un po’ alla volta come le fottute candeline, dove si può morire giovani nella sterpaglia di ferragosto -  l’ultimo avamposto - dove chiude anche l’ultimo avamposto accogliente e prosperano le stamberghe esose del centro isterico; dal suo cuoricin borghese, ripulito, hanno cacciato i tossici, gli orazi e i mattarelli, ma lasciato il puzzo di piscio dei nuovi presentabili ubbriaconi, stendendo occasionale, un manto d’erba posticcia, dove non morirà nessuno, ma qualcuno vomiterà negroni nel puzzo di piedi puliti.

Parzialmente stremato da una battaglia persa, a sostegno di un personaggio immaginario, un barone rampante, un visconte dimezzato, un empatico sbagliato, un sindaco filosofo, per ritrovarmi in una città che irride ora orgogliosa i compassionevoli, argomentando occhiuta con leggi, regole, dottrine alla mano e faccine serie serie ufficiali e d’ordinanza, qui non si scherza, qui non si danza! finalmente se stessa: maligna con chi ama, amorevole coi maligni, che taglia le gomme alle bici dei disperati, che multa i misericordiosi, che chiama stronzi che galleggiano dei ragazzi neri in piscina, che sull’odio non trova meglio da fare che ufficialmente tacere, timidamente disapprovare…

E di là dal guado secco non trovano di meglio da fare che meaculpa, iniettati di conformismo e addestrati, i mancini residui ormai ambidestri, questi giovani già anziani: è una carriera come un’altra, cavalcare le ovvie posizioni del reazionario, combattere guerricole elettorali a furia d’obiezioni. 

Levati quella faccia e quegli occhialini, ipsterino in carriera. Lavati il viso. Levati il viso: diventa teschio che ride. diventa la morte che ti circonda. la morte dei tossici. la morte dei quartieri e dei parchi svuotati e posti sotto stretta sorveglianza. diventa le occasioni mancate. diventa l’accoglienza irrisa, il prete insultato. diventa il nero. diventa lo stronzo che galleggia. diventa il porco mediatico politico che ci usa per la sua notorietà di merda. diventa il nero. diventa il buio delle onde dove affondano le zattere dei dannati. diventa il buio di una cittadella spenta e inospite. diventa il filosofo insultato perché colto. diventa provinciale. diventa razzista. diventa la notte che cala come una condanna a cinque anni di reclusione in una farsa, diventa il fascio di buio che ci avvolge. 

diventa ciò che sei: la controparte passiva che giustifica l’attivismo dei regressori.
mostrati in pieno buio, con chiarezza per quel che sei: una sagoma.

Nessuna sorpresa: a noi è toccato il fascismo globale. è toccato, dicevo: come in sorte? ma mi darò di stronzo! non c’è sorte nelle scelte svogliate, nell’aver permesso che accadesse, nell’aver accettato in silenzio, lasciato passare, lasciato dire, aver dato per scontato, nel pensare il diritto, acquisito, nell’opportunismo elettorale che tacita il senso di giustizia, che non parla di immigrati e campi rom per non perdere voti. e la pugnalata giunse inattesa, volti e luoghi familiari, fuoco amico, fuoco che cammina contro di me…
smantellare da sinistra articoli diciotto, intanto. smantellare da sinistra, fare guerre da sinistra, aiutarli a casa loro sempre ,da sinistra. fertility day da sinistra: a noi è VOLUTO il fascismo globale e mal voluto, mezzo gaudio; a noi ora tocca rincorrere il conformismo, l’ordine che taglia teste e piedi fuori norma, la normalizzazione forzata, la sicurezza, la vigilanza, il paese normale, la città normale, la concretezza di lapide e il pratino posticcio, il taglio dell’erba puntuale, il decoro urbano, il rigor mortis. Ora si morirà di nascosto oppure in casa. 
  
ecco la città buia dei patrioti che amano così tanto l’italia da vivere all’estero per non pagare le tasse; eccoli la i solidali prima con gli italiani, ma da casa d’altri per usare un concetto a lor caro: in Estonia magari, ma loro non sono immigrati: che siano cervelli in fuga? Il cervello è il primo che fugge in questa demenza artificiale; a loro il futuro: ai latitanti, ai furbi, agli azzeccagarbugli, ai ripuliti che smessi i feticci del ventennio ora giocano a democrazia- a noi toccherebbe fargli il verso per restare quel che siamo; abbiamo spento gli indiani metropolitani, cacciato Jeff, chiuso il campeggio e il free market, demolita ogni spontaneità e perso Jesus, perso irrimediabilmente, come si perde l’anima - e nessuno sa più dov’è…

Parzialmente stremato arrivo alla quarantaseiesima girata di sole senza figli evviva, ma senza soldi cazzo, in una città che si spegne, come a soffiare su una candela per volta, un negozio, un locale, un servizio, una persona. chi scappa e chi muore, chi vive e chi resta - soffiano sulle candele prima di spartirsi la torta; una per una, nella notte. rimane quell’odore dolciastro di cera bruciata. siamo più ricordi che futuro: ecco perché siamo un buco nero. 

venerdì 26 maggio 2017

SLEBest




L’errore comune è dare per acquisiti i nostri diritti. 
Spesso non sono solo l’ostilità, il pensiero reazionario o la chiusura mentale i veri nemici, ma l’usura quotidiana di un’indifferenza diffusa, assurta a sistema di vita, insistente e apparentemente impalpabile come la risacca, capace di sgretolare giorno per giorno, a rate, il nostro spazio di libertà partecipata. 

Allora il primo atto di questo salvataggio è da operarsi nella memoria collettiva e nel rendere noto, svelare ciò che appare velleitario, lontano, datato nella sua dirompente attualità di motore di aggregazione e laboratorio artistico e sociale. A Pistoia questo esperimento si chiama SLEB Est (Spazio Liberato Ex Breda Est)  - Nella Palazzina F accanto all’Istituto Einaudi per molti anni, dal 2008 al 2015, si è prodotto il meglio della cultura alternativa, critica, inclusiva e psichedelica, che spesso viene assimilata in modo riduttivo dalle istituzioni, denigrata ai cosiddetti alti livelli, liquidata con le solite definizioni sprezzanti dei soliti snob come “dilettantesca” “datata” “velleitaria” “inutile”.

Ci sarebbe da discutere su queste definizioni, considerando il respiro di alcune manifestazioni che si sono tenute allo SLEB e lo spessore internazionale dei personaggi ospitati: basti solo ricordare che nel 2009 si è tenuto un workshop di una settimana con i Living Theatre, esperienza di teatro d’avanguardia che alcuni considereranno superata, ma che mi guarderei bene dal definirla dilettantesca o trascurabile, pur operando spesso con attori non professionisti. 

Superato: è l’aggettivo liquidatorio per eccellenza, lo usiamo tutti, fuorviati da un concetto semplicistico di progresso che traduce tutto in moda: fashion is fascism, si sa. Allora l’esperienza che radica le forme di liberazione individuale, sociale, artistica nelle forme comunitarie e autogestite degli anni 70, puzza di vecchio, puzza senza diventar guasta, puzza a prescindere di quelle culture che schifano i benpensanti di sempre… perchè è un fatto che la musica prodotta dai giovani o la loro arte debba essere innanzitutto fresca, modaiola e disimpegnata.

Non è così; lo stereotipo sui giovani rincoglioniti che parlano e pensano male, d’improvviso evapora: lo SLEB ha ospitato negli anni le più variegate esperienze musicali (giovani e non), dal post-rock alla goa trance, dalla techno minimale alla tekno rave, dalla musica sperimentale dalla drone music… e questo spirito di apertura incontrollata al “totalmente altro” sono state la sua forza e la sua verità incontrovertibili. 

Allo SLEB, elencando alla rinfusa hanno partecipato figure importanti della scena culturale pistoiese come InFlux, Purple Haze, Nicola Ruganti, Lorenzo Maffucci, Rete Antifascista Pistoiese, Collettivo Studentesco, Sindacati di base, Comitato Palestina.

Dal workshop con Living Theatre nacque LabAct Incursioni Urbane a cura di Luca Privitera teatro di strada non professionistico che affrontò tematiche presenti nella discussione dello SLEBest (ambiente, carcere, droghe, palestina, fascismo, referendum sui beni comuni...). Furono decine gli interventi, sia in città che in giro per l'Italia (sia a manifestazioni più "politiche" che festival).

All’attività artistica si affiancarono iniziative più classiche, dibattiti, impegno nella campagna referendaria sui beni comuni... furono organizzati dei format di tre giorni in cui affrontare un argomento su più fronti (cultura, arte, politica) correva l'anno 2010. Il primo fu "Antipodi: lo spazio nell'era dell'illusione", a cui seguirono anche la doppia tre giorni (due week end) "NPA - Nucleare, Petrolio, Acqua", un modo di contribuire al dibattito sul referendum sui beni comuni. 

Questa iniziativa confluì nel lavoro del LabAct con lo spettacolo "APNEA - acqua petrolio nucleare energie alternative", frutto di un laboratorio con gli studenti delle superiori, a cui parteciparono molti pistoiesi con interventi di ogni tipo. Ovviamente non solo pistoiesi e non solo chiusi dentro le mura dello SLEBest.


Restando sul piano più politico-sociale fu indeato "Lo Sbertoliano" (anni 2011-2012-2013). Esperimento di confronto con la cittadinanza sul tema delle Ville Sbertoli ( di cui all'epoca nessuno parlava più), che cercava di immaginare un possibile utilizzo pubblico e sociale di quella splendida cittadella. 
Il percorso durò più di 2 anni e si snodò attraverso 4 iniziative in loco (alle ville) che partirono dal mettere insieme persone interessate al posto e dal lavorare sulle suggestioni date dal luogo e arrivarono alla prima proposta di recupero dell'area attraverso la proposta di un comodato d'uso. 

Il percorso dello Sbertoliano, pur non riuscendo a forare il “muro di gomma”, era riuscito a riaprire il dibattito sulle ville, tutt’ora in corso d'opera e, anche più importante, aveva dato manforte ad uno dei "bisogni" venuti fuori dal percorso: furono aiutati alcuni cittadini intenzionati a portare a Pistoia il "Metodo alla Salute" del dottor Loiacono. Fu fornito tutto lo know how acquisito negli anni per organizzare insieme a loro, il primo convegno in zona. Un esempio pratico di come gli attivisti dello SLEB intendano l'impegno politico e sociale: DARE (e soltanto dare…) se questo par poco.

L’organizzazione del "VellaNo Arte on Tour" che coinvolse i Dada Ensemble, Circolo Hochiminh e SLEB. 10 giorni di festival internazionale d'arte interamente gratuito che sfruttava anche luoghi poco frequentati di pistoia (come il convento di San Lorenzo e la fortezza Santa Barbara). 

Poi è accaduto: il tetto della Palazzina F cede. La struttura, che vorrei ricordare, occupata solo in un primo e breve momento poi concessa in comodato d’uso dal Comune di Pistoia, diventa definitivamente inagibile.

Da quel momento lo SLEB è rimasto senza una casa: si è costituito in associazione come APS SLEBest per stipulare un nuovo contratto di comodato d’uso per ottenere gli spazi del bar dell’Ex Annona, ma una nuova legge nazionale, concepita ovviamente e sempre nel segno del profitto e non del servizio, impedisce i comodati d’uso gratuiti, anche per quelle strutture pubbliche inutilizzate e parzialmente fatiscenti che dei cittadini volenterosi vogliano recuperare a spazio pubblico e liberato, ripristinandole di tasca e tempo loro; adesso infatti l’unico appiglio degli attivisti dello SLEB è il regolamento sulla cittadinanza attiva. Nel frattempo il gruppo si è smembrato, confluito in altre esperienze, come il CSOA ExMacello per provare a stare in un percorso, seppur molto diverso dallo SLEBest, nella speranza che questo cresca e divenga un'esperienza propulsiva per la città.  

Dopo 10-11 mesi di attività (arriviamo a maggio 2016), sembra concretizzarsi questa speranza, ben rappresentata dall'ultima serata del posto: NOVENOVINE di Rachele Salvioli 

Dopo 3 giorni lo sgombero:  gli SLEBestofori propongono allora la fusione slebest/macello nella trattativa col comune. Sembra nuovamente prendere slancio la situazione. Il comune propone di partecipare al bando per la riqualificazione del Bottegone e la neonata entità partecipa, viene garantito l'ex bar annonario come sede, quantomeno per rendere realizzabile il progetto del Bottegone.

“E siamo all'oggi. Il mandato dell'amministrazione è quasi scaduto, il patto di collaborazione per l'exannona non è stato firmato dal comune. Quindi decidiamo di partire con questo Presidio Permanente fino all'ultima data utile (31 maggio). “

Così termina la lettera di Pavel, amico e compagno di numerose esperienze artistiche nelle sorgenti della creatività pistoiese, e dalla quale ho letteralmente cannibalizzato le numerose informazioni di cui vi ho reso partecipi in questo scritto. 
Vorrei sottolineare, in conclusione, alcuni fatti rilevanti, oltre l’impressionante e meritorio curriculum dello SLEB di cui qua sopra ho riportato solo alcuni stralci, la totale legalità dell’esperienza SLEBest e la disponibilità ad un dialogo con l’amministrazione che sono merce rara nella cosiddetta “Galassia Antagonista” anche in considerazione di una legittima diffidenza verso la politica di palazzo e di un connaturato rifiuto delle istituzioni borghesi.

Vedo in questa capacità di dialogo non i segni di un “ammorbidirsi” o di un asservimento; non vedo contrattazione o smarrimento, ma la ferma e urgente richiesta che un’esperienza così vivificatrice della nostra città non si spenga, e non venga da quella risacca dell’indifferenza e dell’oblio macinata finemente e dispersa nei racconti nebulosi di futuri anziani, quasi a farsi leggenda…

Io credo che una città come Pistoia, meriti lo SLEB e che possa garantire, senza eccessivo sforzo, una sede a questi attivisti mossi solo da passione politica, disinteressati, curiosi, creativi. È in questi luoghi che accade un talent scouting di segno diverso e opposto alle ridde televisive, dove l’artista viene trasformato in fenomeno da baraccone, in diuturna macchina performativa per monetizzare il suo talento. Macchina da risultati. È in questi luoghi che si oppone definitiva ed estrema resistenza all’avanzata di movimenti fascistoidi come Casa Pound, al loro occupare gli spazi lasciati vuoti dalla gentrificazione, offrendo un modello di convivialità alternativo e umano (nel senso più nobile che ha ancora questo aggettivo).

Lo SLEB in ogni ambito ha acceso dibattiti costruttivi, costruito civile e gioiosa partecipazione, infuocato animi, ospitato gruppi di acquisto solidale, avvicinato culture lontane, si è fatto latore dei temi della decrescita, proposto musica diversa dal solito gradevole ronzio da localino  hipster. La trattativa è in corso, i nostri amici sono scoraggiati: i comuni si muovono sul doppio binario del politico e dell’amministrativo e ritengo, come mia personale opinione, che ci sia l’interesse politico a risolvere questa situazione di stallo, ma vuoti amministrativi rendono macchinosa l'operazione…

Dubito fortemente che altre forze politiche in ballo in questa tornata elettorale alle porte, abbiano non dico l’interesse, ma la sensibilità almeno per comprendere la ricchezza dell’esperienza SLEBest. Allora io credo che un primo passo per la “citta laboratorio” che vogliamo realizzare, la città psichedelica (nel senso suo proprio di espansione della coscienza) e inclusiva, sia restituire ad uno dei più fertili laboratori di aggregazione e creatività urbana uno spazio in cui operare, in brevissimo tempo.











giovedì 4 maggio 2017

Insieme




Per molto tempo non ho votato: ho praticato l’astensionismo con convinzione, come mio unico strumento e diritto per dire al mondo della politica che non mi sentivo rappresentato; per dire al mondo che si può avere una visione libertaria, praticare l’anarchismo come forma di impegno e non come schermo di una delusione; è accaduto forse crescendo (o invecchiando) che la delusione si è rivelata più forte dell’ideale, che l'impegno e l'entusiasmo sono venuti meno e che comunque, si, ok, sono “sempre stato anarchico” è sempre una buona argomentazione per potersi defilare elegantemente dall'agone politico…

Talvolta però ho votato: ho votato i radicali perchè unici promotori di fondamentali lotte di civiltà laica ed emancipazione. Votai per ostacolare l’ascesa vertiginosa di Berlusconi. Ho votato Rifondazione come atto di affrancamento dai profondi retaggi anticomunisti e democristiani della mia famiglia. Ho votato il Movimento 5 Stelle l’ultima volta, perchè ho pensato come molti, che fossero l’unica credibile alternativa alle forze politiche in campo da sempre; ho cercato ingenuamente, come molti, la Purezza, l’Autenticità, l'Incorrutibilità trovandomi di volta in volta sempre più scontento; realizzavo una profezia che si auto-avvera: perchè nessun essere umano (difficilmente un "essere umano italiano") potrà mai essere perfetto, quindi mi sono beatamente intrappolato nella mia stessa, autoindotta, amarezza. Quando ho votato, l'ho fatto sempre alle politiche: non credo di aver mai votato alle amministrative, nè di aver mai partecipato alla vita politica della mia città, (se non quando ero molto giovane) del mio “microcosmo” dove da 46 anni mi muovo, da cui traggo gioie e dolori… mi sembrava poca cosa, rispetto alle grandi Orologerie della Storia, rispetto ai Grandi Movimenti Politici, rispetto alle Immense Macine della Finanza e della Globalizzazione… che può fare un piccolo sindaco con la sua piccola giunta? 

Negli ultimi tempi ho lentamente riesaminato questa mia posizione di sconforto, sfiducia, impotenza: l’aver frequentato gruppi di decrescitori, i GAS, le piccole associazioni che promuovono cultura dal basso mi ha fatto comprendere come sia più importante partecipare della vita politica della nostra comunità, come questo mondo al margine necessiti di essere rappresentato e di aver voce in capitolo; è la comunità cui apparteniamo quella che è più fragile, più esposta alle tempeste mediatiche, ai malumori e alle ingiustizie: è in essa che avviene il primo contatto sociale e umano, fra donne e uomini, fra integrati e disintegrati, fra migranti, nomadi e stanziali… è nella comunità dei prossimi che accade la politica vera, imperfetta, senza filtri, dove i valori si affermano o muoiono, dove si stabiliscono i contratti sociali basilari, quelli del lavoro, della famiglia, dell’accettazione della diversità; è qui anche che accadono la xenofobia, l’esclusivismo, la selezione, la violenza domestica, la criminalità, la tossicodipendenza e la ludopatia … non “in astratto” a Roma. Non a New York. Non a Berlino o a Tokio. 
Succedono anche lì ovviamente, ma io posso agire solo localmente in maniera incisiva, avendo la possibilità di operare un concreto cambiamento.

Perciò ho compreso due cose: la prima era che non votavo più, non perchè sono anarchico ,ma solo perchè mi ero rotto il cazzo: il mio non-voto era diventato come il voto viscerale del leghista e del fascio - solo che questi poi votano davvero e vengono rappresentati nelle sedi ufficiali - ; non era più quell’atto libertario e romantico del giovane Andrea. Era l’inazione, la resa al Nulla degli stremati personaggi della Storia Infinita, la pigrizia di chi è esausto e non trova altro conforto che fermarsi lì dov’è e accasciarsi a terra; un secondo letale "infarto politico" dopo quello, ahimè, fisico. 

La seconda cosa che ho capito è che avevo questa possibilità, potevo esercitare un mio diritto e scegliere una persona della mia comunità, un mio pari: non un “capo”, un tecnico, un professionista, un maestro, un guru o altro titolo che legittimi la conclamata esclusione e la delega ottusa e remota del potere popolare a chi "di dovere"; uno che veramente potesse rappresentarmi, una persona in tutta la sua meravigliosa fallibilità, senza per questo dover prendere tessere di partiti ormai destituiti di ogni senso e coerenza. 

Perciò ho deciso, nonostante tutte le magagne e dubbi a me connaturati, di candidarmi consigliere comunale nella lista civica Insieme Per Pistoia, dove ho trovato persone ed amici che ho sentito simili e sodali a me, per imperfezione, per la variegata estrazione politica ed il percorso non sempre lineare, ma con i quali condivido alcuni ideali di società “inclusiva”, socialista, paritaria, laica e progressita che si vorrebbero passati di moda e che a me continuano invece a piacere un sacco!

Questo è quanto scrissi a Francesca Matteoni agli albori della mia presa di coscienza, dopo un pubblico incontro con Samuele Bertinelli alla presentazione della Lista Insieme Per Pistoia:

“Sono stato profondamente colpito dalle parole di Samuele Bertinelli, credo che sia una di quelle persone rare e preziose che comunque la si pensi, non si possa non accordargli stima e fiducia; potrebbe essere per Pistoia quel che Giorgio La Pira fu per Firenze. Nel 2012 prima dell'elezione, mandammo a lui e all'ancora in lizza Roberto Bartoli le famigerate "99 Tesi per Pistoia" che volevamo affiggere, come fece Martin Lutero, sulla porta del Comune, in maniera provocatoria. 
Devo dire: sicuramente Samuele a differenza del Bartoli, le ha lette. E non solo: alcuni di quei punti che parevano utopici, fanno parte di scelte programmatiche in atto, e di progetti, strappando a chi vorrebbe farne vuote parole d'ordine, concetti fondanti del nostro futuro come Marginalità, Bioregionalismo, Decrescita, Sofferenza Animale, Parità di Genere etc…

Vedere un "uomo del PD" (o in fuga da esso, almeno dalle sue ridicole lotte di potere interne e dal tronfio renzismo), portare avanti queste battaglie, mettere al centro la cultura come un fatto vivo e non come la celebrazione e lo sventolio del gran pavese della Pistoia Colta Che Fu, sentire che, nonostante tutto, io mi riconosco nella sensibilità di questo giovane sindaco carismatico e umile, al servizio della comunità, che come me e diversamente da me, anarchico e diffidente verso la politica dei palazzi tutti, oppone resistenza strenua ad un non-pensiero unanime da destra a manca (eh si, manca proprio…) dove tutto è ridotto a mercato\spettacolo… beh ecco, forse quel credere nell'Impossibile e praticarlo cui ti riferivi ieri sta diventando una concreta possibilità. L'unica che abbiamo: perciò, una tantum voterò questo mio "simile" perchè non credo che realisticamente ne possa rinascere a breve un altro: perciò finchè possibile teniamocelo d'oro e sosteniamolo.”

Enjoy!

giovedì 29 dicembre 2016

Ich bin ein Österreicher





(ovvero i buoni propositi per l'anno nuovo che andranno a farsi benedire)


Un paese non è un’azienda. 
O meglio: non dovrebbe essere soltanto una macchina per creare profitti, per distribuire salari, per formare classi di privilegiati e di servi; di ottimi e mediocri, di benestanti e precari;  un paese può essere una Famiglia, quindi anche un luogo d’intrapresa economica, perchè ci sono risorse da gestire, c’è il pane quotidiano e anche quello del domani, ma non si riduce alla sola economia una famiglia: la famiglia è fatta di più ampie condivisioni, di legami, di affetti, di turbamenti, di contrasti, di parole e di intenzioni. 

Una famiglia non può nemmeno permettersi di essere selettiva, efficiente e meritocratica, perchè nessuno può esser lasciato indietro e si prende quel che viene; il figliol prodigo, la testa di cazzo, il tontolone, il sognatore, l’ingenuo, la pecora bianca e quella nera…  

Non vince e non perde nessuno in famiglia, perchè se qualcuno affonda, tutta la famiglia soffre: non può nemmeno permettersi il lusso della schadenfreude che è oggi largamente praticato.  Non è l’efficienza il parametro giusto, ma la Cura. 

Quando una famiglia designa il proprio leader, non sceglierà mai un livoroso, un instabile, un fomentatore di odio, uno spaccone, uno che passa le giornate a mandare affanculo tutti. Sceglierà possibilmente, una persona saggia, affidabile, ponderata nei suoi giudizi, che pensi al bene della famiglia, non al proprio lustro. Non sceglierà persone che inveiscono contro tutto e tutti cavalcando la rabbia e promuovendo linciaggi; non sceglierà nemmeno chi ostenta sicurezza e sbrigativamente cerca di raggiungere obiettivi ambiziosi cercando di convincerti con la parlantina lesta del piazzista. 

Non sceglierà chi lavora per favorire interessi estranei alla famiglia, o ad essa apertamente ostili.  Ecco la novità non nuova, che davamo per scontata, ecco la scelta davvero difficile: si sceglierà, d’ora in poi chi lavora per il popolo, per il suo benessere, per la stabilità e la serenità delle famiglie che compongono il "popolo \ famiglia" stesso; si sceglierà chi è tollerante, disposto ad ascoltare, chi è risoluto senza essere prepotente ma soltanto autorevole. 


I nostri bravi capoccioni ancora non si sono resi conto di questo e continuano a proporci figure inattendibili, datate e irritanti, suggerite dai soliti esperti phonati e arroganti, col nodo della cravatta grosso e stretto, che poco sangue lascia affluire al cervello; e che ideone hanno gli esperti: alternanza fra cariatidi e opache eminenze che da ere geologiche stratificano l’emiciclo e guitti dalla parlantina svelta tipo dj radiofonici anni ottanta; e ancora, gli indignati che quotidianamente costruiscono sull’aggressione contro i più svariati obiettivi la loro visibilità politica; tutti questi hanno un unico comun denominatore: l’inautenticità.
Gente che prova ad essere qualcosa, che s’immedesima, che non potrà mai "essere".

Non ci interessano più. Spiegateglielo per cortesia.
Cerchiamo persone semplici adesso, persone intelligenti, che abbiano dedizione per la gente, che la sappiano ascoltare e proteggere, senza paternalismi, senza diventare mummie istituzionali o rockstar. Persone mature che si prendano cura del paese. Adulti.


PS: un adulto non disdegna il gioco certo, ma nella “polimica” italiana si abusa spesso di questa metafora ludica. Le "regole del gioco", chi vince e chi perde. Questi signori devono rendersi conto che la responsabilità di rappresentare un popolo non è un gioco, men che meno d’azzardo. Cerchiamo adulti responsabili; i ragazzini smaniosi di fare, i vecchi avidi di potere arroccati sui lor scranni, e i vaffanculisti non ci porteranno da nessuna parte. 
Pensate all’Austria!

Un paese non è un’azienda, non è una sala slot nè un castello arroccato sulla cima del monte. Un paese è il posto delle relazioni, dove accade la vita.



…in effetti, come non pensare all'Austria per Capodanno? 


mercoledì 28 settembre 2016

Sedazione








La civiltà è l’immensa sedazione
le chiese e poi la Roba
piccolo schermo e grande fresco
la voce che poggia, di diaframma
quella che dalla buca 
sibila il suggerimento

m’intrattiene al 
posto mollusco
da succhiare
& risucchiare

ogni danza, gioco, vertigine, parola
per la creazione della veste e del pudore
scolora la decorazione 
che mi disegnai addosso;
in cambio vengo griffato
simboli di appartenenza
e marchi registratori,
avvilita esposizione 
sul corpo nascosto,
da esibire in grotteschi 
rituali privati di canonico erotismo
o sulle spiagge, 
dove al prossimo nostro
ci si confonde un po' sudati

solo occhi 
emergono dal fango dei costumi,
puntano come mirini
discriminano, imperterriti
analizzano
stringono
concludono

era iniziata per dare rifugio ed è diventata galera;
era partita bene:  tracciava sentieri e alfabeti
poi ha scavato fosse comuni e formulato sentenze

Pazzi nuovi, affilati e retti
senza pietà nè coscienza
senza gioia
gentilissimi, sclerati 
creatori di Dei
di sostanze subdole
venditori di slot machines
contasoldi e bari 
disegnatori di spazzatura 
di cubicoli, di urne e stracci
rispettabilissimi, 
guai a dirne male!

All’azzardo di massa &
al puttanaio segreto
moralista, malata d’AIDS
terminale che redige
dimenticabili & lacrimogeni 
bestseller

contempla dispositivi, 
barre di caricamento
in attesa del segnale, in cerca di campo
in cerca di una 
presa vuota


si è generata
la solitudine nuova, 
di entità sempre connesse e disponibili
quanto scollegate e indolenti

nella pluralità promessa
nella diversità e nel diritto,

siamo finiti a spolverare 
oscurantismi antichi
la vecchia lotta fra
chi si crede libero e 
chi si crede strumento di dio

fatale accostamento di
medioevo e fibre ottiche

Finisce la civiltà delle persone & delle comunità
degli scettici paralizzati, dei creazionisti
dei puttani, degli arrivisti, dei decrescitori, 
degli adepti della scia chimica,
dei mangiacarote e degli sterminatori di bestie
la scienza si è fatta dogma
la libertà, impedimento
e dio è resuscitato

chi vorrebbe continuare a votare
tentare rivoluzioni pigre
per cadere disarticolato 
sulle gambe malferme
schiamazzando nelle piazze 
guardato come un fantasma?

solo occhi, increduli
ben disposti all’inganno

il pensiero si contrae
diventa un buco nero
la coscienza finalmente 
scompare.

Inizia la sedazione nuova
più consona all’economia 
contemporanea
per la quale
basterà esistere
al limite dell’organico
respirare 
contare alla rovescia 
i battiti del cuore
che ci separano dallo spegnimento
o un provvidenziale accidente

la valigia vuota, accanto ai panni ripiegati con cura
e nel mezzo, nudo 
sorride il sant’uomo
di domani.

mercoledì 14 settembre 2016

Canti sul termine dell'estate




« - Siete Norma Desmond, sì!, la famosa attrice del muto. Eravate grande!
- Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo! »
(Joe Gillis e Norma Desmond in un dialogo del film “Viale del Tramonto”)

The west is the best - Jim Morrison 



Prima dell’autunno
una fiacca primavera;
rinverdiscono 
senza entusiasmo
gli sterpi gialli
sbocciano fiori tardivi
turisti di settembre
che si consolano 
dicendo
“c’è meno confusione,
c’è meno gente
…le giornate sono più corte
ma è ancora caldo…”
da sotto il telo colorato
bucano la schiena i ciottoli 
portati dalle mareggiate,
rimpianto
per quella gioia giovanile
che non era nulla di eccezionale
ma era di luglio
e indossato il costume da bara
ci tuffiamo nella quiete scintillante
rossa e gialla
del termine dell’estate
del giorno
del tramonto
del Grande Occidente
della domenica sera
è ancora caldo
e le cicale 
hanno smesso 
di cantare.

Dalla valle si alza il vapore della cometa
la sua chioma gelida 
si è adagiata, senza precipitare
nella foresta secca;
non disseta la cometa
é di ghiaccio, secco anch’esso…

retaggio di mondi governati da
una fisica sovvertita
dove l’estate è gelida arida
è l’inverno rovente umido
di neve fiammeggiante
che brilla come oro
sopra montagne capovolte

australe surrealtà:

ora siamo rincoglioniti
per davvero:
giornate sempre più brevi
ci regalano l’euforia sbandata
di ragazzini prima del rientro a scuola
rimbalziamo come palline di un 
vecchio flipper
suoniamo come campanelli 
brilliamo a intermittenza
sul nostro fondale buio
dove accadono
la mafia
i terremoti
la fine della coscienza:

ci arriviamo tranquillamente a piedi
facciamo una passeggiata 
alla fine dell’estate,
a Punta Righini
dove sugli scogli
si sfascia la movida  
con l’oligarca russo
e spesso c’è puzza di bottino…
solo il mare 
la sua inerte contemplazione
come d’incendio blu liquefatto

ci arriviamo tranquillamente a piedi
nessuno ci carica su camion 
nessuno ci deporta o ci forza
non siamo costretti a migrare
a pagare scafisti…
scendiamo autonomi da basso
con quei vestiti marinareschi
quelle camicie di lino bianco
e gli infradito
con gli abiti leggeri e colorati
con la pelle salmastra e abbronzata
che sa di doccia recente
e di profumo da tre soldi:
stiamo sugli scogli
dove ci facevamo le canne da ragazzi
stiamo accovacciati e apatici
come i bambini
di Houses of the Holy
e nella mente dolcemente ottusa
risuona “the rain song”

no hay banda:
e nemmeno Michele 
con la sua chitarra
che schizoide suona tutto
per alcuni secondi
poi si rompe il cazzo

esiste solo il silenzio
racchiuso
nelle sciabordio delle onde

Su questo impasto
scende la notte 
con le stelle che pungono,
chiarori di città costiere disossate
temporali in lontananza sulle colline
come film muti di esplosioni 
e al rallentatore
si apre la custodia del corpo
e ne escono vecchi occhiali
dai naselli arrugginiti 
dal sudore
che segnavano le guance 
a sangue talvolta 
nella calura,
poi a tentoni, nel buio
ritorno in quel letto piccolo,
incassato fra il muro ed il cassettone
sotto la finestra
a casa della Fernanda.


le stelle premono, 
come chiodi di Castellani, una tela nera
il fischio del treno mercio lontano
le nottate di scirocco e quelle di libeccio 
e poi là sotto quel cumulo 
d’aghi di pino fradici
l’irricordabile infanzia, 
con le sue mutande celesti
i suoi sandalini di plastica
pieni di sudore e rena
scavata dalle tarme, piena di buchi
di voci senza faccia e facce senza voce

il granchio che spunta 
da sotto il cemento
per mangiare le briciole di focaccia
che cadevano

una stella marina 
mimetizzata sul fondo
inattesa

quel che resta
al termine dell’estate.


***  

Se io fossi un alieno
osserverei nascere la parola
dalla incertezze, come un errore
un fraintendimento
di quei graffi sulla corteccia
a contare bestiame e miserie
unghie lasciate sulla pietra
per distinguere un cammino difficile, da uno letale
la precisione disperata nel ritrarre ruminanti
in grotte buie e malsane
osserverei scarsi progressi
da quel passato lercio
se io fossi un alieno, osserverei

•••

Se ai bambini dessimo pistole vere
essi giocherebbero 

con la stessa convinzione
totalmente in parte
assorbiti
risucchiati

non bastano
questi soldatini di piombo
che agiscono con devozione
nei terzomondi e nei califfati

la coscienza incompiuta
del Male diventa nido

pigolio di rapaci piccoli
che sgomitano
precipitando fratelli
spelacchiati

non basta
la mano adulta 
che si insinua da sotto
ad animare un burattino

a spiegarmi della vita
l’esuberanza spietata e ridente

la fede di chi impara, abusata
non basta

se dessimo loro pistole vere
il crudo oggetto
senza alcun insegnamento
essi giocherebbero 

con la stessa convinzione
totalmente in parte
assorbiti
risucchiati
nel solito 

vecchio gioco.